Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

La voglia di autonomia

Scritto il 15 Settembre 2019 10:00 da Plinio Borghi

La voglia di autonomia è uno stimolo sacrosanto a far meglio e a esprimere tutte le nostre potenzialità, anche attraverso una sana emulazione. Questo vale sia in campo familiare che sociale, sia nei rapporti privati che pubblici, sia nell’impresa che in politica. Attenti, però, a non confonderla con il desiderio di rottura: il risultato sarebbe nefasto. La vera autonomia si regge sull’unità d’intenti e opera sempre per il perseguimento del bene comune; se diventa un pretesto per l’“io faccio da me che faccio meglio”, sarebbe la disgregazione del patrimonio acquisito e consolidato. Per associazione d’idee mi viene in mente come la legge della Provincia autonoma di Bolzano preveda il passaggio in eredità del “maso” al figlio primogenito, proprio affinché non vada disperso uno dei simboli di quella terra. Sotto tale profilo calzano a pennello gli atteggiamenti descritti dal vangelo di oggi: il pastore che, per cercare la pecorella smarrita, lascia le altre novantanove; la donna che mette sottosopra la casa solo per trovare la moneta perduta; il padre che riaccoglie il figlio che gli aveva sperperato mezzo capitale. Il gregge, il gruzzolo, la famiglia: tutto ha senso e valore solo nella sua interezza. E in tutti e tre i casi si fa una grande festa per la riconquistata unità. La sottolineatura nel brano “Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione” lascerebbe perplessi fuori dall’ottica suddetta e ci verrebbe da essere solidali col fratello maggiore del figliol prodigo, quasi che la misericordia sia destinata soltanto ai trasgressori convertiti. La realtà è che tutti noi, vivi e defunti, formiamo un unicum armonico nella Comunione dei Santi e ogni devianza fa male al complesso; pertanto ogni ritorno è un riequilibrio generale che vale la pena di perorare e festeggiare. Se poi teniamo conto che peccatori, chi più chi meno, lo siamo tutti e quindi bisognosi di conversione e di misericordia… Permettetemi una digressione, una frase che il Che (Guevara) prende in prestito da certo Omar Gonzalez, riferendosi ad alcuni suoi dissidenti, e che m’è balzata all’occhio: “Volverà, lo conozco. Como el pedrazo de una estrella, volverà” (Torneranno, lo so. Com’è per la coda d’una stella, torneranno). Bello paragonare il Movimento ad una stella che trascina con sé i componenti del sistema. Anche se dà l’impressione che qualcuno se ne allontani, non è possibile: l’attrazione è troppo forte e si riaccoderanno.

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