Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

L’altra faccia della medaglia

Inserito il 18 Aprile 2021 alle ore 10:00 da Plinio Borghi

L’altra faccia della medaglia della Resurrezione è la testimonianza. Domenica scorsa, complice San Tommaso, era all’ordine del giorno la credibilità e abbiamo considerato quanto arduo ne sia il percorso, sebbene lo Spirito Santo abbia fatto la sua parte. Tutte le medaglie, comunque, si possono definire tali se hanno due facce, a prescindere da quale sia il fronte e quale il retro. Nel nostro caso la cosa è del tutto indifferente: non può sussistere l’uno senza l’altro. In buona sostanza, quand’anche raggiungessimo una piena e consapevole credibilità e non la testimoniassimo, ogni risultato si limiterebbe a una questione personale e sarebbe inutile, peggio, Gesù sarebbe morto invano: Egli ci ha investito con la lieta novella perché la diffondessimo e il suo progetto di salvezza si compirà quando tutti i popoli saranno condotti a Lui. Infatti, si è congedato proprio con quest’ordine perentorio: andate e diffondete il Vangelo in tutto il mondo. Gli Atti degli Apostoli che in questo periodo stiamo leggendo riportano proprio le prime mosse di questa Chiesa missionaria. E Pietro oggi, nel rinfacciare ai conterranei il mancato riconoscimento della figura di Gesù e la sua morte, non se la sente poi di rimproverarli più di tanto, perché così facendo anch’essi, nella loro ignoranza, hanno involontariamente contribuito al raggiungimento dell’obiettivo, coronato dalla Resurrezione: “Noi ne siamo testimoni”, afferma e apre anche per loro una porta, quella della conversione, epilogo concreto e riscontro del livello di efficacia dei due percorsi di cui stiamo parlando. A tal proposito un mio vecchio insegnante, Mons. Vecchi, soleva ripeterci che sarebbe stato soddisfatto di tutta la sua vita da prete se fosse stato sicuro di aver provocato anche una sola conversione, tanto la riteneva obiettivo della sua fede e della sua missione. Per riuscirci, anche noi dovremmo essere in grado di far ardere il cuore dei nostri interlocutori quando professiamo le sacre scritture, come fu per Gesù con i discepoli di Emmaus. Sarebbe il segno di un’espressione di forte credibilità e di una stimolante capacità di testimonianza, che il più delle volte non ha tanto bisogno di parole quanto di un bell’esempio coerente e trainante. Chi ci vede dovrebbe sempre esclamare: “Da come si amano e vivono la pace, si vede che sono cristiani!”. Preghiamo allora con la colletta alternativa di oggi: “Fa’ di noi i testimoni dell’umanità nuova, pacificata nel tuo amore”.

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