Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Qui, o tutti o nessuno

Inserito il 2 Maggio 2021 alle ore 10:00 da Plinio Borghi

Qui, o tutti o nessuno: il “si salvi chi può” vale in un naufragio o in una qualsiasi calamità naturale, ma in presenza di una pandemia, checché ne dicano i detrattori, non esiste che qualcuno pensi di sfangarla da solo. Lo continua a ribadire anche il Papa e non per un generico senso di solidarietà: mai come in questi momenti si percepisce così bene il concetto di unitarietà di tutta l’umanità. In altri frangenti l’egocentrismo, il senso di autosufficienza, il fastidio di dipendere dagli altri ci inducono a prendere le distanze, a pensare per sé, a ritenere di non aver bisogno di alcuno, e ciò scatena le più classiche presunzioni di furbizia. Dopo più di duemila anni, si fa ancora fatica a digerire bene il discorso di Menenio Agrippa e anzi lo si ritiene diretto ai babbei. Eppure non c’è espressione della natura che non dimostri l’interdipendenza di ogni fenomeno: le conseguenze del surriscaldamento del clima non sono che l’esempio più immediato. Eppure qualcosa deve averci fatto capire il processo di globalizzazione, per cui se la Russia sternuta la Patagonia va a letto con l’influenza. Allora? Tutti responsabili, nessun responsabile? Eh no, troppo comodo! Ancora una volta Gesù entra a piedi uniti e in modo inequivocabile nella questione, prendendo spunto da un elemento naturale e di una semplicità disarmante: la vite e il suo ciclo produttivo. In noi profani il pensiero corre subito al vino o al massimo ai bei grappoli maturi, ma gli agricoltori sanno benissimo quanta attenzione ci voglia a monte per ottenere un risultato apprezzabile. Il nostro Maestro ci mette a disposizione un elemento in più, che ci rassicura e nello stesso tempo ci impegna: “Io sono la vite e voi i tralci”. In buona sostanza, se vogliamo far frutto, lì dobbiamo stare attaccati e accettare di essere anche potati, perché questo serve a migliorare la produzione. Se il tralcio si monta la testa e pensa che quel che conta sia solo lui, che regge il prodotto tanto desiderato, è destinato a una fine vergognosa: s’inaridisce, si secca e sarà buono solo per alimentare il fuoco. Il fatto poi che conti solo se è un tutt’uno con la vite non è una diminutio, anzi, giustifica e valorizza il ruolo della vite stessa. Gesù ancora una volta ci fa capire che ha bisogno dell’uomo, ha bisogno della nostra testimonianza affinché il suo progetto abbia un senso. Ha bisogno di un’umanità che non si distrugga nella contrapposizione. Non a caso identifica nell’agricoltore il Padre stesso. Siamo nelle sue mani, siamo in buone mani.

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