Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Io te l’avevo detto!

Scritto il 8 Luglio 2018 10:22 da Plinio Borghi

Io te l’avevo detto! È una delle frasi più classiche che circolano in famiglia (il più delle volte da genitori a figli), a scuola, nei posti di lavoro, nei gruppi operativi o di ricerca e così via. Perché? Beh, in linea di massima siamo un po’ tutti contrari al fatto che qualcuno ti venga a dire cosa devi o non devi fare o in quale direzione andare ovvero quale metodo tu debba adottare. Nella migliore delle ipotesi ci si schiva col manifesto proposito di pensarci su o di verificare la validità dei consigli; nella peggiore si comincia a mettere in discussione l’autorevolezza di chi li dispensa: “Anch’io ho il diritto di vivere le mie esperienze“(di norma i figli), “Chi sei tu per dirmi cosa debbo o non debbo fare?”, “Ma ti rendi conto degli anni di lavoro che ho alle spalle?”, “Da quando in qua sei diventato un esperto in materia?” e altre analoghe espressioni che ognuno conosce a iosa. Evidentemente non è una novità, se anche a Gesù è successa la stessa cosa quando si è messo in testa di andare a predicare nella sinagoga del suo paese: “Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti con le sue mani? – sono gli apprezzamenti più accettabili, cui seguono: “Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Joses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?”. Ecco, ci siamo, ed è proprio in questa circostanza che dallo sconcerto del Maestro è nato il famoso detto “Nemo propheta in patria”, tradotto nel vangelo di oggi con “Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”. A dire il vero un fatto simile è ripreso anche nella prima lettura, dove, davanti alla perplessità del profeta di andare a parlare con “figli testardi e dal cuore indurito”, Dio gli dice: “Ascoltino o non ascoltino – perché sono una genia di ribelli – sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro”. È un po’ il motivo conduttore di tutti coloro che partono in missione o si mettono a disposizione per la salvezza delle anime. Tornando a bomba, qual è l’epilogo peggiore? Il sentirsi apostrofare con “Te l’avevo detto”. Di solito i più intelligenti evitano di mortificare così e preferiscono, per motivi educativi o per quieto vivere o per non apparire supponenti, non infierire su chi ha già preso la scornata. Nel Giudizio finale, però, il Signore non può esimersi dal valutare come abbiamo prestato ascolto alla Parola e sarebbe piuttosto grave sentirsi dire da Lui: “Io te l’avevo detto!”.

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