Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Una Pasqua controversa

Inserito il 17 Aprile 2022 alle ore 10:00 da Plinio Borghi

Caro Gesù,
quest’anno speravo finalmente
di viver la tua Pasqua con la mente
sgombra da problemi e restrizioni
che pandemia ci pose in condizioni
di non poter godere appieno. Invece
il moto di gioia che ci sembrava
d’aver colto dalle aperture concesse
s’è tosto offuscato per l’assurdo
e immotivato scoppio in Ucraina
di una guerra assurda e devastante.
Lo so che tutti i conflitti son reietti
e che i confronti armati son negletti,
ma qui il rito della sopraffazione
nato con Caino mette apprensione
alla tua umanità intera. In un istante
nasce spontanea la domanda
già rivolta quando il Covid seminava
milioni di vittime: perché il Padre
consente tutto questo? Siamo figli,
ingrati, corrotti, peccatori, disattenti,
omissivi d’amore col prossimo,
ma pur sempre tuoi fratelli che ha
voluto riscattare e affrancare
con la tua morte.
Eppur la Bibbia è ricca d’interventi
di Dio a favore del suo popolo!
Non voglio adire l’interferenza
peccando così di presunzione,
ma anelo un epilogo come quello
riservato a Mosè sul mar Rosso
e riproposto in lettura nella Veglia
pasquale: l’esercito del faraone era
grande e potente, ma il Signore lo è
stato di più. Non può avverarsi ora?
Oppure quella Pace che elargivi
a piene mani, che tanto evocavi
e che il Papa sta perorando oggi
è destinata a restare pura utopia?
Potevamo pensarci prima, è vero.
Sono anni che regna il subbuglio
in quella zona travagliata, e noi
guardavamo altrove, a interessi
del rispettivo orticello. Avremmo
dovuto essere noi il veicolo
di una politica di pace radicata,
duratura, inseguita convintamente.
O Gesù,
confondi le menti dei guerrafondai,
di chi si accanisce sul fratello
invece di andargli incontro e aiutarlo;
non lasciarci pure stavolta rivivere
la Resurrezione in modo monco,
senza quella sensazione di pace
che ci fa sentire redenti e creditori
e che allarga il cuore nell’augurare
al fratello con gioia e con amore:
BUONA PASQUA!!!

Lettera aperta di Pasqua 2022

Inserito il 13 Aprile 2022 alle ore 20:48 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 17/4/2022. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Lettera aperta e altre informazioni sulla parrocchia possono essere consultate anche tramite il nostro bot Telegram ufficiale:
https://t.me/ParrocchiaDiCarpenedoBot

Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

Buona Pasqua

Inserito il 13 Aprile 2022 alle ore 20:32 da Don Gianni Antoniazzi

La celebrazione Pasquale è il centro della fede. L’augurio rivolto ai credenti, ma valido per tutti, non può che essere la prima parola pronunciata da Gesù risorto nel Cenacolo: shalom

Il Cero Pasquale è simbolo del Risorto. Gli antichi ammiravano questa struttura maestosa per il tempo, prodotta in cera d’api. La sua fiamma costante e la luce intensa erano segno di una vita permanente.

Negli ultimi tempi, qui in parrocchia, si è chiesto a qualche artista di decorare questo segno e, quest’anno, l’immagine di Claudio Trevisan (pubblicata sulla copertina di lettera aperta del 17 aprile 2022, NdR) è significativa. Vi è raffigurata la croce che esprime la condizione umana e l’amore di Cristo.

Sul versante umano spesso ci troviamo a vivere da crocifissi. È frutto delle nostre scelte. Sul versante divino, Cristo che ci ama desidera stare là dove noi ci troviamo. Anzi: sale in croce al posto nostro. Sul Cero c’è poi una colomba con un ramo d’ulivo. È segno di shalom, di pace, cioè di una vita felice, gioiosa, ricca di soddisfazione. È il dono del Risorto per gli uomini.
Tutta l’immagine del Cero è composta di rettangoli multicolori, quasi un puzzle costituito dalle diverse identità umane. Nel suo insieme, il Cero acclama che la luce viene da chi si spende per gli altri. Chi invece non vuole consumarsi risulta inutile.

L’augurio di Pasqua è quello di trovare pace nei rapporti, seguendo poco per volta l’itinerario suggerito da questo “segno” solenne.

don Gianni

Se le pietre potessero parlare!

Inserito il 10 Aprile 2022 alle ore 09:50 da Plinio Borghi

Se le pietre potessero parlare! Quante volte ci siamo imbattuti in esclamazioni di questo tipo, per i più disparati motivi, sia relativi a situazioni piacevoli che a disastri come quelli della guerra in corso, laddove la verità dei fatti è offuscata da vagonate di panzane. Mi ricordo che una domenica delle Palme siamo andati con la corale gregoriana a cantare nella bellissima quanto suggestiva abbazia di Follina, diffondendo per tutti i vetusti locali, prima del convento con la processione degli ulivi e poi nella chiesa, gli antichi canti tradizionali. Al finire della Messa l’anziano celebrante, prima della benedizione, ebbe a considerare: “Le pietre di questi ambienti avranno vibrato nel risentir risuonare le vecchie melodie!!!”. Non credo che tali espressioni si debbano liquidare come semplici iperboli o metafore: è invalso l’uso di dar parola a soggetti del mondo animale o vegetale, magari investendoli del nostro modo di fare, come anche il contrario. E Gesù, nel vangelo in lettura oggi nella liturgia della benedizione dell’ulivo, risponde ai farisei che infastiditi dal clamore lo sollecitavano a zittire i suoi osannanti: “Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre”. Era evidente la conferma che la sua era una Verità insopprimibile. Peccato che più tardi le stesse voci reclamassero a Pilato la sua crocifissione, ma sappiamo purtroppo che la nostra labilità umana ci rende inconsistenti, non ha nulla a che vedere con la solidità della pietra. Per fortuna sappiamo pure che il nostro Salvatore non demorde e continua a rinnovare il suo sacrificio perché ci vuole “pietre vive” (a proposito del “contrario” cui facevo riferimento più sopra) per edificare la sua Chiesa. Allo stesso apostolo Simone ha cambiato in questo senso il nome in Pietro e l’ha trasformato nientemeno che in pietra miliare, fondamenta su cui poggiare il progetto di salvezza. In questa settimana santa siamo quindi chiamati a vivere i vari momenti, il Triduo in particolare, come sprint finale di una Quaresima che dovremmo aver proiettato all’avvenimento che tiene in piedi tutto l’impianto della nostra fede: la Resurrezione. Al qual proposito anche di quel momento determinante la sola testimone fisica è una pietra, quella che chiudeva il sepolcro ed è rotolata per lasciar passare il Risorto. Non occorreva, il Signore ci poteva passare attraverso, come dimostrerà più tardi. Ma serviva una testimonianza. Ah, se quella pietra potesse parlare! Beh, oggi siamo noi, con la nostra fede, a darle voce.

Lettera aperta del 10 aprile 2022 (Domenica delle Palme)

Inserito il 6 Aprile 2022 alle ore 20:47 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 10/4/2022. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Pasqua e giudizi ingannevoli

Inserito il 6 Aprile 2022 alle ore 20:40 da Don Gianni Antoniazzi

Con questa domenica, 10 aprile, inizia la Settimana Santa in preparazione alla Pasqua. La morte e la risurrezione di Gesù sono fatti interpretati in modo diametralmente opposto da chi ha fede o meno

In questi giorni, man mano che l’esercito russo indietreggia, appaiono immagini sconvolgenti: si scoprono fosse comuni, corpi di persone inermi con le mani legate dietro la schiena e freddati con un colpo alle spalle. Vengono alla luce luoghi di tortura e soprusi di ogni tipo, su innocenti e donne indifese. C’è chi interpreta queste immagini attribuendole alla violenza delle milizie russe altri invece attestano che si tratta di un montaggio creato ad arte.

Questa opposta interpretazione della storia ha radici lontane. Già al tempo di Gesù, in occasione della sua ultima Pasqua, c’erano capi del popolo, scribi, farisei, anziani che lo accusavano di ogni crimine. Altri invece acclamavano «Osanna al figlio di Davide» e trovavano in lui il volto di Figlio di Dio.

Anche nella storia personale spesso emerge questa fatica: ci sono persone che ci accolgono e ci stimano, altre ci respingono senza una ragione esatta.

Nel Vangelo ci sono due episodi: nel momento del giudizio, Pilato si lava le mani e rinuncia alla decisione. C’è poi il ricco epulone che, giunto agli Inferi, chiede il segno della risurrezione di un morto perché i fratelli si ravvedano. Come se per giudicare sia necessario un segno forte. Abramo risponde che «hanno Mosè e i profeti, se anche un morto risorgesse non si convinceranno».

Come a dire che non mancano le occasioni per capire la realtà. Basta essere responsabili e aperti alla vita per intuire dove sta la verità.

don Gianni

Bandire il peccato o il peccatore?

Inserito il 3 Aprile 2022 alle ore 10:04 da Plinio Borghi

Bandire il peccato o il peccatore? Se dovessimo soffermarci sul nostro modo di vivere, scopriremmo tanti controsensi in merito. Basti vedere come stendiamo le leggi e come le applichiamo: nella stesura definiamo in particolare ciò che si deve o non si deve fare, cosa sia o non sia reato; nell’applicazione perseguiamo chi non si comporta di conseguenza e ci perdiamo in miriadi di provvedimenti a seconda dell’infinita casistica in atto, peritandoci più di soppesare le pene da infliggere che non di cercare modi per evitare di incorrere nella trasgressione. Per restare nell’attualità, rifuggiamo decisamente l’idea della guerra, ma poi ci smarriamo nei vari distinguo verso chi la provoca, chi la combatte e come, magari preoccupandoci di chi la subisce, senza tuttavia mettere per tempo in atto tutte le garanzie necessarie a evitarne il ricorso, formandoci per una pace vera e duratura. Questioni di lana caprina? Non direi, se solo pensassimo, nella fattispecie, a quanto siamo stati disattenti in questi ultimi anni agli eventi che ci hanno condotto fin qui (dalla Crimea in poi per stare nei tempi recenti) ed a quelli nel mondo che al momento non ci preoccupano perché non ci solleticano specifici interessi. Per fortuna il nostro riferimento di eccellenza, il Vangelo, non soffre di tali contraddizioni e rimane baluardo cui correre ai ripari per rimediare distorte impostazioni. Per quanto concerne la pace non ci piove: Gesù, conoscendo le nostre debolezze, ne ha fatto con insistenza una questione ineludibile per continuare a ritenerci suoi seguaci; e motivi di belligeranza ne avrebbe trovati a ufo, essendo venuto a svolgere la sua missione in un territorio occupato militarmente. Sul primo aspetto sono già due domeniche che il tema della misericordia nei confronti del peccatore va esattamente in senso contrario al nostro modo di vedere: l’altra volta con l’atteggiamento del padre nei confronti del figliol prodigo e stavolta Egli stesso si trova alle prese con la faccenda dell’adultera, verso la quale il trattamento è analogo, proprio per ribadire che c’è sempre il margine per una radicale conversione e che è questo lo scopo principale del suo progetto di redenzione. Il peccato, in entrambi i casi in esame, è condannabile e condannato anche dal Maestro, ma il peccatore va recuperato e non c’è deterrente migliore per sottrarre le malefatte che quello di impedire a chi ne è indotto di perpetrarle. Non è facile digerire siffatto metodo, anche perché non sempre può funzionare. Ma tant’è.

Lettera aperta del 3 aprile 2022

Inserito il 30 Marzo 2022 alle ore 20:43 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 3/4/2022. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Ultimi passi per Pasqua

Inserito il 30 Marzo 2022 alle ore 19:42 da Don Gianni Antoniazzi

La Pasqua si sta avvicinando rapidamente. Forse, trascinati dalle vicende di questi mesi, non abbiamo ancora potuto raccogliere i pensieri e cominciare il cammino di conversione. Nulla, tuttavia, è perduto.

Domenica prossima, 10 aprile, la Chiesa celebra la festa delle Palme. È una tappa preziosa perché dà inizio alla Settimana Santa e porta alla Pasqua di risurrezione, il 17 aprile. Questi appuntamenti non si possono vivere in modo distratto e superficiale, come fossero semplice folclore. È necessario essere attenti e cercare il Risorto.

Purtroppo, quest’anno viviamo un contesto del tutto particolare: la pandemia mantiene la pressione sulle nostre vite quotidiane e, più ancora, il recente conflitto alle porte dell’Europa ci preoccupa per le conseguenze che può avere in futuro. Molti si avvicinano alla Pasqua senza poter raccogliere i pensieri e senza compiere il dovuto cammino di conversione. Nulla è perduto. La grazia di Cristo ci raggiunge lì dove siamo. In questa settimana e nella prossima, abbiamo l’occasione di rimetterci in cammino.

In questi giorni c’è il grande dono della riconciliazione. Per tutti è importante riprendere il ritmo di preghiera, l’ascolto della Scrittura, rinvigorire la carità e il digiuno. È sufficiente aprire le porte all’amore del Padre. Da parte mia penso sempre al ladrone che, nella tradizione, abbiamo chiamato “buono”. Secondo il racconto dei Vangeli, negli ultimi istanti ha profittato della sua condizione per rivolgersi a Gesù. Ciascuno di noi può sentirsi nella sua condizione e confidare che la Pasqua di quest’anno, pur vissuta all’ultimo momento, sia un dono di gioia e di vita completa.

don Gianni

Andar a pescare e fare la guerra

Inserito il 27 Marzo 2022 alle ore 10:00 da Plinio Borghi

Andar a pescare e fare la guerra sono due circostanze per dare la stura alle balle più megalattiche che mente umana possa concepire. Solo che l’accostamento è improprio: nel primo caso il gesto di allargare le braccia per significare la dimensione della malcapitata preda è un gesto folkloristico “dovuto”, quasi rituale; nel secondo caso siamo nella tattica più becera per giustificare una strategia di morte, assurda, inconcepibile, priva di ogni ragione. Non sto qui a ripetere le già pesanti parole proferite dal Papa in merito, ma duole dover constatare che un conflitto esprime sempre il peggio della depravazione individuale e della devianza sociale di una comunità. Basare poi l’informazione sulle bugie è quanto di più subdolo si possa perpetrare. Per fortuna i mezzi di comunicazione di cui disponiamo mitigano alquanto le millanterie, anche se certi paesi monopolizzano l’aggiornamento della propria gente, come sta facendo la Russia. E di fronte allo scempio in atto ci si chiede il perché dell’assenza di Dio davanti a simili nefandezze, specie trattandosi di un’aggressione gratuita e oltretutto avallata da taluni suoi rappresentanti religiosi. Qui bisogna stare attenti a non attribuire al Padreterno il frutto delle nostre disattenzioni, spesso dovute a convenienze o compromessi che ci hanno condotto a ciò cui stiamo assistendo (chi ha seguito un po’ di dibattiti ha imparato a rendersene conto). La liturgia di oggi è molto chiara e convergente in proposito: abbiamo un Dio che è sempre di parola (prima lettura) e non ha esitato a sacrificare il Figlio pur di giustificarci (seconda lettura), un Dio la cui misericordia è infinita se ci rapportiamo a Lui correttamente (vangelo, un tempo detto “del figliol prodigo”), il tutto perfettamente riassunto nel versetto al salmo responsoriale: “Il Signore è vicino a chi lo cerca”. Sembra uno slogan, di fatto è una parola d’ordine, che è la chiave risolutiva per la corretta impostazione dei nostri comportamenti. Va da sé che Dio non lo si cerca chissà dove: è in ogni istante a portata di mano nel prossimo che ci sta accanto. Allora pensare di essere senza Dio o ritenerlo assente dai risvolti di certe situazioni parte dallo stesso presupposto: il guardare a sé stessi, al proprio interesse e non all’altro e alle sue esigenze. Se vogliamo che questa Quaresima non finisca in olocausto, affidiamoci a un mediatore di pace serio: cerchiamo il Signore che è sempre disponibile.

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