Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Siamo agli sgoccioli

Scritto il 3 Marzo 2019 10:11 da Plinio Borghi

Siamo agli sgoccioli. Pasqua alta ci ha offerto un carnevale più lungo del consueto e questo comporta una domenica in più di riflessione, prima di entrare nel tempo forte della Quaresima: di rado infatti si arriva all’ottava domenica del Tempo Ordinario, la quale stavolta ci riserva qualche altro versetto in più del cap. 6 di Luca che in questo periodo stiamo leggendo e che tanti spunti pratici offre alla nostra attenzione. Oggi, poi, c’è un vero e proprio lancio di un concetto, che per noi è diventato quasi un proverbio: guardi la pagliuzza nell’occhio del fratello e non vedi la trave che hai nel tuo; con tanto di corollario: prima togli la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza da quello del fratello. Un passaggio che non ha bisogno di commenti, tanto siamo consapevoli di come ci sia più facile lavarci la bocca dei difetti altrui che ammettere i nostri. Nella migliore delle ipotesi tendiamo a minimizzarli, ma giammai a ritenerli travi rispetto alle pagliuzze dei nostri interlocutori: il nostro conformismo (a proposito di domenica scorsa) non ce lo consente. Piuttosto mi piace cogliere il taglio della prima lettura, dal libro del Siracide, che peraltro affronta lo stesso problema da un’altra angolatura: giudicare qualcuno solo dopo che avrà parlato, perché solo da come ragiona si comprende cos’abbia nel cuore. Ne consegue che è pura ipocrisia sperticarsi nelle lodi prima di aver udito la voce del cuore. Da quanto si manifesta nel bel mezzo di una discussione si percepisce il vero sentimento. È pur vero che altrove si dice che l’occhio è lo specchio dell’anima, ma, a parte la difficoltà di guardare bene qualcuno negli occhi, sono due situazioni diverse: quest’ultima più statica e duratura (“in fondo in fondo el xe bon”) e l’altra più contingente, perché mutabile razionalmente e sentimentalmente. Le conclusioni di entrambe le letture considerate sono analoghe: dai frutti si vede se un albero è buono o cattivo, non è dato che una pianta buona dia frutti cattivi e viceversa. Qui si apre un altro capitolo che andrebbe analizzato più in profondità, perché la vita ci ha insegnato che “di norma” dovrebbe essere così, ma non sempre sul piano umano accade in questi termini. Bisognerebbe vedere fin dove affondano le nostre radici nell’alternarsi delle generazioni e quali geni ci sono stati trasmessi. Intanto accontentiamoci delle pillole ricevute per imparare a “leggere” il prossimo e in Quaresima avremo tutto il tempo per allargare l’ottica.

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