Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Vivere con il senso di colpa

Inserito il 22 Marzo 2020 alle ore 10:00 da Plinio Borghi

Vivere con il senso di colpa, se c’è la consapevolezza di averla combinata grossa, non è poi così male come a volte può sembrare. In fin dei conti il rimorso è l’unica reazione che smuove un po’ la coscienza, se ne abbiamo una e ancora non è addormentata. Purtroppo i modi per sedarla sono molti, a partire dal soggettivismo, passando per il crearci principi e verità tutti nostri e approdando al non trovare nulla di male nella trasgressione e nel misfatto. Ce la raccontiamo e ce la confezioniamo come ci sembra più opportuno, mentendo sapendo di mentire, e a lungo andare ci inganniamo da soli finendo per credere sul serio alla realtà che ci siamo disegnati. Non c’è nulla di teorico in questo: basta guardarci attorno con occhio critico e ci accorgiamo che non c’è categoria esente, cominciando dai politici. Era così anche al tempo di Gesù e il lungo brano del vangelo di oggi prende a pretesto la guarigione del cieco nato per mettere in evidenza l’atavico dualismo: chi si crea senza motivo i sensi di colpa e chi, colpevole, si adopera per farli venire agli altri. Stavolta l’esordio è affidato agli apostoli stessi: “Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”. Ecco il luogo comune. “Cosa ho fatto di male per meritare tutto questo?” non manchiamo di esclamare in più di qualche circostanza. Ora lo si dice a mo’ di sfogo, ma non più di tanto, specie quando ce la prendiamo col Padreterno. Allora era la regola, interpretata ovviamente da chi manipolava il popolo. Il Maestro la demolisce subito: “Né lui ha peccato né i suoi genitori”; ed ecco l’occasione per dimostrarlo col miracolo cosiddetto della piscina di Siloe, che ha ispirato anche quella bella antifona alla Comunione, che un tempo ben s’esprimeva in latino col canto gregoriano (Lutum fecit). Rivolto poi ai farisei, che peraltro avevano tentato di svilire l’intervento del Messia e che ora fingevano di preoccuparsi di essere anch’essi ciechi per non aver capito il senso dell’accaduto, Gesù li stronca dicendo loro che se lo fossero sarebbero anch’essi senza peccato, ma poiché dicono di vederci benissimo, il loro peccato rimane. È la norma della consapevolezza che ci riguarda tutti: è quindi tempo e c’è spazio (viste anche le condizioni causa epidemia) per un bell’esame di coscienza.

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