Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lo spirito di servizio

Scritto il 6 Ottobre 2019 10:00 da Plinio Borghi

Lo spirito di servizio è quello che dovrebbe caratterizzare le nostre prestazioni, siano esse lavorative, e quindi retribuite, che svolte in casa o a titolo di volontariato. Uso il condizionale perché se un tempo simile atteggiamento traspariva in modo pressoché generalizzato, oggi si stenta ad avvertirlo. Una volta non solo si era “orgogliosi” del proprio incarico, ma anche, qualsiasi esso fosse, si avvertiva di rappresentare l’Ente o la ditta o la persona che ce l’aveva conferito e ci si teneva a fare e a fargli fare bella figura. Oggi, vuoi per l’esasperazione delle lotte sindacali, che ha contribuito a porre steccati fra gli uni e gli altri, vuoi per una mal interpretata sorta di evoluzione culturale, l’orgoglio tende a tramutarsi in sussiego, l’incarico in prerogativa e la prestazione, anche volontaria, in esclusività. Il tutto a scapito della qualità, della collaborazione e di quel poco d’entusiasmo, e a vantaggio della burocratizzazione più becera, dell’aggressività e del disagio per chi lavora e per chi riceve il servizio. Di più. L’adeguamento della retribuzione per i lavoratori e del ruolo per i volontari apparteneva a momenti separati rispetto all’avvio del rapporto e si perfezionava strada facendo. Oggi sono quasi ovunque in premessa per avviare la collaborazione, a prescindere dall’esperienza che si possa addurre. Anzi, si tende a rifiutare in prima battuta un lavoro che non sia “consono” alle aspettative, magari basate sul titolo di studio acquisito. Siamo ben distante da quello spirito di servizio cui si accennava all’inizio e del quale il vangelo di Luca ci offre oggi uno spaccato. Pur se il contesto è un po’ estemporaneo, il messaggio è chiaro: se facciamo il nostro dovere, ciò per cui siamo pagati o ciò per cui ci siamo impegnati siamo stati “servi inutili”, laddove “inutili” non significa affatto che il nostro apporto è stato vano, bensì che non abbiamo agito per il nostro tornaconto o per secondi fini. Quindi ci siamo comportati bene, abbiamo fatto quello che andava fatto e nulla ci spetta da rivendicare o da recriminare. È chiaro che l’allegoria è rivolta soprattutto al modo di vivere la fede, che, dice San Paolo nella seconda lettura, è un dono che va ravvivato e vissuto con forza, amore e saggezza, affinché, quando ci presenteremo a rendere il conto, abbia prevalso in noi quello spirito di servizio che ci consenta di vantarci con il Padre di essere stati “servi inutili”. Intanto non resta che rivolgerci a Lui con le parole degli apostoli: “Signore, accresci in noi la fede!”.

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