Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Il rispetto dei diritti acquisiti

Inserito il 18 Ottobre 2020 alle ore 10:00 da Plinio Borghi

Il rispetto dei diritti acquisiti: quante volte l’abbiamo tirato in ballo e nelle situazioni più disparate, in particolare nei rapporti di lavoro o pensionistici! Naturalmente con un’ottica diversificata a seconda degli interessi di ciascuno. Peraltro, il meno attento di tutti è sempre lo Stato, tanto pronto a esigere quanto restio a mantenere i suoi di impegni, anzi, disinvolto quando si tratta di passare come un rullo compressore sopra situazioni consolidate da norme e contratti da lui stesso sancite e sottoscritti. Le rivendicazioni in tali circostanze lasciano il tempo che trovano e a chi capita la vita stravolta nelle proprie aspettative se la deve mangiare. Perché mi sono imbarcato, con una certa nostalgia, in considerazioni di questo tipo, che un tempo mi vedevano piuttosto impegnato in campo sindacale e politico? Perché ho letto il vangelo di oggi alla rovescia: vi si parla di doveri verso Cesare e verso Dio, argomento sul quale i sedicenti volponi dei farisei tentano di ingabbiare il Maestro, per poi magari spiazzarlo con il potere di Roma. Ci vuol altro e tutti sanno com’è finita. Ebbene, m’è venuta la botta di guardarla stavolta sul piano dei diritti e la prima considerazione è stata quella di constatare quanto siamo curiosi come cristiani. Mi spiego. Mentre nella vita civile siamo molto più attenti e puntuali sul fronte dei diritti e molto meno su quello dei doveri (gli atteggiamenti sui comportamenti richiesti per l’epidemia sono l’ennesima conferma), in campo religioso è il contrario, complici i vari comandamenti e precetti che inquadrano la pratica della nostra fede. Lo stesso Gesù col “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” l’ha posta su questo piano. Invece, attraverso i vari Sacramenti, noi siamo divenuti titolari anche di diritti ben precisi: quello di essere figli di Dio e fratelli fra noi, quelli di riceverlo ed essere “soldati” difensori della fede, di avere Cristo a tutela del Matrimonio, di dedicare la vita al suo servizio nel sacerdozio. Sono condizioni che non comportano solo doveri. Perché allora non cerchiamo di difendere anche questi “diritti acquisiti” e pretenderne i conseguenti benefici? Non è forse vero che il Padre ci vuole tutti salvi? E allora quando ci rivolgiamo a Lui nella preghiera, impegniamoci doverosamente a comportarci meglio, chiediamoGli pure tutta la comprensione per le nostre mancanze, ma rivendichiamo altresì il rispetto dei diritti sanciti dai doni che ci ha voluto elargire. Sarà una forma di preghiera più “maschia” e consapevole.

Trigesimo dalla scomparsa del diacono Franco

Inserito il 16 Ottobre 2020 alle ore 08:00 da Redazione Carpinetum

Informiamo che lunedì 19 ottobre, alla Messa delle 18:30, sarà ricordato il trigesimo dalla scomparsa del nostro amato diacono Franco. Il Gruppo di Carità invita quanti hanno la possibilità a parteciparvi a unirsi nella preghiera.

Lettera aperta del 18 ottobre 2020

Inserito il 15 Ottobre 2020 alle ore 08:53 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 18/10/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

Responsabile di mio fratello

Inserito il alle ore 08:48 da Don Gianni Antoniazzi

In questa domenica celebriamo la Giornata missionaria mondiale. Una volta dall’Italia partivano migliaia di sacerdoti per recarsi in zone remote del pianeta. Adesso vengono dall’estero a dare una mano fra noi

Per tradizione, nella Giornata delle missioni, si pensava alle “terre lontane”, dove non si conosceva il Vangelo. Qui è diverso: i nostri adulti non conoscono il Signore Gesù e la sua proposta di uomo nuovo. Certo: la maggior parte chiede il Battesimo, la Comunione e la Cresima per i figli. Non sempre, però, con l’intenzione di incontrare il Signore. Spesso c’è l’obiettivo di adempiere a una tradizione e di compiere un’iniziazione sociale. È cambiato dunque l’orizzonte.

Che senso ha, allora, la missione? Bisogna fare proseliti fra noi? Neanche per sogno! Si tratta piuttosto di dare agli altri la gioia che abbiamo ricevuto gratuitamente. Essere missionari significa non relegare la fede all’ambito privato e personale, come a dire: “La fede è affare tuo”. È necessario avere a cuore che altri possano incontrare il Signore. “Sono forse io responsabile di mio fratello?”, domanda Caino a Jahvè, interrogato della sorte di Abele. La nostra risposta dev’essere diversa: «Eccomi, manda me» (Is 6,8), ha risposto Isaia a Dio, preoccupato per il popolo; “Fratelli tutti”, ha appena scritto papa Francesco.

Con questa pandemia capiamo che non si può vivere ciascuno per conto proprio, ma insieme, avendo cura gli uni della salute degli altri. Bene, serve essere responsabili anche della fede altrui: da qui inizia una missione piena di gioia e di vita.

don Gianni

“Tuti i salmi finisse in gloria”

Inserito il 11 Ottobre 2020 alle ore 10:01 da Plinio Borghi

“Tuti i salmi finisse in gloria”, usiamo ripetere quando, alla conclusione di un percorso, di un’opera, di un avvenimento ci si ritrova attorno al tavolo a mangiare qualcosa assieme. Pare che i riti non siano completati senza un minimo di rinfresco, anzi, spesso è proprio il fatto che sia previsto a sollecitare maggior presenza. È normale: il desco è o dovrebbe essere un’occasione d’incontro privilegiata, a partire dalla famiglia, di una comunità i cui componenti sono altrimenti indaffarati per mille impegni e incombenze. Anche nel Vangelo ci sono tante occasioni in cui i protagonisti si ritrovano per mangiare assieme, al punto che i detrattori trovano il pretesto per far passare il Messia per un amante della buona tavola o per contestargli in quei frangenti la frequentazione di persone di dubbia moralità. Gesù non si scompone e ribatte: consapevole dell’attrattiva di trovarsi a tavola, ne approfitta per recuperare il rapporto con i lontani. Ancora di più. Fa passare l’immagine del Regno dei Cieli, in molte occasioni, con quella di un gran banchetto dove tutti sono invitati. Perfino nella cena d’addio dice agli apostoli che avrebbe bevuto per l’ultima volta quel vino “vecchio” e che si sarebbero ritrovati per bere quello “nuovo” una volta salito al Padre. Sono allegorie efficaci e pregne di significato, non c’è dubbio, come lo è quella descritta dalla pericope di oggi. Sullo sfondo un padrone facoltoso, le nozze di un figlio e, ovviamente, un pranzo di tutto rispetto. Chi non ambirebbe ad esservi invitato, se non per gusto, almeno per prestigio? E qui il Maestro ci spiazza come al solito: quelli che contano hanno altro cui pensare e snobbano l’invito con mille pretesti. Non cominciamo a dire “ma se ci fossi stato io al loro posto” perché ci siamo e, dicevo poc’anzi, siamo tutti invitati. E quanti invece eludono, pensano solo alle loro preoccupazioni e ai loro problemi, non percepiscono l’onore e poi gli avanza di meravigliarsi se sentono che le prostitute e i pubblicani li precederanno, come si diceva qualche domenica fa? Oggi, nei fatti, avviene proprio questo: gli ingrati verranno castigati e le porte si apriranno a vagabondi racimolati dai crocicchi delle strade. Ma occhio a non sottovalutare la gratuità: l’esempio dell’estromissione dell’unico che “non aveva la veste nuziale” vuol significare appunto la mancanza di consapevolezza del dono, il limite della magnanimità. Perciò Gesù dirà un’altra volta che tanti sono i chiamati, ma pochi gli eletti. È un monito a non prendere le cose sotto gamba.

Lettera aperta dell’11 ottobre 2020

Inserito il 7 Ottobre 2020 alle ore 16:17 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta dell’11/10/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Il lupo di Gubbio

Inserito il alle ore 15:51 da Don Gianni Antoniazzi

Papa Francesco ha proposto una nuova enciclica dal titolo “Fratelli tutti”. Vi si legge anche una nuova proposta per guidare la realtà sociale, economica, politica e civile indossando lo sguardo del Vangelo

Alzi la mano chi ha approfondito l’enciclica “Laudato si’”, quella di papa Francesco sul creato. Già le persone “del settore” non si sono peritate più di tanto a leggerla, figuriamoci la gente poco abituata al linguaggio di fede

Così pure il nuovo documento “Fratelli tutti” rischia di rimanere carta morta, se nessuno la affronta. Nasce da una citazione di San Francesco, al quale nessuno era estraneo. Da uomo di pace, pur in un clima di crociate, visitò il Sultano d’Egitto (Malik-al-Kamil). Un’apertura straordinaria, visto l’ambiente culturale e i mezzi di trasporto a disposizione.

Qui però va ricordata un’altra esperienza condotta dal Santo d’Assisi a pochi passi da casa. Il Frate fu chiamato dalla gente di Gubbio a risolvere il problema delle razzie di un lupo feroce. Francesco, al posto di andare contro l’animale, scelse di parlargli con dolcezza. Lo chiamò “fratello lupo” e gli disse anche: “Io so perché fai questo, perché c’avevi fame”. Con carità creativa, e qui sta il colpo di genio, Francesco aiuta Gubbio ad “adottare” il lupo, così che l’animale, al posto di compiere grandi razzie, finisca i suoi giorni sfamato dalla città.

Questa è la vittoria sulla paura, questa è la pace possibile. È la capacità di andare oltre il linguaggio dei valori. È la voglia di scovare soluzioni sostenibili. Grande Francesco. L’enciclica respira questo stile: merita di essere conosciuta.

don Gianni

L’enciclica “Fratelli tutti”

Inserito il 4 Ottobre 2020 alle ore 10:02 da Plinio Borghi

L’enciclica “Fratelli tutti”, che il Papa ha deciso di firmare ad Assisi e proprio in occasione della festa di San Francesco, del quale, primo nella storia, ha assunto il nome, è un puntello per mantenere la barra a dritta nelle varie fasi di questa pandemia, un “bignami” di norme comportamentali per non farci depistare dal Covid-19. La coincidenza è stata voluta perché il Santo ha rappresentato e rappresenta l’essenza della fratellanza, che pretende di mettere al primo posto, prima che sé stessi, l’attenzione per il prossimo. Questo vale sempre, ma soprattutto in questo momento in cui sia l’osservanza delle norme, da una parte, sia la condivisione dei risultati delle ricerche, dall’altra, tendono ad attuarsi con una grettezza mai prima così evidente. Il Pontefice lo ha ribadito anche nei suoi interventi: agire per la salvaguardia della propria salute, ma in primis per il rispetto di quella altrui; collaborare per consentire ai Paesi che hanno mezzi inferiori o insufficienti di muoversi in sintonia. In buona sostanza, o se ne esce tutti assieme e migliorati da tali esperienze o l’individualismo e l’egoismo prima o dopo si pagano. Lo stesso discorso che vale per la salvaguardia della natura, altro argomento che preme al Santo Padre e sul quale, guarda caso, anche San Francesco si è speso totalmente. Traslando il significato della liturgia di oggi, e questa è proprio una vera coincidenza, il mondo, e di conseguenza la natura, è proprio la vigna che il Signore ci ha affidato affinché la migliorassimo e desse quei frutti a lui graditi e non “acini acerbi” (I lettura), men che meno che ne facessimo scempio. I messaggi che ci arrivano da tutte le parti ci stanno mettendo in guardia da un atteggiamento del tipo “io penso all’oggi e per quello che sarà domani ci penserà chi viene dopo”, perché faremo la fine di quei servi infingardi e non occorrerà nemmeno che sia il Padrone a ucciderli tutti: lo faranno molto bene da soli. I segnali ci sono già e inquietanti: ghiacciai che si ritirano in modo esponenziale, fenomeni meteorologici mai riscontrati prima (v/ il Vaia), semplici temporali che si trasformano in bombe d’acqua e così via. Anche prendersi cura di questo aspetto, già peraltro sollecitato dalla “Laudato si’” uscita in tempi non ancora così pregnanti, è un segno di fratellanza, che dev’essere per forza universale: i confini politici e geografici che ci siamo segnati ai fenomeni interessano ben poco e il recente Virus ce l’ha dimostrato.

Lettera aperta del 4 ottobre 2020

Inserito il 30 Settembre 2020 alle ore 16:55 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 4/10/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Libertà o rispetto?

Inserito il alle ore 16:44 da Don Gianni Antoniazzi

In questi giorni è stato contestato un testo scolastico: un bambino di colore parla in modo sgrammaticato. Sembra giusto: noi Italiani partiamo dal rispetto per tutti e la libertà di espressione è un valore secondario

Mentre la Francia canta ogni forma di libertà, in Italia abbiamo l’attenzione per ogni persona umana.

Per esempio, è scoppiata la polemica circa un testo scolastico per le elementari: fra le immagini un bambino di colore diceva parole sgrammaticate: “Quest’anno io vuole imparare italiano bene”. Il manuale di letture “Le avventure di Leo” per la classe di seconda elementare edito dal Gruppo Editoriale Raffaello è dunque passato sotto il mirino dell’associazione “Educare alle differenze” che ne ha fatto un caso sui social.

In Francia invece prevale la libertà di espressione. Significativo il caso delle vignette satiriche di un famoso settimanale che continua a offendere i sentimenti religiosi. In quel caso i francesi parlano di diritto alla satira e alla libera espressione.

Forse sarebbe meglio riconoscere che questi vignettisti hanno superato il confine e sono passati sul versante della rabbia, della violenza, dell’insulto, privi di equilibrio e razionalità. Cosa viene prima: la dignità delle persone e il rispetto per la loro opinioni, anche religiose, oppure la voglia di vendere qualche copia in più di un giornale che offende la sensibilità altrui? Al solito, si nasconde la povertà umana sotto una patina di cultura di bassa lega.

don Gianni

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