Inserito il 8 Settembre 2021 alle ore 17:13 da Don Gianni Antoniazzi
Sabato 11 settembre si terrà la prima assemblea di Vicariato. Vi partecipano anche alcuni laici in rappresentanza delle comunità cristiane. Non mancheremo di dare notizia del risultato. Per ora valgono queste parole del Vicario.
Una settimana fa l’edizione locale del Gazzettino dava ampio spazio ad un prossimo evento che interessa il vicariato di Mestre. È la convocazione della prima assemblea, a cui parteciperanno due laici per ciascuna delle venticinque parrocchie, insieme ai loro preti e diaconi. La notizia sta suscitando delle attese e viene facile attribuirle dei particolari significati. Conviene quindi mettere in luce quali sono i buoni motivi, da cui parte e a cui si ispira tale iniziativa ecclesiale.
- L’assemblea serve a far nascere il vicariato, cominciando dal conoscere nomi e volti di fratelli e sorelle, per poi riconoscersi partecipi di un cammino comune. Non si può dare per scontato – se non a segmenti – che vi sia una comunicazione vera tra comunità e una cordiale stima reciproca.
- L’assemblea si ispira alla cultura dell’incontro e ne accetta la sfida. Provoca ad uscire dalle proprie sicurezze e paure. Se impariamo a condividere le nostre povertà, potremo arricchirci reciprocamente nella fede e nella testimonianza.
- L’assemblea offre un orizzonte concreto – e non formale – nel quale vivere la nostra missionarietà. È la città di Mestre, che – come Ninive – ha bisogno di una voce profetica che la percorra tutta e la scuota richiamandola a ricordarsi di Dio. Faremo ancora come Giona, fuggendo in direzione contraria al mandato ricevuto o ripiegandoci nelle nostre solitarie lamentele?
don Natalino Bonazza
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Inserito il 5 Settembre 2021 alle ore 10:02 da Plinio Borghi
La riprovazione di Mattarella rivolta gli Stati europei che a parole reclamano la difesa dei diritti degli afghani, con particolare attenzione alla condizione delle donne e dei bambini, destinati a prospettive poco allettanti, ma poi nei fatti poco o nulla fanno per la loro accoglienza, anzi la ostacolano, ci inorgoglisce e cade a fagiolo col vangelo di domenica scorsa, quando Gesù citava Isaia con “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me”. In queste circostanze, purtroppo, tornano alla ribalta tutti gli errori che si sono compiuti nel processo di costituzione dell’Unione Europea, a partire da uno statuto non agganciato fermamente ai principi che stanno alla base della nostra identità e a finire col guardarsi bene dal rinunciare a qualche prerogativa propria di uno Stato sovrano, come la politica estera e la difesa. Siamo un’unione di facciata, le cui vergogne abbiamo tentato di nascondere dietro la minuta foglia di fico dell’Euro e di qualche intesa economica, senza apprezzabile successo, vista la fuga di pezzi da 90 come l’Inghilterra. Un’analisi estranea potrebbe tranquillamente decretare che non abbiamo fatto per niente bene ogni cosa, al contrario di quello che i suoi contemporanei dicono del Messia nella pericope in lettura oggi: “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti”. Egli realizza il progetto di salvezza di Dio, profetizzato sempre da Isaia. Perché i nostri modesti profeti, fautori di quest’Europa, non si sono tosto preoccupati di un modello decente da porre come obiettivo, prima di attrezzarsi come dilettanti allo sbaraglio? Avremmo almeno avuto un termine di paragone per sapere se ogni cosa era stata fatta secondo i criteri corrispondenti al progetto. Macché. E così oggi stiamo rincorrendo il contingente, come abbiamo fatto con i vaccini, aggrappandoci a dichiarazioni che puzzano più di fasullo che di buone intenzioni. Gesù continua invano a miracolare sempre i deboli, gli emarginati, gli indegni agli occhi dei benpensanti, per far passare il senso della buona novella, che, ovvio, ha mire più elevate, che però non possono prescindere dall’attenzione al corpo e alle persone, specie se diseredate, come sono oggi gli afghani. La nostra dignità di cristiani non passa per l’occhio di riguardo al potentato economico, come ci avverte San Paolo, bensì per come ci atteggeremo verso i nuovi arrivi. Inutile aggiungere che ogni cosa che faremo a ognuno di loro, sarà come fatta a Cristo: lo sappiamo molto bene.
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Inserito il 2 Settembre 2021 alle ore 12:32 da Redazione Carpinetum
Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 5/9/2021. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.
Lettera aperta e altre informazioni sulla parrocchia possono essere consultate anche tramite il nostro bot Telegram ufficiale:
https://t.me/ParrocchiaDiCarpenedoBot
Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.
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Inserito il 2 Settembre 2021 alle ore 12:12 da Don Gianni Antoniazzi
Davanti ci sono le settimane più delicate dell’intero anno pastorale. Le nostre comunità cristiane riprendono il cammino in modo finalmente convinto dopo almeno un anno e mezzo di incertezze
Il mese di settembre ha qualche cosa di decisivo. Con la conclusione dell’estate e delle vacanze, c’è la ripresa della scuola e delle attività quotidiane più ordinarie. Questa comunità cristiana avvia il nuovo anno Pastorale. Negli ultimi 18 mesi tutto è stato compiuto navigando “a vista”. È ormai necessario adesso formulare un progetto, pur semplice e modesto, per i prossimi 12 mesi, con la speranza che non vengano altre varianti a cambiare i piani.
Vi sono delle condizioni che invito tutti a rispettare.
La prima è di aver cura della salute propria e altrui. Papa Francesco e il Presidente Mattarella ribadiscono che sia un gesto di carità fraterna farsi il vaccino. Noi ci muoviamo tutti su questa linea.
Secondo: dopo mesi di isolamento è importante aver cura di un cammino comune: i vari gruppi di questa comunità e le parrocchie del nostro vicariato devono riprendere a camminare unite, insieme.
Terzo: serve una profonda disponibilità a venirsi incontro e comprendersi nuovamente, ciascuno nelle proprie necessità. È un esercizio spirituale al quale forse non eravamo più abituati. È invece la condizione ordinaria per vivere.
È importante, infine, come in ogni ripresa, sapere perché e per chi facciamo le nostre attività. L’obiettivo della parrocchia è l’incontro col Signore Gesù. Poi tutto aiuta: anche la partita a calcio e a pallavolo, anche l’uscita coi lupetti. Tutto aiuta, dicevamo, ma non tutto è ugualmente prezioso. Se un’attività distoglie dall’incontro col Signore Gesù, essa, alla fine, risulta addirittura poco adatta alla nostra vita comune.
don Gianni
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