Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

La ciliegina sulla torta

Inserito il 9 Febbraio 2020 alle ore 09:44 da Plinio Borghi

La ciliegina sulla torta è l’ultimo tocco che si dà a un’opera prima di dichiararla completamente finita, della serie “anche l’occhio vuole la sua parte”. In effetti, non ci si riferisce a una guarnizione necessaria, poiché la sostanza è ben altra e il più delle volte quella essenziale nemmeno si vede, ma guai se questa venisse meno! Per una costruzione muraria potrebbero essere le fondamenta, il cemento armato, le pietre, tutto poi ricoperto da intonaco; oppure in una struttura di legno il legno stesso, le travi e così via. Non parliamo del campo culinario, dove c’è un elemento che, se manca o è eccessivo, potrebbe rovinare qualsiasi raffinato menù: il sale. Ed è proprio questo che Gesù oggi prende a paragone per definire il ruolo del cristiano. A quale enorme responsabilità siamo chiamati! Essere il sale della terra è dire che senza il nostro apporto ogni situazione si svilisce, diventa inconsistente, perde ogni appetibilità. Non ci è richiesto appunto di apparire, non siamo un fattore di contorno, come la ciliegina sulla torta, bensì essenziale. Come esprimere questa essenzialità? Dando corpo nei fatti al Vangelo, dimostrando cioè la nostra coerenza ai due semplici comandamenti che il Maestro ci ha dato e nei quali sono riassunti tutti gli indirizzi contenuti nella Bibbia. Il minimo comun denominatore fra loro è l’amore, verso Dio e verso il prossimo: non c’è l’uno senza l’altro. Lo dice anche San Paolo, che potremmo essere pure superlativi in tutto, ma se ci manca la carità siamo bronzi che suonano a vuoto o, per restare in tema, un sale che non dà sapore, buono solo ad essere calpestato. Attenti, però, a non eccedere nella platealità del nostro agire: otterremmo l’effetto opposto, come per il sale troppo abbondante e saremmo rifiutati. Dobbiamo allora nascondere la nostra luce sotto il moggio, agire cioè nel nascondimento? Certo che no, altrimenti a che serviamo? Anzi, Gesù ci dice che la lanterna, per far luce, va posta in alto. E allora come conciliamo le due cose? Col metodo, che poi diventa sostanza, dell’umiltà, altro grande insegnamento del nostro Maestro. Le opere buone si vedono bene, senza bisogno di muoversi con ostentazione. Noi non brilliamo di luce propria, ma della luce del Cristo, di cui siamo portatori e interpreti. La parola d’ordine oggi ci viene direttamente dalla colletta: essere ardenti nella fede e instancabili nella carità. Il ruolo di luce e sale della terra diventa allora una logica conseguenza.

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