Inserito il 15 Luglio 2021 alle ore 14:12 da Redazione Carpinetum
Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 18/7/2021. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.
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Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.
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Inserito il 15 Luglio 2021 alle ore 13:50 da Don Gianni Antoniazzi
Domenica si celebra il Redentore. La festa, unendo tradizioni e fede, si inserisce nei festeggiamenti per i 1600 anni della città. Nasce da una condizione di pandemia, più dura ancora della nostra.
Negli ultimi decenni il Redentore era diventato un pretesto per la crescita del turismo e l’incremento del profitto veneziano. Da parte mia non ritenevo di dovermi occupare troppo di questo evento. Negli ultimi due anni sta acquistando un volto diverso.
Il Redentore è l’occasione per fare memoria di quando, nel 1575-77, i nostri padri hanno affrontato una condizione del tutto analoga alla nostra. Hanno vissuto per due anni la peste, un terzo della popolazione è morta, hanno cercato una strada per uscire, hanno trovato nella fede in Cristo un riferimento decisivo, hanno voluto lasciare un segno tangibile di quest’esperienza, un monumento che indicasse anche la voglia di ripresa a Venezia.
La celebrazione del Redentore può valorizzare il nostro territorio e dare vigore alla fede se saremo capaci di ripercorrere strade analoghe a quelle immaginate dai nostri padri, pur restando pienamente legati alla cultura contemporanea.
don Gianni
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Inserito il 11 Luglio 2021 alle ore 10:01 da Plinio Borghi
Il garante e il sedicente leader sono diventati il tormentone estivo di quest’anno, del quale, a dire il vero, non sentivamo proprio il bisogno. Evidentemente la pandemia ha allentato la fantasia di parecchi settori e quindi dobbiamo accontentarci di ciò che passa il convento. Ad ogni modo come telenovela non è poi così male, perché non mancano sia attori col cliché della mediocrità sia momenti, per così dire, di suspense che già sul nascere lasciano presagire il seguito. Forzando un po’, vi sono pure similitudini bibliche: l’investito dall’alto, grillo parlante per antonomasia, contornato da apostoli racimolati dagli angoli e dalle professioni più disparate, propostosi come salvatore di una patria ‘sì bella e perduta, s’è ritrovato con un nobile solo di cognome, non proprio voluto da lui, ma poi digerito ob torto collo, sul quale porre le fondamenta del nuovo movimento. Sennonché questi non l’ha proprio tradito (un po’ sì), ma s’è ammalato di leaderismo e tenta di mordergli il calcagno. Riusciranno i nostri eroi a sopravvivere o la pietra d’angolo, diventata d’inciampo, finirà per sgretolare la torre di Babele? Quesito sul quale non vale la pena di trascorrere notti insonni! Pure la liturgia si perita di non risparmiarci tormentoni estivi, ma vuoi mettere! Questa è musica per le nostre orecchie intorpidite e soprattutto, pur invariata da duemila anni, è sempre fresca e vivace e scende simile a balsamo a ravvivare lo spirito. Non ha bisogno di momenti di suspense: tutto è già noto, ma è lì per essere riletto perché si presta a interpretazioni sempre più rinnovate e attualizzate, non solo, ma la sua diffusione è sempre in essere. È appunto il tormentone di Gesù in questo periodo: annunciare la lieta novella, il Regno che è già qui, anche se non ancora compiuto. Tale è lo zelo e la convinzione che lo animano che, l’abbiamo visto domenica scorsa, è andato a sfidare persino l’incomprensione del suo paese natio. Oggi addirittura organizza i discepoli per recarsi a due a due ad allargare l’opera redentrice, insegnando loro un metodo di approccio ben preciso, che resta valido ancora oggi per noi. Che c’azzecca ciò con la premessa? Forse è stata la risposta di Amos in prima lettura, dopo l’invito a togliersi dai piedi dalla terra di Giuda: “Non ero né profeta né figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo piante di sicomoro. Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge e mi disse: va’, profetizza al mio popolo Israele”. Per un’associazione d’idee.
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Inserito il 8 Luglio 2021 alle ore 08:47 da Redazione Carpinetum
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Inserito il 8 Luglio 2021 alle ore 08:45 da Don Gianni Antoniazzi
Giornali, radio e televisioni, anche locali, raccontano frequentemente fatti di violenza fra giovani È un fenomeno che preoccupa, anche perché non è chiaro da dove nasca e cosa nasconda.
I quotidiani riferiscono frequenti fatti di violenza giovanile. Non si tratta di un fenomeno solo nazionale. Anche a Mestre e a Venezia non mancano gli scontri.
Non ho competenze di sociologia o psicologia. Vedo i ragazzi e li frequento. Sono stato con loro anche nelle tre settimane di Grest e durante i campi di Gosaldo. Non mi sembrano particolarmente in crisi. Anzi, a mio parere li vedo più saggi che in passato. Se mi dicessero che sono diventati “violenti” direi di no.
Mi pare invece che abbiano pure una certa distanza dalla realtà: negli ultimi mesi sono stati davanti al computer più che in passato. Hanno visto scene di videogiochi e forse rischiano di ripeterle coi coetanei perché non avvertono l’esatta differenza fra i gesti concreti e ciò che accade sul web.
Noto una certa distanza dagli adulti: i genitori sembrano presi da questioni diverse rispetto alla vita dei figli. Mi pare che il tempo dei ragazzi sia molto vuoto. Forse vorrebbero essere più utili alla società. Chi fra loro è concretamente impegnato non ha voglia di pensare alla violenza.
Di certo il Vangelo toglierebbe dal cuore la spina della rabbia. Ma nessun giornalista fa notare che ci stiamo allontanando dal Signore Gesù. Queste parole non vanno di moda.
don Gianni
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Inserito il 4 Luglio 2021 alle ore 10:01 da Plinio Borghi
Vale la pena di andare avanti? Quante volte ce lo saremo chiesti a fronte di insuccessi, logorii, rapporti basati su indifferenza, ostilità (a volte preconcetta), inganni, diffidenza. La diffidenza: brutta bestia! Essa tende a demolire sul nascere qualsiasi forma di credito, a prescindere dall’evidenza e dalla validità delle argomentazioni. “Cosa volete che ne sappia quello lì, che fino a ieri era.. ha fatto.. apparteneva..” e così via. Non si salva nessuno da siffatti atteggiamenti verticali e trasversali, dall’artigiano all’imprenditore, dal prete al professore, dal semplice militante al Presidente della Repubblica. Vi ricordate i commenti sul fatto che Ronald Reagan fosse stato un attore cinematografico pare di mediocre livello? Peggio ancora poi se il tentativo di imporsi si gioca in casa! Non ce l’ha fatta nemmeno Gesù, quando s’è messo in testa di andare a predicare e a far miracoli nella sua città di nascita. “Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di..” e giù tutto l’elenco dei parenti ancora ivi residenti. L’evangelista Marco ci riferisce che anche i miracoli furono motivo di scandalo, data la totale chiusura di quelle menti e quindi l’incomprensione di come potesse quel noto personaggio essere investito di tale potere. Il Maestro, deluso, liquida la questione con la famosa frase “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua” e se ne va alla chetichella ad insegnare e a compiere prodigi nei villaggi d’intorno. Non ci passi per la mente di essere noi diversi da loro se il tanto criticato o vituperato vicino di casa ce lo troviamo senza preavviso in cattedra a dirci magari come dovremmo comportarci. I preconcetti e i pregiudizi sono incrostazioni dure da rimuovere, ma è quello che invece ci è richiesto di fare. È stata una bella sfida quella dei “Gruppi di ascolto” voluti dal compianto patriarca Marco Ce, non tanto perché siano state superate le tradizionali problematiche, quanto per l’esempio di buona volontà messa in atto nel volerlo fare. Chi vi ha partecipato ha dovuto quanto meno aprire la mente e “resettarla”, sforzandosi di prendere da ogni parte quanto di buono gli poteva derivare da siffatta esperienza e, ovviamente, di ricambiare col proprio contributo. D’altronde, cosa dice oggi il Signore allo scettico Ezechiele (I lettura) che dubitava che quella “razza di ribelli” l’avrebbero ascoltato? “Ascoltino o non ascoltino, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro”. Prima o poi i frutti si raccolgono!
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Inserito il 1 Luglio 2021 alle ore 21:39 da Redazione Carpinetum
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Ci scusiamo per il ritardo della pubblicazione del numero di questa settimana.
Inserito in Notizie parrocchiali | Commenti disabilitati su Lettera aperta del 4 luglio 2021
Inserito il 1 Luglio 2021 alle ore 21:33 da Don Gianni Antoniazzi
Domenica scorsa sono iniziati i campi estivi a Gosaldo. La gioia nasce dalle relazioni umane e dai valori del Vangelo. Lo splendore dell’ambiente sostiene però in modo deciso la crescita e la pace di tutti.
Fra questi monti ci si riconcilia con la vita. L’occhio vede un panorama che da solo distende mente e cuore. Tutta la persona trova una pace serena. Le voci dei ragazzi festanti riempiono di vita i boschi e i prati. La casa, forte e ben composta, assolve ad ogni necessità dei nostri gruppi. La cucina completa la gioia dei ragazzi. Davvero questo luogo è un incanto, un apice della vita parrocchiale, una ri-creazione delle energie, anche del corpo.
C’è da domandarsi perché mai la gente del posto non abbia colto tanta bellezza e abbia scelto di lasciar morire il paese e le sue frazioni. Nel 1960 Gosaldo era un riferimento per il turismo: in quel tempo è esplosa l’edilizia. Ora sembra quasi spento. Le ragioni sono molte: c’è Luxottica che ha dato stipendi migliori a chi lasciava i boschi, c’è la voglia di vivere in città, confortati da numerosi servizi, c’è però anche il fatto che si possono apprezzare questi luoghi a patto di non avere la rabbia nel cuore gli uni verso gli altri.
I nostri gruppi sono sereni e tanta bellezza intorno la si apprezza anche perché il cuore dei ragazzi è pieno di entusiasmo.
don Gianni
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Inserito il 27 Giugno 2021 alle ore 10:01 da Plinio Borghi
Percepire una frase nitida da un bailamme di chiacchiericcio in atto non è cosa semplice o quanto meno ci vuole un orecchio ben allenato. Infatti, non ho mai capito come facciano gli investigatori a isolare da una registrazione confusa affermazioni compromettenti da far valere sul piano processuale. Eppure se rinvango ricordi sindacali, è successo anche a me di riuscire a seguire dibattiti caotici, nel corso dei quali anche sei o sette si ritrovavano a parlare contemporaneamente e a rispondersi l’un l’altro, magari interloquendo pure con qualche voce anonima che arrivava dall’assemblea. Non rivelo la categoria per non provocare reazioni, ma ve la lascio immaginare. Qual era il trucco? Abituarsi ad afferrare la frase che conta, defilando le altre, o la battuta che emerge da un contesto piatto. È successo anche a Pilato quando, da una folla vociante, gli è arrivato nitido e inequivocabile il “crucifige!”. Orbene e al di là di ogni disquisizione, sarei anch’io colto da meraviglia come i discepoli di Gesù raccontati nel vangelo di oggi nel sentire il Maestro, spintonato da ogni parte, esclamare: “Chi mi ha toccato?”. Evidentemente la donna che l’aveva fatto era talmente motivata, ma anche talmente colma di fede, da trasmettere a Chi sa percepire la diversa qualità del tocco. In sostanza, direbbe un esperto, ella aveva già sottratto al Messia l’energia salvifica, al punto che lui non poteva non accorgersene e non gli è restato che rassicurarla: “Figlia, la tua fede ti ha salvato”. Qui il collegamento con quanto si diceva la settimana scorsa, circa la scarsa convinzione con la quale sovente ci rivolgiamo al Signore, anche nella preghiera più fervente, è d’uopo. E naturalmente diventa una comoda forma di difesa pensare di non essere ascoltati o comunque di non esserlo a sufficienza. L’atteggiamento di desistenza suggerito a Giairo, l’altro personaggio della pericope in lettura, è esattamente l’opposto. Perché insistere se ormai la figlia, seriamente ammalata, nel frattempo è morta? La situazione era troppo succulenta per Gesù: si trattava di uno dei capi della sinagoga e in più di demolire quel fastidioso senso di diffidenza che farebbe demordere chiunque, tranne il Salvatore. I genitori della bambina, sordi alle voci irridenti, hanno atteso oltre l’evidenza e, solo alla loro presenza, senza dare la stura ad effetti speciali, il miracolo è avvenuto lo stesso. Morale? Se pretendiamo di essere ascoltati, diamoci una schiarita su com’è la fede con cui ci rapportiamo.
Inserito in Meditazioni in libertà | Commenti disabilitati su Percepire una frase nitida
Inserito il 23 Giugno 2021 alle ore 13:36 da Redazione Carpinetum
Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 27/6/2021. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.
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