Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera aperta del 22 maggio 2022

Inserito il 18 Maggio 2022 alle ore 17:41 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 22/5/2022. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Lettera aperta e altre informazioni sulla parrocchia possono essere consultate anche tramite il nostro bot Telegram ufficiale:
https://t.me/ParrocchiaDiCarpenedoBot

Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

La logica dello struzzo

Inserito il 18 Maggio 2022 alle ore 17:30 da Don Gianni Antoniazzi

Ci danno 200 euro per far fronte al caro bollette. In Italia, tuttavia, non serve l’ennesimo contributo versato a pioggia. La nostra gente cerca una politica solida e coraggiosa, che promuova la vita futura

La guerra fa sentire il peso sulle bollette e il governo ha deciso un contributo una tantum di 200 euro a chi guadagna meno di 35.000 euro l’anno. Lo prenderà anche chi riceve il reddito di cittadinanza. Non conta però il numero dei figli: 200 euro per chi non ne ha e sempre 200 euro per chi ne avesse anche 4.

Penso al film “Don’t Look Up” (non guardare in alto): alcuni scienziati individuano un meteorite che viaggia contro la Terra, ma i politici minimizzano la vicenda per seguire altri calcoli elettorali. Il film analizza la relazione fra i dati della scienza e le reazioni della politica. Alla fine, il meteorite ha la meglio e, fra la superficialità generale, finirà per impattare sul pianeta con esiti catastrofici.

In Italia avviene qualcosa di analogo. Il demografo Roberto Volpi ha pubblicato un libro dal titolo «Gli ultimi italiani – Come si estingue un popolo» (Solferino). Il testo spiega che, seguendo l’attuale tendenza, fra 80 anni gli abitanti in Italia saranno la metà, ma di fatto «niente resterà al suo posto, perché tutto decade, si impoverisce, invecchia, si sfalda», e dunque «stiamo andando incontro al disastro serenamente travolti dall’ordinarietà». Roberto Volpi non cerca pubblicità, ma studia con rigore.

Nel 2021 un altro demografo, Alessandro Rosina, in «Crisi demografica» (Vita e Pensiero) aveva lanciato un allarme simile suggerendo interventi e politiche «per un Paese che ha smesso di crescere».

Nel 2019 era uscito il testo «Italiani poca gente: il Paese al tempo del malessere demografico» (Luiss), scritto dal demografo ed ex presidente dell’Istat, Antonio Golini.

Insomma, siamo in caduta libera, ma al posto di occuparci di questo si pensa a prendere qualche voto nelle prossime votazioni e si elargiscono 200 euro. Se arrivassero anche a me li destinerei a una famiglia numerosa. Il lago della popolazione italiana si sta asciugando rapidamente. Non voglio fare lo struzzo che mette la testa sotto la sabbia.

don Gianni

La lingua batte dove il dente duole

Inserito il 15 Maggio 2022 alle ore 10:02 da Plinio Borghi

La lingua batte dove il dente duole e Gesù non fa eccezione: pace e amore sono il motivo conduttore di queste domeniche di Pasqua che sembrano ritagliate sulla situazione di belligeranza in atto. Evidentemente non stiamo attraversando momenti straordinari, anzi, continuiamo ad anteporre gli interessi più squallidi e meschini a qualsivoglia forma minimale d’amore. Scommetto che se non avessimo tutti un fondato timore che qualche testa calda possa mettere mano al nucleare saremmo già in piena guerra mondiale. Forse il concetto di amore o di pace ai più suona come un atto di debolezza o cedimento e questo non è ammesso in una società dove prevale il machismo, dove conta mostrare i muscoli anche se non abbiamo nemmeno il cibo per tenerli in efficienza. Sugli appelli del Papa prevale la teoria che solo un adeguato armamento può favorire un traguardo più rapido, anche se nasconde il pericolo di un’escalation. Le tragiche conseguenze di tale ambaradan non sembrano intaccare alcuna presa di posizione: la strage di civili e militari sul campo, le ingenti e dissanguanti spese per armi sempre più sofisticate, le economie in picchiata anche per il blocco di produttività, scorte alimentari destinate come unica risorsa a diversi Paesi africani ferme ai porti di partenza (col rischio che, presi dalla fame, diano corso anche là a reazioni inconsulte) e via dicendo non fanno che inasprire gli animi. Inasprimento che sarà destinato a ripercuotersi nelle future generazioni, le quali, pur in regime di pace formale, continueranno a odiarsi. Eppure tutte le parti oggi in lotta si professano cristiani e lo ostentano, continuando però a disattendere platealmente, oltre al resto, anche l’ottavo comandamento e usano le bugie come strategia di guerra. Sorvoliamo per il momento, ma non più di tanto, i reati comuni cui assistiamo quotidianamente, fino al più schifoso come il femminicidio, nonché tutti gli atteggiamenti arrivisti, discriminatori, aggressivi, prevaricatori, ecc. e mi viene spontaneo chiedermi: “Ma chi glielo fa fare al nostro Maestro di continuare a predicare, come nel vangelo di oggi, di amarsi gli uni gli altri come lui ci ha amato e che solo da questo tutti sapranno che siamo suoi discepoli?”. Diamogli pure il beneficio dell’ottimismo, ma è certo che i comportamenti che abbiamo brevemente considerato certificano esattamente il contrario! Ci sono momenti, lo confesso, che vorrei che Dio non fosse così paziente e lento all’ira, come dice il Salmo!

Lettera aperta del 15 maggio 2022

Inserito il 11 Maggio 2022 alle ore 19:19 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 15/5/2022. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Lettera aperta e altre informazioni sulla parrocchia possono essere consultate anche tramite il nostro bot Telegram ufficiale:
https://t.me/ParrocchiaDiCarpenedoBot

Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

Davvero cerchiamo la pace?

Inserito il 11 Maggio 2022 alle ore 19:13 da Don Gianni Antoniazzi

La guerra non nasce dal caso o dal destino ma dal cuore dell’uomo. Come un grande fiume raccoglie i corsi d’acqua affluenti così la guerra è frutto delle tensioni sociali di un popolo intero

Prima premessa. Il pensiero del Papa è chiaro: la guerra non ha senso. Con le armi non c’è un vincitore ma ci perdono tutti. La pace, se imposta con la forza, porta presto ad un nuovo conflitto.

Seconda premessa. Papa Francesco viene tirato in ballo da molti: le sue parole sono una coperta comoda e ciascuno vorrebbe tenerla.

Terza premessa. Papa Francesco chiede sempre la fine della guerra in Ucraina, sia in privato che in pubblico. Domenica scorsa ha chiesto di pregare perché i responsabili delle Nazioni «non perdano il “fiuto della gente” che vuole la pace».

Finite le premesse. Di solito apprezzo molto il Papa per il coraggio. Mi piacerebbe che parlasse di più di Cristo, morto e risorto, ma mi sta bene così. Forse mi sbaglio, ma non vedo che “il fiuto della gente” voglia la pace. Nelle nostre famiglie le tensioni ci sono e non piovono dal cielo: spesso vengono per cupidigia o per invidia. Vedo che nutriamo bene la mala pianta della rabbia.

C’è chi se la prende coi fratelli, chi con la nuora o il suocero, chi coi colleghi o coi datori di lavoro, chi coi propri dipendenti, chi coi politici e chi coi preti. Mi pare che molta parte delle tensioni riguardi la cupidigia, la voglia di possesso. Ho sempre pensato che le guerre vengano dalla somma delle tensioni personali. A me pare tanto che anche le nostre persone che vengono dall’Ucraina desiderino la vittoria del loro popolo. E come dargli torto?

Insomma, senza escludere anche me dal numero, mi pare che ci sia da fare un gran lavoro sulla pace, ma non solo per i politici. Proprio per la gente. Credo che quando uno ha il cuore in pace riesce a mettere in pace un popolo. Forse dovremmo studiare molto di più l’esempio di Gandhi che troppo in fretta abbiamo dimenticato.

don Gianni

Zelensky buon pastore?

Inserito il 8 Maggio 2022 alle ore 10:04 da Plinio Borghi

Zelensky buon pastore? Il fenomeno Ucraina che stiamo vivendo in questo periodo ha messo in evidenza parecchi risvolti inaspettati, che hanno da un lato spiazzato chi pensava di andarsi a fare una passeggiata in terra altrui portandosi a casa qualche souvenir a basso prezzo e dall’altro interpellato quelli, come noi, che avevano trascurato quanto stava succedendo da quelle parti dal 2014 e non hanno reagito al furto della Crimea. Adesso tutti si ravvedono e i dibattiti in merito si sprecano, anche perché non sempre le medesime azioni sono mosse dalle stesse intenzioni. Lascio agli esperti (oggi, come prima per la pandemia, stanno spuntando come i funghi) ogni considerazione sulle strategie e mi limito a sottolineare un paio di sensazioni che mi hanno particolarmente colpito. La prima è, ovviamente, il protagonismo indiscusso del popolo ucraino, che si è attrezzato contro ogni aspettativa e ha chiesto aiuto con dignità e inconsueta fierezza. La seconda il coro all’unisono che si sta registrando in quel Paese, diretto magistralmente dal suo presidente, che ha guadagnato una fiducia impensata, anche da parte dei suoi oppositori. Certo, molto ha contato anche la protervia dell’aggressore, ma non mi sarei mai aspettato che in quelle condizioni si registrassero addirittura flussi di rientro in una terra ancora martoriata. Mi pare evidente che l’autorevolezza e il buon esempio di Zelensky abbiano agito da collante e gli abbiano fatto avere sul campo il meritato titolo di Buon Pastore, cosa ben difficile per una guida in clima democratico e più ancora per un politico. Basti vedere con quali “distinguo” lo stesso Draghi, d’indiscussa autorevolezza, è tuttavia sostenuto da questa eterogenea maggioranza. Non ditemi dissacrante se tali considerazioni mi sono venute proprio leggendo il vangelo di oggi, domenica dedicata al Buon Pastore per eccellenza. Il feeling con il proprio gregge non si crea se non c’è una profonda e reciproca conoscenza, tale da determinare una sequela incondizionata. Lo dice Gesù stesso che questi sono gli elementi caratteristici, anche se è ovvio che le offerte di sicurezza e di vita che ci garantisce il nostro Salvatore sono tutt’altra cosa e non hanno confronto alcuno che possa reggere. C’è un’altra sottolineatura del nostro Maestro: le mie pecore non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Anche gli ucraini stanno morendo per questa certezza. Speriamo che il maligno non prevalga.

Lettera aperta dell’8 maggio 2022

Inserito il 5 Maggio 2022 alle ore 11:14 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta dell’8/5/2022. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Lettera aperta e altre informazioni sulla parrocchia possono essere consultate anche tramite il nostro bot Telegram ufficiale:
https://t.me/ParrocchiaDiCarpenedoBot

Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

La festa della mamma

Inserito il 5 Maggio 2022 alle ore 11:03 da Don Gianni Antoniazzi

Da sempre la comunità cristiana favorisce la maternità. Fu anche un sacerdote di Assisi a sostenere la Festa della Mamma, oggi divenuta un appuntamento quasi internazionale nella seconda domenica di maggio

In questa domenica, 8 maggio, ricorre la Festa della Mamma.

L’Apostolo Paolo cita una sola volta Maria. Ne parla ai Galati: “Nella pienezza del tempo, Dio mandò suo figlio, nato da donna” (Gal 4,4-7). Una frase ricchissima. Per entrare nel tempo, Gesù ha fatto l’esperienza comune a tutti: abitare 9 mesi nel grembo materno. Lì, come ciascuno, ha conosciuto il battito del cuore che diventa il ritmo dolce della vita. In quel luogo ha sperimentato il calore umano che avvolge e difende. Lì, come tutti, è stato nutrito circondato dalla vita di una donna fatta dono.

Anche l’evangelista Luca, all’inizio del Vangelo, si esprime in questo modo: “Gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo” (Lc 2,16-21). Il linguaggio della Bibbia non dice “concepito nel pensiero” o “nelle discussioni accademiche”. E non si ferma dicendo “fu concepito” e basta. La scrittura aggiunge: “nel grembo” che è la prima casa, quella dove ciascuno mette radici profonde.

L’esperienza della maternità, dunque, va sempre sottolineata con ogni vigore. È forse uno degli eventi che più richiama il volto del Padre. Dio, infatti, dal nulla dà vita all’essere. Il grembo materno rinnova questo miracolo: è lì che la vita dal niente fiorisce e si sviluppa.

In questi mesi di rabbia, la maternità e il grembo femminile diventano l’antidoto perché l’umanità non precipiti nella barbarie.

don Gianni

“Arbeit macht frei”

Inserito il 1 Maggio 2022 alle ore 10:06 da Plinio Borghi

“Arbeit macht frei” è la scritta in ferro battuto che troneggia all’ingresso del campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz e ripresa in altri lager nazisti. Il lavoro rende liberi. È una grande verità, tanto che i nostri padri costituzionalisti hanno voluto aprire con essa il sacro testo; ma chissà perché certe collocazioni stridono per l’uso strumentale che se ne fa e finiscono per trasmettere una sensazione di disagio, specie in questo caso di cui conosciamo il triste epilogo. Il quale, tuttavia, almeno nel giorno della festa dedicata, ci deve far riflettere. Quante volte nelle nostre scelte e nei vari provvedimenti legislativi lo abbiamo trascurato o comunque non messo al primo posto? Come ci siamo impegnati perché fosse garantito e in particolare ai nostri giovani? Domande che rischiano di essere retoriche, visto come stanno andando le cose, il dilagare della disoccupazione giovanile, le gelosie nel difendere gli spazi occupati, la scarsa propensione a riciclarsi e addirittura la poca voglia di realizzarsi attraverso il lavoro. Soltanto quando ci viene a mancare, ci si rende conto di come venga compressa anche la nostra libertà. Analogo discorso si potrebbe avanzare per l’amore inteso nella sua più vasta accezione. Quanti slogan vengono usati e abusati per esaltarne la funzione, pure questa nel senso della libertà: più ne siamo vincolati e più lo portiamo a un livello esaltante, più ci si sente liberi. Pare anche qui una contraddizione in termini, eppure se ne fossimo privati verrebbe meno la base di ogni rapporto, rimarremmo senza il collante essenziale per qualsiasi convivenza sociale. La liturgia di oggi è imperniata tutta nel parallelo amore-sequela, amore-salvezza: per ben tre volte Gesù chiede a Pietro fino a che punto sia disposto ad amarlo e non tanto per rinfacciargli le tre volte che lo ha rinnegato né l’estremo sacrificio che Egli, figlio dell’Altissimo, aveva appena subito per il grande amore che Entrambi portano verso le proprie creature, verso i propri seguaci, bensì perché capiscano che la libertà vera sta solo nella sequela e che solo seguendo la stessa strada del Maestro, anche fino alle estreme conseguenze, avrebbero trovato la garanzia della salvezza. “Ti esalto, Signore, perché mi hai liberato”, recita il salmo responsoriale. Appena usciti dal Sinedrio, dopo essere stati fustigati, gli apostoli cantavano perché avevano subito in nome del loro Redentore, come da istruzioni. Oggi anche noi siamo a rapporto. Che rispondiamo incalzati dalla domanda: “Mi ami tu?”.

Lettera aperta del primo maggio 2022

Inserito il 27 Aprile 2022 alle ore 19:59 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta dell’1°/5/2022. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Lettera aperta e altre informazioni sulla parrocchia possono essere consultate anche tramite il nostro bot Telegram ufficiale:
https://t.me/ParrocchiaDiCarpenedoBot

Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

« Articoli precedenti