Inserito il 13 Ottobre 2013 alle ore 13:00 da Plinio Borghi
Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza, disse il Manzoni. Potremmo dire altrettanto a fronte dei fatti che ci stanno accompagnando in queste settimane. Un Berlusconi sempre protagonista, sempre sulla bocca di tutti (ma come faranno i suoi detrattori quando non sarà più sulla scena, avranno argomenti o, presi da nostalgica tristezza, rimesteranno nel passato?), un Berlusconi che si sente martire e difensore della libertà e dell’Italia, che tiene tutti sul filo col suo andirivieni sulla fiducia, che se lascia il campo lo farà da perseguitato. Un Governo Letta che annaspa per togliersi dalla palude di chi l’ha preceduto e dove s’è trovato catapultato da insolite circostanze. Un’ecatombe di fuggiaschi del terzo mondo, che continuano ad evadere da situazioni assurde affrontando il mare in condizioni precarie e che tuttavia preferiscono il rischio di morte alla vita nei luoghi d’origine. Noi, che cerchiamo di o siamo costretti ad essere accoglienti, con alle spalle un’Europa indifferente (a partire da Malta) e pronta alla critica. “Italian, very nice people” ha esclamato sorridendo soddisfatta una rifugiata intervistata. Sì, italiani brava gente (malgrado improprie leggi sull’immigrazione, inefficaci e puntualmente disattese), ma ”quo usque tandem?” direbbe Cicerone, fino a quando abuseranno della nostra pazienza? è da sempre che siamo famosi nel mondo più per le cose positive che per quelle negative come le mafie e la malavita. Ciò nonostante di gratitudine non c’è traccia o meglio talvolta ti arriva proprio da dove meno te l’aspetti. Dovremmo esserci abituati, visto che è così dalla notte dei tempi. è capitato anche a Gesù, che oggi guarisce addirittura dieci lebbrosi e solo uno, e peraltro samaritano, è tornato a ringraziarlo. Il Maestro stesso si meraviglia: “Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?” Probabilmente anche quei nove saranno stati poi assieme a quelli che avrebbero gridato: “Crucifige!”, alla faccia della riconoscenza. Meglio non prendersela più di tanto. Attenti piuttosto alla carità pelosa o a tentativi di speculazione, sempre latenti nell’emergenza. Verremo giudicati non solo per quello che avremo fatto, ma anche per come e la salvezza verrà dalla gratuità. Ai posteri l’ardua sentenza…
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Inserito il 4 Ottobre 2013 alle ore 09:23 da Plinio Borghi
La corrispondenza papale di cui s’è parlato in queste ultime settimane, che vede i due Papi rapportarsi a due miscredenti quali Scalfari e il mefistofelico Odifreddi, mi ha lasciato qualche perplessità, non tanto per il primo, molto rigoroso nel suo modo di porsi, quanto per il secondo, a mio avviso frivolo e sorpassato. Ma tant’è, non sono certo all’altezza di confutare le motivazioni di un sant’uomo illuminato come Benedetto XVI. Non mi dispiacciono tuttavia questi gesti di apertura e di confronto, come ho sempre apprezzato i frequenti dibattiti tra i nostri ex patriarca Scola ed ex sindaco Cacciari, perché mi fanno sentire fortunato per la fede che mi è stata donata. Cacciari in particolare non manca mai di sottolineare il suo rammarico per non possedere questo dono. In effetti, se osserviamo bene i rispettivi passaggi, di chi si converte e di chi perde invece questo originario riferimento, notiamo come i primi si sentano arricchiti di qualcosa che non avevano, stupiti di ciò che hanno scoperto, riconoscenti per la scelta che Dio ha compiuto su di loro, mentre i secondi si pongono in termini di rifiuto e contestazione, ben attenti (anche se spesso non ci riescono) a non rifluire in un’altra forma di religione che li “ingabbia” come prima. Che questi si siano impoveriti di qualcosa lo dicono gli stessi termini con cui si definiscono: atei (“a” privativa), non credenti, materialisti e così via. Nei credenti c’è però un pericolo: quello di usare la fede per ragioni contingenti, senza darle un respiro più ampio e una proiezione per la vita eterna. Con ciò rischiando di essere di fatto come gli altri. Lo diceva San Paolo domenica scorsa: “Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede”. Non c’è scampo, è una ricchezza peculiare che non possiamo sperperare. Conclude infatti Abacuc oggi: “Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto (ricorda la fedeltà alla voce della coscienza citata da Papa Francesco a Scalfari), mentre il giusto vivrà per la sua fede”. Conviene allora, visto che la nostra è meno di un granello di senapa, unirci agli Apostoli nel chiedere con convinzione a Gesù: “Aumenta la nostra fede!”
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Inserito il 12 Giugno 2012 alle ore 12:31 da Plinio Borghi
Domenica 17 alla S. Messa delle 10,30 ricorderemo il nostro vecchio organista Bepi Pistolato a un anno dalla sua scomparsa a seguito di un incidente stradale accadutogli nella sua Martellago. Alla fine della liturgia eucaristica sarà apposta sull’organo della chiesa una targa in sua memoria.
E’ ancora viva in ognuno di noi l’immagine di quest’uomo generoso e disponibile, che sapeva adattare la sua bravura nell’uso dello strumento alle più svariate situazioni, con grandi, giovani e piccoli, ravvivando le celebrazioni e suscitando in tutti una spontanea simpatia. Ormai si era creata una simbiosi non solo col coro, ma anche con ogni celebrante in qualsiasi espressione liturgica, riuscendo a celebrare la giusta intonazione dei vari interventi.
Il modesto riconoscimento che apporremo sul “suo” organo vuol significare un segno di memoria, ma pure di continuità spirituale con Bepi, che ha veramente dato un esempio di servizio da imitare.
Plinio Borghi
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