Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera aperta del 14 agosto 2022

Inserito il 10 Agosto 2022 alle ore 18:21 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 14/8/2022. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

Ferragosto e Assunta

Inserito il 10 Agosto 2022 alle ore 18:01 da Don Gianni Antoniazzi

È arrivato Ferragosto: code di persone cercano pace e divertimento mentre nubi grigie continuano a circondare la vita quotidiana. Con l’Assunta la fede propone di contemplare uno spicchio di cielo.

Ogni giorno ci sono fatti amari: il Covid, la guerra in Ucraina, la tensione fra Israele e Gaza, le esercitazioni della Cina intorno a Taiwan; si sperimenta l’instabilità politica, soprattutto italiana, e l’economia è in equilibrio precario; il clima inquieta tra siccità e improvvisi rovesci; non mancano gravi fatti di cronaca nazionali come pure notizie delicate vicino a noi.

La vita è sempre accompagnata da fatiche. Nel giorno dell’Assunta, però, la fede ci invita a contemplare il bene che, nonostante tutto, cresce e si sviluppa fino a trovare compimento. Non è un’utopia ma un fatto che Gesù si è impegnato a realizzare. L’Assunta garantisce che Dio mantiene le sue promesse, non per Maria soltanto ma per tutti. Egli desidera per ciascuno una gioia completa.

don Gianni

Il rischio dell’imprevedibile

Inserito il 7 Agosto 2022 alle ore 10:02 da Plinio Borghi

Il rischio dell’imprevedibile si riduce solo agendo sempre con le spalle coperte, come si suol dire. Oggi Gesù continua la sua “lectio magistralis” sugli investimenti sicuri e sul modo di gestirli, attraverso allegorie, parabole e similitudini, nelle quali sono comunque escluse forme di furbizia a noi tanto care negli affari. Uno dei motivi conduttori rimane l’imprevedibilità: non sapere l’ora del ritorno del padrone e guai al servo che si trova fuori posto, che si è approfittato dei ricavi, che non ha instaurato rapporti più che corretti con gli altri collaboratori, ecc. Insomma, quello di essere in regola e accorti nell’agire è alla base di ogni attività e di ogni ruolo. La maggior parte di noi l’ha sperimentato nei posti di lavoro o nella professione, dove i frutti sicuri delle nostre azioni si sono moltiplicati e sono stati premiati. Abbiamo pure constatato quanto la disonestà e l’aggressività, l’arrivismo e lo sgomitare per la carriera alla fine non hanno pagato, prima di tutto perché non sostenute da una preparazione adeguata che, se ci fosse, non avrebbe bisogno di mezzucci e poi perché i nodi vengono al pettine, le pentole vengono scoperchiate e nessuno si fiderebbe di siffatti sprovveduti. Anche il vangelo di oggi conclude con questa chiave: a chi è stato affidato molto, e si è dimostrato previdente, verrà richiesto e dato molto di più. Ovviamente sul piano sociale il discorso potrebbe continuare in modo articolato, ma se trasportiamo l’impianto sul piano spirituale la sua pregnanza si rivela in tutto il suo peso e la sua efficacia; non c’è margine discrezionale nel definire il comportamento necessario e le indicazioni del Maestro diventano perentorie. È in sintesi quel ben noto Estote parati: che l’ora dell’arrivo della resa dei conti non sia conosciuta da alcuno, anzi soltanto dal Padre, è fin troppo ribadito e acquisito; che l’essere preparati non significhi qualcosa di raffazzonato in fretta e furia all’ultimo, ma frutto di una continuità, alla base della quale solo la fede è elemento di garanzia è parimenti scontato. Qualcuno più noto di me diceva che bisognerebbe impostare ogni giorno come se ci fosse una vita davanti e di viverlo come se fosse l’ultimo. Appunto. San Paolo nella sua lettera agli ebrei è più esplicito nel compiere un’ampia panoramica di quanto la fede abbia influito sulla storia del popolo eletto. A noi restino le parole d’ordine: fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dov’è il vostro tesoro là sarà anche il vostro cuore.

Lettera aperta del 7 agosto 2022

Inserito il 4 Agosto 2022 alle ore 18:10 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 7/8/2022. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Rimanere giovani

Inserito il 4 Agosto 2022 alle ore 17:14 da Don Gianni Antoniazzi

I ragazzi hanno un linguaggio e una visione della realtà diversi da chi ha qualche decennio alle spalle Vivendo con loro si colgono le differenze. Anche la fede in Cristo va annunciata con le loro categorie.

Dopo un mese di campi si capisce bene che i giovani hanno stile, linguaggio, riferimenti e prospettive diverse da chi ha già compiuto 50 anni. Serve dialogare con la loro cultura se si vuol trasmettere Cristo. Non si tratta di “restare giovani dentro”: è un’idea patetica. E neppure servono ritocchi estetici, stile “bonus facciate”.

San Paolo aveva suggerito la strada: “Se l’uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova” (2Cor 4,18). Non serve restare ancorati alla propria gioventù. Piuttosto è importante rinnovarsi, cioè camminare secondo le novità del Padre. Don Roberto Fiscer usa TikTok per parlare ai suoi giovani. Ha una folla di seguaci: dicono oltre 400.000. Un mito nel suo genere. Don Alberto Ravagnani spopola invece su YouTube con video accattivanti: impiega tecniche e linguaggi che toccano il cuore oltre che l’intelligenza. C’è un sacerdote che, durante alcuni matrimoni e messe, danza (don Bruno Maggioni): chi scrive non lo apprezza.

Si possono usare chissà quali strumenti. Il problema però è il contenuto. Le “giovani pecore” in ogni secolo si innamorano non delle mode ma della voce del Pastore. San Francesco ha spopolato fra i suoi coetanei non perché seguisse le tendenze del momento, ma perché applicava il Vangelo. Rinnovarsi, restare capaci di dialogare coi giovani è possibile: serve essere prima interpreti veri di Cristo.

don Gianni

L’indulgenza del Perdon d’Assisi

Inserito il 1 Agosto 2022 alle ore 18:50 da Redazione Carpinetum

Dal mezzogiorno del primo agosto a tutto il giorno 2, nelle chiese parrocchiali e francescane si può ricevere l’indulgenza della Porziuncola (Perdon d’Assisi) attraverso la visita alla chiesa e un momento di preghiera in particolare con la recita del Credo e la preghiera del Padre nostro secondo le intenzioni del Papa.

Per saperne di più potete leggere questo approfondimento pubblicato sul nostro sito.

Gli affari sono affari

Inserito il 31 Luglio 2022 alle ore 10:05 da Plinio Borghi

Gli affari sono affari e ogni buon affare giustifica un investimento adeguato. Certo, un margine di rischio c’è sempre, ci mancherebbe!, ma se è calcolato non può mai portare alla rovina. Poi c’è sempre quello che pensa di aver trovato il filone giusto e si butta a pesce con tutto quello che ha, ritenendosi come minimo un furbo di tre cotte e magari meditando di sottrarre risorse al concorrente: a costui l’unica alternativa resta un bel pugno di mosche. Da che mondo è mondo la sicurezza economica ci deriva solo dall’investire in modo differenziato. No, non ho alcuna intenzione di impostare una lezione di politica commerciale, ma la liturgia di oggi mi ci ha tirato per i capelli. Il nostro Maestro, al quale evidentemente non difetta competenza alcuna, tant’è vero che viene interpellato per la divisione di un’eredità, imposta una lezione di economia e di vita da far invidia ai migliori sul mercato. D’accordo, ha estremizzato un po’ le alternative: in sostanza ha posto la morte, ovviamente imprevedibile e improvvisa, a scompigliare ogni progettualità, anche se è un evento che non va mai trascurato, da alcuno, credente o non credente che sia. Per noi, che ci prepariamo a qualcosa che va oltre, conta ancora di più impegnare le risorse temporali per guadagnare crediti utili per dopo. È la parabola dei talenti che si ripropone: guai lasciarsi prendere dalla paura o dai nostri limiti o, peggio, tendere al fatalismo! È chiaro che né Gesù né Qoelet che gli fa eco in prima lettura ci esonerano dal darsi da fare per migliorare: conta non rendere l’azione fine a sé stessa o a servizio del nostro egoismo, bensì con l’ottica del vero obiettivo, quello che si ha garantito il Redentore con la sua resurrezione. Ci incita in tal senso anche Paolo nella seconda lettura, dove fa un elenco di deviazioni che spesso diventano per noi obiettivi primari che vanificano tutto il progetto di salvezza. L’argomento mi porta a un aneddoto di cui sono stato protagonista nell’ambiente di lavoro (forse l’ho già raccontato, ma a una certa età mi sia consentito qualche volta di ripetermi), quando un collega, noto per essere un po’ libertino e disinvolto nel suo comportamento, se ne uscì esclamando: “Una bella fregatura avranno i frati se non esiste il Paradiso!”. Al quale ho prontamente ribattuto: “Pensa a che bella fregatura prendi tu se invece esiste!”. Il discorso è continuato sulla reciproca posta in gioco: una vita che è un batter di ciglia contro l’eternità. Se non basta la fede per convincerci, facciamolo per fare un buon affare!

Lettera aperta del 31 luglio 2022

Inserito il 28 Luglio 2022 alle ore 18:34 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 31/7/2022. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Il suicidio politico

Inserito il 28 Luglio 2022 alle ore 18:26 da Don Gianni Antoniazzi

Il parroco è pastore di tutti. Non deve esternare preferenze di partito ed esprimere orientamenti
di destra o sinistra. Tuttavia, deve esortare al discernimento e all’impegno nella vita politica.

Nei giorni scorsi è caduto il Governo Draghi e il 25 settembre sono fissate nuove elezioni. Qualcuno si dice contento perché gli ultimi governi non erano frutto di una diretta volontà popolare. Qualche altro invece osserva con stupore e preoccupazione l’attuale situazione politica.

Non è opportuno che il parroco intervenga su questioni di partito, soprattutto in vista di un appuntamento elettorale. Tuttavia, è necessario esortarci a vicenda per il servizio alla “polis” e offrire qualche indicazione di discernimento.

Il Governo Draghi era stato creato in emergenza per superare una delle fasi più delicate della Repubblica. È vero. Non era nato da indicazioni dirette delle urne. Non si può dire però che non corrispondesse al bene comune. Per esempio: pochi giorni prima della caduta, Draghi era in Libia per chiedere gas per gli italiani. Al contempo i partiti (tutti!) erano partecipi nella protesta contro il nuovo rigassificatore a Piombino, necessario per consentire al liquido di importazione di entrare nella rete italiana.

Ecco la situazione: c’è chi pensa al bene comune della Nazione e chi invece valuta solo l’interesse elettorale. Non basta.

Facendo cadere il Governo i partiti espongono l’Italia al pericolo di perdere i contributi europei. Vi sono decine di miliardi di euro da ricevere da qui a ottobre e potrebbero svanire se non venissero rispettate precise tabelle di marcia.

Di più: alcuni partiti, facendo cadere il Governo, fanno perdere all’Italia la fiducia internazionale.

Ancora: nel suo ultimo discorso Draghi ha parlato con schiettezza come avrebbe fatto in sede europea. La politica italiana, abituata invece a frasi inconcludenti, ha respinto queste parole. Da noi i partiti preferiscono rimanere nel torbido.

Infine, i partiti ritengono che gli italiani siano privi di cervello e di memoria. È uno sbaglio. Alla lunga hanno più sapienza di quanto si possa immaginare.

don Gianni

Imparare a pregare

Inserito il 24 Luglio 2022 alle ore 10:01 da Plinio Borghi

Imparare a pregare: sembra un paradosso in un ambito pregno di religiosità come il nostro, come lo era senz’altro ai tempi di Gesù, anche a fronte di un episodio come quello di Abramo, riportato nella prima lettura di oggi, che non v’è dubbio fosse ben noto ai discepoli. Pur persone semplici, da bravi ebrei essi dovevano conoscere a sufficienza le sacre scritture e in particolare la predisposizione di Dio ad ascoltare le suppliche del suo popolo prediletto. Eppure, si sono accorti che il loro Maestro aveva un quid in più nel rapporto che intratteneva col Padre e non hanno frapposto indugio a chiedergli: “Signore, insegnaci a pregare”. Gettando l’occhio sulle letture di questa domenica, per associazione d’idee, mi è tornato alla mente quanto fosse diffusa un tempo la pratica da parte della gente incolta di rivolgersi a qualcuno più istruito o più predisposto per farsi scrivere qualche lettera particolare o qualche domanda da inoltrare alle autorità. L’argomento più diffuso erano le domande di assunzione, magari integrate dai relativi curriculum. Mio padre, comune bidello ma con la terza media e una calligrafia invidiabile (pure questa contava per essere presi in miglior considerazione), era spesso sollecitato in questo ruolo, anche da colleghi insegnanti. A me, più tardi, è capitata la stessa cosa, non tanto per la calligrafia, un obbrobrio che avrebbe ottenuto l’effetto opposto, quanto per avere le mani in pasta nei rapporti con la burocrazia. Il maggiore e più generalizzato livello d’istruzione, nonché il superamento di certe obsolete impostazioni burocratiche hanno ridotto di molto la pratica in questione, anche se non del tutto visti gli scarsi risultati sulla padronanza della lingua e del linguaggio appropriato da parte delle persone “studiate”. E il nesso con la premessa? Basta soffermarsi un attimo ad analizzare il nostro modo di pregare paragonato a un’elementare esegesi dell’unica preghiera che Gesù ha consegnato ai discepoli per capire che in sostanza siamo sullo stesso piano: semianalfabetismo religioso e improprietà dei termini nel rivolgerci al Padre la fanno da padroni. L’analisi sarebbe lunga, ma mi limito a osservare che, di norma, si parte dalla seconda parte del “Padre nostro” e, nella migliore delle ipotesi, si passa all’ultima. Sulla prima, dopo duemila anni, abbiamo ancora molta strada da fare. Quindi conviene ancora anche a noi, se vogliamo essere ascoltati, chiedere a Gesù: “Signore, insegnaci a pregare”.

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