Inserito il 23 Settembre 2021 alle ore 11:05 da Redazione Carpinetum
Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 26/9/2021. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.
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Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.
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Inserito il 23 Settembre 2021 alle ore 10:25 da Don Gianni Antoniazzi
All’inizio dell’anno pastorale dobbiamo mettere al centro l’unica realtà che merita attenzione: Gesù Cristo. Ciò che non si costruisce secondo le regole della vita e del Vangelo sparisce in fretta, come neve al sole.
L’edificio della salvezza poggia sulla Pasqua, non sulla bravura della Chiesa. La roccia è Cristo. Simon Pietro, e con lui la Chiesa, è un “mattone” (traduzione letterale) che orienta a Cristo.
Un “esperto”, incontrato nei giorni scorsi, ha tenuto una breve conferenza. Ha ribadito la necessità che la vita del prete sia radicata in Cristo. Giustissimo. Poi ha aggiunto che il sacerdote sviluppi pratiche di vita spirituale: confessione frequente, letture spirituali, preghiera. Molto bene. Infine ribadiva che il prete deve essere di esempio: “Un pastore che sa proporre la funzione di chi cammina avanti?” “Serve dunque la testimonianza perché il pastore da seguire dev’essere il primo ad andare avanti”… “Un pastore che per primo sappia proporre la figura del Francesco di Sales, di un Bernardo di Chiaravalle”.
Piano, piano. La fede cristiana non si fonda sulla bravura del prete. Non sarà mai “giusto” a sufficienza per salvare il gregge. Sarà peccatore almeno quanto Pietro. Al prete si domanda che si lasci raggiungere dalla grazia di Cristo e la indichi ai fratelli. Lui, come tutti, deve lasciarsi “giustificare” dalla Pasqua. Il Curato d?Ars era incapace nello studio, non sapeva conservare una vita equilibrata (per esempio nell’alimentazione), era focoso e si lasciava andare a condanne pubbliche, anche soltanto per una pista da ballo. Fu santo perché ministro di riconciliazione e, prima ancora riconciliato col Padre.
All’inizio del nuovo anno serve ricordare un punto decisivo: la categoria che meglio ci esprime non è la perfezione ma la ripresa, la capacità di lasciarci alzare dalla Pasqua.
don Gianni
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Inserito il 19 Settembre 2021 alle ore 10:01 da Plinio Borghi
“Serve chi serve, chi non serve non serve” è la massima coniata dal compianto don Franco De Pieri, mancato nel 2015 e che nell’ultimo anno della sua vita ha tenuto parecchi incontri anche nella nostra parrocchia. Penso che l’abbia attinta dall’odierno brano del Vangelo, dove Gesù raccomanda: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”. Non è la prima occasione in cui il richiamo che gli ultimi saranno i primi e viceversa risuona fra le labbra del Maestro, ma stavolta “definisce” come si è ultimi e come si arriva ad essere primi: servendo. Ne consegue che se uno non assume questo ruolo nei confronti degli altri, non conta niente, non serve a nulla. È il primo passo verso la carità vera, così ben definita da San Paolo nelle sue lettere. Sarà poi Gesù stesso di lì a poco a fornire un esempio simbolico, quando s’inginocchierà a lavare i piedi agli apostoli prima dell’ultima cena. Pietro, in quella circostanza, accenna a rifiutare cotanta umiliazione e si beccherà ancora un avvertimento: se non ti lascerai lavare i piedi, non avrai parte con me. L’insegnamento è diretto anche a chi deve lasciarsi servire. Oggi la faccenda è ancor più delicata, perché cade a ridosso di una debolezza che il Messia ha colto fra i suoi: la discussione fra chi fosse il più importante fra loro. Non è per niente una questioncella di lana caprina, anzi, è l’incipit di una delle devianze più consistenti dei nostri comportamenti, che innesca la gelosia, l’invidia, l’arrivismo, la contrapposizione e quant’altro, insomma la negazione delle norme più elementari per esercitare la carità stessa. Il tutto parte dalla sopravvalutazione di noi stessi, che non siamo per niente portati, nel confrontarci con gli altri, a sentirci un tantino inferiori. Se poi siamo costretti a prenderne atto, apriti cielo: non esiste sana concorrenza, ma solo boicottamento e aggressività . Qui siamo alla negazione anche di quel pizzico di umiltà , che dovrebbe essere il segno distintivo dei cristiani, cioè dei seguaci di Cristo. Se poi veniamo ripresi, neghiamo anche l’evidenza; geloso io?, ma quando mai!; invidioso io?, ma che dici, io non ho nulla da invidiare a nessuno! E questa frase diventa la prova del nove della nostra fallacità . Diamoci una ridimensionata, partendo dal principio che dagli altri abbiamo sempre qualcosa da imparare. A metro di paragone Gesù chiama ancora una volta un bambino: dobbiamo diventare plasmabili come lui, se vogliamo servire alla causa.
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Inserito il 15 Settembre 2021 alle ore 18:11 da Redazione Carpinetum
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Inserito il 15 Settembre 2021 alle ore 18:05 da Don Gianni Antoniazzi
Le disposizioni emanate dalla CEI esortano le parrocchie ad aver cura per le persone fragili
È bene quindi che i responsabili di liturgia, catechesi e carità abbiano il certificato verde in regola.
La scorsa settimana la Conferenza Episcopale ha emanato alcuni inviti sereni ma pressanti perché le comunità parrocchiali diano l’esempio nella lotta al Covid. I vescovi chiedono con passione che tutti i responsabili delle varie realtà pastorali abbiano il celebre Green pass, strumento che esprime attenzione, cura e rispetto per i fragili.
La nostra comunità è articolata e, nelle righe di lettera aperta di questa settimana, è giusto indicare regole chiare e semplici per tutti. Siano accolte come un gesto di affetto, un’esortazione fraterna, senza rabbia e durezze. Un antico adagio diceva: in medio stat virtus, la virtù sta nel mezzo.
Indicheremo la sostanza, ma lo facciamo con una parola fraterna. Nessuno possiede la verità infusa. Non ci poniamo dunque con arroganza. Non siamo professionisti nel mondo della salute: non abbiamo fatto esami di medicina, ma trasmettiamo quello che persone preparate e attente ci riferiscono.
Anche il Presidente della Repubblica e il sommo Pontefice, insieme a tantissimi ricercatori, professionisti e scienziati, mettono in gioco la propria persona con una scommessa per il vaccino.
Noi non riteniamo che siano tutti soltanto sciocchi, superficiali o, peggio, malvagi nell’aggirare i cittadini. Al contrario, pur nella fragilità che ci accomuna, riconosciamo che la vita sociale e civile del pianeta è guidata da persone che, in genere, hanno a cuore il bene comune.
In linea di massima capiamo che ad accogliere il vaccino forse si coinvolge la propria salute, ma chi non lo accoglie mette di certo a repentaglio anche quella degli altri. Con questo spirito invito a leggere le regole nel foglio parrocchiale.
don Gianni
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Inserito il 12 Settembre 2021 alle ore 10:01 da Plinio Borghi
Ritagliarsi un’immagine di Gesù a proprio uso e consumo o secondo un personale concetto di sequela è cosa abbastanza diffusa e non solo in campo laico. D’altronde non sarebbe che il prologo del relativismo così tanto stigmatizzato dal Papa emerito prima e dallo stesso Francesco oggi. È anche vero che la figura poliedrica del Messia si presta facilmente a questa operazione, tant’è vero che nel vangelo di oggi si chiede anche lui che cosa dicano gli altri della sua persona e la risposta riporta le più svariate ipotesi. Il fatto è che allora non era ancora maturo il tempo per una rivelazione completa, intuita per grazia di Dio solo da Pietro e dagli apostoli, ai quali appunto raccomanda di non farne parola con alcuno, almeno per il momento. Oggi siamo stati ampiamente affrancati da questo vincolo e anzi impegnati a conclamare che Lui era l’unto dal Signore, il Cristo redentore del mondo. Eppure, se il Maestro dovesse chiedermi ancora: “Tu chi dici che io sia?”, sarei in forte imbarazzo a rispondere, perché sarei tentato di mettere bene in risalto alcuni aspetti che mi quagliano meglio, a scapito di altri che fatico ancora a introiettare. In buona sostanza noi siamo portati a trattare il Salvatore come ci rapportiamo fra noi: quando una persona ci fa comodo, ne minimizziamo gli aspetti negativi ed enfatizziamo quelli positivi, anche se sono pochi; al contrario, se non ci va, quelli negativi diventano macigni. E questo succede a tutti i livelli, politico, scientifico, culturale e financo educativo, dai quali dovremmo invece trarre insegnamento e in questo periodo il ventaglio degli esempi è nutrito. Verso Gesù, l?atteggiamento di trattarlo come uno di noi sarebbe anche positivo, se però non scivolassimo negli stessi termini e non prendessimo la buona novella (il Vangelo) come un canovaccio. Ci ha provato anche il buon Pietro, applicando la logica umana, che avrebbe portato alla compromissione del progetto divino, e s’è preso del “satana”. Al Signore non vanno bene le mezze misure: seguirlo significa letteralmente “stargli dietro”, mettere in pratica la sua parola, rinnegare sé stessi e quindi il nostro modo di vedere e discriminare, prendere anche noi la nostra croce, che in ogni caso la vita ci ha posto sulle spalle. Qui non c’è spazio per l’elusione, per tentativi di dimensionamento della croce: Gesù ci ha assicurato che il suo giogo è leggero e quindi adatto a chiunque. Conta saperlo tenere in toto e con coerenza, altrimenti avremo solo perso tempo. E la vita.
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Inserito il 8 Settembre 2021 alle ore 17:18 da Redazione Carpinetum
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Inserito il 8 Settembre 2021 alle ore 17:13 da Don Gianni Antoniazzi
Sabato 11 settembre si terrà la prima assemblea di Vicariato. Vi partecipano anche alcuni laici in rappresentanza delle comunità cristiane. Non mancheremo di dare notizia del risultato. Per ora valgono queste parole del Vicario.
Una settimana fa l’edizione locale del Gazzettino dava ampio spazio ad un prossimo evento che interessa il vicariato di Mestre. È la convocazione della prima assemblea, a cui parteciperanno due laici per ciascuna delle venticinque parrocchie, insieme ai loro preti e diaconi. La notizia sta suscitando delle attese e viene facile attribuirle dei particolari significati. Conviene quindi mettere in luce quali sono i buoni motivi, da cui parte e a cui si ispira tale iniziativa ecclesiale.
- L’assemblea serve a far nascere il vicariato, cominciando dal conoscere nomi e volti di fratelli e sorelle, per poi riconoscersi partecipi di un cammino comune. Non si può dare per scontato – se non a segmenti – che vi sia una comunicazione vera tra comunità e una cordiale stima reciproca.
- L’assemblea si ispira alla cultura dell’incontro e ne accetta la sfida. Provoca ad uscire dalle proprie sicurezze e paure. Se impariamo a condividere le nostre povertà , potremo arricchirci reciprocamente nella fede e nella testimonianza.
- L’assemblea offre un orizzonte concreto – e non formale – nel quale vivere la nostra missionarietà . È la città di Mestre, che – come Ninive – ha bisogno di una voce profetica che la percorra tutta e la scuota richiamandola a ricordarsi di Dio. Faremo ancora come Giona, fuggendo in direzione contraria al mandato ricevuto o ripiegandoci nelle nostre solitarie lamentele?
don Natalino Bonazza
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Inserito il 5 Settembre 2021 alle ore 10:02 da Plinio Borghi
La riprovazione di Mattarella rivolta gli Stati europei che a parole reclamano la difesa dei diritti degli afghani, con particolare attenzione alla condizione delle donne e dei bambini, destinati a prospettive poco allettanti, ma poi nei fatti poco o nulla fanno per la loro accoglienza, anzi la ostacolano, ci inorgoglisce e cade a fagiolo col vangelo di domenica scorsa, quando Gesù citava Isaia con “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da meâ€. In queste circostanze, purtroppo, tornano alla ribalta tutti gli errori che si sono compiuti nel processo di costituzione dell’Unione Europea, a partire da uno statuto non agganciato fermamente ai principi che stanno alla base della nostra identità e a finire col guardarsi bene dal rinunciare a qualche prerogativa propria di uno Stato sovrano, come la politica estera e la difesa. Siamo un’unione di facciata, le cui vergogne abbiamo tentato di nascondere dietro la minuta foglia di fico dell’Euro e di qualche intesa economica, senza apprezzabile successo, vista la fuga di pezzi da 90 come l’Inghilterra. Un’analisi estranea potrebbe tranquillamente decretare che non abbiamo fatto per niente bene ogni cosa, al contrario di quello che i suoi contemporanei dicono del Messia nella pericope in lettura oggi: “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i mutiâ€. Egli realizza il progetto di salvezza di Dio, profetizzato sempre da Isaia. Perché i nostri modesti profeti, fautori di quest’Europa, non si sono tosto preoccupati di un modello decente da porre come obiettivo, prima di attrezzarsi come dilettanti allo sbaraglio? Avremmo almeno avuto un termine di paragone per sapere se ogni cosa era stata fatta secondo i criteri corrispondenti al progetto. Macché. E così oggi stiamo rincorrendo il contingente, come abbiamo fatto con i vaccini, aggrappandoci a dichiarazioni che puzzano più di fasullo che di buone intenzioni. Gesù continua invano a miracolare sempre i deboli, gli emarginati, gli indegni agli occhi dei benpensanti, per far passare il senso della buona novella, che, ovvio, ha mire più elevate, che però non possono prescindere dall’attenzione al corpo e alle persone, specie se diseredate, come sono oggi gli afghani. La nostra dignità di cristiani non passa per l’occhio di riguardo al potentato economico, come ci avverte San Paolo, bensì per come ci atteggeremo verso i nuovi arrivi. Inutile aggiungere che ogni cosa che faremo a ognuno di loro, sarà come fatta a Cristo: lo sappiamo molto bene.
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Inserito il 2 Settembre 2021 alle ore 12:32 da Redazione Carpinetum
Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 5/9/2021. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.
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