Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Ora il quadro è completo…

Inserito il 12 Agosto 2018 alle ore 10:07 da Plinio Borghi

Ora il quadro è completo e si ricollega al punto da cui siamo partiti in questo gruppo di meditazioni: la festa del Corpus Domini. Oggi il Messia proclama che il pane che dà la vita altro non è che il suo corpo offerto in sacrificio per noi. Per i primi discepoli non è stato facile assimilare il concetto. Già per chi ne conosce la famiglia di provenienza sentirsi dire “Io sono il pane disceso dal cielo” e “chi vede me vede il Padre che mi ha mandato” lascia spazio a illazioni e mormorii. Figurarsi credere che quel pane è un vero corpo che si fa mangiare! E non è stato facile nemmeno in seguito per i missionari introdurre un simile concetto fra i popoli ai quali lo riferivano: solo una forte dimostrazione di fede e di coerenza ad essa ha potuto far breccia. In pochi casi sono stati agevolati, come nell’America Centrale degli Aztechi; guarda caso proprio fra quella gente che ai nostri occhi appare come truculenta e selvaggia. Loro, infatti, praticavano i sacrifici umani, che si svolgevano sulla sommità delle famose e irte piramidi gradinate. Estratto d’un sol colpo con uno strumento speciale il cuore del “malcapitato” (le virgolette sono d’uopo, perché del tutto malcapitato non era ritenuto), organo poi riservato all’offerta e al nutrimento del celebrante, il resto veniva buttato giù per i gradini e chi ne stava ai piedi se ne cibava (peraltro la carne arrivava già bell’e frollata) e acquisiva la potenza dell’eroe sacrificato. Nulla quindi di tanto repellente per quel contesto religioso, nel quale acquisire poi la nostra impostazione è stato abbastanza facile. A questo punto sorge spontanea l’inevitabile domanda: ma noi ci crediamo fino in fondo? Non è la prima volta che in queste meditazioni la e me la pongo. Sono veramente convinto, quando mi accosto all’Eucaristia, che sto ricevendo non più un pezzo di pane, ma il reale corpo e sangue del mio Redentore, dal quale traggo tutta la forza per vivere come si deve intanto questa vita e proiettarmi deciso nell’altra? O con una bella botta di relativismo sono più propenso a rifugiarmi in un simbolismo di maniera, perché tutto sommato la religione serve in definitiva a mettere alcuni paletti nel nostro comportamento? Rispondo con le parole di San Paolo che introducono la seconda lettura: “Fratelli, non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione”. Poi, visto che la celebriamo fra tre giorni, volgo lo sguardo per un aiuto a Colei che ha capito e vissuto fino il fondo il grande mistero guadagnando subito l’assunzione “fisica” in cielo.

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