Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Tradire le aspettative

Inserito il 8 Ottobre 2017 alle ore 10:51 da Plinio Borghi

Tradire le aspettative è il peggior dispetto che si possa fare a chi aveva riposto fiducia negli impegni, ma anche verso noi stessi. Non sempre si tratta di un dispetto voluto e gli episodi che si leggono nella prima lettura e nel vangelo di oggi ne sono la dimostrazione. Protagonista è sempre la vigna, intesa come il popolo eletto, che in un caso non dà frutto buono e quindi è destinata ad essere abbandonata e calpestata; nel secondo caso sono i vignaioli che non consegnano il dovuto e anzi uccidono sia gli inviati del padrone sia il suo stesso figlio (cosa che gli ebrei fecero con i loro inascoltati profeti e faranno poi con Gesù stesso) e quindi ad essere sacrificati saranno proprio quegli stessi ingrati. Tocca a noi oggi la responsabilità di consegnare i frutti dovuti. Siamo decisi a non disattendere la fiducia che il Padre ha riposto sui novelli figli? O il nostro andamento ondivago finirà per tradire ancora una volta le sue aspettative? Non precipitiamoci a rispondere, ché non succeda come per il primo figlio di domenica scorsa, entusiasta nel dire di sì, ma poi latitante. Sappiamo quali difficoltà s’incontrano nel compiere semplicemente il proprio dovere, figurarsi se non aumentano in modo esponenziale quando si tratta di aderire ad una chiamata particolare. Penso nella fattispecie alla vocazione sacerdotale, a quali e quante aspettative non solo il Signore, ma pure le comunità ripongono in questi “vignaioli specializzati” e a come troppe volte vengono meno al loro compito precipuo che è quello, come per tutti gli educatori, di dare il buon esempio nel vivere la loro scelta da veri eroi. Il Papa sta dimostrando tutta la sua contrarietà per i fatti di questi tempi, come c’è in tutti il rammarico quando taluno, per il quale magari si sarebbe messa la mano sul fuoco, non ce la fa più e abbandona il campo. Non meno rigorosità è riservata a chi riceve la vocazione, ma con superficialità declina l’incarico. Tanto impegno si esige anche da parte degli “operai qualificati”, come potrebbero definirsi tutti i laici impegnati nell’opera missionaria di trasmettere la fede, a partire dai catechisti e a finire con la “bassa” manovalanza che agevola i servizi. Ricordiamo la parabola dei talenti: tutti siamo tenuti a farli fruttare e comunque è negletto chi li nasconde. A questo punto sarebbe utile e opportuna per ciascuno una bella riflessione: stiamo rispondendo alle aspettative che Dio ha su di noi ovvero siamo dalla parte degli imboscati o, peggio, dei traditori?

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