Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

La politica dei due forni

Scritto il 22 Settembre 2019 10:00 da Plinio Borghi

La politica dei due forni, della quale abbiamo avuto un discreto assaggio proprio in questo periodo in cui si è emulato un vecchio metodo da prima repubblica, più che essere esecrabile la riterrei pericolosamente equivoca e inaffidabile. Pur se poi, strategicamente, può portare qualche frutto apprezzabile, ma di stampo machiavellico, della serie “il fine giustifica i mezzi”. Se fosse un ricorso come extrema ratio e quindi adottato raramente, potremmo anche chiudere un occhio e apprezzare questi sprazzi di furbizia; invece pare che il metodo di tenere il piede su due staffe, prima ancora di trovare la sua più “elevata” espressione in politica, sia largamente praticato a livello personale. Qui non si tratta di tenere sempre a disposizione un piano B per ogni evenienza o, se si chiude una porta, di cercarne un’altra da aprire, bensì di tenerne sempre due o più in funzione. Quale rapporto si può mai instaurare con chi, mentre sembra che ti dia una mano (al lavoro, nello studio, in un’attività qualsiasi, magari competitiva, ecc.) nel frattempo complotta con il tuo concorrente per poi scegliere la posizione più conveniente? Non occorre s-cervellarsi per richiamare alla memoria casi vissuti o per trovare conferme in merito; è sufficiente, come sempre, il Vangelo, che, guarda caso, proprio oggi ci manda un bel messaggio: “Nessun servo può servire a due padroni”. Non assistiamo a novità allora e servi infedeli come quello descritto nel brano in lettura sono una costante della nostra storia. Che poi alla fine, al padrone “fregato”, gli avanza anche di lodare il servo infingardo, perché ha agito con furbizia: vistosi scoperto e quindi prossimo al licenziamento, si è preparato il futuro favorendo i debitori. E Gesù, senza giri di parole, non ce le manda a dire, visto che anche noi vorremmo mantenere un buon rapporto con Dio, non rinunciando però all’attenzione per i nostri interessi, come il denaro, la carriera, il benessere e quant’altro, a cui dedichiamo molto più impegno. “Almeno fatevi furbi”, dice il nostro Maestro, “e usate dei beni di questo mondo per crearvi un futuro più tranquillo in quello eterno”. Noi al contrario, che ci crediamo furbi ma non lo siamo proprio, pretendiamo di servire Dio e “mammona” nell’equivoco più becero e cioè senza sacrificare un net di quel che riteniamo ci sia indispensabile in questa vita. Con la differenza che qui talvolta il sistema funziona anche, ma con Dio va no e siamo già sgamati ancor prima di pensarci. Dopo son cavoli amari.

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