Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Mangiare per vivere…

Inserito il 25 Luglio 2021 alle ore 10:00 da Plinio Borghi

Mangiare per vivere è una delle cose che ci sembra di dare scontate nella vita, anche se poi nei fatti, con disinvoltura, spesso mettiamo il piacere della tavola al centro dell’attenzione. Non è cosa sbagliata di per sé, perché sarebbe ridicolo non godere dei momenti che dedichiamo alla nostra alimentazione e non alzare il livello del gusto, giusto veicolo per accostarci al cibo, ma quando la tendenza diventa eccessiva e quasi maniacale, fino ad arrivare a vivere per mangiare, allora diventa un problema serio. E non mi riferisco solo al tempo che si dedica alla vera e propria consumazione, ma anche a tutto quello che s’impiega in acquisti, preparazione, informazione, “formazione” alla conquista dell’abilità, studio delle diete, ecc. ecc. Il fatto che non ci sia programma televisivo o giornale o rivista che non riservino un ampio spazio all’argomento la dice lunga su quale sia il livello di coinvolgimento. Se dedicassimo il medesimo tempo al nostro nutrimento culturale e spirituale, saremmo un popolo superlativo, domineremmo il mondo, avremmo una carica interiore da far impallidire gli asceti più convinti. Se poi, nel soddisfare le esigenze anche materiali, ci premurassimo di condividere come facciamo attorno al desco, nella carità non avremmo da imparare più alcunché. Invece la realtà è ben diversa e oggi il vangelo ci richiama come sempre a mettere ordine nelle cose. Gesù era uno che amava stare con i piedi sotto il tavolo e in buona compagnia, quindi non demolisce l’impianto, solo lo qualifica, proiettandolo anche come momento di apostolato e di parificazione di tutte le esigenze degli uomini, uniti in un solo spirito, che va mantenuto nell’amore e nel vincolo della pace, come ci suggerisce San Paolo nella seconda lettura. La moltiplicazione dei pani e dei pesci, ripresa da tutti e quattro gli evangelisti, vuol dimostrare quanto ci tenga il Maestro alle esigenze fisiche della gente, anche ai fini di porla nelle condizioni migliori di ascolto, e ci insegna il modo più consono per soddisfarle: solidarietà, essenzialità, condivisione, niente sprechi, attenzione. Tutti elementi che stanno alla base dell’istituzione e della pratica dell’Eucaristia, cibo ineludibile per la nostra sopravvivenza spirituale, alla quale dovremmo approcciarsi con lo stesso criterio col quale rispondiamo alle esigenze del corpo. Recita infatti la colletta: “… aiutaci a spezzare nella carità di Cristo anche il pane terreno, perché sia saziata ogni fame del corpo e dello spirito”.

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