Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Governare non è facile

Scritto il 24 Novembre 2019 10:00 da Plinio Borghi

Governare non è facile. Già comandare è difficoltoso, perché richiede una certa attitudine. Figurarsi il regnare! Che di norma parte da uno dei due presupposti: o per lignaggio o per usurpazione (dittatura), comunque senza il consenso del popolo. Infatti, il re è detto anche “sovrano”, proprio perché sta sopra di tutti come figura incombente. Eppure fra tutte le qualifiche che Gesù avrebbe potuto attribuirsi ha scelto per sé quella di Re. E, a scanso di equivoci, ha sempre parlato di Regno dei cieli, di annuncio del Regno, di Re che tornerà nella sua gloria quando tutte le dominazioni gli saranno state sottoposte; perfino Paolo parla di “principati” e “potestà”. Ci tiene il nostro Salvatore a questo titolo, tant’è vero che da Pilato fa scena muta, salvo irrompere con veemenza proprio per affermare questa sua regalità: “Tu l’hai detto, io sono Re!”. Al punto che lo stesso governatore, travisando, imporrà sulla croce una scritta limitativa, ma in ogni caso significativa: “Gesù Nazareno Re dei Giudei”. Qualche pignolo potrebbe obiettare che quelli erano tempi diversi, quando prevalevano troni e titoli nobiliari, che la democrazia era tutta da inventare, ecc. Vero, a parte che la cultura greca aveva ben introdotto i concetti delle varie forme di governo, ma come mai anche al giorno d’oggi, nel nostro piccolo, ci ritroviamo ad usare le stesse terminologie quando vogliamo sublimare persone, ruoli e ambienti? Uno si “veste come un principe”, quando sta bene a casa si sente “nel suo regno”, la donna di casa è ancora “la regina del focolare”, chi ti conquista con l’amore diventa “re (o regina) del mio cuore” e così via. Ci sono ancora un paio di “effetti speciali” nella proposta del nostro divin Maestro: il “trono” è rappresentato dalla croce sulla quale viene elevato e i “sudditi” in sua presenza non devono chinare la testa, bensì alzarla e guardarlo fisso come segno di speranza. Non è per niente un’improvvisazione, ma un progetto stabilito dal Padre; infatti, l’aveva detto molto prima che, allorché fosse stato innalzato, tutti avrebbero guardato a lui, unica porta per la nostra eterna salvezza. E in quel “tutti” c’è l’obiettivo che ci guida da qui fino alla fine dei secoli: la riconsegna dell’umanità intera, redenta e finalmente salvata, a Chi ha affidato al Figlio dell’Uomo lo “scettro” come segno della sua mission. Noi siamo al suo fianco? Nemmeno un re può essere tale senza un seguito. E sulla nostra adesione si basa il successo di tutta l’operazione. È una bella responsabilità.

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