Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

È una questione di credibilità

Inserito il 11 Aprile 2021 alle ore 10:00 da Plinio Borghi

È una questione di credibilità: aver fede non vuol dire prender le cose a scatola chiusa, senza un minimo di analisi e un graduale processo di introiezione. Non a caso tutti siamo passati per una fase d’iniziazione, durante la quale, a seconda dell’età e del livello di comprensione, i concetti vengono elaborati e trasmessi. Altrimenti, si rischia di non avere poi né la capacità né le risorse per alimentare la pur debole fiammella. Per adire tale percorso occorre che tutto ciò che via via si acquisisce, per quanto apparentemente iperbolico o astratto, sia credibile, risponda cioè a criteri di logica consequenzialità. Il criterio è analogo a quello che si applica quando ti raccontano un fatto o una notizia ovvero ti indicano un procedimento: per corrispondervi deve quanto meno avere un fondamento di veridicità, altrimenti tendi a rifiutarlo in partenza. Sulla base di tale impostazione è stato superato l’illuminismo ottocentesco e i filosofi moderni si confrontano con la Chiesa sulle verità di fede. Tuttavia, affrontare il tema della Resurrezione rimane cosa impervia. Lo fu allora per gli apostoli, increduli anche di fronte all’evidenza dei fatti, lo è stato sempre nel corso dei secoli e lo è tuttora anche per i credenti stessi, figurarsi per i detrattori. Ne aveva ben donde, quindi, il povero Tommaso, risoluto a non credere nemmeno ai suoi amici: per quanto Gesù lo avesse anticipato, non era esistito che qualcuno fosse risorto dai morti (nemmeno la vicenda di Lazzaro aveva contorni molto chiari) e comunque non v’erano motivi di veridicità. Poi ha dovuto ricredersi e s’è beccato anche i rimbrotti del Maestro: “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”. Per tutti, però, noi compresi, il passaggio è avvenuto e avviene mediante l’illuminazione dello Spirito Santo: senza è impossibile. Agli stessi protagonisti di allora, infatti, non è bastato assistere agli eventi. Eppure oggi siamo in grado di esserne pienamente convinti e di riuscire a convincere, perché vi sono tutti gli elementi per trasmettere la credibilità necessaria, a cominciare da quello più lapalissiano: solo in un modo Dio poteva porre il sigillo di garanzia al suo progetto di salvezza e cioè con la vittoria sulla morte, cosa di sua esclusiva pertinenza. Ne consegue, come si è sempre detto anche da parte di chi non crede, che senza la Resurrezione nulla del cristianesimo starebbe in piedi. Allora fare i San Tommaso oggi sarebbe solo pretestuoso.

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