Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

L’attesa per noi volge al termine

Inserito il 19 Dicembre 2021 alle ore 09:55 da Plinio Borghi

L’attesa per noi volge al termine, ma la liturgia ci propone un fatto che la precede: la visita di Maria alla cugina Elisabetta. Sembrerebbe un fatto distonico e che forse avrebbe potuto trovare la sua più consona collocazione subito dopo l’Immacolata, quando l’evangelista descriveva l’annunciazione. Invece, e credo non sia fortuito, è in perfetta sintonia con le conclusioni che abbiamo tratto domenica scorsa: la gioia della prospettiva si coglie attraverso l’apertura agli altri con generosità e solidarietà. Sono proprio le ragioni per cui la giovane Donna incinta, che il moderno buon senso indurrebbe alla calma e al riposo per agevolare il procedimento della sua gravidanza, allora si mise in moto e percorse con mezzi di fortuna la bellezza di oltre 150 chilometri per andare ad accudire la parente ormai al sesto mese di gravidanza e non certo tanto giovane, come le aveva rivelato l’Angelo. Non si può definire una passeggiata, peraltro fra le montagne di Giuda. Fu comunque il preludio di un ruolo che la Madre del Salvatore avrebbe poi mantenuto per sempre: quello di esserci “aiuto” nelle difficoltà e non solo materiali. È altresì la dimostrazione concreta che l’occhio di riguardo nei confronti del prossimo non richiede grandi azioni di protagonismo o di eroismo, ma solo gesti semplici e pratici di estrema efficacia. Per noi, oggi, l’occasione è buona anche per consolidare la fede sulle circostanze dell’incarnazione: l’incontro fra le due cugine è prorotto in quel dialogo che è alla base delle due preghiere più belle che rivolgiamo alla Madonna: l’Ave Maria (che inizia col saluto stesso dell’Angelo) ed il Magnificat, un inno all’enorme e stravolgente potere che scaturisce dalla disponibilità. Ed è appunto su tale atteggiamento che fa leva l’evento cui stiamo per assistere: la disponibilità rende fecondi e di conseguenza ricettivi. In questa domenica, cantando l’Antifona d’ingresso, noi sollecitiamo i cieli ad aprirsi e a far piovere il Giusto (rorate caeli desuper et nubes pluant justum), però sappiamo benissimo che se la pioggia trovasse il terreno arido non avrebbe modo di penetrare e di provocare l’effetto naturale che le compete e cioè di far germogliare. Nessun fenomeno può realizzarsi se noi non ci apriamo al progetto di salvezza (aperiatur terra et germinet Salvatorem) e Maria è la dimostrazione di questo intervento di scambio. Se ne deduce che non c’è Natale se non con la concomitanza attiva di entrambi gli atteggiamenti. Predisponiamoci all’accoglienza.

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