Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Servizio o servilismo?

Scritto il 11 Agosto 2019 10:00 da Plinio Borghi

Servizio o servilismo? Nell’atto di servire è un dubbio amletico che può insinuarsi ed è bene che ciò avvenga, perché t’impone una verifica sulla genuinità o meno del tuo agire. È infatti indiscutibile che servire, per lavoro o per passione, per impegno religioso o sociale, sia cosa buona e dignitosa, se portata avanti con professionalità ovvero con spirito di abnegazione, scevra dal perseguimento di secondi fini o, di più, da iniziative contrarie alla giusta causa. Se, però, il vero scopo recondito è quello di farsi vedere belli, di puntare al privilegio, di ingannare per avere riconoscimenti o mano libera, carpendo la fiducia (e qui una buona fetta di volontari o impegnati in politica dovrebbe compiere un bell’esame di coscienza), si scivola nel servilismo, che è uno degli aspetti più odiosi del comportamento umano. Il servile, oltrecché lecchino, è anche viscido, inafferrabile, forte con i deboli e remissivo con i forti, pronto ad assumere atteggiamenti da padrone e prevaricatore non appena il suo padrone gira l’occhio; è il burocrate che si serve della burocrazia per la personale affermazione. Ed è contro questa genia che Gesù si scaglia nelle similitudini del brano del vangelo in lettura oggi, genia vituperata più ancora perché sa bene la volontà di chi comanda o le pieghe della legge che elude per agire nell’impunità. È invece più indulgente con l’errore dell’inconsapevole, anche se comunque non lo assolve. C’è già in ciò un’anticipazione dei criteri che presiederanno il giudizio finale. Infatti, poco prima elogia il servo fedele, che il padrone al suo ritorno trova ancora “sveglio”, intendendosi per sveglio: leale, coerente, lineare, produttivo, attento alla causa, vigilante sull’andamento corretto delle cose. Sono tutte doti che il servile ignora e qui sarà il “padrone” stesso a mettersi a servizio del suo servo, gratificandolo oltre le sue aspettative. Diventa allora alquanto emblematica la frase che conclude il brano in lettura: “A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto (e fin qui nulla da dire, è normale); a chi fu affidato molto, sarà chiesto molto di più”. Qui vien quasi da pensare a quello che, se gli dai una mano, ti porta via anche il braccio. Non è così: quando si pretende molto vuol dire che s’è concessa una fiducia illimitata, ed è già gratificante, ma lo sarà ancor di più se risulterà ben riposta. Mi piace concludere con il gioco di parole che un mio vecchio amico parroco usava proporre: “Nella fede serve chi serve. Chi non serve.. non serve!”.

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