Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Fatica sì, ma anche novità

Scritto il 12 Marzo 2020 07:10 da Don Gianni Antoniazzi

L’Italia intera è una “zona protetta” e, salvo urgenze personali, ciascuno è tenuto ad una vita isolata. È un peso ma può diventare l’occasione per scoprire strumenti nuovi, interessanti e fecondi per il futuro.

La Parrocchia, come ogni realtà, è sospesa in un isolamento artificiale: non si celebrano messe e funerali, niente catechesi, il patronato è chiuso, anche per giocare, la chiesa è aperta ma solo per la preghiera personale. C’è un senso di impotenza, come se la comunità cristiana, nel suo insieme, fosse congelata.

È l’occasione giusta per ricordarci che non siamo noi a salvare la gente: il mondo è già stato redento dalla Pasqua di Gesù e dallo Spirito del Padre; a noi spetta il compito accogliere di questo abbraccio. Spendiamo dunque un minuto in più per la preghiera, mattino e sera, leggiamo i Vangeli, prima Marco e poi Luca, e ricordiamoci dei poveri che stan peggio di noi: già questi sarebbero gesti importanti.

È un momento buono anche per aprirci alle novità. Da parte mia, per esempio, mi sono sempre tenuto distante dai social, come il diavolo dall’acqua santa, e forse è l’ora di cominciare ad usarli perché possono diventare uno strumento prezioso; ho sempre tenuto ritmi intensi, forse è la volta buona di dare più spazio alla riflessione personale.

don Gianni

“Che beo, el gèra fora de lu!”

Scritto il 8 Marzo 2020 10:00 da Plinio Borghi

“Che beo, el gèra fora de lu!” avrebbero raccontato agitati Pietro, Giacomo e Giovanni, i tre apostoli che Gesù ha portato con sé sul monte Tabor… se fossero stati veneziani e avessero potuto parlare. Invece non lo erano e per di più è stato imposto loro il silenzio. Peggio, ne avrebbero potuto far cenno solo dopo che il Figlio dell’Uomo fosse morto e risorto e questo non solo ha smorzato gli entusiasmi, ma li ha lasciati anche alquanto perplessi, perché non ci capivano nulla. Già era deprimente il solo pensiero che il loro Salvatore, il Messia che avevano atteso da tempo, sarebbe morto, evidentemente molto presto, ma che addirittura si introducesse il concetto di resurrezione era inconcepibile. L’unica era fidarsi. D’altronde avevano appena sentito la voce imponente di Dio che ordinava di ascoltarlo: potevano essi permettersi di confutare quello che stava dicendo? E allora perché tutta quella manfrina, che aveva coinvolto nientemeno che Mosè ed Elia, se dovevano tenerla per sé? Una sensazione così appagante, tanto da aver voglia di non muoversi più da quel posto, non aveva senso tenerla nascosta. Del senno di poi, sappiamo essere stato ovvio che prima avrebbero dovuto capire dove si andasse a parare. Nulla di ciò che il Maestro insegnava era privo di senso e, in questo caso, ci risulta evidente che quella fu un’anticipazione di come sarà la nostra condizione di risorti in Cristo e di quanto saremo al settimo cielo una volta introdotti nel banchetto eterno, al punto di non farci venire nemmeno nell’anticamera del cervello l’idea di pensare a gioia più grande. Purtroppo anche noi siamo nelle condizioni mentali dei tre apostoli e facciamo fatica a percepire, se non aiutati dalla fede, una resurrezione e un appagamento totale. Se così non fosse, non avrebbero alcun motivo di essere tutti quei dubbi, quelle devianze, quelle disattese del Vangelo di cui è costellata la nostra vita. D’altronde, se nella nostra umanità non fossimo vacillanti, verrebbe anche meno la curiosità che ci è stimolo per la ricerca, l’approfondimento e alla fine il rafforzamento della fede che ci ritroviamo, più piccola di un granello di senapa. Ci soccorre da un lato la grande indulgenza che il Padre ha per noi, per cui non ci molla allo sbaraglio, e dall’altro la prospettiva che Gesù oggi ci offre: siamo anche noi con Lui sul Tabor e stavolta abbiamo via libera per testimoniarlo. Non rimane che ascoltarlo e credere nel Vangelo, che poi è quello che ci è stato sollecitato all’imposizione delle ceneri.

Lettera aperta dell’8 marzo 2020

Scritto il 5 Marzo 2020 07:38 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta dell’8/3/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Lettera aperta e altre informazioni sulla parrocchia possono essere consultate anche tramite il nostro bot Telegram ufficiale:
https://t.me/ParrocchiaDiCarpenedoBot

Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

Mai saltata la Messa

Scritto il 5 Marzo 2020 07:27 da Don Gianni Antoniazzi

Stando agli archivi, a Carpenedo non era mai successo di sospendere le celebrazioni e di rinviare i sacramenti. Da decenni non abbiamo avuto contagi: c’eravamo dimenticati di questo problema e abbiamo preso paura

Non è mai saltata la celebrazione della Messa a Carpenedo. Alcuni anziani ricordano che durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale venivano a “servire messa” ogni mattina. Allo stesso modo con l’epidemia di tubercolosi, tifo e spagnola sono stati celebrati funerali, matrimoni e battesimi. Non basta. Nel 1853 è iniziata la costruzione della chiesa attuale perché il vecchio edificio era insufficiente e logoro. L’architetto progettò la nuova costruzione intorno alla vecchia e senza abbatterla, per garantire le liturgie. Nel 1857, compiuto il fabbricato, la vecchia struttura fu tolta in un lampo senza saltare una Messa. La gente ne andò fiera.

Non c’è mai stata, dunque, una condizione analoga a quella presente, che cioè dal 24 febbraio fino all’8 marzo (e poi Dio solo sa fin quando) si fosse sospeso ogni rito. Pare la morte. Questo scrivo, non per mettere in dubbio le decisioni delle autorità competenti, ma perché sia chiaro quanto ci manchi lo stare insieme, il far festa, il vivere la fede da comunità unita.

don Gianni

Messa della prima domenica di Quaresima 2020

Scritto il 1 Marzo 2020 04:59 da Redazione Carpinetum

Abbiamo pubblicato la Messa celebrata da don Mario e don Gianni per domenica 1 marzo, prima di Quaresima. Vi invitiamo a seguirla così restiamo uniti anche se lontani.

Guarda la Messa della prima domenica di Quaresima per la Comunità di Carpenedo

Seguendo il collegamento si accede a YouTube dove è possibile visionare la celebrazioni con qualsiasi dispositivo.

Epidemie e pandemie

Scritto il 1 Marzo 2020 10:00 da Plinio Borghi

Epidemie e pandemie sono sempre in agguato e superano le nostre agguerrite difese, non sapendo mai con immediatezza da quale direzione provengano e con quale aggressività si manifestino. Non parliamo poi della loro natura. Da perfetto profano resto già basito per quanto dichiarano gli esperti sulla messa a punto di un vaccino: non prima di un anno, sempre che non intervengano mutazioni imprevedibili. Allora mi prefiguro nel frattempo situazioni catastrofiche che sfuggono di mano e intanto i media, per consolarti, sciorinano continuamente i milioni di morti causati dai precedenti fenomeni. Penso anche al contrasto fra la lentezza di questi tempi e la velocità esponenziale con la quale ci siamo evoluti sul piano tecnologico e rimango ancora più perplesso. Una cosa è certa: questi avvenimenti ci mettono brutalmente di fronte a tutta la nostra fragilità. Vale proprio la pena di prenderla con tanta filosofia, della serie che per qualcosa prima o poi dobbiamo pur morire, e la quaresima incipiente ci rammenta appunto che non siamo nient’altro che polvere e che polvere ritorneremo. Bella consolazione, potrebbe dire il solito scafato, trascurando che alla nostra apparizione nel creato ci è stato affidato un enorme compito, che è quello di gestirlo e di salvaguardarlo e che pertanto ben altri e più gravi pericoli incombono sulla qualità della nostra sopravvivenza, a cominciare dalle condizioni climatiche. Non c’è spazio per affrontare pure tale questione, ma se vi dedicassimo in questo tempo speciale anche una profonda riflessione circa il nostro comportamento e su come ci impegniamo non sarebbe male. Di ciò dovremo parimenti rispondere al nostro Creatore. Gli studiosi dicono che l’umanità s’è affacciata per ultima e se ne andrà per prima, ma noi cristiani sappiamo che il nostro breve percorso in questo lasso di tempo è zeppo di responsabilità, verso noi stessi e verso gli altri… che poi è la stessa cosa, perché i due atteggiamenti non sono scindibili. Quest’anno il Vangelo ci ricorda la frase che Gesù proferì al demonio che lo tentava nel deserto: “Non di solo pane vivrà l’uomo..”. È un invito ad essere più concreti nella preghiera e nella carità. Non c’è nulla da ostentare, diceva il giorno delle ceneri: il Padre legge nell’animo e vede tutto, la buona volontà ma anche il menefreghismo, se pensiamo solo a godere il presente, ché tanto ai problemi del futuro ci penseranno quelli che verranno.

Lettera aperta del primo marzo 2020

Scritto il 26 Febbraio 2020 04:10 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta dell’1/3/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Lettera aperta e altre informazioni sulla parrocchia possono essere consultate anche tramite il nostro bot Telegram ufficiale:
https://t.me/ParrocchiaDiCarpenedoBot

Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

Carpenedo sa andare oltre

Scritto il 26 Febbraio 2020 04:03 da Don Gianni Antoniazzi

Nel 1815 una riforma asburgica demandava ai parroci la cura dell’anagrafe, anche civile. Interessante leggere sui registri in che modo i nostri nonni abbiano superato innumerevoli difficoltà a testa alta

All’inizio del 1800 la parrocchia di Carpenedo contava 1761 abitanti: 891 maschi e 870 femmine (Censimento 1835). Il territorio andava dal confine con Zelarino a quello con Favaro, fino alla Favorita e via Bissuola. La popolazione era composta di molti agricoltori, alcuni artigiani e pochi funzionari. I primi lavoravano sul terreno di ricchi possidenti o della Società 300 Campi. Gli artigiani erano falegnami, fabbri ferrai, calzolai o tessitori che nulla ottenevano se non il sostentamento della famiglia. Gli ultimi erano amministratori nelle aziende agricole, più benestanti perché pagati dai padroni.

Dai registri della parrocchia risulta che dal 1° gennaio 1816 al 31 marzo dell’anno seguente morirono 35 bambini con pochi mesi di vita. La causa del decesso era chiamata ‘spasmo’ (bronchite?). Fatta la proporzione con gli abitanti odierni, è come se in 15 mesi oggi morissero 973 infanti. C’è dell’altro: dal 1° marzo 1817, in 60 giorni, morirono 28 persone adulte, 20 delle quali per tifo, infezione che tornerà anche in seguito. Oggi avremmo parlato di 780 morti a Carpenedo in due mesi. C’era poi la scabbia, la pellagra, i vermi (tanti), tisi, patologie polmonari varie, pleuriti. Se si girano le pagine a caso si trovano 38 casi di colera dal 9 giugno al 19 agosto 1855 su un totale di 53 decessi… e così via. I dati sono negli archivi.

Quale grande determinazione alla vita ebbero i nostri progenitori! e vinsero sempre.

don Gianni

Messa delle Ceneri 2020 per la parrocchia di Carpenedo

Scritto il 26 Febbraio 2020 12:04 da Redazione Carpinetum

Pur nell’impossibilità di celebrare la Messa delle Ceneri aperta a tutti, a seguito della misure prese dalla regione contro il Corona Virus, desideriamo essere accanto ai parrocchiani in questo inizio di Quaresima. Pertanto il parroco don Gianni assieme a don Mario, hanno celebrato e registrato la Messa, successivamente caricata su YouTube.

Guarda la Santa Messa del Mercoledì delle Ceneri.

Eh no, qui si sta barando…

Scritto il 23 Febbraio 2020 10:00 da Plinio Borghi

Eh no, qui si sta barando. Passi il discorso della montagna con la sfilza di Beatitudini che ne scaturiscono, tutte in controtendenza, ma si sa che il Messia non è venuto per fare l’allineato. Passi anche il concetto che dobbiamo essere (sale) senza apparire (mai visto nessuno andare contromano senza che nessuno se ne accorga!). Passi pure il fatto che questo tanto atteso Salvatore non si prefigga di abolire la legge, ma “solo” di perfezionarla, come abbiamo visto domenica scorsa (e già qui ci sarebbe da ridire, intanto per gli esempi tirati al massimo e poi perché alla prova dei fatti, con la scusa di osservarla per amore, siamo più “vincolati” di prima). Che si arrivi ora a pretendere di agire “contro natura” è eccessivo e che a farlo sia proprio il nostro Maestro, che ben conosce i nostri limiti congeniti, lascia perplessi. Non vorrei essere blasfemo nel sospettare che a barare sia proprio Lui. Non opporsi al malvagio, porgere l’altra guancia, non solo lasciare che ti derubino ma dare anche di più di quello che chiedono, fare più strada di quella che ti costringono a percorrere, non voltare le spalle a chi ti chiede un prestito, amare anche il nemico sembra proprio il colmo, specie se detto da Chi, per esserti veramente vicino, si è fatto uomo in tutta la sua accezione. Ma come, non lo sa Gesù della nostra indole aggressiva? Non gli bastano tutte le guerre che continuiamo a scatenare anche per futili motivi, senza contare il senso di fratellanza dimostrato da Caino? Non ha preso atto di tutto il nostro egocentrismo, che prescinde dal mero istinto di sopravvivenza? Certo che è a conoscenza di tutto e allora come può pretendere che se mi pestano un piede non reagisca come minimo con un calcio? Non ha forse reagito anche lui in malo modo con i mercanti del Tempio perché profanavano la casa del Padre? Allora bara, perché spinge al massimo l’acceleratore di una macchina che non è in grado di rispondere. E lo sa, tanto è vero che ci disarma spiegando che se seguiamo i nostri istinti siamo come tutti gli altri e che merito ne avremmo? Egli ci vuole santi, eroi nella fede. Nella prima lettura Dio parla negli stessi termini a Mosè: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo”. Certo, la santità del Vecchio Testamento non ha gli stessi contorni, ma la sostanza è quella. Allora Gesù bara, ma è una provocazione per stimolarci, perché non ci vuole uguali, bensì migliori in assoluto. Non ci resta che raccogliere la sfida e superare noi stessi.

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