Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Fatalismo, scaramanzia o… fede?

Inserito il 21 Ottobre 2018 alle ore 09:45 da Plinio Borghi

Fatalismo, scaramanzia o… fede? Quando capita che la vita ti riservi qualche dura prova che la potrebbe mettere in discussione o comprometterne seriamente la qualità, non è più il momento di prendere le cose sotto gamba o di fingere finti ottimismi, bensì di essere realisti. Tuttavia, abbiamo mille modi per esserlo. C’è chi si abbandona al fatalismo: succeda quel che deve succedere. Il più fantasioso assume atteggiamenti scaramantici: ci sono passati in tanti, proprio io devo soccombere?; oppure: di qualche cosa bisogna pur morire prima o poi. L’uomo di fede li assume entrambi, sublimandoli: si abbandona alla volontà del Padre, che tiene il grande libro dove sta scritto il tuo nome e la tua ora; si prepara all’eventualità del grande passaggio o, nella migliore delle ipotesi, è già pronto, all’insegna di quell’”estote parati!” raccomandato da Gesù. Comunque vale l’ottimismo vero: è un incidente di percorso e tutto continua; ottimismo che servirà molto anche in fase di guarigione. Chi mi legge avrà ben capito che io appartengo a quest’ultima categoria: fede e ottimismo. E non lo dico teoricamente: ho un’età nella quale ho iniziato da un bel po’ con le malattie croniche e con vari interventi di “restauro”, non estetico ovviamente. Il problema più grosso è stato quello di alleggerire l’apprensione di chi mi sta a fianco, per il resto puntualità nell’assumere i farmaci, fiducia piena nei medici, partenza per l’ospedale con il mio pc portatile in borsa e cavetti vari di collegamento. Alla consueta domanda: “Ma cossa te serve portarte drio tuta quea roba!?”, solita risposta: “Finìo l’intervento gavarò pur d’andar vanti co e me robe!”. E così è sempre stato,con buona pace dei miei referenti, che non si sono quasi accorti della mia assenza, spesso prolungata. Non tutti però sono così netti nella loro collocazione. Gli Apostoli che il vangelo di oggi ci descrive, ad esempio, non hanno ben capito la portata dell’epilogo della missione del Maestro, né che nel prosieguo la stessa sorte sarebbe toccata anche a loro, ma con un po’ di fatalismo l’hanno data per scontata e con un pizzico di scaramanzia si sono messi a disquisire su come fare dopo per sedersi uno alla destra e l’altro alla sinistra del Salvatore. Che la fede li abbia portati a credere senza capire non ci piove, ma Gesù dà loro la classica “stuada”, come si direbbe in veneto: chi vuol essere il primo tra voi sarà servo di tutti, come me, che sono venuto non per essere servito, ma per servire e dare la vita in riscatto per molti. Classico e vale anche per noi.

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