Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Il metro della produttività

Inserito il 20 Marzo 2022 alle ore 10:00 da Plinio Borghi

Il metro della produttività è sempre stato quello più usato in campo lavorativo ed economico. Mi ricordo ancora come, agli albori dei primi movimenti sindacali, i licenziamenti andassero alla grande soltanto su tale base e come noi, dipendenti pubblici, fossimo considerati più parassiti che produttori di servizi, come tanto tempo dopo fummo classificati, tant’è vero che anche gli emolumenti risentivano molto di tale valutazione. Ne è passata di acqua sotto i ponti, ma, pur essendo usato con meno disinvoltura e pretestuosità di allora, il metro è rimasto pressoché lo stesso, anzi, possiamo dire che ha trovato motivi di estensione anche in altri campi, quali il volontariato e l’istruzione, per citarne un paio, non disdegnando settori come la religione e la cultura. Naturalmente i criteri sono diversificati e per certi versi la produttività non va intesa come fine, bensì come mezzo, ma la sostanza non cambia. Altrimenti quale altro significato attribuire alla parabola del fico infruttifero riportato nel vangelo di oggi? Quella pianta occupava uno spazio improprio nella vigna ed erano tre anni che non faceva il suo dovere: il padrone era ai limiti della pazienza e lo voleva sradicare tout court, se non fosse stato per l’intercessione del vignaiuolo. È chiaro che nemmeno nella vigna del Signore è lecito vivacchiare e fare i parassiti, com’è evidente che anche l’infinita misericordia di Dio ha dei limiti (scusate l’ossimoro), determinati appunto dal nostro impegno e dal risultato, che non sta sulle parole ma nei fatti. Lo premette anche Gesù all’inizio del brano di cui stiamo parlando, quando qualcuno si lagnava con lui perché Pilato mescolava il sangue dei galilei con quello dei loro sacrifici: “Loro non erano più peccatori di voi e, se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo”. Torna il discorso della conversione, che, in definitiva, vuol dire “fare frutto”, mettere cioè in pratica in modo pieno e concreto il ruolo che siamo chiamati a ricoprire come seguaci di quel Cristo che si è messo totalmente in gioco per noi. La voce del Padre nella nube sul Tabor di domenica scorsa concludeva con un ordine: “Ascoltatelo!”, che non va inteso come un passivo “statelo a sentire”, ma “seguitelo!”, calcatene le orme. La Quaresima è un momento favorevole per fare il punto e la verifica. Qualora ci accorgessimo di essere fichi poco produttivi, una bella zappata attorno alle radici e una bella concimata possono rigenerarci. Attenzione, il licenziamento in tronco è sempre alle porte.

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