Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Qua no s’imbarca baùchi

Scritto il 10 Febbraio 2019 08:06 da Plinio Borghi

Qua no s’imbarca baùchi. In un paio di circostanze noi veneti usiamo una frase simile: se qualcuno cerca in modo maldestro di turlupinarti o, sgamato, di tergiversare e quando si vuol dimostrare sicurezza a fronte di chi ti vorrebbe insegnare come si fa. In entrambi i casi, di norma, il destinatario non è mai persona autorevole o affidabile. Raramente, tuttavia, succede anche il contrario e cioè se abbiamo preso fischi per fiaschi e non lo vogliamo ammettere o se, insicuri, intendiamo solo ostentare abilità che sono messe in discussione. Per averne una riprova, basta intrufolarsi in un gruppetto di anziani che osservano i lavori in un cantiere e apostrofi di tal fatta volano in entrambe le direzioni; ma poi ognuno di noi chissà quante ne avrà registrate di analoghe nei propri ambienti di lavoro! Per una strana associazione d’idee sono intervenute queste considerazioni mentre scorrevo le letture di oggi e ho immaginato lo stato d’animo di quei pescatori, delusi del pessimo risultato ottenuto, che, mentre rassettano le reti, si vedono capitare fra i piedi quel Personaggio (per fortuna giovane), di professione falegname per giunta, che li invita a riprovarci. D’istinto ci saremmo senz’altro difesi con la succitata imprecazione e Pietro non se ne discosta poi di molto, ma c’è qualcosa che lo frena: l’autorevolezza di chi la pronuncia. Il che non è poco. “Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”. Conosciamo l’epilogo, che ci insegna anche qui un paio di cose: primo, che al Signore nulla è impossibile e, secondo, che non ha bisogno di specialisti per farsi testimoniare. Quei pescatori, abbandonata immediatamente l’abbondante retata, sono corsi a diventare “pescatori di uomini”, ma San Paolo è prodigo di esempi di come Gesù non abbia lesinato di inviare chiunque “fino agli estremi confini del mondo”, lui stesso, che lo perseguitava e si autodefinisce “aborto”. Spesso tendiamo ad essere schivi alla chiamata, che non è solo quella al sacerdozio, e parecchi profeti hanno tentato di declinarla, con la scusa di essere inadeguati, come Isaia nella prima lettura. Dio, però, non demorde e, purificate le sue labbra con la brace, ripete l’invito, al quale Isaia stavolta risponde prontamente: “Eccomi, manda me!”. Stiamo attenti a non tirare troppo la corda con Dio, perché, alla resa dei conti, potrebbe essere Lui a risponderci: “Qua no s’imbarca baùchi”. E la fregatura sarebbe assicurata.

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