Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Dire a Tizio perché Caio capisca

Inserito il 6 Settembre 2020 alle ore 10:00 da Plinio Borghi

Dire a Tizio perché Caio capisca. A leggere il vangelo di oggi in maniera piatta vien da pensare che Gesù si perda in un paio di cose un tantino discutibili. La prima nel proporre una sorta di ritualità per riprendere il fratello in colpa, quando si sa benissimo che va per la maggiore, e non solamente da oggi, il criterio che a pensare ai fatti propri si campa cent’anni. La seconda nel concludere, in caso di refrattarietà al richiamo, che il fratello “sia allora per te come un pagano e un pubblicano”, cioè, per il concetto dell’epoca, un reietto, quando ci ha predicato in mille modi di amare il prossimo comunque, fosse anche il peggior nemico (comandamento peraltro richiamato anche da Paolo nella seconda lettura). È chiaro che non è così, anzi, io penso addirittura che il monito sia rivolto soprattutto a chi di noi è in colpa, affinché si predisponga ad accettare di venire ripreso e a rientrare nell’alveo della comunità: in poche parole a convertirsi. Ogni resistenza e l’eventuale rifiuto finale dell’offerta di grazia che ci è stata messa a disposizione non possono rimanere impuniti. Infatti, più avanti il brano riprende col mandato agli apostoli che tutto quello che legheranno e scioglieranno quaggiù avrà lo stesso effetto anche in cielo. Una disponibilità al perdono e all’incontro che non ha pari. Perché allora tutto questo largo giro, fino al punto, lo si vede nella prima lettura, da mettere quasi in mora chi non ha colpa rispetto a chi ce l’ha? Per dirci che in una comunità che si richiama al Vangelo siamo tutti parimenti responsabili gli uni verso gli altri: su ognuno pesa la propria salvezza nella stessa misura nella quale conta anche quella dell’altro. Non vale quindi il criterio opportunista dianzi citato che si fa bene a pensare ai fatti propri, perché è da gretti e non dispensa amore. Se poi il fratello non risponde a tono dopo essere stato avvertito delle possibilità di redenzione, si continuerà ad amarlo e sarà Dio a decidere della sua sorte. In questo caso la prima lettura è più esplicita: se tu non fai la tua parte, sarai corresponsabile davanti al Signore della sua disgrazia, ma se avrai agito bene ed egli non si convertirà, lui sarà comunque condannato e tu sarai salvo. Quanto a giudicarlo un pagano e un pubblicano non ci compete nella fase terrena, evidentemente, perche, tanto per usare un luogo comune, finché c’è vita c’è speranza. Sarà un discorso per dopo, quando avremo parte reale nella comunione dei santi.

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