Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

L’epilogo si fa inizio

Scritto il 5 Gennaio 2020 09:15 da Plinio Borghi

L’epilogo si fa inizio. Nella comune concezione di questo periodo natalizio che volge al termine, l’Epifania ne segna la conclusione: tutti i richiami religiosi e profani vengono riposti e l’attenzione tende a rivolgersi ad altro. Ci mettiamo alle spalle il vissuto, come se dovessimo relegarlo solo a livello di esperienza, in analogia a quanto facciamo con i fatti comuni della vita. In realtà il Natale non può essere inteso così, innanzi tutto in quanto evento straordinario e poi perché, anche in campo spirituale, è una nascita a tutti gli effetti, senza la quale anche gli atti successivi, pur se determinanti come lo sono la morte e la resurrezione, non sarebbero potuti accadere. Va da sé che di quel momento e dei suoi effetti va fatto costante riferimento nel proiettare il nuovo anno che ci aspetta, sotto ogni profilo. L’Epifania, la prima manifestazione di quello che è successo a Betlemme, diventa pertanto l’inizio del percorso, che sarà articolato, ce lo insegnano i Magi, nell’incessante ricerca (pensiamo agli studi che hanno intrapreso i Magi, oltretutto pagani, per interpretare le sacre scritture e al lungo cammino che hanno intrapreso) e nel portare sempre nel cuore questo stimolo del rinnovamento. Una siffatta nascita deve costituire sempre un totale stravolgimento, sia perché lo è effettivamente stato sul piano storico, influendo sulla vita di tutti e a livello globale, tanto da non poterne prescindere, sia perché, se non lo fosse ancora oggi, sarebbe inutile anche il semplice farne memoria. Per questo la Chiesa continua a proporre a più riprese in questo periodo storico il Prologo del Vangelo di Giovanni, che una volta si leggeva al termine di ogni Messa. Lo fa anche oggi seconda domenica dopo il Natale: esso riassume sinteticamente ed efficacemente il progetto di salvezza. Nella vecchia liturgia, quando si proclamava la parte centrale della pericope, “E il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”, ci si inginocchiava, per sottolineare la funzione di perno che un simile evento occupava, non solo nell’avventura umana, ma anche nel pensiero di Dio e del suo progetto. Un attimo prima, però, si evidenzia come il mondo non lo abbia riconosciuto: “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto”. Umanità ingrata! Ciò nonostante ancora prediletta e salvata. Resta a noi credenti un compito: non rendere vano l’amore che Dio ci ha dimostrato facendo in modo che anche il Natale testé trascorso diventi sempre più volano per la storia di tutti. Il compito per quest’anno è assegnato.

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