Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

La troppa insistenza…

Inserito il 19 Agosto 2018 alle ore 10:11 da Plinio Borghi

La troppa insistenza che da qualche domenica a questa parte la liturgia pone sullo stesso argomento mi fa capire che esso dev’essere per il cristiano un pensiero fisso, dal quale non va assolutamente distolta l’attenzione. Non potrebbe essere altrimenti, trattandosi dell’Eucaristia, che rappresenta Chi ti da la vita, te la nutre, te la sostiene e ti fornisce tutte le risposte di cui hai bisogno. Per una sorta di associazione d’idee, m’è passata davanti la figura della mamma, che per tutti noi ha ricoperto esattamente gli stessi ruoli. Non abbiamo potuto vivere senza che lei fosse un punto di riferimento costante e, che sia ancora fra noi o sia passata a miglior vita, non passa giorno senza che il nostro pensiero non si volga a lei: un chiodo fisso, appunto. E lei quali preoccupazioni aveva? Nutrirti, prima di tutto e quindi allevarti nel migliore dei modi. Mi ricordo che al mattino, mentre ci preparava per la scuola, la prima domanda che rivolgeva a mio padre era: “Cosa facciamo da mangiare oggi?”. Non era poi facile metter su la pentola con nove bocche da sfamare (nonna compresa) e le ristrettezze economiche incombenti, senza contare lo sforzo di fantasia, che noi avvertivamo solo quando non ne poteva più è sbottava: “No ghe ne posso più, no so più cossa far da magnar!”. Chissà quante volte avremo sentito questa frase pronunciata anche dalle nostre donne! Beh, per l’anima le esigenze non sono affatto diverse: sono tante e impellenti le risposte che ci attendiamo e pretendiamo dalla vita, che la fame diventa praticamente inesauribile. Qui scatta la martellante risposta di Gesù: “Io sono il pane vivo, ma non è lo stesso che ti ha dato tua madre e che dà solo un sostentamento fisico. Io sono quel pane che soddisferà tutte le tue ansie, e non ti permetterà di morire, se tu te ne nutrirai con fede e con costanza. Chi mangia di me non avrà più fame”. Soprattutto è gratuito, almeno sul piano economico. Col tempo, e acquisendo il senso dell’infinita misericordia di Dio, ho anche imparato che non c’è motivo alcuno per non mangiarne e che ogni allontanamento da Cristo e dalla sua mensa è puramente specioso; anzi, proprio nel momento di maggior debolezza va ricercato quel sostentamento. La prima lettura, dal libro dei Proverbi, è molto chiara in tal senso. La Sapienza, a chi è privo di senno, … dice: ”Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato. Abbandonate la stoltezza e vivrete, andate dritti per la via dell’intelligenza”.

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