Inserito il 7 Novembre 2015 alle ore 11:02 da Don Gianni Antoniazzi
È già arrivato il mese di novembre e la prima settimana se n’è quasi andata. Lasciate che però vi ricordi la bella tradizione della nostra parrocchia, quella di pregare ogni sera, in questo mese, per i defunti della nostra parrocchia, via per via.
Ecco l’elenco delle vie e dei giorni della prossima settimana nei quali ricorderemo i defunti alla S. Messa feriale. Ciascuno di noi cerchi, se possibile, di accompagnare questi nostri fratelli con la preghiera e, se fosse il caso, di partecipare alla S. Messa.
- lunedì 9: via Goldoni e via Sem Benelli;
- martedì 10: via Vallon, via Dri, via Montemerlo e via Monteberico;
- mercoledì 11: via Montegrotto, via Venturi, via Fridatti e via Rossi;
- giovedì 12: via Passo Falzarego;
- venerdì 13: via Nuova e via Cadore.
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Inserito il 4 Novembre 2015 alle ore 17:37 da Don Gianni Antoniazzi
Nonostante i secoli, sembra che il Vangelo non abbia piegato il ferro resistente del male. Cupidigia, odio, rabbia e invidia continuano a ferire come un tempo?
Vi sono segni di sconforto: cresce la distanza fra politica e cittadini; la legge, pur scrupolosa, non porta giustizia e serenità. Mancano soluzioni per la crisi; restiamo impotenti per le malattie più gravi. Non troviamo rimedio ai sentimenti di rabbia e odio. Sorge il sospetto che per tanti secoli il cristianesimo abbia battuto il ferro a vuoto.
Anche la Chiesa talora appare distante dalla proposta di Gesù. Papa Bergoglio vuole un Vaticano più sano, ma le persone più vicine lo tradiscono. Gli sforzi per rendere la comunità cristiana capace dei tempi presenti vengono ostacolati da ogni parte.
La nostra comunità non fa eccezione. Diciamo che faremo un incontro e poi abbiamo poche presenze, puntiamo ad un’uscita e la rinviamo, organizziamo un gioco e neppure riusciamo ad avviarlo. Ci prendiamo un impegno e all’ultimo lo smentiamo. Siamo inefficaci come gli altri.
Anche a livello personale, sentiamo il tempo che scorre veloce e vorremmo vedere un risultato in più.
Ahimè: Dio solo conosce l’esito del nostro lavoro. Capiremo il senso della storia quando saremo al suo cospetto. Attenti bene però. Qui dobbiamo cambiare stile. Ogni nostra idea deve il “giogo” della realtà. Vale a dire: dobbiamo inquadrarci nei fatti. Ogni pensiero astratto deve trasformarsi in una proposta capace di stare nel tempo. È vero: quando un’idea prende corpo perde bellezza. Gli ostacoli della vita riducono la forza dell’immaginazione. Questa però è l’unica via per colpire efficacemente il ferro della Storia. Diversamente la vita dell’uomo resta una poesia sterile.
Ripensiamo gli interventi: che siano sereni, vivaci, ma anche adeguati ai fatti. Questo non per imporre il Vangelo ma essere capaci di raggiungere la vita della gente.
don Gianni
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Inserito il 28 Ottobre 2015 alle ore 18:10 da Don Gianni Antoniazzi
Quale indicazione ci ha dato il Sinodo? È presto per parlarne, perché manca il documento definitivo del Papa. I giornali però hanno fatto molta confusione e qualcosa va chiarito subito
Si è concluso il sinodo sulla famiglia. Cosa ne è uscito? Va detto che manca il passaggio conclusivo ovvero il documento del Papa. Qualcuno però vuole ugualmente capire le indicazioni concrete. Ebbene: le domande poste nel Sinodo sono forse più incisive ancora delle risposte.
Riporto qualche considerazione.
Cambia un poco il volto della Chiesa. Al Sinodo molti hanno parlato con franchezza, anche vivace, ma senza mai divisioni. La Chiesa, pur sempre fedele al suo Signore, si è dimostrata capace di dialogo e cambiamento e, senza divisioni, prosegue unita nel rinnovamento.
Il Sinodo, dunque, è rimasto al riparo da veleni e dissidi (Card. Parolin) e il consenso dei voti ha sempre superato i 2/3, fatto insperato.
Il documento finale è pervaso di vita e misericordia. Quest’ultima parola ricorre 31 volte e sempre con un accento prezioso. Traspare dunque un’immagine di Dio non giudice inflessibile, di fronte al quale nessuno è giusto, ma Padre misericordioso che va in cerca di ogni uomo, pur misero. Tutto questo è forse più importante ancora delle conclusioni sinodali. Anche la famiglia, così come la propone il Vangelo di Gesù, è raccontata con una vitalità e una intensità straordinarie: merita la lettura.
Ci sono poi le questioni più concrete. Andiamo con ordine. Per l’annullamento del matrimonio tutto è più snello. Nei casi più chiari ed evidenti il giudizio spetta al vescovo, pastore della diocesi. In queste occasioni, dunque, non serve un appello oppure un ricorso al Vaticano.
I divorziati non risposati “spesso sono testimoni della fedeltà matrimoniale e vanno incoraggiati a trovare nell’Eucaristia il cibo che li sostenga nel loro stato”.
Quanto invece a chi si è risposato, caso per caso, spetta al sacerdote aiutare il discernimento per comprendere “ciò che ostacola la possibilità di una più piena partecipazione alla vita della Chiesa”. In sostanza: la Comunione sacramentale è dunque frutto di un cammino di conversione, condiviso con un sacerdote. Sarà necessario tener conto del comportamento verso i figli, dei tentativi di riconciliazione, della situazione del partner abbandonato, delle conseguenze della nuova relazione sul resto della famiglia e dell’esempio da dare ai giovani. Tuttavia la porta non viene chiusa a nessuno e per tutti c’è una misericordia possibile.
Non si tratta di un colpo di spugna: il cammino intrapreso dalla Chiesa è ricco di misericordia, ma anche chiaro nel proporre la famiglia quale futuro per i nostri giovani.
don Gianni
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Inserito il 23 Ottobre 2015 alle ore 10:11 da Don Gianni Antoniazzi
Desidero ricordare che da questa domenica, 25 ottobre 2015, ritorniamo all’ora solare. Si dorme un’ora in più. Teniamone conto per l’orario delle Sante Messe. Resta lo stesso di sempre, ma di fatto si viene a Messa un’ora dopo.
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Inserito il 21 Ottobre 2015 alle ore 18:13 da Don Gianni Antoniazzi
L’anno scorso, durante una Messa celebrata a S. Marta, Papa Francesco ha chiesto di imparare la fede dai santi del quotidiano: ammalati, anziani, mamme, padri, preti
Domenica prossima celebreremo la solennità dei Santi. Nel cuore dell’autunno, dopo le vendemmie, i raccolti e la mietitura, contempliamo le tante vite sacrificate per Dio nel nascondimento del tempo quotidiano: sono frutti maturi, segnati dalla fragilità umana, suscitati dall’amore e dalla grazia di Dio in mezzo a noi.
È una festa contro la solitudine: non siamo soli nel cercare il Vangelo. È una comunione vivente di amici e parenti, persone care, sconosciute agli occhi del mondo.
Qualcuno pensa che la Chiesa sia in crisi e ritiene tramontato l’entusiasmo dei primi secoli. Non è così. Mai tanti cristiani sono stati proclamati santi come negli ultimi decenni. Mai abbiamo avuto una numero tanto alto di martiri (qualcuno calcola 4 milioni i martiri cristiani, la metà solo nel ’900).
Facciamo fatica a riconosce il “santo” in mezzo a noi. Forse cerchiamo non l’amico di Dio, il discepolo del Signore, ma l’ecclesiastico di successo, l’opinion leader, il trascinatore di folle, la star mediatica capace di una parola, magari a basso prezzo, su qualsiasi argomento di moda.
La festa dei Santi ci viene incontro e ci dice chi è Santo: colui che ogni giorno, senza pretese di riconoscimento, ascolta e mette in pratica il Vangelo, pur in mezzo a mille incomprensioni, insuccessi e fragilità. Gli amici di Dio sono uomini e donne nascosti, capaci di vivere quotidianamente la lucida resistenza alle nuove idolatrie, nella paziente sottomissione alla volontà del Signore, nel sapiente amore per ogni essere umano, immagine del Dio invisibile.
don Gianni
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Inserito il 14 Ottobre 2015 alle ore 19:01 da Don Gianni Antoniazzi
È importante chiarire cosa sia la Carità evangelica. Non una buona azione, bensì una disposizione costante di apertura all’altro: non solo accondiscendere il fratello, ma edificarlo
Il legame fra genitore e figlio esprime forse la carità più alta. Madre e padre danno tutto: questa scelta fa crescere la famiglia, in ogni senso. Forti di questo dono, i più giovani accolgono le fatiche del passato, camminano nel presente pur ferito, si aprono al futuro anche quando appare sinistro. Quello dei genitori è un amore forte, esigente e concreto. Chi invece accondiscende al capriccio non è benevolo, ma apre alla regressione, non offre né radici né ali, abbandona i figli nell’immaturità.
Il dono dei genitori, poi, apre anche alle relazioni più ampie: la carità vera è infatti un bene che cresce man mano che viene condiviso.
Così la parrocchia. Diventa famiglia di Dio se, nel donare, segue la dinamica dei genitori. Non può, per esempio, avallare la pigrizia, altrimenti alimenta servi, non uomini capaci di libertà responsabile.
Ancora: la carità della parrocchia, come in famiglia, non resta un gesto verboso, si traduce rapidamente in strade concrete, senza troppo calcolo, perché tutti sperimentano anche l’aiuto di Dio Padre. La carità poi non si impara in una semplice riflessione di gruppo, ma vivendola.
Il modello resta Gesù, il quale non ha risolto tutti i problemi del suo tempo, ma ha testimoniato l’amore di Dio più forte della morte e ha formato i discepoli alla pace di questa speranza. Forse questa è la carità di cui c’è più bisogno oggi: porre segni di speranza e pace. La divisione, la disperazione e l’isolamento sono infatti il motivo della nostra più grande povertà.
don Gianni
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Inserito il 7 Ottobre 2015 alle ore 18:14 da Don Gianni Antoniazzi
Sabato prossimo, 17 ottobre alle ore 15.30, nella Basilica di San Marco, Davide Rioda, insieme a 3 seminaristi, diventa diacono. È stato qui un anno. Lo accompagniamo con affetto
A 27 anni Davide diventa diacono. Il termine viene dal greco, diákonos, e significa “servitore”.
Albert Einstein ha scritto che “la maturità inizia quando siamo più preoccupati per gli altri che non per noi stessi”. Sono parole che raccontano bene il servizio.
Esso infatti non consiste nel compiere una buona azione una volta la settimana. È invece un modo di pensare a se stessi che ci rende più attenti agli altri: non stare reclinati sul proprio ombelico, ma aprirsi con fiducia.
Nel caso di Davide, poi, il diaconato è anche l’ultimo passo prima del sacerdozio. Per certi aspetti è più importante, perché impegna la vita: in questa tappa, infatti, si assume il celibato e si promette figliale obbedienza al Vescovo.
Certo non si tratta di una scelta comune: i diaconi insieme a Davide sono appena 3. Qualcuno poi aggiungerà che sono giovani plagiati o in fuga dal mondo. Chi li conosce sa che si tratta di una scelta matura, consapevole e di fede. Un passo non comune, ma pienamente autentico e umanamente bello. La comunità dei cristiani capisce che per questi giovani Dio basta.
E il Signore, attraverso di loro, mostra a chiunque che si può essere anche più felici senza seguire la beatitudine proposta dall’uomo “vecchio”.
don Gianni
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Inserito il 1 Ottobre 2015 alle ore 14:16 da Don Gianni Antoniazzi
Allora è fatta: da lunedì 5 ottobre 2015 riprende la Messa feriale del mattino. Lo scorso anno l’abbiamo sempre celebrata alle 7.00 del mattino. Coi mesi estivi abbiamo sospeso quell’esperienza: molti erano in vacanza, il parroco era ai campi e il sacerdote (don Claudio) rimasto in parrocchia si occupava sia della celebrazione serale che di eventuali funerali. Da lunedì la Messa riprende ma con un cambio di orario: sarà celebrata alle 10.00 del mattino e non più alle 7.00. Si tratta di un tentativo che proviamo ad offrire fino a Natale, pensando soprattutto alle necessità dei più anziani che desiderano partecipare ad una celebrazione feriale senza affrontare il buio del mattino o della sera. La cosa avrà un suo decoro e un suo ordine? Bene, continueremo. Diversamente torneremo alle 7.00. Chi ha chiesto questo cambiamento cerchi di non lasciar cadere l’occasione.
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Inserito il 23 Settembre 2015 alle ore 19:02 da Don Gianni Antoniazzi
Non sono Charlie Hebdo e lo scrivo con convinzione. Pagherò gli insulti della rete, se serve, ma è necessario che anche un cristiano abbia un briciolo di libertà di parola
La satira di Charlie Hebdo è sempre più vuota, sterile, distruttiva, ignorante e presuntuosa. Istiga alla rabbia e non edifica nulla. Ha pubblicato queste due vignette, che riporto con vergogna su “lettera aperta”, perché i lettori ne valutino la stupidità. Riguardano la vicenda di Aylan, il bimbo fotografato morto in riva al mare. Il Cristo sorridente cammina ad occhi chiusi sull’acqua. Accanto a lui c’è il bimbo affogato. Il titolo recita: “La prova che l’Europa è Cristiana”. Vicino a Gesù è scritto: “I cristiani marciano sulle acque” e sotto: “I bambini musulmani affogano”.
Di pessimo gusto anche l’altra vignetta. Nel cartellone pubblicitario stile McDonald il pagliaccio sorride guardando il morto e propone “due menù bambino al prezzo di uno”. Il titolo aggiunge: “Così vicino alla meta”. Quasi che il bimbo stesse venendo in Europa perché ingannato dalla pubblicità e sia stato ucciso da un’economia beffarda. Nella migliore delle ipotesi queste immagini sono il tentativo di denunciare la lentezza economica e religiosa di fronte all’immigrazione. Tutti capiamo però la pericolosa regressione culturale. Siamo tornati a proporre una guerra fra religioni e regna l’idea che l’economia sia solo distruzione dell’uomo. Il fatto più grave però è usare un bambino morto per fare satira (se così la si può ancora chiamare).
Non si può strumentalizzare la sofferenza per far guadagnare lettori e soldi al giornale. Questo stile rabbioso ed egoista distrugge. L’amore maturo e saggio è la risposta credibile per la Storia. Va poi aggiunto un altro punto. I nostri miseri rappresentanti europei hanno marciato in favore di Charlie e qui a Venezia molti han fatto manifestazioni. Dov’è finita l’intelligenza di questi mediocri pensatori? Perché tanto silenzio adesso che il giornale dimostra il suo volto più offensivo? Come sempre la democrazia deviata non è protesa alla verità e al bene comune, ma alla ricerca del consenso.
A suo tempo abbiamo risposto alla satira di Charlie facendo un dopo scuola per immigrati: manifestazione di una comunità che non fa satira, ma cerca l’unione. A queste seconde vignette rispondo aumentando il nostro servizio agli immigrati. La proposta sarà chiarita in fretta.
don Gianni
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Inserito il 16 Settembre 2015 alle ore 19:22 da Don Gianni Antoniazzi
Iniziano la scuola e la catechesi per i più giovani. Non è facile distinguere chi educa da chi è educato. Bambini e ragazzi hanno davvero molto da insegnarci
Cos’ha da insegnarci un bambino? Prima di tutto a dimenticare i torti. Basta guardare i piccoli quando giocano. Sono capaci di forti contrasti e di tornare legati in pochi minuti, contenti anche senza motivo.
Poi dovremmo imparare a fidarci gli uni gli altri quanto loro fanno con noi. Se trattassimo amici, parenti e colleghi come talora facciamo coi nostri figli – con rimproveri e minacce – in breve resteremmo soli. I bambini invece non ci lasciano, continuano a credere in noi, nonostante tutto.
Loro ci insegnano poi a non vergognarci. Qualche volta basta un motivetto di poco conto, per vedere un bambino muoversi, “ballare” e battere le mani. Scarso senso del ridicolo, ritmo, cuore e libertà.
Ci insegnano a lottare con tenacia. Quando desiderano qualcosa usano ogni energia, fisica e psicologica. Dalla seduzione al pianto, dalla rabbia al sorriso. Li chiamiamo capricci, ma dovremmo imparare la loro caparbietà.
Da ultimo vivono ogni giorno come fosse l’ultimo. Hanno davanti a sé un lungo tempo, eppure non vogliono aspettare, assaporano il presente. Ci sarà un motivo per cui Dio chiede di essere come loro.
don Gianni
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