Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lo sciopero bianco

Scritto il 22 Luglio 2018 10:21 da Plinio Borghi

Lo sciopero bianco consiste nello svolgere le proprie mansioni mettendo pedissequamente in atto tutte le procedure che le presiedono, con la rigorosa osservanza di norme e leggi, e quindi con un rallentamento pazzesco dei tempi, a volte strumentalmente voluto. Non si era molto adusi ricorrervi, per due principali motivi: sotto certi aspetti era una vigliaccata, perché di fatto non si scioperava e pertanto non costava nulla; inoltre era molto pesante per chi lo faceva e per chi lo subiva. Sostanzialmente si trasformava il lavoratore in becero mercenario. Questo non significa che la giusta mercede, anche se agevola, innesti ipso facto nell’esercizio della propria professione la passione e l’eroicità: ci vuole ben altro. Ho ancora nelle orecchie l’intervista al giudice Gratteri, ospite di Augias, quando il conduttore, udito com’era vivere costantemente sotto scorta, gli chiese se fosse normale per un uomo, pur servitore dello Stato, condurre un’esistenza in quelle condizioni o se non fosse più logico defilarsi in qualche Procura più tranquilla. La sorprendente risposta è stata che ne avrebbe avuta la possibilità, ma che si sarebbe sentito un vigliacco se non avesse continuato nell’opera intrapresa, che lo teneva sempre sotto il mirino della malavita organizzata. Con ciò, gli altri non sono meno onesti e impegnati, ma, per mille valide ragioni, certamente più restii a esporsi. Col foglietto della Messa di questa domenica in mano, del quale avevo appena scorso la prima lettura, ho detto tra me: “Ecco uno che ha la stoffa per essere un bell’esempio di buon pastore!”. Il Signore è esigente con chi si prende cura delle sue pecore quanto è intransigente con chi si comporta da mercenario, non se ne cura più di tanto, le disperde e non si precipita certo a salvarle se sono in pericolo. Per tale motivo ha riassunto nella figura di suo Figlio il modello di Pastore da imitare. Infatti, nel vangelo di oggi Gesù, pur ricercando per sé e i suoi un momento di meritato riposo, appena sbarcato si è trovato la folla ad attenderlo ed ha avuto compassione: sembravano pecore senza pastore. Farà seguito la famosa moltiplicazione dei pani e dei pesci. Vivesse oggi, anche al nostro Maestro verrebbe assegnata una scorta. E invece ha dato la vita per le sue pecore. A fronte di tanta attenzione, però, anche a noi “pecore” spetta una risposta. Quale? Presentarsi gli uni gli altri al Padre in un solo Spirito, come ci suggerisce San Paolo nella seconda lettura.

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