Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera aperta del 14 novembre 2021

Inserito il 10 Novembre 2021 alle ore 17:03 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 14/11/2021. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

La salute… si costruisce insieme

Inserito il 10 Novembre 2021 alle ore 16:21 da Don Gianni Antoniazzi

Domenica prossima, solennità di Cristo Re, per Venezia è anche la festa della Madonna della Salute. Cogliamo l’occasione per chiedere saggezza davanti alla pandemia che di nuovo solleva la testa.

Il 21 novembre si conclude l’anno liturgico con la celebrazione di “Cristo Re”. In diocesi di Venezia la giornata coincide però quest’anno con la Madonna della Salute, appuntamento prezioso, vista la pandemia in atto.

Queste righe riflettono sul modo per rivolgersi a Maria, senza perdere di vista le nostre responsabilità. Evidentemente non si tratta di compiere un atto magico. Piuttosto serve domandare una speranza, una forza e una determinazione qualitativamente diverse dalle sole capacità umane. Serve l’aiuto dello Spirito per restare uniti pur nelle diverse sensibilità, prudenti nelle decisioni, articolati nel sostenere la vita umana, sociale ed economica. Serve una sapienza “altra e alta” per trovare una strada contro il virus.

Da cristiano, mi rivolgo a Maria e domando che il Figlio suo sostenga, sviluppi e porti a compimento la responsabilità di tutti. Le sfide che ancora ci attendono ci devono trovare protagonisti e non spettatori della vita. Ciascuno rifletta sulle ragioni che lo portano davanti all’icona mariana e, insieme, faccia la sua parte per sostenere la vita quotidiana di tutto il quartiere.

don Gianni

Eh, beh, da poco a niente è facile

Inserito il 7 Novembre 2021 alle ore 10:02 da Plinio Borghi

Eh, beh, da poco a niente è facile; non è che la povera vedova, pur essendosi privata dell’essenziale, con quei due soldi avrebbe potuto darsi ai bagordi, anzi, probabilmente non si sarebbe tolta nemmeno il senso della fame che aveva. Certo, fosse stato Paperon de’ Paperoni non avrebbe dato nemmeno quelli, vista la gelosia con la quale conserva anche il primo centesimo (o il primo “decino” a seconda delle versioni) che ha guadagnato. Gesù la contrappone a quanti ostentano l’alienazione del superfluo, ma di fatto intende far eco alla questione del “giovane ricco” di cui si parlava qualche domenica fa. Sono due posizioni estreme, che danno il senso al motivo conduttore di questo mese: il percorso verso la santità. Che non si realizza con azioni plateali né sottovento, appiattiti e allineati, bensì vivendo in contro tendenza l’ordinario, fino a rendere eroico ogni gesto. E qual è il miglior riferimento, tanto per intenderci? Le beatitudini, alle quali era dedicato il vangelo di lunedì scorso, festa di tutti i Santi e richiamate anche oggi nel Salmo Responsoriale. Sono una sintesi mirabile di come noi, pur nel mondo, non dobbiamo appartenere al mondo e assimilare impostazioni di pura convenienza, bensì rispondere a criteri che la logica dei più non ammette. Non a caso il nostro Maestro ha posto la croce come segno di salvezza e di riscatto. Finire in croce non era e non è una cosa gratificante né un gesto eclatante di esaltazione; semmai la più grande delle umiliazioni, ma è per quella strada che dobbiamo passare se vogliamo salvarci. È vero che la Chiesa ci indica come Santi coloro che si sono distinti per essersi comportati sopra le righe, per aver compiuto atti che sollecitano di essere imitati, ma è chiaro che lo fa per rispondere ad una esigenza umana e cioè il bisogno di sentirsi stimolati da chi ha risposto in modo palese ed entusiasta alla lieta novella. Siamo al discorso dell’esempio, elemento che trascina più di mille parole. Anche Gesù con l’episodio della vedova ha fatto altrettanto. Mettiamolo di fronte a quello della conversione di Zaccheo, che promette di alienare la metà delle sue ricchezze e di restituire ai truffati quattro volte tanto, forse più logico per il nostro modo di pensare, ma chiediamoci: quale ci interpella di più? Domanda retorica. Neanche il giovane ricco in fin dei conti era malvagio, ma quanta grettezza! Non ci vengono chieste acrobazie, solo di scrollarci le incrostazioni e imboccare la strada giusta.

Lettera aperta del 7 novembre 2021

Inserito il 3 Novembre 2021 alle ore 16:44 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 7/11/2021. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Flessibilità per il futuro

Inserito il 3 Novembre 2021 alle ore 16:30 da Don Gianni Antoniazzi

Chi ha incontrato Gesù non si è mai irrigidito. Al contrario: ha camminato, ha servito, ha cantato di gioia, ha visto la realtà in modo diverso. La Fede ci rende flessibili, capaci di percorrere strade nuove.

Quasi per caso ho incontrato un giovane di 22 anni. Ha studiato lingue al liceo. Il giorno dopo la maturità ha iniziato a lavorare nell’impresa paterna che nulla aveva a che fare con gli studi delle superiori. Desideroso di allargare gli orizzonti si è guardato intorno e, quasi per mettersi alla prova, ha accettato una nuova offerta di lavoro che giungeva da Padova. Da due anni segue dunque la manutenzione di grandi utensili per carpenteria. Un ambiente al quale non aveva prestato attenzione in precedenza. Tutto però gli tornerà utile se un giorno dovesse essere lui seguire l’attività di famiglia. Quel giovanotto mi ha stupito per la flessibilità, così pronto ad abbracciare ogni sfida pur di crescere.

Questa mattina (2/11) ascoltavo distratto il giornale radio finché, fra le altre notizie, è emerso che in Italia manca un alto numero di saldatori, carpentieri, tecnici specializzati, persone dedite alle finiture nelle costruzioni edili. Penso, d’altra parte, a quanti giovani arrancano ancora per trovare un impiego.

Forse servirebbe anzitutto in noi adulti una grande flessibilità di pensiero. Se immaginiamo che i nostri figli debbano sviluppare soltanto un impiego di dirigenza rischiamo di tarpare loro le ali. Se noi per primi impariamo invece a farci corrispondere ciò che la vita ci offre, anche i nostri figli troveranno prospettive più serene.

don Gianni

Di che amore vogliamo parlare?

Inserito il 31 Ottobre 2021 alle ore 10:01 da Plinio Borghi

Di che amore vogliamo parlare? Penso che non vi sia argomento più trattato al mondo sotto ogni aspetto, tanto che non è un’iperbole affermare che è l’amore che muove tutto. Non c’è pagina di letteratura, in prosa o in poesia, che non lo tiri in ballo; non c’è opera d’arte che non sia ispirata, direttamente o indirettamente, dall’amore; non c’è azione che non discenda comunque da esso, se buona per la sua presenza se cattiva per la sua negazione. La nostra stessa esistenza è frutto di un atto d’amore, quello divino che ci ha creato e quello di chi ci ha generato, entrambi della stessa natura e il secondo conseguenza di un preciso mandato ricevuto dallo stesso Creatore. Non c’è da meravigliarsi, dunque, se Gesù ha sintetizzato tutta la Legge in un unico comandamento: ama Dio e ama il prossimo. Sembrano due atti distinti, tant’è vero che anche nel vangelo di oggi, interpellato in proposito, li definisce come primo e secondo. Di fatto è uno, perché non può esistere amore per Dio senza quello per il prossimo, solo attraverso il quale passa e il riconoscimento della Sua presenza e l’espressione più sublime della Sua creatività. A questo punto c’è da chiedersi se vi siano differenze di tipologia e quali siano, se anche il nostro Maestro fa i dovuti distinguo per l’amore cristiano. In effetti vi sono diverse espressioni sentimentali e affettive, ma non tutte possono essere assimilate all’amore pur discendendo la maggior parte dalla medesima radice, come lo sono senza dubbio il bene per il proprio partner e quello per i propri figli. Spesso, purtroppo, si travisa e si devia, per cui parecchie espressioni sono improprie e andrebbero reimpostate e incanalate nella giusta direzione. L’amore cristiano è un gradino più su e viene definito dallo stesso Gesù: “semplicemente” ascolto e messa in pratica della Parola, riassunta nel Vangelo. Anche qui c’è una gradualità, che parte dal riconoscere nel prossimo, specie se diseredato ed emarginato, la stessa figura di Cristo (ricordiamoci a tal proposito il cap. 25 di Matteo: ogni volta che l’avete o non l’avete fatto a uno di questi l’avete o non l’avete fatto a me) e arriva alla sequela totale col sacrificio di tutta la propria vita, cosa che il giovane ricco del vangelo qualche settimana fa non se l’è sentita di fare. Ma il punto di partenza sarebbe già una situazione accettabile dell’amore cristiano, per essere riconosciuti veri discepoli, per dare quell’esempio trainante che diventa testimonianza. Attenti, però, a non farne qualcosa di formale, che appaghi solo il nostro protagonismo, altrimenti diventa solo buonismo e non è più quell’Amore.

Torna l’ora solare

Inserito il 28 Ottobre 2021 alle ore 10:15 da Redazione Carpinetum

Da questa domenica, 31 ottobre, torna l’ora solare.
Gli orologi vanno portati indietro di 60 minuti.

Le Sante Messe avranno il solito orario.

Lettera aperta del 31 ottobre 2021

Inserito il 27 Ottobre 2021 alle ore 20:19 da Redazione Carpinetum

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La Santità è frutto di Cristo

Inserito il 27 Ottobre 2021 alle ore 20:11 da Don Gianni Antoniazzi

Non abbiamo bisogno di santi “di successo”, di persone occupate a fare il bene per proprio conto Ci serve gente capace di lasciarsi purificare dallo Spirito del Risorto: solo così ci sono i frutti veri.

I Santi e i beati degli ultimi decenni sono tanti: ultimo Albino Luciani ma con lui molti, quanti mai in passato. È segno anche di una fede che cresce, in tutto il pianeta. Eppure, si fatica a riconoscere i santi della porta accanto, quelli “vicini”. Non distinguiamo “l’amico di Dio” nella gente che collabora a stretto contatto con noi perché il nostro sguardo accentua le fragilità e le povertà della natura umana più che le ricchezze dell’animo.

Purtroppo, viviamo in una cultura in cui si privilegia il sensazionale. Come ha detto qualcuno, “anche la santità si misura in pollici”: molti cercano non il discepolo del Signore, ma l’ecclesiastico di successo, il trascinatore di folle, l’opinion leader, la star mediatica cui si chiede una parola a basso prezzo su qualsiasi evento. Una ricerca come le api: di fiore in fiore.
Sarebbe invece meglio la strada dei ruminanti che non si fermano ai fiori ma digeriscono l’erba del campo e portano latte in abbondanza.

Ci viene in aiuto la festa di tutti i Santi, la celebrazione che mette l’accento sulla santità feriale. Nel cuore dell’autunno, dopo tutte le mietiture, i raccolti e le vendemmie delle campagne, raccogliamo i frutti suscitati dall’amore e dalla grazia del Signore in mezzo agli uomini.

don Gianni

Nascere ciechi o diventarlo

Inserito il 24 Ottobre 2021 alle ore 10:04 da Plinio Borghi

Nascere ciechi o diventarlo: qual è lo stato peggiore? Ce lo saremo chiesti chissà quante volte vedendo qualcuno colpito da tale disgrazia. In entrambi i casi abbiamo un elemento che lenisce la situazione: i ciechi nati non possono sapere del tutto cosa non è stato concesso loro; chi lo è diventato dopo lo sa, ma almeno ha modo di avere un ricordo positivo, una conoscenza che rimarrà viva dentro di sé. È sufficiente per dare un appiglio alla sopportazione, piuttosto che niente? Non serve la risposta: è così e tanto basta a tenerne conto. Poi sarà compito di ciascuno, in base al carattere e agli interessi che si creerà nella vita, fruirne. Io, da “profano”, ho sempre pensato che a stare peggio sia la seconda categoria, specie se ci sono state delle circostanze causali favorite da un comportamento non corretto, per cui al danno si aggiunge anche la quota di rimorso per non aver potuto o saputo evitare il nefasto epilogo. Fin qui avremmo discorso di lana caprina, se non fosse che, sul piano religioso, quello della cecità diventa un preciso riferimento sulla questione della fede, il cui occhio pure ci apre a un mondo di verità e di prospettive altamente appagante. Anche qui esiste chi non ha mai avuto questo dono e quindi non può essere consapevole di ciò che gli è stato negato, anche se, purché vedesse quanto gli altri la tengono da conto e ne godono, avrebbe la percezione di qualcosa di molto prezioso. E c’è chi invece l’ha trascurata, non l’ha sufficientemente alimentata, l’ha fatta assopire fino a non riuscire più a vedere con quell’occhio speciale. Questi non solo ha danneggiato sé stesso, ma offre il brutto esempio anche ai primi, che soltanto attraverso lui avrebbero la possibilità di sentirne il profumo e di sognare. Ebbene, se costui avesse la possibilità di incontrare Gesù, come il Bartimeo del vangelo di oggi, cosa pensate che gli chiederebbe? “Maestro, fa che io veda di nuovo!” Nemmeno il figlio di Timeo (è raro che l’evangelista sia così anagraficamente dettagliato) era cieco dalla nascita e nell’impatto col Nazareno si rende conto di quanto aveva perso, per cui altro non gli poteva chiedere e, ottenuta la grazia, non c’è di che meravigliarsi se ha preso subito la decisione di seguirlo. Allora stiamo attenti: uno dei fattori che portano la cecità della fede è proprio l’indifferenza, la stessa che non ci consente di cogliere l’occasione del Signore che passa per farci rivivere l’entusiasmo di servirlo. E finire col morire da ciechi è proprio la peggior iattura!

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