Inserito il 17 Novembre 2021 alle ore 16:35 da Don Gianni Antoniazzi
Il 21 novembre Venezia festeggia la Madonna della Salute. Nelle parrocchie il rito è previsto il giorno seguente. Tuttavia, anche domenica, ci rivolgeremo alla Vergine e chiederemo speranza per il futuro.
La pandemia ha alterato alcuni equilibri sanitari, ma non solo. Il morbo ha intaccato anche la salute psicofisica. Siamo circondati, infatti, da tensioni e rabbie. Come nella peste del Manzoni, così anche ai nostri giorni c’è il dissidio fra i negazionisti, in aperto conflitto con le indicazioni scientifiche e sospettosi di ogni restrizione, e coloro che invece hanno scelto di collaborare nella speranza di superare presto questa fase di incertezze.
La tensione è palpabile a livello sociale, ma riguarda pure l’ambito dei rapporti personali. Il fatto stesso di essere rimasti chiusi in casa ha appesantito le nostre relazioni quotidiane.
La comunità cristiana si rivolge alla Madonna perché custodisca la nostra salute fisica e, più ancora, perché guarisca dalla rabbia, dalle durezze, e apra il cuore alla speranza.
Abbiamo bisogno di serenità. Chi porta con sé una speranza ricca affronta il lavoro, gli impegni, le attività con più energia e letizia. In un clima festoso, poi, anche la salute fisica ne guadagna ampiamente.
don Gianni
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Inserito il 10 Novembre 2021 alle ore 16:21 da Don Gianni Antoniazzi
Domenica prossima, solennità di Cristo Re, per Venezia è anche la festa della Madonna della Salute. Cogliamo l’occasione per chiedere saggezza davanti alla pandemia che di nuovo solleva la testa.
Il 21 novembre si conclude l’anno liturgico con la celebrazione di “Cristo Re”. In diocesi di Venezia la giornata coincide però quest’anno con la Madonna della Salute, appuntamento prezioso, vista la pandemia in atto.
Queste righe riflettono sul modo per rivolgersi a Maria, senza perdere di vista le nostre responsabilità. Evidentemente non si tratta di compiere un atto magico. Piuttosto serve domandare una speranza, una forza e una determinazione qualitativamente diverse dalle sole capacità umane. Serve l’aiuto dello Spirito per restare uniti pur nelle diverse sensibilità, prudenti nelle decisioni, articolati nel sostenere la vita umana, sociale ed economica. Serve una sapienza “altra e alta” per trovare una strada contro il virus.
Da cristiano, mi rivolgo a Maria e domando che il Figlio suo sostenga, sviluppi e porti a compimento la responsabilità di tutti. Le sfide che ancora ci attendono ci devono trovare protagonisti e non spettatori della vita. Ciascuno rifletta sulle ragioni che lo portano davanti all’icona mariana e, insieme, faccia la sua parte per sostenere la vita quotidiana di tutto il quartiere.
don Gianni
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Inserito il 3 Novembre 2021 alle ore 16:30 da Don Gianni Antoniazzi
Chi ha incontrato Gesù non si è mai irrigidito. Al contrario: ha camminato, ha servito, ha cantato di gioia, ha visto la realtà in modo diverso. La Fede ci rende flessibili, capaci di percorrere strade nuove.
Quasi per caso ho incontrato un giovane di 22 anni. Ha studiato lingue al liceo. Il giorno dopo la maturità ha iniziato a lavorare nell’impresa paterna che nulla aveva a che fare con gli studi delle superiori. Desideroso di allargare gli orizzonti si è guardato intorno e, quasi per mettersi alla prova, ha accettato una nuova offerta di lavoro che giungeva da Padova. Da due anni segue dunque la manutenzione di grandi utensili per carpenteria. Un ambiente al quale non aveva prestato attenzione in precedenza. Tutto però gli tornerà utile se un giorno dovesse essere lui seguire l’attività di famiglia. Quel giovanotto mi ha stupito per la flessibilità, così pronto ad abbracciare ogni sfida pur di crescere.
Questa mattina (2/11) ascoltavo distratto il giornale radio finché, fra le altre notizie, è emerso che in Italia manca un alto numero di saldatori, carpentieri, tecnici specializzati, persone dedite alle finiture nelle costruzioni edili. Penso, d’altra parte, a quanti giovani arrancano ancora per trovare un impiego.
Forse servirebbe anzitutto in noi adulti una grande flessibilità di pensiero. Se immaginiamo che i nostri figli debbano sviluppare soltanto un impiego di dirigenza rischiamo di tarpare loro le ali. Se noi per primi impariamo invece a farci corrispondere ciò che la vita ci offre, anche i nostri figli troveranno prospettive più serene.
don Gianni
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Inserito il 27 Ottobre 2021 alle ore 20:11 da Don Gianni Antoniazzi
Non abbiamo bisogno di santi “di successo”, di persone occupate a fare il bene per proprio conto Ci serve gente capace di lasciarsi purificare dallo Spirito del Risorto: solo così ci sono i frutti veri.
I Santi e i beati degli ultimi decenni sono tanti: ultimo Albino Luciani ma con lui molti, quanti mai in passato. È segno anche di una fede che cresce, in tutto il pianeta. Eppure, si fatica a riconoscere i santi della porta accanto, quelli “vicini”. Non distinguiamo “l’amico di Dio” nella gente che collabora a stretto contatto con noi perché il nostro sguardo accentua le fragilità e le povertà della natura umana più che le ricchezze dell’animo.
Purtroppo, viviamo in una cultura in cui si privilegia il sensazionale. Come ha detto qualcuno, “anche la santità si misura in pollici”: molti cercano non il discepolo del Signore, ma l’ecclesiastico di successo, il trascinatore di folle, l’opinion leader, la star mediatica cui si chiede una parola a basso prezzo su qualsiasi evento. Una ricerca come le api: di fiore in fiore.
Sarebbe invece meglio la strada dei ruminanti che non si fermano ai fiori ma digeriscono l’erba del campo e portano latte in abbondanza.
Ci viene in aiuto la festa di tutti i Santi, la celebrazione che mette l’accento sulla santità feriale. Nel cuore dell’autunno, dopo tutte le mietiture, i raccolti e le vendemmie delle campagne, raccogliamo i frutti suscitati dall’amore e dalla grazia del Signore in mezzo agli uomini.
don Gianni
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Inserito il 20 Ottobre 2021 alle ore 16:37 da Don Gianni Antoniazzi
Il tempo è unico: non si può acquistare né immagazzinare. Si sa che molti ne vorrebbero di più
e non sono contenti di come lo spendono. Per viverlo appieno serve maturità, riposo ed equilibrio
Fra le tante ricchezze c’è il tempo. Scorre rapidamente nei momenti sereni; sembra bloccarsi nelle circostanze dolorose. Secondo alcuni il Covid ha spento la speranza e rovinato la memoria dei fatti lieti. Così, senza futuro né passato, viviamo inquieti anche l’istante presente. Molti avvertono la stanchezza, se non addirittura uno stress quotidiano.
A san Pietro di Feletto c’è un affresco posto sulla facciata della chiesa. È un celebre “Cristo della domenica”. L’immagine è rivolta ai contadini cristiani. Attraverso segni simbolici elenca i lavori che, se compiuti in giorno di festa, provocano ferite a Cristo. Era parte di una catechesi che, per secoli, ha educato il popolo ad avere un giorno di riposo alla settimana. Serviva a sollevare lo sguardo dalla fatica e dagli impegni. Era lo strumento per contemplare con gioia la libertà di essere in pace. Era lo strumento per dare valore pieno al tempo.
L’immagine torna buona per quest’epoca. Nonostante l’evoluzione tecnologica gli impegni ci raggiungono, anzi, per alcuni, il week-end è il momento più stressante della settimana. Secondo la Genesi anche Dio nel settimo giorno riposa: così diventa il Signore. Se per Israele c’è il comando del riposo sabbatico, non è per tirannia, ma per la vita del popolo. È il modo per avere un tempo pieno. In fondo il lavoro più importante è realizzare sé stessi, non le opere. Che sia anche per mancanza di riposo autentico che accadono tanti incidenti nel lavoro quotidiano?
don Gianni
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Inserito il 14 Ottobre 2021 alle ore 10:04 da Don Gianni Antoniazzi
L’anno scorso in questo periodo il Covid aveva rialzato la testa costringendoci alla prudenza
Durante le ultime settimane si registra invece una tendenza che fa ben sperare per il futuro.
Il salmo 89 riflette sul valore del tempo: “L’uomo è come l?erba; il mattino fiorisce e la sera è falciata e dissecca; la vita dura 70 anni, 80 per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica e si dileguano presto”. È necessario vivere il tempo da protagonisti: è breve e passa.
Tutti sanno quanto la parrocchia e le sue strutture siano state prudenti in questi mesi. L’anno scorso con l’apertura della scuola c’è stata una forte crescita nella pandemia. Al rovescio, in questo periodo i contagi continuano a scendere. Chi, se vaccinato, viene contagiato riduce di gran lunga le conseguenze. È forse arrivato il momento per iniziare una ripresa?
Certo, il pianeta è ancora esposto al Covid e le nuove varianti possono fiaccarci. Manteniamo i dispositivi sanitari. Grazie ai vaccini e al progresso della medicina possiamo però riacquistare serenità nell’avvenire. È importante dunque rialzarci e cominciare a percorrere anche strade nuove, se serve.
A breve ricomincia il doposcuola, il Ritrovo, le pulizie del patronato, il canto, i momenti conviviali al Don Vecchi. Chi purtroppo non ha potuto o non ha voluto fare il vaccino dovrà stare un passo indietro: troppo alto il rischio. Gli altri, però, possono accelerare. Serve ogni tipo di contributo: chi ha immobili sfitti riduca l?affitto; chi viene alla Messa delle 10:45 si rimbocchi le maniche e dia fiato alla preghiera. Ogni settore può fare qualcosa, il ventaglio è vasto e ce n’è per tutti.
don Gianni
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Inserito il 7 Ottobre 2021 alle ore 13:16 da Don Gianni Antoniazzi
Ottobre è un mese dedicato al dono della fede. Diamo attenzione all’argomento, aiutati dalla presenza di Padre Vincenzo, da decenni missionario in Brasile e oggi per un po’ di tempo qui in parrocchia.
Li chiamano “Millennial”, nati fra gli anni 80 e 90. Hanno vissuto come “adolescenti” il 2000. Internet ha tolto loro i confini e sono diventati cittadini del mondo. Vivono senza appartenere a nessuno, nel pluralismo di esperienze, anche religiose. Gli esperti parlano di “generazione indifferente”, anche di fronte al tema di Dio. Sarebbero però protagonisti di una rivoluzione silenziosa.
Per loro, purtroppo, il riferimento al divino richiama anche fanatismo, intolleranza, violenze; “Chiesa” è un temine che evoca divieti, scandali, lobby e combutte.
Con loro, come con tutte le generazioni del passato, si può comunque proporre la fede a patto di tornare al Vangelo.
La “religione” e “Dio” sono idee svalutate, ma verso Gesù di Nazaret c’è attenzione e fiducia. Chi sperimenta la gioia dell’incontro col Risorto accoglie anche il volto del Padre. D’altra parte, Gesù stesso diceva: “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”, e queste parole vanno prese sul serio.
Al contempo, per offrire la fede, serve l?esempio di una comunità dei fratelli, che non formino un “nido caldo”, ma tengano porte e finestre aperte, anche ai cambiamenti. Solo questo amore maturo è credibile.
Di fronte al mondo nuovo non si può ripristinare la Chiesa passata, magari di un secolo fa. Quel mondo è andato. Il nostro non è peggiore ma diverso, certamente amato dal Signore Gesù.
don Gianni
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Inserito il 30 Settembre 2021 alle ore 12:13 da Don Gianni Antoniazzi
Parliamo della nostra parrocchia. La crescita è concreta. Il catechismo, le attività e le Messe stanno fiorendo in modo energico. Mancano però alcune presenze. Pesa, perché qui tutti sono importanti.
Col Covid abbiamo attraversato un lungo periodo di fatica. All’inizio siamo rimasti chiusi e poi abbiamo aperto con estrema prudenza. Gli ultimi mesi d’estate sono stati altalenanti: balla la presenza alle attività ma tante le assenze di chi, giustamente, aveva bisogno di svagarsi dopo la lunga chiusura. A settembre, però, c’è stata una netta ripresa. Negli ultimi 15 giorni è fiorita una notevole vitalità in parrocchia. Sono molto frequentate le Messe, in particolare quella delle 9:30 e 12:00. Anche la catechesi e le attività quotidiane esprimono entusiasmo. Certo: è uno sviluppo incompleto. Teniamo addosso la mascherina e la comunità sembra senza volto, ma non c’è più l’angoscia iniziale e il terrore del contagio: la ricerca medica ha fatto passi importanti.
Questo è il momento per domandare alle persone più timorose di farsi coraggio e riprendere il cammino di fede insieme ai fratelli. Gli anziani e le persone più prudenti vengano ad occupare nuovamente il proprio posto. Se restano assenti è un peso per tutti. Certo: resta il dovere di una prudenza completa. Per esempio: guai tossire davanti agli altri. Eppure, se Dio ci assiste, per l’avvenire non avremo più chiusure marcate.
don Gianni
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Inserito il 23 Settembre 2021 alle ore 10:25 da Don Gianni Antoniazzi
All’inizio dell’anno pastorale dobbiamo mettere al centro l’unica realtà che merita attenzione: Gesù Cristo. Ciò che non si costruisce secondo le regole della vita e del Vangelo sparisce in fretta, come neve al sole.
L’edificio della salvezza poggia sulla Pasqua, non sulla bravura della Chiesa. La roccia è Cristo. Simon Pietro, e con lui la Chiesa, è un “mattone” (traduzione letterale) che orienta a Cristo.
Un “esperto”, incontrato nei giorni scorsi, ha tenuto una breve conferenza. Ha ribadito la necessità che la vita del prete sia radicata in Cristo. Giustissimo. Poi ha aggiunto che il sacerdote sviluppi pratiche di vita spirituale: confessione frequente, letture spirituali, preghiera. Molto bene. Infine ribadiva che il prete deve essere di esempio: “Un pastore che sa proporre la funzione di chi cammina avanti?” “Serve dunque la testimonianza perché il pastore da seguire dev’essere il primo ad andare avanti”… “Un pastore che per primo sappia proporre la figura del Francesco di Sales, di un Bernardo di Chiaravalle”.
Piano, piano. La fede cristiana non si fonda sulla bravura del prete. Non sarà mai “giusto” a sufficienza per salvare il gregge. Sarà peccatore almeno quanto Pietro. Al prete si domanda che si lasci raggiungere dalla grazia di Cristo e la indichi ai fratelli. Lui, come tutti, deve lasciarsi “giustificare” dalla Pasqua. Il Curato d?Ars era incapace nello studio, non sapeva conservare una vita equilibrata (per esempio nell’alimentazione), era focoso e si lasciava andare a condanne pubbliche, anche soltanto per una pista da ballo. Fu santo perché ministro di riconciliazione e, prima ancora riconciliato col Padre.
All’inizio del nuovo anno serve ricordare un punto decisivo: la categoria che meglio ci esprime non è la perfezione ma la ripresa, la capacità di lasciarci alzare dalla Pasqua.
don Gianni
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Inserito il 15 Settembre 2021 alle ore 18:05 da Don Gianni Antoniazzi
Le disposizioni emanate dalla CEI esortano le parrocchie ad aver cura per le persone fragili
È bene quindi che i responsabili di liturgia, catechesi e carità abbiano il certificato verde in regola.
La scorsa settimana la Conferenza Episcopale ha emanato alcuni inviti sereni ma pressanti perché le comunità parrocchiali diano l’esempio nella lotta al Covid. I vescovi chiedono con passione che tutti i responsabili delle varie realtà pastorali abbiano il celebre Green pass, strumento che esprime attenzione, cura e rispetto per i fragili.
La nostra comunità è articolata e, nelle righe di lettera aperta di questa settimana, è giusto indicare regole chiare e semplici per tutti. Siano accolte come un gesto di affetto, un’esortazione fraterna, senza rabbia e durezze. Un antico adagio diceva: in medio stat virtus, la virtù sta nel mezzo.
Indicheremo la sostanza, ma lo facciamo con una parola fraterna. Nessuno possiede la verità infusa. Non ci poniamo dunque con arroganza. Non siamo professionisti nel mondo della salute: non abbiamo fatto esami di medicina, ma trasmettiamo quello che persone preparate e attente ci riferiscono.
Anche il Presidente della Repubblica e il sommo Pontefice, insieme a tantissimi ricercatori, professionisti e scienziati, mettono in gioco la propria persona con una scommessa per il vaccino.
Noi non riteniamo che siano tutti soltanto sciocchi, superficiali o, peggio, malvagi nell’aggirare i cittadini. Al contrario, pur nella fragilità che ci accomuna, riconosciamo che la vita sociale e civile del pianeta è guidata da persone che, in genere, hanno a cuore il bene comune.
In linea di massima capiamo che ad accogliere il vaccino forse si coinvolge la propria salute, ma chi non lo accoglie mette di certo a repentaglio anche quella degli altri. Con questo spirito invito a leggere le regole nel foglio parrocchiale.
don Gianni
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