Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Aiutati che il ciel t’aiuta

Inserito il 20 Giugno 2021 alle ore 10:02 da Plinio Borghi

Aiutati che il ciel t’aiuta: è uno degli adagi più noti, ma anche il meno innervato nella nostra mentalità, vuoi per la scarsa fede che ci ritroviamo, vuoi per eccesso di abbandono ad essa fino a rasentare l’inerzia. Sulla prima ipotesi mi viene in mente la vignetta ironica pubblicata al tempo del primo picco della pandemia, nella quale è raffigurato il Papa che invoca l’intervento del Signore sul flagello e una sala di terapia intensiva con i medici indaffarati che vengono fermati dal primario con la frase: “Basta, smettiamola perché ora s’arrangia Lui!”. Sulla seconda ho avuto riscontro in questo periodo in cui sono incappato in seri problemi di salute e più di qualche amico di “fede profonda” mi ha suggerito che non occorre curarsi: basta aver fede e pregare con convinzione. In realtà l’intervento divino non può prescindere dallo “strumento” umano, per cui l’obbligo di curarsi al meglio è ineludibile e quello di mettersi nelle mani del Signore altrettanto necessario per colui che vive con coerenza la sua fede. Ed è quello che sto facendo, anche se in certi momenti di debilitazione non è facile: spesso ti verrebbe da desistere e ti chiedi, come hanno fatto gli apostoli descritti dal vangelo di oggi, se effettivamente lassù qualcuno ti sta ascoltando. In realtà Gesù è sempre con noi sulla stessa barca e sta vivendo le nostre angosce, ma questo non ci autorizza a lasciare che il natante vada alla deriva. Essi lottarono con tutte le loro forze contro i flutti (chiara rappresentazione del Male), solo che sembrava che al Maestro non importasse assolutamente nulla, perché dormiva tranquillamente. Prima di svegliarlo, chissà cosa si saranno detti o che riguardi si saranno fatti, ma alla fine hanno ceduto, redarguendolo oltretutto con la frase: “Maestro, non t’importa che siamo perduti?” Umanamente comprensibile, ma doppio errore! Il primo di non rendersi conto di Chi c’era a bordo con loro e il secondo di dare per scontato di essere ormai perduti. L’epilogo lo conosciamo e pure quante volte c’è stato detto che se avessimo una fede grande come il granello di senapa saremmo noi stessi a comandare al vento impetuoso e al mare in tempesta. Ma tant’è. Quasi sempre il nostro fervore è determinato dall’impellenza degli avvenimenti contingenti, non dalla carica di amore e di consapevolezza di un Dio attento e misericordioso, per cui anche il nostro stesso sforzo viene contenuto, perché ci manca il “punto d’appoggio”. Allora è triste sentirsi ribattere: “Non avete ancora fede?”.

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