Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Sante Messe per i defunti delle nostre vie

Inserito il 14 Novembre 2015 alle ore 08:21 da Redazione Carpinetum

Continua la nostra incessante preghiera per i defunti. Ricordo sempre che, in occasione delle S. Messe del mattino, sia nel corso della settimana che nella domenica, si possono indicare le intenzioni sull’agenda che si trova in fondo alla chiesa. Quel testo va portato all’altare all’inizio della S. Messa e i nomi scritti saranno ricordati alla memoria dei defunti.

La sera invece, durante tutte le Sante Messe feriali del mese di novembre, ci sarà il ricordo, strada per strada dei defunti della nostra comunità. Qui di seguito l’elenco per le celebrazioni di questa settimana.

  • lunedì 16: via Sappada e via Lorenzago;
  • martedì 17: via Ca’ Rossa e via dei Pini;
  • mercoledì 18: via Oberdan;
  • giovedì 19: via Miraglia, via Baracca e via Sagredo;
  • venerdì 20: via Rismondo e via Negri.

Lettera aperta del 15 novembre 2015

Inserito il 11 Novembre 2015 alle ore 20:05 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 15/11/2015. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

La festa della Salute

Inserito il alle ore 18:36 da Don Gianni Antoniazzi

Sabato prossimo, 21 novembre, è la festa della Salute, momento solenne per la città che raccoglie fedeli anche da lontano. Perché però pregare Dio nella malattia?

La festa della Madonna della Salute continua a portare pellegrini, veneziani e non, al tempio votivo di Venezia. Molti, in occasione di questa solennità, vengono a pregare anche in parrocchia per affidare al Signore la propria salute. A che serve, però, far riferimento a Dio per la salute? Non sarebbe meglio aver più cura dell’ambiente e orientare più risorse alla ricerca? Non dovremmo forse mantenere vigoroso e robusto il corpo? Certo che sì, e per queste cose non si dovrebbe aspettare “domani”. Il “domani” è appunto il tempo della fragilità. Anche perché si rischia di passare metà della vita a rovinarsi e l’altra metà a curarsi. Eppure il rapporto con Dio ha la sua ragione. Come segno d’amore e misericordia Gesù ha guarito molti malati e ancor oggi offre salute. Da sempre Maria è accanto ai sofferenti, lei che ha conosciuto la croce. Ma c’è di più. La salute non è anzitutto una questione chimica. La culla della salute è lo spirito. Un uomo contento, sereno, armonioso, ricco dell’amore di Dio è sicuramente più sano di chi è conquistato dall’odio, dalla cupidigia, dalla rabbia e lussuria. Un proverbio di Israele diceva: “il cuore allegro giova come una medicina; lo spirito afflitto secca le ossa” (Prv 17,22). Romano Battaglia citava i vecchi saggi e diceva che “il corpo umano si tiene in equilibrio con la felicità e ogni volta che questa viene a mancare insorgono i disturbi, le malattie”. La vita secondo il Vangelo è dunque il motore per il benessere, in tute le sue forme, fisica, mentale e sociale. Per questo val la pena raccoglierci in preghiera e il 21 novembre riprendere un cammino secondo Dio.

don Gianni

L’ostentazione…

Inserito il 8 Novembre 2015 alle ore 12:05 da Plinio Borghi

L’ostentazione è un altro di quei difetti che siamo portati a notare spesso nell’altro, ma che non manca mai in ognuno di noi, pur in misura differenziata. Le immagini più comuni cui ricorriamo per esemplificare il concetto sono quelle del pescatore o del cercatore di funghi, che già in partenza tendono ad enfatizzare il risultato, che se poi è conseguito sul serio, allora apriti cielo! Foto in tutte le posizioni da esibire agli amici, quand’anche non pubblicate a mezzo stampa. Sono esempi per eccesso, ma la gamma intermedia si arricchisce di intenditori in ogni campo, di guidatori provetti, di atleti improvvisati (talvolta vittime di qualche incidente per eccesso di zelo), di protagonisti di imprese straordinarie (un conoscente era aduso raccontare che nuotava abitualmente con i delfini), di viaggiatori straordinari (dopo un paio di viaggi ne parlano come se avessero visto il mondo intero!), ecc. Il quadro si arricchisce dei millantatori e di quelli che ci tengono a passare per gente da soldi anche se non ne hanno o, di contro, di coloro che ne hanno, ma si fingono poveri per eludere il fisco ovvero ottenere benefici che non spettano: qui si rasenta addirittura la meschinità. Oh, sono miriadi le sfaccettature che ben sappiamo, una delle quali ci riguarda da vicino: l’elemosina in generale e quella in chiesa in particolare. Un paio di settimane fa, visitando un castello, arredato con pezzi d’epoca recuperati, la guida ci indicò una serie di piatti di bronzo medievali detti elemosinari, usati appunto durante le messe per avvertire il peso delle monete che vi cadevano. Ebbene, proprio oggi nel vangelo Gesù condanna sostanzialmente ogni forma di ostentazione ed esalta invece la qualità di essere sé stessi. Lo fa proprio cogliendo dalla vita ordinaria nel tempio la scena di chi faceva cadere rumorosamente le offerte e della vedova che si è privata delle due uniche monetine che possedeva. Sottolinea come ella abbia offerto molto più degli altri, perché ha dato il necessario al suo sostentamento, mentre per questi ultimi era solo il superfluo. Certo, per far tornare i conti serve più il superfluo degli uni che il necessario dell’altra, ma lo scopo dell’insegnamento va oltre: si agisca in silenzio; la destra non sappia quel che fa la sinistra; non si faccia per tornaconto o prestigio, né per esibizione, altrimenti avremo già ricevuto quaggiù la nostra ricompensa. E quando ci presenteremo lassù per riscuotere, ci verrà sbattuta la porta in faccia.

Per i defunti delle nostre vie

Inserito il 7 Novembre 2015 alle ore 11:02 da Don Gianni Antoniazzi

È già arrivato il mese di novembre e la prima settimana se n’è quasi andata. Lasciate che però vi ricordi la bella tradizione della nostra parrocchia, quella di pregare ogni sera, in questo mese, per i defunti della nostra parrocchia, via per via.

Ecco l’elenco delle vie e dei giorni della prossima settimana nei quali ricorderemo i defunti alla S. Messa feriale. Ciascuno di noi cerchi, se possibile, di accompagnare questi nostri fratelli con la preghiera e, se fosse il caso, di partecipare alla S. Messa.

  • lunedì 9: via Goldoni e via Sem Benelli;
  • martedì 10: via Vallon, via Dri, via Montemerlo e via Monteberico;
  • mercoledì 11: via Montegrotto, via Venturi, via Fridatti e via Rossi;
  • giovedì 12: via Passo Falzarego;
  • venerdì 13: via Nuova e via Cadore.

Lettera aperta dell’8 novembre 2015

Inserito il 4 Novembre 2015 alle ore 17:58 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta dell’8/11/2015. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Tanti secoli e poca efficacia

Inserito il alle ore 17:37 da Don Gianni Antoniazzi

Nonostante i secoli, sembra che il Vangelo non abbia piegato il ferro resistente del male. Cupidigia, odio, rabbia e invidia continuano a ferire come un tempo?

Vi sono segni di sconforto: cresce la distanza fra politica e cittadini; la legge, pur scrupolosa, non porta giustizia e serenità. Mancano soluzioni per la crisi; restiamo impotenti per le malattie più gravi. Non troviamo rimedio ai sentimenti di rabbia e odio. Sorge il sospetto che per tanti secoli il cristianesimo abbia battuto il ferro a vuoto.

Anche la Chiesa talora appare distante dalla proposta di Gesù. Papa Bergoglio vuole un Vaticano più sano, ma le persone più vicine lo tradiscono. Gli sforzi per rendere la comunità cristiana capace dei tempi presenti vengono ostacolati da ogni parte.

La nostra comunità non fa eccezione. Diciamo che faremo un incontro e poi abbiamo poche presenze, puntiamo ad un’uscita e la rinviamo, organizziamo un gioco e neppure riusciamo ad avviarlo. Ci prendiamo un impegno e all’ultimo lo smentiamo. Siamo inefficaci come gli altri.

Anche a livello personale, sentiamo il tempo che scorre veloce e vorremmo vedere un risultato in più.

Ahimè: Dio solo conosce l’esito del nostro lavoro. Capiremo il senso della storia quando saremo al suo cospetto. Attenti bene però. Qui dobbiamo cambiare stile. Ogni nostra idea deve il “giogo” della realtà. Vale a dire: dobbiamo inquadrarci nei fatti. Ogni pensiero astratto deve trasformarsi in una proposta capace di stare nel tempo. È vero: quando un’idea prende corpo perde bellezza. Gli ostacoli della vita riducono la forza dell’immaginazione. Questa però è l’unica via per colpire efficacemente il ferro della Storia. Diversamente la vita dell’uomo resta una poesia sterile.

Ripensiamo gli interventi: che siano sereni, vivaci, ma anche adeguati ai fatti. Questo non per imporre il Vangelo ma essere capaci di raggiungere la vita della gente.

don Gianni

La reciprocità nell’amore…

Inserito il 1 Novembre 2015 alle ore 11:55 da Plinio Borghi

La reciprocità nell’amore è il fondamento di ogni rapporto, di qualsiasi natura lo si voglia intendere. Un sentimento a senso unico è destinato ad inaridirsi e solo dal riscontro nasce l’unione e la comunione. Se io continuassi ad abbeverare un giardino e questo, a causa dell’abnorme permeabilità del terreno, rimanesse del tutto arido, un bel momento smetterei di sprecare acqua. Intendiamoci, reciprocità non è sinonimo di contemporaneità: spesso l’input è unidirezionale, per cui alla base c’è una gratuità nell’azione, la quale, non appena produce effetto, provoca (o dovrebbe provocare) nell’oggetto d’amore il processo di contraccambio. Ne è l’esempio più acconcio il fenomeno naturale per eccellenza che è la filiazione: sono i genitori che fin dal concepimento riversano tutto il bene possibile nella creatura che da loro nascerà e questa, una volta formata, li ricambierà vita natural durante (si spera). La stessa cosa è avvenuta con la Creazione: Dio, amore infinito, ha amato tutta la sua opera e sopra tutto l’uomo, che ha voluto a sua immagine e al quale l’ha affidata. L’obbligo che riassume ogni nostro dovere è quello di ricambiare Dio amandolo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima. C’è un particolare: dov’è questo Dio che non vediamo? Come possiamo amarlo? È in noi e quindi in ogni altro essere come noi. Detto obbligo (comandamento) allora si traduce in “ama il prossimo tuo come te stesso”. Su questa base è misurato il nostro contraccambio. È il messaggio che ci sarebbe arrivato dal vangelo di Marco in lettura in questa XXXI domenica del tempo ordinario, se non fosse coincisa con la festa di tutti i Santi. Questa sovrapposizione, tuttavia, cade in linea col concetto espresso: stiamo festeggiando (e domani pregando per) tutti coloro che hanno percepito l’Amore di cui sono stati gratificati, l’hanno corrisposto nel modo corretto, e cioè facendo del bene al prossimo e rispettando il creato, perciò sono stati annoverati fra i giusti che sono nelle mani del Signore. Fra essi ci sono anche i nostri cari, con i quali continua lo scambio di amore e di affetto che abbiamo avuto in vita e che prevede: da parte nostra la supplica per la salvezza delle loro anime e da parte loro l’intercessione perché il Padre conceda anche a noi la perseveranza finale. Questa “Comunione dei Santi”, che noi professiamo ogni volta nel Credo, è la sintesi più bella della reciprocità dell’amore di cui si parlava.

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