Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Il garante e il sedicente leader

Inserito il 11 Luglio 2021 alle ore 10:01 da Plinio Borghi

Il garante e il sedicente leader sono diventati il tormentone estivo di quest’anno, del quale, a dire il vero, non sentivamo proprio il bisogno. Evidentemente la pandemia ha allentato la fantasia di parecchi settori e quindi dobbiamo accontentarci di ciò che passa il convento. Ad ogni modo come telenovela non è poi così male, perché non mancano sia attori col cliché della mediocrità sia momenti, per così dire, di suspense che già sul nascere lasciano presagire il seguito. Forzando un po’, vi sono pure similitudini bibliche: l’investito dall’alto, grillo parlante per antonomasia, contornato da apostoli racimolati dagli angoli e dalle professioni più disparate, propostosi come salvatore di una patria ‘sì bella e perduta, s’è ritrovato con un nobile solo di cognome, non proprio voluto da lui, ma poi digerito ob torto collo, sul quale porre le fondamenta del nuovo movimento. Sennonché questi non l’ha proprio tradito (un po’ sì), ma s’è ammalato di leaderismo e tenta di mordergli il calcagno. Riusciranno i nostri eroi a sopravvivere o la pietra d’angolo, diventata d’inciampo, finirà per sgretolare la torre di Babele? Quesito sul quale non vale la pena di trascorrere notti insonni! Pure la liturgia si perita di non risparmiarci tormentoni estivi, ma vuoi mettere! Questa è musica per le nostre orecchie intorpidite e soprattutto, pur invariata da duemila anni, è sempre fresca e vivace e scende simile a balsamo a ravvivare lo spirito. Non ha bisogno di momenti di suspense: tutto è già noto, ma è lì per essere riletto perché si presta a interpretazioni sempre più rinnovate e attualizzate, non solo, ma la sua diffusione è sempre in essere. È appunto il tormentone di Gesù in questo periodo: annunciare la lieta novella, il Regno che è già qui, anche se non ancora compiuto. Tale è lo zelo e la convinzione che lo animano che, l’abbiamo visto domenica scorsa, è andato a sfidare persino l’incomprensione del suo paese natio. Oggi addirittura organizza i discepoli per recarsi a due a due ad allargare l’opera redentrice, insegnando loro un metodo di approccio ben preciso, che resta valido ancora oggi per noi. Che c’azzecca ciò con la premessa? Forse è stata la risposta di Amos in prima lettura, dopo l’invito a togliersi dai piedi dalla terra di Giuda: “Non ero né profeta né figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo piante di sicomoro. Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge e mi disse: va’, profetizza al mio popolo Israele”. Per un’associazione d’idee.

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