Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

“La pazienza è la virtù dei forti”

Inserito il 17 Giugno 2018 alle ore 08:00 da Plinio Borghi

“La pazienza è la virtù dei forti”, ma potremmo anche dire “chi va piano va sano e lontano” o “chi la dura la vince”: sono tanti gli adagi che inducono alla calma e alla determinazione nelle cose, se vogliamo ottenere risultati consistenti e duraturi. Certo, non sono massime da mettere in pratica nel pieno di una calamità naturale o in situazioni di emergenza: di norma si riferiscono alla vita di tutti i giorni, tanto è vero che si dice pure “la fretta è una cattiva consigliera”. Non occorre qui aprire una discettazione per esemplificare: ognuno di noi ne ha da addurre attingendo alla quotidianità. Un ampio spettro di riferimenti si riscontra anche nella Sacra Scrittura e le letture di oggi, senza scomodare emblemi come Giobbe, ce ne offrono uno spaccato, tanto semplice quanto significativo. La prima lettura, dal libro del profeta Ezechiele, ripropone la potenza del Signore, che da un ramoscello di cedro piantato sul monte più alto, fa fiorire un cedro imponente sotto il quale dimoreranno tutti i volatili. Le fa eco il vangelo con la similitudine arcinota del granello di senapa, ma che apre con l’esempio di come il contadino, dopo aver seminato, attende nei tempi giusti e con calma prima la nascita del virgulto, poi della pianta e infine della spiga piena di chicchi. Mi piace perché il brano si perita di sottolineare che il tutto avviene nell’ignoranza totale di come si inneschi il processo e a prescindere dal fatto che egli vegli o dorma. Il sottinteso della potenza del Signore, così ben dichiarata nella prima lettura, è evidente. Al contadino spetta solo, alla fine, metter mano alla falce, affinché tutto lo sforzo compiuto per ottenere cotanto frutto non sia vano. E non è cosa da poco, se vogliamo che il ciclo continui. Applichiamo lo stesso meccanismo alla Parola di Dio, che è il seme che viene instillato nella nostra anima, anche a piccole dosi e giorno dopo giorno, ma che, se adeguatamente curato e accolto, produrrà un effetto a dir poco dirompente: ci procurerà nientemeno che la vita eterna. Non aggiungo di più, ma prendo le parole stesse della colletta di oggi (seconda versione), che danno perfetto spunto alla conclusione: “O Padre, che a piene mani semini nel nostro cuore il germe della verità e della grazia, fa’ che lo accogliamo con umile fiducia e lo coltiviamo con pazienza evangelica, ben sapendo che c’è più amore e giustizia ogni volta che la tua parola fruttifica nella nostra vita”.

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