Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Festa del lavoro… che manca

Scritto il 25 Aprile 2018 09:05 da Don Gianni Antoniazzi

Il Primo maggio si è soliti celebrare il lavoro come strumento di realizzazione della persona
La disoccupazione e la precarietà continuano ad affliggere i più giovani condizionandone il futuro.

Sono riflessioni discutibili, ma vanno proposte. Per la sacra Scrittura il lavoro non è condanna, ma realizzazione, è la strada gioiosa per dar corpo alla vita, ciascuno con le proprie capacità. La situazione attuale, però, ci porta altrove. Già è difficile trovare un impiego. Quando si ottiene un contratto spesso è precario e bisogna spegnere gli interessi personali. Peggio: manca anche la solidarietà che in passato offriva un po’ d’aria fresca. Attenzione perché il “lavoro imposto” era chiamato “schiavitù”.

Bene, chi oggi desidera libertà, soprattutto fra i giovani, deve valutare un’ipotesi: non più “cercare”, ma “creare” lavoro. Il passo è rischioso ma nessuno diventa genitore senza le responsabilità connesse, né c’è vita senza rischi. Dunque: senza esporsi non si trovano soddisfazioni. È importante, poi, che il lavoro sia anche in armonia con il creato. Alcuni giovani tornano a coltivare terra per un prodotto biologico di qualità. Bello, ma non basta. Tutto chiede una nuova sinergia con l’ambiente altrimenti l’opera umana non ha futuro.

Da ultimo bisogna riconoscere che esistono lavori inutili e dannosi. C’è, per esempio, chi vive di burocratismo, che non solo fa il parassita sulle tasse degli altri, non solo complica l’esistenza a chi desidera costruire un’attività, ma si fa anche venerare come un reuccio che concede quel che è dovuto come se fosse un generoso “atto di clemenza”.

don Gianni

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