Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera aperta del 12 aprile 2015

Scritto il 8 Aprile 2015 01:07 da Redazione Carpinetum

Pubblicata lettera aperta del 12/4/2015. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

La religione più diffusa

Scritto il 8 Aprile 2015 12:51 da Don Gianni Antoniazzi

Il Vangelo dichiara mondi tutti i cibi: l’Uomo non dipende da quello che entra nello stomaco ed esce nella fogna, ma da quello che esce dalla bocca e inquina il cuore

Quasi per sbaglio, alla radio ho ascoltato una notizia singolare. Alcuni studiosi sostenevano che la “religione” più diffusa in questo momento è quella “alimentare”. Nel senso che molti hanno dato al cibo una vera e propria dimensione religiosa, con tanto di dogmi alimentari, scismi, anatemi e quant’altro, nella convinzione che un’alimentazione opportuna può dare senso compiuto alla persona.

Condivido l’attenzione per ciò che mangiamo. Ricordo la metà degli anni ‘80 quando tanti allevamenti di campagna usavano estrogeni sugli animali in modo quasi abituale. Ricordo il vino all’etanolo e le verdure con fosfati d’ogni genere. Chissà cos’è passato nelle nostre tavole e di cosa ci siamo nutriti in quegli anni! Ricordo che, nei pranzi di casa, mia madre si vantava di servire solo prodotti nostrani. Immagino che questo abbia aiutato non poco la nostra salute. Credo che in quegli anni anche i medicinali degli animali siano praticamente entrati nei nostri organismi, così che oggi non punterei mai il dito contro Dio, ma attribuisco alla nostra superficialità le malattie del tempo presente.

Dall’altro canto dobbiamo essere prudenti. Non si può certo ridurre la persona al proprio stomaco. Giusta l’attenzione per il cibo, ma è necessario anche per gli altri aspetti della vita umana. Siamo fantasia, intelligenza, volontà e speranza, siamo affetto e sentimento, ma anche memoria e disciplina. Nella nostra vita ci misuriamo con un ventaglio sorprendente di tensioni, rancori, dolori, fatiche, egoismi cupidigie e avidità di ogni genere. Tutto concorre al bene-essere dell’uomo o al nostro malessere. La proposta del Vangelo è la più equilibrata che conosca. Bene l’attenzione alimentare, ma è necessario uno sviluppo completo altrimenti saremo perennemente zoppi, con una sola parte della nostra persona sviluppata e il resto dell’organismo atrofizzato.

don Gianni

Gioia liberatoria!

Scritto il 5 Aprile 2015 12:28 da Plinio Borghi

Gioia liberatoria! Non c’è qualcosa di particolare che celebriamo oggi che non si celebri in tutte le Eucaristie, come non c’è passo della liturgia odierna che non sia uguale a quello di tutti gli altri giorni di Pasqua sin qui vissuti. Eppure l’atmosfera è sempre diversa, perché tu sei ogni anno diverso, come lo è il contesto in cui ti muovi. Usciamo da un percorso che, se si è fatta attenzione, ha presentato una serie di novità, ha aperto prospettive inaspettate, ti ha fatto approfondire la Parola in un modo che prima non avevi considerato, ti ha meravigliato perché dopo duemila anni la sua attualità non è venuta meno, ti ha procurato sensazioni nuove, ti ha agevolato un’introspezione per scoprire di più te stesso e il tuo rapporto con Dio, hai penetrato ancor più il grande mistero della redenzione. Sì, deve essere successo tutto questo, se siamo convinti che stiamo vivendo un periodo forte, se non riteniamo che il tempo della vita sia trascorso invano, se non vogliamo che tutto ci sia passato sopra la testa senza che ce ne siamo accorti. Ciò ha creato stati d’animo che si sono alternati a mano a mano che la liturgia quaresimale si snodava, con momenti anche di angoscia e di sconforto, come si considerava la settimana scorsa, ma sostenuti dalla speranza di una prospettiva che solo la Resurrezione rende concreta. Ecco perché si può parlare di gioia liberatoria ed è giusto che la frenesia che ha accompagnato gli apostoli allora, mentre non facevano che correre su e giù dal sepolcro, debba trasmettersi anche a noi, nel nostro tempo. Avremo modo di cogliere, nei giorni seguenti e fino a Pentecoste, una miriade di spunti. È curioso vedere come i discepoli di Emmaus, pur essendosi fatta sera, si siano precipitati a raccontare la loro esperienza agli altri, dopo aver riconosciuto Gesù dal gesto di spezzare il pane. Perché non siamo così solerti anche noi nel riconoscerlo ogni volta che partecipiamo all’Eucaristia e assistiamo alla ripetizione, sempre speciale, di quel gesto che Egli stesso ci ha dato mandato di compiere per perpetuare la sua presenza fra noi? Perché non adottiamo la stessa euforia nel partecipare agli altri la contentezza nel riviverlo? Con questo stimolo diventa entusiasmante tornare ad augurarci BUONA PASQUA!

Buona Pasqua

Scritto il 5 Aprile 2015 12:01 da Don Gianni Antoniazzi

La celebrazione della Pasqua rinnova per noi la certezza che l’amore di Dio ci farà uscire dalla tomba. La morte non è l’ultima parola: è il passaggio al giorno senza tramonto

Il Natale è una festa comprensibile a tutti, all’insegna della bontà e della fratellanza. Pasqua, invece,  ha senso unicamente per chi crede per chi crede. Qualcuno prova a darle i tratti della primavera e del rinnovamento, ma essa resta segnata da un significato diverso e intenso.

Celebra l’Amore di Dio per l’uomo, vittoria definitiva sulla nostra morte. Gesù di Nazareth, amico fedele, ci resta accanto nella sera e noi staremo nella sua amicizia dopo la morte.

La festa odierna riguarda dunque il senso della vita e la paura del morire, la capacità di amare senza misura e di sostenere l’odio del fratello. La parola “Pasqua” viene dal vocabolo ebraico “passaggio”: non è una celebrazione per “residenti”, ma per chi marcia verso un giorno senza tramonto.

Augurare “buona Pasqua” vale a dire “tutto è di passaggio, cammina e fidati del Risorto”.

don Gianni

Lettera aperta del 5 aprile 2015 (Santa Pasqua)

Scritto il 3 Aprile 2015 11:00 da Redazione Carpinetum

Pubblicata lettera aperta del 5/4/2015 (Santa Pasqua). Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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