Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Razionalità e fede

Scritto il 8 Aprile 2018 08:00 da Plinio Borghi

Razionalità e fede: è l’eterno binomio che si rincorre, s’incontra e si scontra da quando esiste l’uomo. Anche la mente più pigra e refrattaria, se sollecitata in tal senso, ha un moto di reazione e tende a schierarsi o per l’una o per l’altra ovvero a sostenerne l’interazione. Credere solo a ciò che si vede, che si può toccare con mano, che si può dimostrare? È una posizione già superata da lunga pezza anche dal più convinto materialista. Infatti, qualsiasi scoperta scientifica ha poi bisogno di una serie di verifiche per essere confermata, che non possono essere eseguite se non si crede almeno nel risultato parziale o provvisorio. Escludere il processo razionale nelle questioni di fede? Ci ha pensato lo stesso San Tommaso d’Aquino a dare una bella spazzolata a teorie di tal fatta e oggi nessuno, nemmeno il filosofo più miscredente, si sogna di pensare che nelle questioni di fede non ci sia anche una logica razionale. È pur vero che la fede è un dono e lascia ampio spazio alla più spontanea e genuina espressione dell’animo, ma ciò non esime dall’approfondimento, dalla ricerca e dai riscontri chiunque vi si voglia cimentare al fine di rafforzare le proprie convinzioni. Oltretutto, per chi la possiede, questo è anche un modo per preservarla, alimentarla e incrementarla, sempre accompagnato ovviamente dalla preghiera. Orbene, checché riporti il detto comune, l’apostolo Tommaso, richiamato nel vangelo di oggi, è l’antesignano degli atteggiamenti in argomento e ne rappresenta l’intera gamma. Anch’egli tende a non voler credere senza vedere, senza mettere dito e mano; ma quando il Risorto gli appare, in un attimo fa sintesi di tutto il suo insegnamento (processo razionale); malgrado l’invito del Maestro, non mette il dito sulle ferite (al di là di come alcuni artisti lo rappresentano) e invece prorompe con un’affermazione che è la dimostrazione di un vero, spontaneo, profondo e genuino atto di fede: “Signore mio e Dio mio!”. Un atteggiamento che ha saturato d’emblée il buco aperto dalla sua titubanza. Gesù, però, non intende chiudere con una pietra tombale l’argomento e non tanto per l’apostolo, quanto per noi. “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”, aggiunge al rimprovero per Tommaso. E in quel “beati” è racchiusa tutta la prospettiva di vita riservata non a babbei o a creduloni senza costrutto, bensì a chi saprà forgiare la propria fede sui presupposti forniti dal Vangelo. Chi ha orecchie da intendere…

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