Inserito il 8 Gennaio 2020 alle ore 18:22 da Don Gianni Antoniazzi
Carpenedo segue il trend nazionale di calo delle nascite e di invecchiamento della popolazione. Si accentuano un po’ difficoltà e fragilità. L’età media è più su di 6 anni. Speriamo nella ripresa
Diamo conto della situazione della nostra parrocchia per il 2019. Ci sono stati 35 battesimi. Negli anni precedenti rispettivamente 45 e 31. Il dato preoccupante è che soltanto 12 sono quelli del territorio parrocchiale (162 nel 1966). In linea, dunque, coi dati della benedizione delle famiglie c’è un crollo di natalità. I ragazzi della prima Comunione (nati 2009) sono stati 75, dei quali 32 residenti in parrocchia. Nei due anni precedenti sono stati 49 e 68. Si legge così: in 10 anni, dal 2009 al 2019, le nascite si sono ridotte di quasi due terzi. Le cresime (seconda media) sono state 56 (prima 47 e 64): meno della metà residenti in parrocchia.
Sui funerali si registra un incremento: nel 2019 sono stati 77 contro i 62 dell’anno precedente. Vanno aggiunti i molti celebrati in cimitero. Anche questo emerge nel corso della benedizione delle famiglie. Aumentano dunque i morti, anche se sono più anziani: cresce infatti l’attesa di vita.
C’è poi la questione dei matrimoni. Nel 2019 abbiamo celebrato 9 volte questo Sacramento (prima 13 e 11), ma soltanto 2 coppie erano della parrocchia. Il matrimonio non è più un modo per iniziare la famiglia, ma diventa una tappa significativa nell’amore di due persone che già da tempo vivono insieme e talvolta hanno figli. È il momento in cui gli sposi decidono di accogliere la presenza di Dio nel loro amore.
Nel complesso la parrocchia mostra un volto sempre più anziano. Non si tratta di un processo irreversibile come oramai è a Venezia: dipende soltanto da noi far ripartire la locomotiva.
don Gianni
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Inserito il 5 Gennaio 2020 alle ore 09:15 da Plinio Borghi
L’epilogo si fa inizio. Nella comune concezione di questo periodo natalizio che volge al termine, l’Epifania ne segna la conclusione: tutti i richiami religiosi e profani vengono riposti e l’attenzione tende a rivolgersi ad altro. Ci mettiamo alle spalle il vissuto, come se dovessimo relegarlo solo a livello di esperienza, in analogia a quanto facciamo con i fatti comuni della vita. In realtà il Natale non può essere inteso così, innanzi tutto in quanto evento straordinario e poi perché, anche in campo spirituale, è una nascita a tutti gli effetti, senza la quale anche gli atti successivi, pur se determinanti come lo sono la morte e la resurrezione, non sarebbero potuti accadere. Va da sé che di quel momento e dei suoi effetti va fatto costante riferimento nel proiettare il nuovo anno che ci aspetta, sotto ogni profilo. L’Epifania, la prima manifestazione di quello che è successo a Betlemme, diventa pertanto l’inizio del percorso, che sarà articolato, ce lo insegnano i Magi, nell’incessante ricerca (pensiamo agli studi che hanno intrapreso i Magi, oltretutto pagani, per interpretare le sacre scritture e al lungo cammino che hanno intrapreso) e nel portare sempre nel cuore questo stimolo del rinnovamento. Una siffatta nascita deve costituire sempre un totale stravolgimento, sia perché lo è effettivamente stato sul piano storico, influendo sulla vita di tutti e a livello globale, tanto da non poterne prescindere, sia perché, se non lo fosse ancora oggi, sarebbe inutile anche il semplice farne memoria. Per questo la Chiesa continua a proporre a più riprese in questo periodo storico il Prologo del Vangelo di Giovanni, che una volta si leggeva al termine di ogni Messa. Lo fa anche oggi seconda domenica dopo il Natale: esso riassume sinteticamente ed efficacemente il progetto di salvezza. Nella vecchia liturgia, quando si proclamava la parte centrale della pericope, “E il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”, ci si inginocchiava, per sottolineare la funzione di perno che un simile evento occupava, non solo nell’avventura umana, ma anche nel pensiero di Dio e del suo progetto. Un attimo prima, però, si evidenzia come il mondo non lo abbia riconosciuto: “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto”. Umanità ingrata! Ciò nonostante ancora prediletta e salvata. Resta a noi credenti un compito: non rendere vano l’amore che Dio ci ha dimostrato facendo in modo che anche il Natale testé trascorso diventi sempre più volano per la storia di tutti. Il compito per quest’anno è assegnato.
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Inserito il 1 Gennaio 2020 alle ore 10:00 da Don Gianni Antoniazzi
Sappiamo che per gli antichi nell’augurio, secondo criteri magici, c’era insito un “buon presagio”. Noi lo usiamo come auspicio per un buon anno, ma occorre anche tanto impegno personale
Senza speranza, non ha senso volgere lo sguardo al futuro. Chi fra noi è votato al “sempre peggio” non ha di che brindare. Chi invece porta nel cuore la prospettiva del “giorno senza tramonto” ha innumerevoli ragioni per farsi gli auguri e chiedere che Dio sostenga i passi quotidiani.
Anche la parrocchia desidera porgere a tutti un sincero augurio di un Buon Anno 2020. È una speranza che coinvolge pure la comunità laica del nostro territorio e ci unisce tutti, anche con chi non ha la fede nel cuore. D’altronde, soltanto insieme potremo edificare un futuro ricco di vita. Valgono su tutte le parole del poeta M. L. Haskins.
don Gianni
Dissi all’uomo che stava
all’inizio dell’anno:
“Dammi una lampada
affinché possa inoltrarmi
sicuro nell’ignoto”.
Egli mi rispose: “Esci nella notte
e metti la tua mano
nella mano di Dio … ti sarà
più utile della luce e più sicuro
di una strada conosciuta”.
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Inserito il 1 Gennaio 2020 alle ore 09:45 da Redazione Carpinetum
Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 5/1/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.
Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Ss. Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.
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