Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Il pericolo dell’ostentazione

Inserito il 11 Novembre 2018 alle ore 09:37 da Plinio Borghi

Il pericolo dell’ostentazione s’insinua sempre in modo subdolo, soprattutto in chi presume di comportarsi correttamente, di essere a posto con la sua coscienza, di osservare pedissequamente le regole e in ispecie se per queste ragioni è oggetto di apprezzamento e di lode. Il rischio non risparmia alcuna categoria di persone, ed è sotto gli occhi di tutti come, nell’eventualità di una caduta, si inneschi un lento e inarrestabile processo di trasformazione nel modo di fare, di vestire, di parlare, di atteggiarsi e perfino di intervenire platealmente nelle opere di bene e di carità. Addurre esempi è superfluo: sono cose sono sotto gli occhi di tutti e ognuno ne potrebbe presentare a iosa. Piuttosto, poniamoci un quesito: approfitteranno simili persone del consenso e dell’ammirazione che riscuotono per camuffare le loro scorribande peccaminose? Ancora: useranno dell’ostentazione per fregare il prossimo debole e indifeso? Domande ovviamente retoriche, alle quali Gesù, proprio nel vangelo di oggi, ha già dato risposta con una calda raccomandazione: guardatevi da costoro! E che c’azzecca tutto ciò con il percorso escatologico che stiamo facendo in questo scorcio di fine anno liturgico? Ce lo spiega il nostro Maestro subito dopo, quando, fermatosi nel tempio davanti ai fedeli che gettavano monete nel tesoro quasi gareggiando a chi le faceva tintinnare di più, indicò ai suoi discepoli decisamente una povera vedova che, alienati pochi spiccioli senza tanto rumore, si era privata di tutto ciò che aveva. Non è con la quantità che possiamo sperare di guadagnare un posto al banchetto celeste, bensì con la qualità del sacrificio compiuto, che sarà il metro di misura del nostro livello di amore profuso. Far luogo alle opere di misericordia con fare paternalistico e spremendosi quel tanto che basta, quindi, non serve a guadagnare punti: occorre metterci il cuore. È vero che, in punta di battuta, se il buon Samaritano non avesse avuto i soldi non avrebbe potuto soccorrere il poveraccio, ma è il come l’ha fatto che l’ha messo in luce. È chiaro che Dio odia l’ostentazione e nel vangelo del mercoledì delle ceneri, quando richiama alla penitenza, lo dice chiaramente: non atteggiatevi a smunti per far vedere che digiunate e quando pregate fatelo nell’intimo del vostro cuore, perché è là che Egli vi sentirà. Sembra facile, tutto sommato, schivi come siamo nel manifestare la nostra religiosità, ma non è così: è come avere un bel vestito nuovo da sfoggiare e ci venga richiesto di tenerlo nell’armadio. È dura, ma la strada è questa.

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