Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

#Perlapacenelmondo

Inserito il 25 Marzo 2018 alle ore 10:15 da Plinio Borghi

#Perlapacenelmondo: dovrebbe essere l’hashtag più diffuso in una giornata come questa, che inizia con la benedizione e la distribuzione dell’ulivo, simbolo di pace per eccellenza. E a chi inoltrarlo, con tutto il bailamme che c’è in giro per il mondo? Beh, non c’è imbarazzo di scelta: prima di tutto a noi stessi, al nostro cervello, come forma di pressione affinché muti il modo di vedere e di pensare e di conseguenza il comportamento. Quando si parla di pace siamo sempre convinti che sia un problema legato alla guerra, la quale viceversa non è che la punta dell’iceberg di una connaturata litigiosità che va ben oltre il semplice istinto. Anche nel mondo animale esiste lo scontro, ma esso è strettamente connesso alla sopravvivenza della specie; noi, intelligenti, andiamo ben oltre, lo esasperiamo fino a ottenere talora l’effetto contrario alla salvaguardia della vita stessa e ad una nostra tranquilla esistenza. A parole siamo tutti operatori di pace, ma non appena qualcuno ci pesta un piede la reazione è immediata e violenta. Addirittura nell’esercitare il compito educativo tenderemmo a forgiare i nostri pargoli perché siano in grado, nel migliore dei casi con un certo controllo, di non farsi sopraffare dall’aggressività e dalla prepotenza altrui. Per non essere ripresi, ci siamo peritati anche di confezionare teorie adatte a giustificare l’atteggiamento prevaricatore. Quante volte Gesù, specie dopo la resurrezione, si è presentato ai suoi proferendo il “pace a voi”! E non era un saluto come un altro, bensì l’affermazione in contro tendenza di un principio reso labile dalla fragilità umana. La sua stessa passione e morte, che questa settimana ci verrà presentata nelle varie versioni, è frutto di odio verso un Uomo che ha avuto il coraggio di metterti in mora solo con la sua presenza e i suoi discorsi “scandalosi”. Perfino nell’ultima cena, fra i suoi stessi apostoli, albergava la trama e l’inganno. Il suo stretto “fiduciario”, vista la mal parata, l’ha rinnegato tre volte. Dobbiamo allora gettare la spugna? No, bensì ricaricarci e puntare alla pace a cominciare da chi ci sta attorno: famiglia, parenti, vicini di casa; e allargare via via il cerchio fino a sgretolare la base di quell’iceberg di cui si parlava. Non dobbiamo temere di passare per remissivi o rinunciatari, men che meno di rimetterci in personalità. Ogni conquista, per quanto piccola, costituirà sempre un passo in più verso quel clima che ci dovrebbe contraddistinguere come cristiani.

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