Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera aperta del 5 luglio 2020

Scritto il 1 Luglio 2020 05:00 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 5/7/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

Quanta confusione all’orizzontw

Scritto il 1 Luglio 2020 04:15 da Don Gianni Antoniazzi

Siamo arrivati a luglio e a settembre riapriamo le attività della parrocchia. Di mezzo ci sono le ferie di molti Mancano indicazioni certe per riprendere il lavoro sia al Centro Infanzia sia nella catechesi. Che disastro!

Non si capisce quali saranno le nuove regole per le attività di settembre. Ci sono due questioni. La prima riguarda lo spazio: col distanziamento avremo bisogno di più stanze per la catechesi e la vita del Centro Infanzia “Il Germoglio”. La seconda questione riguarda il tempo. Forse le scuole dovranno fare lezione con turni dal lunedì mattina fino al sabato pomeriggio. Che posto avranno la catechesi e lo sport nella vita dei ragazzi?

Con ordine: se il Centro Infanzia “Il Germoglio” avrà bisogno di stanze in più, metteremo a disposizione quelle del patronato dalle 8:00 alle 16:00. I genitori che hanno presentato iscrizione in questa struttura sappiano che la loro scelta non sarà affidata al caso. Ci sarà da valutare l’aumento degli insegnanti, ma questo è un problema che riguarda i nostri bilanci.

C’è poi la questione del catechismo e delle molte attività del patronato. Vi erano degli orari distribuiti con ordine durante la settimana e il sabato mattina. Probabilmente dovremo cambiare tutto, dal momento che i ragazzi saranno distribuiti nei più singolari turni di attività scolastica con orari incerti fino all’ultimo. Intorno a noi, per esempio, le parrocchie hanno la catechesi la domenica mattina, dopo la S. Messa. Che sia il caso di fare altrettanto? E come la mettiamo coi lupetti?

Insomma: c’è molto da organizzare, mancano due mesi, in mezzo ci sono le ferie e dall’alto piovono solo incertezze. Peggio di così…

don Gianni

“Non son degno di te, non ti merito più..”

Scritto il 28 Giugno 2020 10:01 da Plinio Borghi

“Non son degno di te, non ti merito più..” cantava ai miei tempi Gianni Morandi. E siccome mi succede spesso che leggendo o sentendo qualcosa di serio mi balzi alla mente qualche riferimento strano, aprendo la pagina del vangelo di oggi il collegamento è stato immediato. Non solo, ma quella che fino a un attimo prima l’ho sempre presa per una canzonetta normale, stavolta m’è apparsa come una vera e propria preghiera. In sostanza Gesù ci dice oggi: “Chi ama qualsiasi cosa e chiunque, fosse anche suo padre o sua madre, sua moglie o suo figlio, più di me non è degno di me”. Conoscendo la natura umana e ben sapendo con quale facilità inseguiamo ciò che ci attrae nell’immediato, ancorché effimero, mi riesce difficile, pur con tutta la buona volontà, pensare che l’amore per Cristo e la sua sequela prevalgano sentimentalmente sul resto o quanto meno non spontaneamente. Allora ce la mettiamo via e ce ne facciamo una ragione, relegando a qualche sporadico esame di coscienza la constatazione dei nostri limiti nei suoi confronti? Sarebbe un peccato, perché lasceremmo il privilegio solo ai pochi e presunti “eroi della fede”. È pensabile che il nostro divin Maestro intendesse essere così esclusivista? Domanda retorica: ovvio che no. E allora vediamola da un altro punto di vista: cos’è l’amore per i propri cari, per il prossimo, per le cose della vita se non un riflesso di quello di Dio per noi? Anzi, se noi facciamo discendere dalla sequela di Gesù ogni nostro sentimento e ogni nostro interesse, automaticamente tutto ciò che esprimiamo è amore per lui. Allora sono convinto che lui ci dica: “Ama, ama sul serio, ama tutti, specialmente i più bisognosi d’amore, ama la vita, valorizzala, fai tutto non per tornaconto o meschinità o arrivismo e sarà il tuo modo di amarmi sopra tutto”. Domani è la festa dei santi Pietro e Paolo e il vangelo riporta il dialogo di Gesù con Pietro, al quale per ben tre volte chiede: “Mi ami tu?”. Al che l’apostolo finisce per agitarsi: sembra quasi una rivalsa per le tre volte che l’ha rinnegato prima di morire. Ma il Messia non è vendicativo e per tre volte, alla reiterata e decisa conferma di Pietro, gli risponde: “Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle”. Ecco il modo di dimostrarlo, ecco il modo di ricambiare il sacrificio del Salvatore! A Pietro predirà anche il martirio, una sublimazione di questo amore, per sottolineare che la vita persa per lui, checché ne dica il mondo, è una vita guadagnata.

Lettera aperta del 28 giugno 2020

Scritto il 24 Giugno 2020 07:56 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 28/6/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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La Fede è davvero salda

Scritto il 24 Giugno 2020 07:49 da Don Gianni Antoniazzi

Le potenze di questo mondo sebbene apparentemente solide finiscono per crollare solo davanti a un Virus. La fede, seme umilissimo, mostra di saper attraversare i secoli e di sostenere le scelte della vita di chiunque.

In val Zoldana, ad Igne, c’è una sorta di ponte sospeso fra due pareti di roccia. A metà c’è il vuoto di un orrido. I primi passi vicino al pilone sono sicuri e stabili ma, poco più avanti, la struttura ondeggia: qualcuno si irrigidisce al punto da non guardare il panorama. Lo stesso vale per le seduzioni del mondo: dapprima sembrano solide, ma col tempo mostrano un altro volto. Poco per volta la gente si impaurisce e non contempla più la bellezza della vita.

La fede ha criteri diversi. Anche se nella proposta cristiana tutto sembra astratto e mancano riferimenti verificabili, col tempo si avverte che è salda e stabile. Certo: la stessa esistenza di Dio non è dimostrabile con criteri di laboratorio. Il cristiano però guarda in faccia Gesù, Signore morto e risorto. La sua persona ci mostra una robustezza straordinaria, inaudita. E nell’esperienza di fede i discepoli sperimentano la stessa fermezza.

In questi giorni celebriamo la memoria dei Patroni, Gervasio e Protasio. Figli del Vangelo, hanno dimostrato stabilità completa, quella di cui il mondo avrebbe tanto bisogno e oggi chiede da noi cristiani.

don Gianni

Quante fregature!

Scritto il 21 Giugno 2020 10:33 da Plinio Borghi

Quante fregature! A volte sono pressoché istintive, figlie del nostro innato egoismo, che tende a far andare le cose, per quanto possibile, a nostro favore, anche a danno degli altri. Altre sono volute e orchestrate con disinvoltura, senza alcun ritegno, non di rado per perseguire disegni turpi. E infatti fin dai bambini ci si perita d’insegnare a rapportarsi con gli sconosciuti con molta diffidenza, per non cadere in tranelli, che mutano nel tempo, ma evidentemente esistono da sempre. A mano a mano che si cresce, si impara a discernere con la maturità necessaria, pur mantenendoci sulla scia del famoso detto “fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio”. Pure in questo campo la gamma delle tipologie è molto vasta e non risparmia alcun settore, a tal punto che la classica patacca di borbonica fattura finisce per divenire così veniale da trasformarsi talora in uno stimolo educativo per i farlocchi, il classico “descantabauchi”. Il guaio è che l’uso di mezzi più sofisticati e aggiornati continuamente mette in difficoltà proprio le categorie più deboli e sprovvedute, che non sanno più che pesci pigliare, anche perché i mezzi di difesa propagandati a volte sono ancor più complicati (specie se si tratta di usare i telefoni senza interlocutori diretti). A rimetterci in definitiva sono i rapporti sociali (soprattutto se poi a fregarti sono proprio gli amici!), che tendono via via a inaridirsi a causa di una progressiva diffidenza a volte esagerata. Ha un bel ragionare Gesù nel vangelo di oggi “Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto”: nel frattempo chi ci è cascato se la mangia. Il fatto è che qui la Parola va oltre. I furbi o chi crede di esserlo ci sono sempre stati e nella prima lettura Geremia ne offre uno spaccato interessante, prodromo del “Gatto e la Volpe” di collodiana memoria; ma il profeta sa di lottare col Signore al suo fianco e, sicuro di sé, finisce per confonderli. Il Maestro intende rassicurarci che c’è sempre Qualcuno che non ci ingannerà mai e al Quale possiamo sempre affidarci, per non essere sopraffatti: è il Padre nostro che conosce ogni passero e ogni filo d’erba. Potrà Egli trascurarci, noi che siamo i prediletti? Quando afferma che “persino i capelli del vostro capo sono tutti contati” non è la classica iperbole, ma vuol significare la misura del nostro abbandono totale a Lui, forza inesauribile per far fronte alle nostre debolezze. Certo non è un talismano contro la malasorte. Qui è la fede la carta vincente.

Lettera aperta del 21 giugno 2020

Scritto il 17 Giugno 2020 02:45 da Redazione Carpinetum

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Santi Patroni: dal dire al fare

Scritto il 17 Giugno 2020 02:44 da Don Gianni Antoniazzi

Il 19 giugno era anche la festa dei patroni Gervasio e Protasio, due giovani che hanno rinunciato a tutto per il Vangelo e nel fiore dell’età hanno affrontato il martirio. Esempio concreto di una fede non verbosa

Comunque la si voglia interpretare, la vita di Gervasio e Protasio risuona di una concretezza scandalosa. Non hanno parlato del Vangelo. L’hanno semplicemente messo in pratica. Quando i loro genitori furono uccisi per la fede in Cristo, non pensarono alla vendetta. Al rovescio: decisero di attuare in modo radicale i consigli di Gesù, distribuendo i beni ai poveri. Quando la durezza della persecuzione si fece aspra non si nascosero dietro un paravento di idee teologiche, adatte ad ogni circostanza e capaci di giustificare l’equilibrio di ogni scelta. Decisero che sarebbe stato un onore offrire la vita per Cristo e così andarono incontro al martirio. Loro che avevano molto da perdere fecero il possibile per rendere concreto e credibile il Vangelo.

Siccome venerdì 19 giugno, nella giornata della loro memoria, il calendario liturgico prevede quest’anno la celebrazione del Sacro Cuore di Gesù, ricorderemo i nostri Patroni alle S. Messe di domenica 28 giugno. La celebrazione delle 10:45 sarà all’esterno, in patronato.

Credo fermamente che la nostra povera Italia abbia grande bisogno di concretezza: il linguaggio del governo e dell’opposizione diventa credibile se accompagnato da una fattiva ricerca del bene comune. Anche la nostra fede deve trovare strade per la realizzazione quotidiana. Il Vangelo, infatti, funziona come una partitura: se ne può discutere quanto si vuole, ma solo la musica suonata rende merito all’autore. Solo il Vangelo vissuto fa risplendere Cristo Signore che opera fra noi.

don Gianni

Il sostentamento…

Scritto il 14 Giugno 2020 10:00 da Plinio Borghi

Il sostentamento è il minimo comun denominatore richiesto da tutti gli aspetti che sono propri della nostra natura e delle azioni che li accompagnano. Il più immediato su cui porre l’attenzione è quello fisico, verso il quale abbiamo dei doveri imprescindibili per la nostra sopravvivenza. Pensiamo al tempo che dedichiamo a nutrirci ed ai vari obblighi che mettiamo in atto per farlo, a partire dal lavoro per guadagnare la pagnotta fino alla minuziosa ricerca d’ogni forma gradevole per mangiare volentieri (caliamo pure un velo pietoso su tutte le invadenti rubriche cartacee e audio televisive dedicate al cibo e alla cucina), e abbiamo già dimensionato il problema. Se poi allarghiamo l’ottica a qualsiasi nostro interesse turistico o sportivo avremmo la conferma che provvedere all’adeguato sostentamento è la prima cosa che teniamo a garantirci: nello zainetto per una semplice escursione non manca il posto per il panino e la bibita! Un altro problema che in questa fase ci sta particolarmente preoccupando è l’economia e la miriade di provvedimenti messi in atto per sostenerla sono lì a confermare una priorità che sfida persino il pericolo del contagio: il disastro sociale che incomberebbe è innegabile e più micidiale del corona virus. Lo stesso titolo al sostentamento lo rivestono quindi la mente, la cultura, l’istruzione, la salute e via dicendo e infine, non ultimo, lo spirito, la forza del quale, adeguatamente corroborata, stimola e rivaluta anche tutti gli altri aspetti. Oggi la liturgia pone alla nostra attenzione ciò che ne costituisce l’alimento per eccellenza: il Corpo e Sangue di Cristo. Ce n’era proprio bisogno? Non ci sono in ciascuna celebrazione della S. Messa la Parola a rafforzare la nostra fede e l’Eucaristia di cui ci cibiamo, in comunione con i fratelli, esigenza ineludibile se vogliamo uno spirito saldo e determinato a raggiungere il proprio compimento nella vita eterna promessa? È vero, ma c’è anche bisogno d’una testimonianza forte in tal senso: chi frequenta la Messa è già “conquistato” alla causa e, di contro, il mondo ha bisogno di segnali forti per comprendere e uscire dalla propria indifferenza. Non a caso a certe ricorrenze sono legati momenti particolari, come nella fattispecie è sempre stata la tradizionale “processione del Corpus Domini”. Le parole che Gesù proclama ai Giudei increduli sono la chiave che racchiude il messaggio da amplificare: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”. Forte e chiaro.

Lettera aperta del 14 giugno 2020

Scritto il 10 Giugno 2020 03:15 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 14/6/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Nota: nelle ultime due settimane, per un disguido tecnico, è mancato in questo blog l’annuncio della pubblicazione di lettera aperta, che comunque è avvenuto regolarmente nel sito. Ce ne scusiamo con i visitatori.

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