Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera aperta del 19 agosto 2018

Scritto il 14 agosto 2018 05:29 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 19/8/2018. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Il calore di Papa Francesco

Scritto il 14 agosto 2018 05:28 da Don Gianni Antoniazzi

Sabato 11 e domenica 12 agosto, il Papa ha incontrato i giovani italiani a Roma. Vi ha partecipato anche un gruppo di 6 ragazzi della parrocchia. Il calore umano è stato superiore a quello del clima

I giovani della parrocchia che sono stati a Roma sono rientrati contenti. Venerdì pomeriggio erano scesi in treno nella capitale; sabato sera hanno incontrato papa Francesco al Circo Massimo; durante la notte hanno vegliato in adorazione visitando alcune chiese aperte con questo scopo; il mattino di domenica, in piazza San Pietro, hanno partecipato alla liturgia col Santo Padre e, subito dopo, hanno fatto ritorno a casa.

I giornali e le televisioni hanno riportato alcune parole centrali rivolte ai giovani. Celebre la frase “siate pellegrini sulla strada dei vostri sogni, rischiate”; oppure “è buono non fare il male ma è male non fare il bene”. I testi completi sono in internet.

Molti notiziari hanno sottolineato il caldo torrido durante gli incontri, soprattutto in piazza San Pietro. Ma bisogna sottolineare anche il calore umano di Papa Francesco: subisce continui attacchi nei social o sui media, anche in seno alla Chiesa alcuni rifiutano le sue aperture, eppure parla sempre con grande serenità, il tono di voce è quello di un padre buono o, meglio, di un nonno saggio. Ha forza: stacca gli occhi dal testo e propone dialoghi spontanei. Lui che domanda ai giovani di saper rischiare, per primo si mette in gioco. Sembra uscire da sé e consegnarsi disarmato nelle mani dei suoi uditori. Quanto abbiamo da imparare, a tutti i livelli, cominciando dalla Chiesa.

don Gianni

Ora il quadro è completo…

Scritto il 12 agosto 2018 10:07 da Plinio Borghi

Ora il quadro è completo e si ricollega al punto da cui siamo partiti in questo gruppo di meditazioni: la festa del Corpus Domini. Oggi il Messia proclama che il pane che dà la vita altro non è che il suo corpo offerto in sacrificio per noi. Per i primi discepoli non è stato facile assimilare il concetto. Già per chi ne conosce la famiglia di provenienza sentirsi dire “Io sono il pane disceso dal cielo” e “chi vede me vede il Padre che mi ha mandato” lascia spazio a illazioni e mormorii. Figurarsi credere che quel pane è un vero corpo che si fa mangiare! E non è stato facile nemmeno in seguito per i missionari introdurre un simile concetto fra i popoli ai quali lo riferivano: solo una forte dimostrazione di fede e di coerenza ad essa ha potuto far breccia. In pochi casi sono stati agevolati, come nell’America Centrale degli Aztechi; guarda caso proprio fra quella gente che ai nostri occhi appare come truculenta e selvaggia. Loro, infatti, praticavano i sacrifici umani, che si svolgevano sulla sommità delle famose e irte piramidi gradinate. Estratto d’un sol colpo con uno strumento speciale il cuore del “malcapitato” (le virgolette sono d’uopo, perché del tutto malcapitato non era ritenuto), organo poi riservato all’offerta e al nutrimento del celebrante, il resto veniva buttato giù per i gradini e chi ne stava ai piedi se ne cibava (peraltro la carne arrivava già bell’e frollata) e acquisiva la potenza dell’eroe sacrificato. Nulla quindi di tanto repellente per quel contesto religioso, nel quale acquisire poi la nostra impostazione è stato abbastanza facile. A questo punto sorge spontanea l’inevitabile domanda: ma noi ci crediamo fino in fondo? Non è la prima volta che in queste meditazioni la e me la pongo. Sono veramente convinto, quando mi accosto all’Eucaristia, che sto ricevendo non più un pezzo di pane, ma il reale corpo e sangue del mio Redentore, dal quale traggo tutta la forza per vivere come si deve intanto questa vita e proiettarmi deciso nell’altra? O con una bella botta di relativismo sono più propenso a rifugiarmi in un simbolismo di maniera, perché tutto sommato la religione serve in definitiva a mettere alcuni paletti nel nostro comportamento? Rispondo con le parole di San Paolo che introducono la seconda lettura: “Fratelli, non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione”. Poi, visto che la celebriamo fra tre giorni, volgo lo sguardo per un aiuto a Colei che ha capito e vissuto fino il fondo il grande mistero guadagnando subito l’assunzione “fisica” in cielo.

Lettera aperta del 12 agosto 2018

Scritto il 9 agosto 2018 01:36 da Redazione Carpinetum

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Ci scusiamo per il ritardo nella pubblicazione online di questa settimana.

L’Assunta porta lontano

Scritto il 9 agosto 2018 01:31 da Don Gianni Antoniazzi

La solennità che ormai porta il nome di Ferragosto, un tempo era l’occasione per far festa in campagna. Oggi è diventata, invece, il momento di un’evasione generale, ma non tutto il male viene per nuocere

A metà del Novecento, in occasione dell’Assunta, i paesi festeggiavano nel modo più solenne. La nonna materna mi raccontava che a Mareno di Piave, dove lei viveva, molti lavoravano all’estero, ma per questa Solennità tutti tornavano a casa. I paesi, desolati d’inverno, si riempivano di vita. Forse succede ancora nelle regioni dell’Est dove più marcata è l’emigrazione, ma qui da noi tutto è cambiato. Il mese di agosto è per la vacanza e la gente scappa. L’Assunta è una sorta di morte civile.

Da parte mia non mi lamento troppo. Da quel che vedo, i discepoli di Cristo stanno riscoprendo il Triduo pasquale di Gesù morto e risorto. Lì esplode la comunità dei credenti. Anche il Natale, se non vado errato, sta subendo un declino, trasformato in presidio del nudo consumismo. Mi rammarico un poco perché nell’Assunta il Padre accoglie con sé l’umanità intera. Che bello se per questa liturgia fossimo numerosi. Pazienza: le mode passano e avremo l’occasione di ripristinare quel che di santo c’è in questa solennità. Per ora portiamo pazienza.

don Gianni

Bando agli equivoci!

Scritto il 5 agosto 2018 10:02 da Plinio Borghi

Bando agli equivoci! Oggi Gesù, inseguito da coloro ai quali aveva dato da mangiare pane e pesce (di cui si parlava la settimana scorsa), probabilmente spinti dalla voglia di far replica, risponde di brutto che non è alla fame temporale che conta dare risposta, bensì a quella che punta a una soluzione definitiva. L’aiuto in questo senso viene sempre da Dio, com’è stato durante l’esodo, quando ha mandato la manna. Anche quello, tuttavia, era un cibo effimero e oggi invece ha mandato il Pane vero, quello che toglie fame e sete per sempre. Ecco l’anello mancante per collegare senza ombra di dubbio questo episodio all’Eucaristia: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!”. Chi pensa di trovare la soluzione giusta altrove è messo all’angolo e se tenta di togliersene cercando alternative per arrivare alla verità si scontra con l’altra affermazione che fa pendant: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”. Le premesse ci sono tutte, ma ciò non toglie che l’uomo, nella sua massima libertà, non possa battere strade diverse, sulle quali non troverà mai, in ogni caso, una personificazione di altri presupposti come quella rappresentata dal nostro Maestro. Dovrà analizzare bene la sua fame e la sua sete, per poter poi decidere in quale direzione orientarsi. E non è detto che, imboccatala, ne esca poi con le risposte giuste in tasca e soddisfatto. Un po’ come si fa per andare al ristorante: porsi la domanda “mah, dove andiamo a mangiare un boccone oggi?” e poi scegliere a caso difficilmente porta a risultati positivi; come bisogna stare molto attenti a compiere scelte dettate esclusivamente dal prezzo stracciato, perché in linea di massima il costo corrisponde alla qualità, per logica, salvo eccezioni. Meglio affidarsi ad esperienze già fatte, direttamente o indirettamente; quanto meno ricalcare percorsi mette più tranquillità ed evita perdite di tempo. Conta per tutti, comunque, agire sempre con rigorosità e con onestà intellettuale, anche e soprattutto per chi ha fede, perché se da un lato è vero che le strade per arrivare alla Verità possono essere diverse, dall’altro lato è altrettanto vero che la nostra non è fatta per adagiarvisi e non è per niente più comoda. Le parole di Gesù non sono che un punto di partenza, che ci impegna all’approfondimento del messaggio evangelico e ci obbliga a realizzarlo nella vita di ogni giorno. Altrimenti è tutto inutile e anche quel Cibo ci andrà di traverso.

Lettera aperta del 5 agosto 2018

Scritto il 1 agosto 2018 08:46 da Redazione Carpinetum

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Complimenti! Un bell’esempio!

Scritto il 1 agosto 2018 08:39 da Don Gianni Antoniazzi

Domenica scorsa sono nati all’ospedale dell’Angelo Alessandro e Leonardo, figli di Alice Campello e del calciatore Alvaro Morata. Un esempio vivissimo: invito la comunità a gioire per questo lieto evento

Da anni c’è un calo di nascite. Qualcuno dice che è l’esito di una crisi economica persistente. Basta però pensare ai nostri bisnonni che in una situazione decisamente più austera hanno formato famiglie con 12 o 15 figli. A mio modesto parere vale il rovescio: in una società opulenta non c’è spazio per i bambini che domandano sacrifici, attenzioni, costanza nell’educazione, stabilità nei rapporti e compromettono il futuro legando in modo stabile le coppie. Soprattutto le persone benestanti scelgono di attendere a lungo prima di mettere al mondo dei figli: prima girano il mondo, pensano alla carriera, fanno le esperienze più varie e, giunte al limite, cercano un bambino, se arriva.

Un anno fa, in occasione del loro matrimonio, ho scritto un articolo poco felice sulla coppia Campello Morata. Un uomo maturo non ha timore a dire che si è sbagliato. E dunque sono qui a felicitarmi con questi coniugi che, nonostante la loro condizione agiata, nonostante siano circondati da una realtà mondana, grazie alla loro formazione anche famigliare, un anno dopo il matrimonio hanno già dato alla luce una coppia di gemelli. È un vincolo meraviglioso, un esempio per molti fra noi. La nostra natura trabocca di energie: si può seguire il lavoro, gli impegni, la vita quotidiana può essere vivace anche con uno o più figli in famiglia. Essi ci realizzano e non diminuiscono la vita.

don Gianni

A pancia piena si ragiona meglio

Scritto il 29 luglio 2018 09:58 da Plinio Borghi

A pancia piena si ragiona meglio. Quante volte avremo esordito con quest’affermazione, specie se la sensazione di fame non ci consentiva di pensare ad altro che a calmarla! Eppure non è così venale come potrebbe sembrare, anzi, ha un fondamento scientifico, sociale, politico e financo religioso. Sul piano scientifico, il nostro intestino è il “carburatore” per il funzionamento armonico degli altri organi, cervello compreso, il tutto sintetizzato nel famoso detto latino “Mens sana in corpore sano”. L’aspetto sociale è nel processo a monte: attorno alla tavola imbandita ci si riappacifica tutti, si affrontano meglio anche i problemi più ostici, si allacciano rapporti duraturi. Infatti, cosa si dice a chi si prende troppe confidenze? “Quando mai abbiamo mangiato pasta e fagioli assieme?”, appunto. Il risvolto politico è presto detto: purtroppo si parla più alla pancia per solleticare la testa a votare in certa direzione. Per quanto concerne il profilo religioso rimando il lettore direttamente al Vangelo e al comportamento del nostro Maestro, che non trascurava mai incontri conviviali di ogni tipo, pur di avvicinare le persone e far passare il lieto annuncio; non a caso il primo miracolo è scattato proprio durante un pranzo di nozze e la predicazione si conclude con un’ultima cena tutta particolare. Nel brano in lettura oggi Gesù esprime tutta la sua preoccupazione per quella folla che l’ha ascoltato ed ora è lì senza mangiare, al punto da compiere uno dei miracoli più famosi: la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Dietro alla quale l’evangelista Giovanni, che non lo fa come gli altri tre all’ultima cena, colloca proprio il riferimento diretto alla stessa Eucaristia, il cibo che non toglie una fame provvisoria, ma ti nutre per la vita eterna. L’episodio è ricco di particolari interessanti: l’esigenza della “materia prima” (in possesso di un ragazzo), la collaborazione dei discepoli per la distribuzione (l’intervento non viene solo calato dall’alto) e infine la raccolta degli avanzi, perché nulla vada sprecato. Nel celebrare l’Eucaristia avviene lo stesso: gli elementi più semplici (pane e vino), l’intervento del sacerdote per il sacrificio, la presenza totale di Cristo in ogni briciola o goccia. La precede la liturgia della parola, che si fisserà in noi proprio tramite l’assunzione delle sacre specie e questa simbiosi ci accompagna in questa vita e ci proietta in quella eterna. Anche in questo caso, a “pancia piena” non solo si ragiona meglio, ma anche ci si assicura la salvezza. Orbene, se abbiamo la fame giusta, sappiamo qual è il desco e come soddisfarla.

Lettera aperta del 29 luglio 2018

Scritto il 25 luglio 2018 06:19 da Redazione Carpinetum

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