Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera aperta del 14 giugno 2020

Scritto il 10 Giugno 2020 03:15 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 14/6/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Lettera aperta e altre informazioni sulla parrocchia possono essere consultate anche tramite il nostro bot Telegram ufficiale:
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Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

Nota: nelle ultime due settimane, per un disguido tecnico, è mancato in questo blog l’annuncio della pubblicazione di lettera aperta, che comunque è avvenuto regolarmente nel sito. Ce ne scusiamo con i visitatori.

Eucaristia e Comunità di fratelli

Scritto il 10 Giugno 2020 03:07 da Don Gianni Antoniazzi

Celebriamo il Corpus Domini, nome legato a processioni, fiori, incensi e baldacchini. Pare un mondo lontano. Eppure il mistero è attuale: Dio ci dona realmente la vita purché restiamo fratelli senza arroganze e divisioni

Per mesi siamo stati senza la Messa. Personalmente ne ho sofferto. Ogni giorno ho celebrato l’Eucaristia con don Mario e la domenica l’abbiamo trasmessa su YouTube. Quando facevamo la Comunione era a nome di tutti. Senza la comunità dei fratelli, però, mancava “il più”, perché l’Eucaristia è la Pasqua di Gesù offerta a ciascuno. La salvezza è per tutto il gregge e, se manca qualcuno, nessuno è contento.

Adesso abbiamo ripreso le celebrazioni e siamo oramai al Corpus Domini. È l’occasione per capire di più la Comunione, culmine e fonte del nostro legame con Gesù Signore. Direi solo questo: già prima del Covid la nostra società era malata di individualismo. Ciascuno si sentiva “re” o “regina” sopra gli altri. La pandemia ha rafforzato quest’idea: molti hanno pensato che la vita individuale fosse più pura e preservasse dal contagio.

Ora che il Covid si è affievolito, sembriamo preoccupati di chiudere la parentesi. In realtà l’obiettivo non è tornare come prima, ma cambiare. Quel mondo individuale ci ha ammalati. Pur nella distanza fisica dobbiamo capire che davanti a Dio siamo fratelli: insieme dobbiamo saper camminare e insieme dobbiamo superare le difficoltà come insieme Dio ci ha salvati.

Guai dunque alla gente e ai gruppi ripiegati su se stessi: vivranno l’Eucaristia con disagio perché essa mette a nudo le nostre pretese di grandezza. Abbiamo bisogno di ritornare umili, carichi di speranza e trascinatori.

don Gianni

La reciprocità…

Scritto il 7 Giugno 2020 10:01 da Plinio Borghi

La reciprocità è alla base di ogni rapporto e di ogni formazione sociale, a partire dalla stessa famiglia e su su fino alla generale convivenza internazionale. In assenza, non può esistere equilibrio e subentrano diffidenza, prepotenza, sopraffazione e quant’altro. Sulla stessa si fonda anche il rispetto gli uni degli altri. Perfino l’amore è garantito dalla reciprocità, altrimenti o s’inaridisce o sfocia in violenza e in forme di stalking, a volte con epiloghi tragici. Spesso, nella trattativa, nella contrattazione, nello scambio, fatichiamo a trovare un accordo se non c’è riscontro di reciproca convenienza. E come mettiamo in discussione la stessa accoglienza dello straniero o dell’immigrato accampando che non c’è analogia nel suo Paese di provenienza! Lo stesso dialogo interreligioso, che si cerca di cucire a fatica, cozza nella maggior parte dei casi contro la mancata reciprocità. Che non significa annullamento dei rispettivi principi o delle rispettive caratteristiche, bensì apertura e disponibilità alla comprensione. Oggi, nella prima domenica dopo il forte periodo pasquale, festeggiamo proprio Chi ha fatto della reciprocità la sua essenza esistenziale: la Santissima Trinità. Padre, Figlio e Spirito Santo, tre Persone ben distinte nei loro ruoli, ma uguali, che nella reciprocità costituiscono un’unica divinità. Non è un concetto semplice da afferrare, anzi è il mistero per eccellenza, ma ci basti sapere, con la logica della fede, che se in Dio tutto si sublima fino a diventar concreta ogni cosa, che la nostra condizione umana si “limita” a classificare come astratta, anche la reciprocità delle tre Persone diventa Dio stesso. La Trinità assurge quindi a simbolo di Amore e di armonia e presiede a quello che è l’amore sponsale, l’amore famigliare, l’amore verso il prossimo, la fraternità universale. Dicevamo di Persone uguali e distinte: nel periodo appena trascorso Gesù l’ha più volte sottolineato (chi vede me vede il Padre, dice agli apostoli che lo incalzano; alitando su di loro –l’abbiamo letto domenica scorsa– proclama “ricevete lo Spirito Santo”; capirete tutto quando vi manderò il Paraclito ecc. ecc.). Ecco la ragione per cui la Trinità è “il prezzemolo” della Liturgia: cominciando dal Battesimo (è un ordine del Maestro) tutto si svolge nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e non è solo una battuta che “ogni salmo finisce in Gloria”. Oggi S. Paolo, nella lettera ai corinzi, ce lo spiega e conia la formula che il celebrante pronuncia giusto all’inizio della Messa.

Valutazione sui primi passi

Scritto il 3 Giugno 2020 07:33 da Don Gianni Antoniazzi

La ripresa nei prossimi mesi ha bisogno di alcune condizioni, anche per la fede. Servono proposte mature e stabili, caratterizzate da una profonda unità fra noi. Già prima della pandemia non erano condizioni facili

Guardiamoci in faccia con onestà. Il 31 maggio era Pentecoste, pilastro della fede insieme alla Pasqua. Da 15 giorni abbiamo cominciato a proporre la Messa in chiesa per ripristinare una relazione tra fratelli e Gesù. Domenica 24 c’è stata una certa prudenza nella partecipazione alle Messe. Forse qualcuno voleva capire come ci saremmo organizzati… se eravamo capaci di osservare le indicazioni sanitarie. Nell’ultima domenica la partecipazione alle Messe è stata più appassionata. Tutte le liturgie hanno segnato un notevole incremento fino a riempire molti dei posti: in tutto almeno 810 presenze.

C’è stato però un fatto singolare: sono venute persone anche anziane o in difficoltà motoria, ma sono mancati parecchi bambini e giovani dei nostri gruppi “parrocchiali” più classici. Capisco il ponte e il desiderio legittimo di andare da amici e parenti. Quando si vuole, però, una soluzione la si trova. Per esempio: è stata molto partecipata la Messa del sabato sera e delle 8:30. Alcuni si sono scusati dicendo che andavano a Messa al mare o in montagna: è un fatto prezioso. Altri però hanno mostrato disinteresse e vien da pensare che il Covid abbia fatto da spartiacque.

Ora si tratta di ricostruire poco per volta un nuovo rapporto di fiducia che ha bisogno di franchezza, solidità e disponibilità a camminare insieme.

don Gianni

L’amore muove il mondo

Scritto il 31 Maggio 2020 10:01 da Plinio Borghi

L’amore muove il mondo: è un principio sul quale siamo d’accordo tutti, senza distinzione di specie, di razza, di etnia, di pensiero, d’ideologia, di religione. Poi i materialisti ne danno un significato puramente legato alla fisicità, alla semplice azione del riprodursi, relegando l’eventuale sentimento a mezzo sociale e di stimolo. Gli altri, secondo i casi, sviluppano tutta una serie di valutazioni fino a coinvolgere l’essenza stessa della vita e a sublimarne lo stretto legame con lo spirito che agisce in ciascuno. Per noi invece è la discendenza diretta di quello stesso Spirito di Dio che ci è stato infuso alla creazione, scaturito dall’amore del Padre verso il Figlio. In questo quadro si realizza un’armonia inimitabile, dove quello stesso amore che ci unisce in tutti i nostri rapporti interpersonali, ivi compresi quelli destinati alla procreazione, è riflesso dell’Amore trinitario che celebreremo proprio domenica prossima. E siccome in Dio tutto è infinitamente sublime, è chiaro e conseguente che a maggior ragione a muovere il mondo sia proprio l’Amore. Se poi aggiungiamo che lo Spirito Santo è anche portatore di una serie di doni che coprono totalmente ogni potenziale umano e quindi sociale, figuriamoci se guidati da simile potenza il mondo può andar male. Certo, se rimuoviamo da noi l’elemento portante è conseguenza logica che tutto vada alla rovescia, che l’amore si trasformi in odio, che l’odio scateni guerre e quanto di peggio possa rovinare i rapporti umani, insomma che il male abbia la meglio, e che il mondo vada alla deriva. Ecco perché è importante “coltivare” la presenza dello Spirito che è in noi e che, per fortuna, mai ci abbandona. Ecco perché dobbiamo valorizzarne i doni e il vivere bene la Pentecoste è essenziale per ravvivare “il fuoco” e arginare ogni deriva maligna. A tal proposito ci soccorre bene la seconda lettura della Messa del giorno, tratta dalla prima lettera di San Paolo ai Corinzi: “Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri … (e) diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune”. Quando dice “tutti” vuol dire che non riguarda pochi eletti e ci fa capire che non vi sarà contrasto se rispetteremo l’azione di ognuno come mossa dallo stesso Spirito, al di là dei singoli percorsi o ruoli. Infatti il brano così conclude: “… Giudei o greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito”.

Una festa senza vino

Scritto il 27 Maggio 2020 05:58 da Don Gianni Antoniazzi

Abbiamo completato una settimana di Messe coi fedeli. Grazie ai cristiani della parrocchia, la presenza è stata superiore alle attese. Ci sono ancora molti posti liberi. Si può crescere

Un re diede una festa e invitò al castello la gente vicina. Il sovrano dispose tavoli e sedie, musiche e spettacoli, cibo, dolci e frutta in abbondanza. Gli invitati avrebbero dovuto portare del vino: le cantine del castello, pur generose, non sarebbero bastate per tutti. “Metteremo al centro del cortile una botte maestosa – disse il sovrano – chi porta il vino lo versi dentro. Attingeremo tutti da lì e ci sarà da bere in abbondanza”. Neanche a dirlo: vi accorse una folla. Prima di partire un contadino si procurò un orcio e lo riempì d’acqua pensando: “Nessuno si accorgerà del mio gesto in una botte tanto grande…”. Arrivato alla festa, versò il contenuto nel tino e sedette a mangiare. Tutti riempirono i calici d’oro dal tino maestoso ma, al momento del primo brindisi, si accorsero di bere acqua sporca. In troppi avevano fatto il ragionamento del contadino. (liberamente tratto da Cerchi nell’Acqua, LDC di Bruno Ferrero).

Altro è “esistere” e altra cosa “vivere con gioia”. Viene il momento in cui chiederemo al tino della comunità cristiana di darci il buon vino della festa. Cristo ha fatto la sua parte e invita noi a completare l’opera. In questi mesi qualcuno ha imparato a fare lo spettatore senza più mettere in gioco tempo ed energie. Quando chiederemo una mano alla comunità non potremo che riceverne una risposta grama. Se non torniamo in fretta alla condivisione, perderemo la bellezza della vita.

don Gianni

È andato a prenotarci il posto…

Scritto il 24 Maggio 2020 10:01 da Plinio Borghi

È andato a prenotarci il posto. Ce l’ha promesso. Noi non abbiamo bisogno delle pandemie per operare in tutta sicurezza: da sempre l’azione salvifica del nostro Messia ha come obiettivo finale quello di portarci tutti a partecipare al banchetto che corona la fine di questo evento importante, dove saremo ospiti proprio del nostro Creatore, alla destra del quale siederà Gesù, morto, risorto e ora asceso al cielo. Non vi saranno assembramenti, ma la prenotazione è comunque obbligatoria; se qualcuno pensa di presentarsi all’ultimo minuto, tanto perché passava di là per caso, si troverà la porta sbattuta in faccia: Dio non ha alcun bisogno di farsi clienti raccogliticci. C’è una strada da seguire, non preclusa ad alcuno, per avere diritto di occupare il posto ed è quella che è segnata nel Vangelo e che prevede la sequela del Cristo. Addirittura non occorre nemmeno rispettare tempi e scadenze per incamminarsi, ce l’ha ripetuto tante volte, come nella parabola del padrone della vigna, e se qualcuno incappa in qualche deviazione c’è sempre Qualcuno che su quella strada lo aspetta, come ha dimostrato nel racconto del figliol prodigo. C’è di più: non si rischia nemmeno di percorrerla da soli, perché il nostro Maestro ha promesso di accompagnarci sempre. Lo dice anche oggi a conclusione della sua avventura terrena: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Non ci manca alcun punto di riferimento e nemmeno tanta indulgenza per le nostre intemperanze. È vero, si avverte, come nei discepoli, un po’ di smarrimento nel realizzare questo cambiamento, pur se lo Spirito Consolatore ci ha già fatto capire tutto e ci guida. Solo all’inizio dell’Avvento pregavamo: “O cieli, piovete dall’alto, o nubi mandateci il Santo” e oggi quelle stesse nubi avvolgono il Salvatore tanto reclamato e i cieli lo riaccolgono. Ci rimane “solo” la speranza annunciata dai due uomini in bianche vesti agli apostoli che se ne stavano con lo sguardo fisso verso l’alto: come l’avete visto salire al cielo, così il Signore un giorno ritornerà, e stavolta non sarà più per salvare, bensì per giudicare. È quello che cantiamo oggi nell’Antifona d’ingresso, tratta dagli Atti degli Apostoli. Stiamo attenti, però, che non è una speranza da poco, non ci viene venduto un prodotto farlocco, come quelli di cui abbondano le nostrane pubblicità o i vari discorsi sul virus che girano sui social in questo periodo. Qui c’è un certificato di garanzia e per di più inconfutabile!

Lettera aperta del 24 maggio 2020

Scritto il 20 Maggio 2020 03:53 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 24/5/2020. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

Pentecoste respiro di Dio

Scritto il 20 Maggio 2020 03:46 da Don Gianni Antoniazzi

Domenica prossima, 31 maggio, Gesù propone a chi crede in Lui di accogliere la sua stessa Vita. Non è un fatto magico, ma un dono d’amore che esige la libera partecipazione di ogni uomo

Nulla si improvvisa. Per celebrare bene Pentecoste saremmo in ritardo. Quest’anno non abbiamo fatto Quaresima e abbiamo “ricordato” la Risurrezione ciascuno per proprio conto. Nelle ultime domeniche abbiamo “ascoltato” Messa ma non abbiamo compiuto un pieno cammino comunitario.

Grazie a Dio, tra mille cautele, ora riprende la vita ordinaria. Subito c’è Pentecoste, pilastro della fede. L’Italia è un popolo di “santi, poeti e navigatori”. Manca però la profondità del pensiero orientale e tanto in fretta abbiamo messo in soffitta lo Spirito di Gesù. In una settimana non è facile ricuperare l’itinerario mancato.

Per fortuna la Pentecoste non va pagata con meriti particolari. È l’Agnello immolato a santificare il gregge, a renderci fratelli. È Gesù e non la nostra bravura a darci la Vita dello Spirito. Si può sperare allora di prendere il treno in corsa. Il buon ladrone incontra lo sguardo di Gesù all’ultimo respiro. Mio padre, che certo non era un monaco di clausura, ha fatto un cammino di fede e sapienza anche negli ultimi giorni.

Chi fra noi ha piacere, faccia il possibile per prepararsi in questi e ci sarà una Pentecoste degna, per tutti.

don Gianni

Chi mi ama mi segua!

Scritto il 17 Maggio 2020 10:01 da Plinio Borghi

Chi mi ama mi segua! Era il grido d’incitamento che ogni condottiero, dotato di un certo carisma, lanciava ai suoi adepti se era in procinto di sferrare un attacco impegnativo o d’intraprendere un’azione rischiosa. Certo, doveva averne di peso e d’influenza per essere sicuro di guidare persone entusiaste e disponibili a “gettare il cuore oltre l’ostacolo”! Se la risposta fosse stata fiacca o incerta, una figuraccia alla Brancaleone da Norcia non gliel’avrebbe risparmiata nessuno. Gesù non aveva di questi problemi e sul suo ascendente non v’era allora, come non c’è adesso, alcun dubbio. Tuttavia, la mano sul fuoco per i suoi non l’avrebbe messa tanto decisamente, anche se poi non solo la mano, ma la vita stessa ha sacrificato nella certezza che lo avrebbero seguito. E così è stato e quelli che non hanno mollato nemmeno di fronte al martirio non si contano. Qual è la strada per seguire il Salvatore? Ce l’ha detto tante volte: l’amore e, come ben sappiamo, la gittata dell’amore è talmente ampia che nessun pezzo d’artiglieria può eguagliarla. In questa sesta domenica di Pasqua, alla vigilia della sua ascensione, Egli specifica come si esplicita questo sentimento nei suoi confronti: osservando i suoi comandamenti. Non ci chiede di compiere atti di eroismo speciali, bensì di vivere eroicamente la nostra fede, senza deflettere né scendere a compromessi con chi volesse smorzare la speranza che è in noi. “Tutto questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza”, ci avverte San Pietro nella sua prima lettera, “perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo”. Purtroppo sono molti i cristiani che scambiano l’amore per un’arma da brandire e la fermezza nella verità per protervia; troppi errori del passato lo stanno a dimostrare. Il vero amore non ha bisogno di questo, è già contagioso di suo. Quante volte ce lo ripete anche il Papa, che ha ereditato il compito di guidare la Chiesa e ha il suo bel daffare nel contenere l’esuberanza di qualche suo alto rappresentante! Anche l’obbedienza civile espressa con correttezza rientra in quel comportamento che esprime un amore che chissà quanti sedicenti condottieri vorrebbero riscuotere dai loro governati. Colui che accoglie e osserva i comandamenti, conclude Gesù, questi mi ama. Anche l’emergenza che stiamo vivendo ci offre un’opportunità di verifica: non sprechiamola, magari pensando di fare i furbi.

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