Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera aperta del 16 maggio 2021

Inserito il 12 Maggio 2021 alle ore 21:12 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 16/5/2021. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

La visita di Papa Benedetto

Inserito il 12 Maggio 2021 alle ore 21:06 da Don Gianni Antoniazzi

Dieci anni fa Papa Benedetto ha visitato Venezia e il Triveneto. Era il 7 e 8 maggio 2011
Lettera aperta ricorda quell’incontro: per alcuni aspetti resta attualissimo, per altri è del tutto superato.

Proprio dieci anni fa Papa Benedetto ha visitato Venezia. Era il 7 e 8 maggio 2011. Mi aspettavo qualche memoria sui giornali, almeno sulla stampa cattolica. Forse rischiamo di dimenticare quell’evento, per molti aspetti prezioso e per altri fragile.

I messaggi del Papa restano di estrema attualità. Invito, per esempio, a rileggere il discorso in Basilica alla Salute, la sera dell’8 maggio, di fronte al mondo della cultura. Il Pontefice ha commentato il nome della Repubblica Serenissima, la condizione liquida della città e dell’ambiente sociale. Ha profetizzato il problema della salute e ha indicato valori ancor oggi poco compresi. Quei riferimenti profondi meriterebbero di essere ripresi.

Per contro vi sono stati momenti che risulterebbero oggi anacronistici. La visita fu accompagnata da una solennità, talora appariscente. Papa Francesco ci ha oramai abituati ad uno stile diverso. Forse l’attuale Pontefice sarebbe andato di più a piedi e avrebbe preferito celebrare l’Eucaristia senza un palco così ampio.

Ogni memoria andrebbe comunque ripresa senza timore. In quell’evento, la nostra città ha comunque ricevuto un dono sublime.

don Gianni

I paragoni valgono, eccome!

Inserito il 9 Maggio 2021 alle ore 10:00 da Plinio Borghi

I paragoni valgono, eccome! Ovviamente se posti in termini corretti, cosa che, tendenzialmente, non ci riesce tanto facilmente, portati come siamo a trasformarli tout court in giudizi. Oserei dire che in assenza di parametri di riferimento viene meno anche ogni capacità di valutazione, con la conseguente privazione di qualsiasi stimolo. Il paragone, come tale, non deve generare invidia, ma la presa d’atto di una realtà per approdare, se del caso, a una sana emulazione o, ancor più, a far meglio. Chi è tronfio di sé stesso ritiene di non aver nulla da imparare dagli altri, che anzi è portato a guardare dall’alto in basso, e perde in tal modo l’occasione di arricchirsi e migliorarsi. Purtroppo i media ci stanno subissando di queste figure negative, tuttologi che esprimono una sicumera fastidiosa, specie se continuano a parlarsi addosso senza tenere in alcun conto il contributo altrui, quando non cerchino anche lo scontro, piuttosto che favorire il confronto. Durante questa pandemia, poi, il florilegio di simili personaggi si è evoluto, alimentato dal protagonismo e da esigenze di spettacolo sempre utili all’audience. Tuttavia, non meravigliamoci più di tanto: il fenomeno non è che la proiezione del nostro stesso modo di essere e non da oggi. Una cosa è certa: non è foriero d’amore, anzi, va proprio nella direzione opposta e finisce per veicolare invidia e grettezza. Oggi la liturgia ritorna su quello che dovrebbe essere lo stile di ogni cristiano: agire per amore, amarsi gli uni gli altri come criterio che identifica e caratterizza la sequela di Cristo. E se insiste a battere questo tasto è perché non è cosa facile, tuttavia è imprescindibile. Anche Gesù, a scanso di equivoci o interpretazioni limitative, ricorre nella fattispecie a un paragone, che diventa non solo vincolo, ma stimolo per un massimo irraggiungibile: “come”. Dopo aver raccomandato ai suoi di rimanere nel suo amore, osservando i suoi comandamenti, nello stesso modo in cui Egli è rimasto nell’amore del Padre, realizzando fino il fondo il suo progetto, aggiunge: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”. Non potrà mai essere che alcuno di noi ci riesca, troppo grande arrivare a dare la vita e, anche fosse, lo spessore del nostro Maestro sarebbe semplicemente ineguagliabile. Appunto per questo il termine di paragone pone un’asticella che non ci consente mezze misure. Sta a noi sublimarla nella sequela puntando a raggiungerla.

Lettera aperta del 9 maggio 2021

Inserito il 5 Maggio 2021 alle ore 20:02 da Redazione Carpinetum

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Qui, o tutti o nessuno

Inserito il 2 Maggio 2021 alle ore 10:00 da Plinio Borghi

Qui, o tutti o nessuno: il “si salvi chi può” vale in un naufragio o in una qualsiasi calamità naturale, ma in presenza di una pandemia, checché ne dicano i detrattori, non esiste che qualcuno pensi di sfangarla da solo. Lo continua a ribadire anche il Papa e non per un generico senso di solidarietà: mai come in questi momenti si percepisce così bene il concetto di unitarietà di tutta l’umanità. In altri frangenti l’egocentrismo, il senso di autosufficienza, il fastidio di dipendere dagli altri ci inducono a prendere le distanze, a pensare per sé, a ritenere di non aver bisogno di alcuno, e ciò scatena le più classiche presunzioni di furbizia. Dopo più di duemila anni, si fa ancora fatica a digerire bene il discorso di Menenio Agrippa e anzi lo si ritiene diretto ai babbei. Eppure non c’è espressione della natura che non dimostri l’interdipendenza di ogni fenomeno: le conseguenze del surriscaldamento del clima non sono che l’esempio più immediato. Eppure qualcosa deve averci fatto capire il processo di globalizzazione, per cui se la Russia sternuta la Patagonia va a letto con l’influenza. Allora? Tutti responsabili, nessun responsabile? Eh no, troppo comodo! Ancora una volta Gesù entra a piedi uniti e in modo inequivocabile nella questione, prendendo spunto da un elemento naturale e di una semplicità disarmante: la vite e il suo ciclo produttivo. In noi profani il pensiero corre subito al vino o al massimo ai bei grappoli maturi, ma gli agricoltori sanno benissimo quanta attenzione ci voglia a monte per ottenere un risultato apprezzabile. Il nostro Maestro ci mette a disposizione un elemento in più, che ci rassicura e nello stesso tempo ci impegna: “Io sono la vite e voi i tralci”. In buona sostanza, se vogliamo far frutto, lì dobbiamo stare attaccati e accettare di essere anche potati, perché questo serve a migliorare la produzione. Se il tralcio si monta la testa e pensa che quel che conta sia solo lui, che regge il prodotto tanto desiderato, è destinato a una fine vergognosa: s’inaridisce, si secca e sarà buono solo per alimentare il fuoco. Il fatto poi che conti solo se è un tutt’uno con la vite non è una diminutio, anzi, giustifica e valorizza il ruolo della vite stessa. Gesù ancora una volta ci fa capire che ha bisogno dell’uomo, ha bisogno della nostra testimonianza affinché il suo progetto abbia un senso. Ha bisogno di un’umanità che non si distrugga nella contrapposizione. Non a caso identifica nell’agricoltore il Padre stesso. Siamo nelle sue mani, siamo in buone mani.

Lettera aperta del 2 maggio 2021

Inserito il 29 Aprile 2021 alle ore 17:34 da Redazione Carpinetum

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Il lavoro ci sta a cuore

Inserito il 29 Aprile 2021 alle ore 17:28 da Don Gianni Antoniazzi

Il primo maggio mette al centro il tema del lavoro. Noi cristiani guardiamo con passione a tale necessità. Ne va del futuro anche di Mestre. Il Vangelo ci chiede di aver cura di tutta la persona.

Mestre sta attraversando un momento quantomeno delicato. C’è anzitutto da guardare all’estate. Non è detto che il turismo possa riprendersi già nei prossimi mesi. La presenza della variante indiana ci obbligherà alla massima prudenza. Potrebbero passare anni prima di rivedere in questa zona i turisti da ogni parte del mondo.

Il problema però è più vasto. Non possiamo immaginare che la città si regga semplicemente sul turismo. A livello lavorativo i nostri giovani hanno bisogno di consistenti diversificazioni.

Nell’incontro organizzato da “Dialoghi per la città” lunedì 26 aprile si è ribadito con forza quando sia importante per un ambiente biologico la multiforme diversità delle specie. La natura supera meglio i problemi, vince le difficoltà, si rigenera man mano che cresce la bio-diversità. La stessa cosa va detta per la nostra economia e per il lavoro dei nostri giovani. È decisivo riuscire a diversificare. Il turismo da solo non basta. Occorre anche l’industria, il commercio, l’agricoltura, il terziario…

Il cambiamento necessario non verrà da una progettazione statale, regionale o locale. Anzi, di solito esso nasce quando crollano le realtà più ampie e si muove l’iniziativa popolare. Talvolta le migliori opportunità lavorative sono nate in tempo di crisi sulla spinta quasi improvvisata di alcune figure geniali. Il Signore ci doni giovani di questo tipo.

don Gianni

Conoscere e sentirsi conosciuto

Inserito il 25 Aprile 2021 alle ore 10:01 da Plinio Borghi

Conoscere e sentirsi conosciuto è una sensazione di reciprocità così particolare e preziosa che non credo trovi facilmente una completa applicazione nei nostri rapporti umani, anzi. Proviamo un po’ a riflettere su tutti gli affetti, le amicizie, le conoscenze che ci appartengono. Tralasciando pure i luoghi comuni: che non riusciremo mai a capire fino in fondo quelli dell’altro sesso, che ognuno mostra sempre la faccia che gli fa più comodo, che siamo adusi all’uso di maschere diverse per ogni situazione, ecc. e senza contare il senso di fastidio che a volte ci dà l’essere troppo leggibili, rimane pur sempre un’impresa saper costruire un’intesa profonda e appagante. Quella tra due innamorati potrebbe sembrare la condizione ideale, ma quante attenzioni richiede il saper conservare l’equilibrio necessario affinché ognuno si possa sentire “completo” nel rapportarsi all’altro e sappiamo quanto sia arduo. Quella tra genitori e figli regge finché i pargoli dipendono in toto dai primi, in sostanza nei primi tre-quattro anni di vita: a mano a mano che si sviluppa il senso critico autonomo sono cavoli amari e subentrerà un senso di disagio l’esser troppo sgamati dai propri intimi. D’accordo, nel momento in cui si sarà lavorato bene, rimarrà sempre l’amore reciproco e sviscerato, ma non l’abbandono totale. Eppure, di fatto, ne avremmo veramente bisogno, saremmo anche disposti, potendoci fidare al cento per cento, di essere gregge, di essere la pecora che conosce bene il proprio pastore ed è a sua volta veramente conosciuta, chiamata per nome e amata da lui. Subentrerebbe quella tranquillità che ti consente di lasciarti andare perché sai che non sarai mai fregato e anzi cercato se ti perdi, persino se tradisci. E invece siamo tanto diffidenti perché circondati da troppi mercenari, pronti a lasciarti in balìa del primo lupo. Il quadro idilliaco che ci presenta oggi il vangelo è una realtà diversa, ti concretizza una figura di Buon Pastore reale, affidabile, che ti conosce in tutti i sensi come nessun altro, che ti chiama per nome, col quale puoi instaurare un rapporto individuale ed esclusivo, in cui lasciarti andare ad occhi chiusi, perché di un amore inesauribile. Il suo. E il tuo? Siamo alle solite, si tratta di fede e di sentimento corrisposto. Teniamo conto che, se vissuto bene e fino in fondo, questo diventa anche un valido supporto per vivere al meglio ogni tipo di amore umano, semplicemente seguendo le direttive che ci ha impartito in merito e riassunte nel Vangelo.

Lettera aperta del 25 aprile 2021

Inserito il 22 Aprile 2021 alle ore 15:09 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 25/4/2021. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Servirebbe un oracolo

Inserito il 22 Aprile 2021 alle ore 14:56 da Don Gianni Antoniazzi

Molti sognano di conoscere il futuro. Al momento sarebbe importante sapere cosa accadrà nei prossimi mesi. Stiamo gradatamente uscendo dall’incubo Covid o avremo come lo scorso anno una parentesi fino a ottobre?

Non è facile interpretare il momento presente. Ci sono aperture graduali; secondo alcuni stiamo uscendo dalla pandemia e, gradatamente, stiamo imboccando la strada della normalità, altri la pensano al contrario.

La comunità cristiana di Carpenedo avrebbe molteplici appuntamenti. Non è facile scegliere. Servirebbe un oracolo con la sfera di cristallo. Di solito, a maggio, c’è la preghiera del Fioretto: sarà proposta, pur con le attenzioni di sempre. Aumenta invece di molto il numero di ragazzi e giovani che giocano in patronato. Su questo useremo austerità anche se non mancheranno le reazioni. Se volessimo fare la sagra di giugno dovremmo partire adesso, ma tutti ritengono saggio soprassedere per non dare cattivo esempio e correre il rischio di assembramenti. Vorremmo invece mantenere ferma la proposta del Grest, alle condizioni del passato, visto l’esito dell’anno scorso.

È definitiva la proposta dei campi a Gosaldo con tamponi rapidi alla partenza e restano fermi anche i soggiorni ad Asolo per adulti e anziani: la villa è grande, studiata con regole Covid e potrebbe fare il pienone.

Conserviamo la speranza di celebrare bene la Pentecoste (23 maggio) con la sua veglia solenne (22 maggio); manteniamo anche le cresime del 2 giugno pur con almeno due turni visto che parliamo di 72 ragazzi.

Queste e altre decisioni dovranno tuttavia fare i conti col “fenomeno Sardegna”: siamo infatti appena al 20 aprile. Quell’isola è passata da bianca a rossa in 3 settimane. A giugno, in Veneto, saremo liberi o arriverà la “doppia variante” indiana che pare molto più dura del Covid stesso? Navighiamo a vista come si è sempre fatto. Ci prepariamo al meglio e prenderemo quel che viene.

don Gianni

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