Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Tra il dire e il fare..

Scritto il 21 Luglio 2019 10:00 da Plinio Borghi

Tra il dire e il fare.. c’è di mezzo l’ascoltare. Non il sentire, bensì l’ascoltare, cioè il prestare attenzione, capire. Proprio l’altro giorno Rai 3 ha riproposto un intervento di Cacciari sul programma di Augias, dove il nostro sottolineava l’importanza della “filologia”, che studia il vero significato delle parole, e insisteva che solo così si arriva a capire e quindi ad ascoltare compiutamente. Il discorso si dilungava poi in modo magistrale sull’uso, anche allegorico, e sull’elaborazione dei vari concetti, possibile solo afferrandone la radice e il senso. Oggi il vangelo ci presenta l’episodio della visita di Gesù a Marta e Maria. Entrambe sentono il Maestro che parla, ma, mentre l’una si dà da fare per agevolare l’ospitalità, l’altra si ferma ad ascoltarlo, al punto che la prima si lagna della sorella, che non le dà una mano. Lascia sorpresi la risposta di Gesù: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”. Bella riconoscenza!, verrebbe da pensare, ma la realtà è che viviamo in un mondo che ci coinvolge in mille cose, ci distoglie con mille pensieri anche da quel minimo di preghiera che magari stiamo recitando e non ci lascia il tempo per fermarci un attimo e ascoltare. Gli stessi mass media non aiutano, ci martellano continuamente: riusciamo a sentire e anche a leggere, ma quanto ad ascoltare e ad introiettare ne passa. Se poi ci si mette anche lo scarso approfondimento “filologico”, la frittata è fatta e diventiamo avulsi dal contesto, che ci sfiora appena. Salvo che non ci colpisca, ma allora o si tratta di disgrazie o di fatti che ci riguardano. Il Vangelo, è un testo che non si presta ad approcci fugaci: va penetrato nel giusto modo e vissuto, entrambe le cose in modo dinamico e senza soluzione di continuità. A tal proposito è proprio oggi la festa del Redentore, un attributo del nostro Salvatore che è un progetto e racchiude e sublima tutti gli altri attributi possibili. Redimere significa riscattare, ed è un impeto che a Dio, nella sua infinita misericordia, è venuto subito dopo la disobbedienza dei nostri progenitori, mentre li stava cacciando. Capirlo, ci fa esplodere nell’antifona che udiamo ripetere alla Via Crucis in Colosseo: “Adoramus te Christe et benedicimus tibi, quia per sanctam crucem tuam redemisti mundum” (Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo). Comprenderlo e riproporlo è un atto di riconoscenza.

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