Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Provare a cambiare lavoro

Scritto il 26 Gennaio 2020 10:11 da Plinio Borghi

Provare a cambiare lavoro sarebbe un’esperienza da compiere almeno una volta nella vita. I motivi sono vari: uscire dalla routine, fare nuove esperienze, mettere alla prova le capacità e lo spirito di adattamento, a volte sfidare il rischio, comunque acquisire un confronto con quanto si lascia, che va annoverato a bagaglio d’esperienza. Di norma non è il caso di farlo come un salto nel buio, a meno che non diventi una fuga, ma come ricerca di una situazione migliore, meglio poi se paga e appaga di più. Appartengo a una generazione che è cresciuta col pallino del lavoro fisso e sicuro, anche se con scarse prospettive di folgoranti carriere (cosa che in effetti non ho fatto), ma vedo che, nel tempo, volenti o nolenti, le cose sono cambiate sempre di più in favore di una mobilità “funzionale”, che poi è approdata, purtroppo, in forme di sfruttamento e oggi sembra più figlia della precarietà, che altro. I giovani, quelli che riescono a ottenere un lavoro, non si pongono nemmeno la domanda se conviene cambiare, tanto non dipende da loro, salvo che non optino per mutamenti radicali che includano anche il cambio di Paese (lo si considerava anche nel foglio “L’incontro” della settimana scorsa). Penso che anche nei tempi passati simili problematiche si siano alternate, con tendenza, tuttavia, alla stabilità ovvero a subire una mobilità forzosa. Giusto l’altro giorno si dava risalto alla notizia del grave inquinamento nei grandi fiumi asiatici e ho provato angoscia al pensiero di tanti milioni di persone che da millenni vivono e hanno costruito civiltà attorno ad essi. Oggi si trovano costretti a non si sa quali alternative. Non hanno invece avuto di queste preoccupazioni gli apostoli che il vangelo di oggi ci racconta: al richiamo di Gesù, che già conoscevano e appariva loro un riferimento più che autorevole, lasciano le reti sulle quali da sempre ruotava la loro vita, e lo seguono senza indugio. Tutto ciò va contro ad ogni logica sulla quale si è ragionato finora (ma d’altronde è tipico del vangelo): non si sa cosa si vada a fare e quindi nulla di appagante, almeno in premessa; si cambia senza ragioni economiche né costrizioni, anzi, si lascia il certo per l’incerto; niente regole d’ingaggio se non quella di seguire il Maestro e diventare pescatori di uomini, cose quanto mai aleatorie e il seguito lo confermerà. Un salto nel buio, insomma. Quindi: l’autorevolezza di Gesù è stata più che sufficiente. Fosse sempre così per la nostra fede!

Lettera aperta del 26 gennaio 2020

Scritto il 22 Gennaio 2020 03:35 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 26/1/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Ss. Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

Barbarie contro la vita

Scritto il 22 Gennaio 2020 03:35 da Don Gianni Antoniazzi

Pensavamo che il tempo presente esprimesse una condizione di vita più civile che non in passato. Assistiamo invece a segni di regressione. Sono scontati se vengono da incivili, non da realtà autorevoli e organizzate

L’inciviltà si fa strada con segni che stordiscono. Qualche settimana fa, per ordine diretto del Presidente, gli USA hanno deciso la morte di Soleimani. Fu un gesto civile e morale? In un discorso trasmesso dalla CNN, Trump non parla di “pericolo imminente”, ma di “azione preventiva e di deterrenza”. Non fu dunque legittima difesa. Ha aggiunto: “Il nemico ‘meritava’ di morire perché era ‘malvagio’, diceva cose cattive sul nostro Paese; ha ucciso migliaia, centinaia di migliaia di persone, ma, soprattutto, migliaia di americani”. Poi il Presidente si stupisce della tecnologia americana che programma con precisione la morte e la mostra in diretta video.

Di certo l’opera di Soleimani va considerata come estremamente grave.
Basta però l’accusa di un presidente per decretare la morte di un uomo? Non era più consono un processo? Non era meglio sottoporlo al Tribunale Internazionale? Trump aveva annunciato: “Difenderò sempre il primo diritto nella nostra Dichiarazione di Indipendenza, il diritto alla vita”. Vale anche per il nemico o no?

La barbarie di cui parliamo, però, sta più in là. Con la morte di Soleimani è stato ucciso anche un suo luogotenente (pace all’anima sua), e insieme a loro anche sei uomini di scorta. Per costoro tutti hanno fatto silenzio. Chi ha emesso un giudizio di condanna o innocenza per loro? Io stimo il popolo USA, ma ha un governo di legge o di uomini impulsivi? Se poi una potenza avanzata può decidere in modo arbitrario che la morte di sei innocenti è niente, allora diventa difficile per i cittadini non agire per simulazione. Si entra nel puro arbitrio umano, che scalza ogni diritto.

don Gianni

Il coraggio di testimoniare…

Scritto il 19 Gennaio 2020 10:00 da Plinio Borghi

Il coraggio di testimoniare il nostro status di “cristiani”, ai quali è stata rivolta la manifestazione di cui si parlava domenica scorsa nel corso del Battesimo di Gesù, è insito nel messaggio che parte dall’evangelista Giovanni, che oggi “sostituisce il titolare” Matteo. Siamo ancora sulle rive del Giordano, come si accennava l’altra settimana, e il Battista ha appena assistito al tutto da una posizione indubbiamente privilegiata. Forse sono stati attimi concitati e la gente faceva ressa lì attorno, ma poteva trattenere una cosa simile solo per sé? È la domanda che dovremmo porci tutti, sempre, dal momento in cui abbiamo ricevuto il battesimo e poi via via tutti gli altri sacramenti e fino a ogni volta che abbiamo celebrato l’Eucaristia e stiamo uscendo dalla chiesa, quando dovrebbe cominciare la vera Messa, che consiste nell’esternare a tutti ciò di cui siamo stati protagonisti. D’altronde è il compito più importante che il nostro Salvatore ci ha assegnato: rendergli testimonianza, con le parole, con il comportamento, con la carità, con l’amore reciproco, proprio dal quale si dovrebbe capire che siamo suoi seguaci. Giovanni Battista non era certo uno sprovveduto, conosceva bene le scritture e gli è bastato fare uno più uno per puntare il dito e indicarlo a tutti come l’agnello di Dio, colui che toglie i peccati del mondo. Una frase semplice e lapidaria, ma che faceva sintesi di tutto il progetto di salvezza che si stava attuando, compreso l’epilogo: l’agnello è l’animale sacrificale per eccellenza e se tale era destinato a essere il Figlio di Dio era evidente che l’intervento si proiettava a livello universale, nessuno escluso. Ce la facciamo ad alzare un po’ il livello emotivo per essere protagonisti di tale disegno e ad avere lo slancio necessario a coinvolgere chi ci incontra? Dal 18 al 25 di questo mese ci attende come ogni anno la settimana per l’unità dei cristiani. Purtroppo non è stato e non è un buon esempio la nostra divisione, proprio perché va a indebolire la testimonianza di cui stiamo parlando. Se ci fossero in campo solo questioni teologiche sono convinto che un modo per superarla l’avremmo già individuato da mo’. Invece la nostra debolezza umana sa arricchirsi di tante inezie, come l’orgoglio, il prestigio, il protagonismo, l’interesse economico ecc., da farle diventare barriere, puntellate poi da strumentali questioni ideologiche. A quando la svolta? A quando il coraggio di un grande salto? Intanto preghiamo e continuiamo, in tutta umiltà, a rendere testimonianza.

Lettera aperta del 19 gennaio 2020

Scritto il 15 Gennaio 2020 08:16 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 19/1/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Ss. Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

Ministro, studia matematica

Scritto il 15 Gennaio 2020 07:59 da Don Gianni Antoniazzi

Lucia Azzolina è preposta all’istruzione pubblica. Nata nell’82 in Sicilia, candidata alle elezioni in Piemonte, bocciata dagli elettori, è stata quindi ripescata con i voti residui della Campania per esaurimento candidati

Luciana Azzolina, 37 anni, Ministro della Pubblica Istruzione, ha già dichiarato un obiettivo: togliere il contributo di € 500 milioni alle scuole paritarie, dove studia l’11% degli alunni. Bene. Consideri che il suo ministero spende 54 miliardi (108 volte di più) per i rimanenti 89% di studenti italiani. Vale a dire che un alunno dello Stato costa 13,3 volte tanto.

Facciamo un esempio. La nostra scuola dell’infanzia è pubblica e paritaria (assolve i requisiti della legge 62/2000 senza deroghe). I genitori spendono una retta un po’ superiore al costo della mensa nelle statali, ma ricevono un servizio completo, senza scioperi. Lo Stato versa 450 euro per alunno all’anno mentre per i suoi ne spende oltre 6.000. Dunque: qui a Carpenedo il Ministro risparmia 643.000 euro l’anno (parliamo di materna, il nido è un altro conto). Coi debiti dell’Italia, la matematica direbbe di sostenere le buone pratiche al posto di soffocarle. E invece no, per raccogliere qualche voto ideologico, la matematica va in soffitta.

Un partito accusa il neoministro di aver copiato le sue tesi di laurea. Se è vero impari a copiare dalla Francia, dove l’istruzione è affidata quasi in toto alle scuole paritarie. Conosco la politica italiana e cercherò presto una copertura per i nostri bambini. Mi spavento, però, non per l’asilo, ma perché immagino con quali criteri viene guidato il Paese su aspetti ben più gravosi. Cosa troveranno i nostri figli nelle casse dello Stato?

Ps: amico lettore animato da precomprensioni, questo giornale non è di partito, riporta i fatti.

don Gianni

I cosiddetti tre “miracoli”…

Scritto il 12 Gennaio 2020 10:00 da Plinio Borghi

Dei cosiddetti tre “miracoli” che contraddistinguono la manifestazione del Signore, siamo al secondo: il Battesimo. I primi due, l’Epifania e il Battesimo, appunto, vengono riproposti tutti gli anni, mentre il terzo, la trasformazione dell’acqua in vino alle nozze di Cana, ricorre nella liturgia dell’anno C. I fatti di questa e della prossima domenica si svolgono nella stessa location ad opera di due diversi evangelisti, Matteo e Giovanni, come fossero in sequenza cronologica. Perché? Oggi si vuol porre l’accento sulla consapevolezza pure del nostro battesimo, tanto che al posto della professione di fede (il Credo) è in facoltà proporre la rinnovazione delle promesse battesimali, mentre la prossima settimana l’attenzione si sposta sulla testimonianza. C’è già l’anticipazione del Battista che avverte come dopo di lui, che si serve dell’acqua per sancire la conversione, arriverà uno che battezzerà in Spirito e fuoco; l’abbiamo sentito durante l’Avvento. Stavolta ci siamo, ma il Maestro lo spiazza presentandosi per sottoporsi al rito alla pari degli altri. “Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia”, dice il Messia al secondo cugino riluttante. Già questo basterebbe a noi per indurci a un serio esame di coscienza, specie quando siamo portati a eludere il Sacramento della penitenza con la scusa che in fin dei conti non abbiamo fatto nulla di male da dover confessare. Gesù si rifà spesso alle scritture nell’adempiere a cose che in realtà a lui non servirebbero e non agisce per rispetto alle formalità né per fare il Pierino di turno, bensì per metterci con le spalle al muro: se l’ha fatto lui nessuno può mettersi a confronto con chicchessia col pretesto di eludere il proprio dovere. E infatti, quasi a solennizzare la magnificenza del gesto, a Giovanni si presenta una scena apocalittica: i cieli si aprono, scende lo Spirito sotto forma di colomba e una voce dal cielo che proclama la frase ormai nota “Questi è il Figlio mio l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. Qui andiamo oltre: non siamo più a un stella che indica il cammino dei magi, non siamo all’angelo che annuncia ai pastori lo straordinario evento: è Dio stesso che si svela nella sua più alta espressione, quella trinitaria. Ce n’è per tutti e ne avanza anche per coloro che hanno pensato, sin dagli inizi della storia della Chiesa, e pensano tuttora di mettere in discussione la natura divina di Gesù. È pertanto una manifestazione a tutto tondo che celebriamo oggi e che ci garantisce nella forza della fede.

Lettera aperta del 12 gennaio 2020

Scritto il 8 Gennaio 2020 06:31 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 12/1/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Ss. Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

Bilancio pastorale 2019

Scritto il 8 Gennaio 2020 06:22 da Don Gianni Antoniazzi

Carpenedo segue il trend nazionale di calo delle nascite e di invecchiamento della popolazione. Si accentuano un po’ difficoltà e fragilità. L’età media è più su di 6 anni. Speriamo nella ripresa

Diamo conto della situazione della nostra parrocchia per il 2019. Ci sono stati 35 battesimi. Negli anni precedenti rispettivamente 45 e 31. Il dato preoccupante è che soltanto 12 sono quelli del territorio parrocchiale (162 nel 1966). In linea, dunque, coi dati della benedizione delle famiglie c’è un crollo di natalità. I ragazzi della prima Comunione (nati 2009) sono stati 75, dei quali 32 residenti in parrocchia. Nei due anni precedenti sono stati 49 e 68. Si legge così: in 10 anni, dal 2009 al 2019, le nascite si sono ridotte di quasi due terzi. Le cresime (seconda media) sono state 56 (prima 47 e 64): meno della metà residenti in parrocchia.

Sui funerali si registra un incremento: nel 2019 sono stati 77 contro i 62 dell’anno precedente. Vanno aggiunti i molti celebrati in cimitero. Anche questo emerge nel corso della benedizione delle famiglie. Aumentano dunque i morti, anche se sono più anziani: cresce infatti l’attesa di vita.

C’è poi la questione dei matrimoni. Nel 2019 abbiamo celebrato 9 volte questo Sacramento (prima 13 e 11), ma soltanto 2 coppie erano della parrocchia. Il matrimonio non è più un modo per iniziare la famiglia, ma diventa una tappa significativa nell’amore di due persone che già da tempo vivono insieme e talvolta hanno figli. È il momento in cui gli sposi decidono di accogliere la presenza di Dio nel loro amore.

Nel complesso la parrocchia mostra un volto sempre più anziano. Non si tratta di un processo irreversibile come oramai è a Venezia: dipende soltanto da noi far ripartire la locomotiva.

don Gianni

L’epilogo si fa inizio

Scritto il 5 Gennaio 2020 09:15 da Plinio Borghi

L’epilogo si fa inizio. Nella comune concezione di questo periodo natalizio che volge al termine, l’Epifania ne segna la conclusione: tutti i richiami religiosi e profani vengono riposti e l’attenzione tende a rivolgersi ad altro. Ci mettiamo alle spalle il vissuto, come se dovessimo relegarlo solo a livello di esperienza, in analogia a quanto facciamo con i fatti comuni della vita. In realtà il Natale non può essere inteso così, innanzi tutto in quanto evento straordinario e poi perché, anche in campo spirituale, è una nascita a tutti gli effetti, senza la quale anche gli atti successivi, pur se determinanti come lo sono la morte e la resurrezione, non sarebbero potuti accadere. Va da sé che di quel momento e dei suoi effetti va fatto costante riferimento nel proiettare il nuovo anno che ci aspetta, sotto ogni profilo. L’Epifania, la prima manifestazione di quello che è successo a Betlemme, diventa pertanto l’inizio del percorso, che sarà articolato, ce lo insegnano i Magi, nell’incessante ricerca (pensiamo agli studi che hanno intrapreso i Magi, oltretutto pagani, per interpretare le sacre scritture e al lungo cammino che hanno intrapreso) e nel portare sempre nel cuore questo stimolo del rinnovamento. Una siffatta nascita deve costituire sempre un totale stravolgimento, sia perché lo è effettivamente stato sul piano storico, influendo sulla vita di tutti e a livello globale, tanto da non poterne prescindere, sia perché, se non lo fosse ancora oggi, sarebbe inutile anche il semplice farne memoria. Per questo la Chiesa continua a proporre a più riprese in questo periodo storico il Prologo del Vangelo di Giovanni, che una volta si leggeva al termine di ogni Messa. Lo fa anche oggi seconda domenica dopo il Natale: esso riassume sinteticamente ed efficacemente il progetto di salvezza. Nella vecchia liturgia, quando si proclamava la parte centrale della pericope, “E il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”, ci si inginocchiava, per sottolineare la funzione di perno che un simile evento occupava, non solo nell’avventura umana, ma anche nel pensiero di Dio e del suo progetto. Un attimo prima, però, si evidenzia come il mondo non lo abbia riconosciuto: “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto”. Umanità ingrata! Ciò nonostante ancora prediletta e salvata. Resta a noi credenti un compito: non rendere vano l’amore che Dio ci ha dimostrato facendo in modo che anche il Natale testé trascorso diventi sempre più volano per la storia di tutti. Il compito per quest’anno è assegnato.

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