Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Il “cerchiobottismo”

Inserito il 29 Agosto 2018 alle ore 17:12 da Plinio Borghi

Il “cerchiobottismo”, neologismo tanto caro all’ex pm Di Pietro, che l’ha coniato, sintetizza non certo bene, ma in modo efficace il noto barcamenarsi pur di “rimanere nel giro” senza compromessi : non farsi coinvolgere più di tanto, esprimersi nel merito evitando però di urtare la suscettibilità altrui, ecc. Si sa che il termine trae origine dal famoso “un colpo alla botte e uno al cerchio”, essi invece sì necessari per unire bene le doghe al fine della tenuta poi del vino. Raramente l’atteggiamento, tradotto per metafora nella vita, ha assunto valenze positive, salvo quando lo si accosta a qualche delicata azione diplomatica, per non scivolare in posizioni conflittuali. Perché? Ci sono svariati motivi, come quello di non voler dare mai la sensazione di una collocazione ben definita, di trasmettere la percezione che ci sia sempre qualcosa di sfuggente e così via fino a far avvertire quella sensazione di falsità in quel che si fa. Qui non siamo tanto alla solita questione delle maschere che s’indossano abitualmente per vendere l’immagine di quello che magari vorremmo essere: in tal caso ci si avvicinerebbe, cosa non meno diffusa, al classico “doppiogiochismo”, altro neologismo più datato, che però il mio vecchio Devoto-Oli non riporta. No, nel caso in questione il motivo saliente è che nel dire e nel fare viene a mancare l’elemento più importante: il cuore. Non c’è stimolo, non c’è amore, non c’è quell’entusiasmo che ti spinge a “gettare il cuore oltre l’ostacolo”. Ci si barcamena, appunto, ed è una posizione tanto diffusa quanto fastidiosa. Figuriamoci se, adottandola anche nel nostro rapporto con Dio, Egli non l’afferra immediatamente! Gesù, confutando le accuse formali che scribi e farisei rivolgono ai suoi discepoli, cita oggi il profeta Isaia: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me”, parole riferite a tutte quelle regole poste alla base del comportamento in funzione degli uomini, ma che non rispondono alla preoccupazione per il Signore. Poi il nostro Maestro va giù forte sui “cerchiobottisti”: quello che contamina l’uomo non è quello che entra in lui, ma quello che ne esce e giù con l’elenco di tutte le nefandezze di cui siamo capaci. A questo punto vale la pena di rileggere con calma il salmo responsoriale per scoprire come “i puri di cuore abiteranno nella casa del Signore” e forse allora ci darà più soddisfazione un bel sentiero in salita che non quello che si limita ad un modesto saliscendi in quota.

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