Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Semplici o sempliciotti?

Inserito il 5 Luglio 2020 alle ore 10:01 da Plinio Borghi

Semplici o sempliciotti? Piccoli o nanerottoli? Poveri o furbastri? Profughi od opportunisti? Sapientoni o gasati? Potremmo continuare all’infinito, tanti sono i dilemmi che la vita ci sottopone attraverso l’impatto con le persone e i loro atteggiamenti. M’è venuta questa botta dopo aver visto in queste ultime due settimane di tutto e di più su quanti stanno percependo indebitamente il reddito di cittadinanza (e quella emersa è solo la punta del malcostume, senza contare quanti hanno tentato senza riuscirci) e sull’inosservanza delle norme antivirus (il bailamme per la vittoria calcistica del Napoli è solo un pessimo esempio). A parte il fatto del disagio che si crea in chi si comporta correttamente, non sapendo se è ammirato per la sua serietà o deriso per la dabbenaggine, possiamo far finta di niente e chiudere gli occhi per esimerci dal giudicare o non sarebbe male indignarci un po’ di più e richiamare i nostri governanti ad essere più precisi e decisi nelle scelte e di conseguenza nel loro rispetto? Li abbiamo eletti per questo e, se vogliono collaborazione, pretendiamo che il loro interesse primario siamo noi e non la ricerca del consenso per una eventuale rielezione! Il vangelo di oggi cade a fagiolo sui dubbi amletici espressi in apertura. Gesù ringrazia il Padre, perché “hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli“. Contrariato com’ero, mi sono subito chiesto: “E chi sono i piccoli? Presumo i semplici, i poveri, gli emarginati, ma quelli veri!”. È ovvio che ho commesso un peccato di presunzione: Dio non sbaglia a veicolare i suoi messaggi rivelatori e non siamo certamente noi a ergerci a giudici, men che meno del suo operato. Anzi, dovrebbe essere motivo di consolazione che almeno Lui non si fa infinocchiare da chi crede di essere talmente furbo da provarci anche con il Padreterno. I cosiddetti dotti e sapienti, tronfi e pieni di sé stessi, evidentemente non hanno la mente sgombra per accogliere la lieta novella e credere con semplicità. Certo, a volte, di fronte alle provocazioni del mondo, ci assale lo sconcerto. Ed è qui che le parole del nostro Maestro, nella seconda parte del brano in questione, scendono come balsamo: “Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”. Manco mal!

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