Inserito il 13 Febbraio 2015 alle ore 19:07 da Don Gianni Antoniazzi
Mercoledì 18, con l’imposizione delle sacre ceneri, ha inizio il tempo sacro della Quaresima. Deponiamo le maschere. Il digiuno, la preghiera e la carità aiutano a guardare se stessi con occhi veri e gioiosi.
Ancora per qualche giorno viviamo il clima – francamente misero – del Carnevale Veneziano. Da mercoledì prossimo, 18 febbraio, siamo invitati ad entrare nella Quaresima. A qualcuno questo passaggio potrebbe ricordare un clima tetro e faticoso. A ben guardare non è così. Il carnevale si anima di feste e scherzi, di maschere e follie; spesso però lascia dietro a sé un seguito di tristezza e vuoto. Al rovescio, la Quaresima si presenta come un tempo di fatica, ma sempre ci riempie di soddisfazione, ci aiuta a trovare equilibrio e gioia, ci libera da molte schiavitù e ci toglie la patina di vecchiume ammuffito. Ci ridona una speranza forte per l’avvenire.
Entrare in quaresima e togliersi dalle dipendenze quotidiane è segno di coraggio, ma anche di intelligenza. Tenere a cuore le necessità dei fratelli è una ricchezza prima per noi che per loro. Custodire un ritmo quotidiano di preghiera significa spalancare le finestre interiori al vento dell’infinito e far entrare nella vita l’aria buona che profuma di gioia.
Raccomando dunque l’appuntamento di mercoledì prossimo: trovate nel calendario gli orari delle S. Messe. Per i bambini e i loro famigliari alle 17.00. Per i ragazzi, i giovani e gli adulti alle 18.30. Per chi è al lavoro c’è il mattino alle 7.00 e la sera alle 20.45.
don Gianni
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Inserito il 6 Febbraio 2015 alle ore 17:22 da Don Gianni Antoniazzi
“Voi siete lievito e sale della terra”, dice il Signore. Qualche volta si ha l’impressione che la comunità cristiana abbia la capacità di diventare un lievito che propone vita, un sale che dà gusto alla società.
Ho sempre accolto con rispetto la nomina delle cariche istituzionali più alte della Repubblica. Anche se non corrispondono ai miei gusti, costituiscono comunque i pilastri della democrazia. In questo caso, però, mi ha dato particolare soddisfazione vedere insieme il Primo Ministro e il nuovo Capo dello Stato. In tutta sincerità non guardo all’area politica di provenienza né dell’uno né dell’altro. Non ho neppure nostalgia della vecchia Democrazia Cristiana: non l’ho conosciuta e quando sono uscito dal seminario già non c’era più. Quanto ai partiti, sono abbastanza libero da logiche di appartenenza. A me preme essere parroco di tutti.Sono felice, invece, perché questi due uomini vengono dal cammino Scout e dalle fila dell’Azione Cattolica, realtà che hanno dato molto per il bene del nostro Paese e del territorio. Incoraggio questi cammini, soprattutto quando prendono vigore dalla Croce di Cristo. So bene che ovunque può esserci il buono e il marcio. Capo dello Stato e Primo Ministro non sono infallibili né perfetti. Si può pensare anche in modo diverso dal loro ed essere ugualmente buoni cristiani. Mi sembra però che la proposta di vita di certe associazioni aiutino uomini e donne a levigare il proprio temperamento e a diventare capaci di un serio impegno civile. Poi il lettore dirà la sua.
don Gianni
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Inserito il 30 Gennaio 2015 alle ore 17:44 da Don Gianni Antoniazzi
La Banca Centrale Europea verserà 1.000 miliardi di euro in Europa. Qualcuno esulta: “Finalmente fuori dall’austerità e dalla crisi”. Ma ci sono tante interpretazioni possibili.
Draghi ha annunciato un progetto “straordinario”: la banca centrale darà agli stati fino a 1.000 miliardi e forse più. Il prestito è per chi ubbidisce all’Europa (tradotto: alla Germania) e in caso di difficoltà la banca centrale risponderà per il 20% mentre gli stati per l’80%.
Tutti ad esultare: è finita l’austerità e la crisi.
Ma la vita ruspante di chi sta in trincea dice altro. Intanto sembra che resti in piedi l’enorme apparato della burocrazia e della spesa pubblica, che forse non produce quanto mangia. Anzi, potrebbe ingoiare in uno sbadiglio anche i soldi del contributo. A parte questo mi pare che il vero problema sia l’individualismo. Sempre più, qui in canonica, a chiedere aiuto sono le persone sole. Mi dico: in principio da soli si sta anche bene, perché manca il peso dei rapporti famigliari, le noie sono poche, per la vecchiaia c’è la pensione, per le malattie c’è l’Ulss. Ma col tempo l’inganno viene fuori. Le strutture sociali aiutano per modo di dire tanto che sanità e pensioni sono al collasso. Chi è senza una famiglia affonda per primo. Questa è la realtà: la crisi è una questione umana: ha a che fare con la solidità dei legami e la fiducia fra noi. Qualche soldo in più nelle tasche delle banche risolve poco. Bisogna imparare il soccorso reciproco. Chi aiuta un amico in difficoltà protegge se stesso perché la sofferenza altrui, se non viene curata, prima o poi raggiunge tutti.
Questa iniezione di soldi dice che il malato è grave e da solo non respira. Serve adrenalina.
Per un poco si andrà avanti, ma solitudine ed egoismo torneranno a farla da padroni, perché la Grecia di euro ne ha ricevuto 340 miliardi e non ha risolto niente: eppure vale appena il 2% del Pil europeo.
La soluzione è ricomporre i legami di fratellanza, secondo il Vangelo, e per farlo occorre volontà e un tempo lungo.
Prudenza dunque, perché non è detto che il peggio sia passato.
don Gianni Antoniazzi
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Inserito il 23 Gennaio 2015 alle ore 17:20 da Don Gianni Antoniazzi
Sia chiaro: Io non sono Charlie. Non offendo chi ha idee diverse dalla mia. È il momento di costruire fiducia, fraternità, e stima vicendevole, anche con chi ha altre fedi e tradizioni.
Rispetto la satira, ma non mi interessa. La ritengo incivile. È il tentativo di distruggere chi la pensa in modo diverso. Per me le differenze sono una ricchezza e dunque tento di essere costruttivo.
In questo territorio ci sono numerose scuole elementari e medie. Sono frequentate anche da bambini che non conoscono bene la nostra lingua, non sanno scrivere in modo corretto e faticano a seguire le lezioni. Se poi nella loro famiglia tutti parlano un altro linguaggio e guardano canali televisivi di un altro stato, i piccoli non riescono ad avere una piena integrazione nel nostro mondo.
Mi piacerebbe realizzare un “doposcuola” per i piccoli. Metto a disposizione alcune stanze del patronato. Ho chiesto ad un uomo che si intende di organizzazione scolastica di darmi una mano. Ora avrei bisogno di molti insegnanti. Vorrei infatti il rapporto da uno ad uno: un maestro per alunno, sempre lo stesso, due volte la settimana.
Ritengo che la più alta forma di carità sia la formazione razionale e culturale dei più giovani. Se vogliamo compiere un passo significativo per il futuro non possiamo ignorare questo tipo di problema.
Chiedo a chiunque avesse passione per l’insegnamento di darmi una mano: basta lasciare nome e numero di telefono in segreteria.
Vorrei cominciare a settembre, ma se fosse possibile anche prima, per esempio a marzo, così da aiutare chi è in difficoltà a concludere bene l’anno scolastico. Solo per elementari e medie.
don Gianni Antoniazzi
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Inserito il 15 Gennaio 2015 alle ore 12:52 da Don Gianni Antoniazzi
Le azioni dei terroristi stanno diventando gravissime. Usano anche le bambine come bombe. I fatti di Francia ci obbligano a riflettere sulla libertà di espressione e sul rispetto delle idee dell’altro.

Voltaire fu uno dei padri dell’illuminismo francese di fine ‘700: ironico, chiaro nello stile, vivace nei toni, polemico contro le ingiustizie e le superstizioni. Fu un seguace della cosiddetta “religione naturale” e al contempo anticlericale e laico. Scrisse le parole riportate nella vignetta qui sopra.
Le condivido e le propongo con forza, anche se le viviamo in modo incompleto.
La libertà di espressione è sacrosanta, ma perché offendere gratuitamente e con rabbia chi avesse un pensiero e un orientamento di fede?
La libertà di parola è fondamentale. Vale anche quando parla un cretino. Ma perché se la Chiesa si esprime viene accusata di ingerenza?
La satira ha il potere di colpire le fragilità della vita con animo anche leggero. Dobbiamo essere maturi e sicuri al punto da sorridere di noi stessi. E tuttavia: perché usare la satira solo per distruggere e non per edificare proposte di vita?
Uccidere è un’infamia. Farlo come in Francia o Nigeria è da vigliacchi terroristi. Un popolo maturo e democratico come il nostro deve dimostrare rispetto per l’altro e le sue idee in ogni occasione: altrimenti è zoppo, storto, rabbioso, anche se l’odio viene “solo” stampato.
Il punto centrale è questo: quando manca la carità, allora anche la libertà di parola, di stampa, di pensiero e di satira non edificano nulla. Di contro: ogni derisione conduce a un vuoto più grave. Se anche l’Europa è un terreno fecondo per il terrorismo la ragione sta appunto nel vuoto di valori e di proposte per un giovane. Senza amore per l’uomo, ogni parola si trasforma semplicemente in uno schiaffo alla vita: l’ironia e la critica fanno terra bruciata, non costruiscono la società. L’obiettivo non è annullare le differenze con la satira, ma imparare a riconoscere nel diverso una ricchezza. Se non si è capaci di dare dignità alla persona, la libertà di espressione conoscerà presto la sua pietra tombale.
don Gianni
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Inserito il 9 Gennaio 2015 alle ore 16:20 da Don Gianni Antoniazzi
30 anni fa ci fu la prima telefonata su rete commerciale mobile. Oggi il cellulare è presente nella vita di tutti. Sempre più piccolo, sempre più ficcanaso.
Il 31 Dicembre 1984 Michael Harrison, con un Transportable Vodafone VT1 dal peso di 5 chili “appena”, ha chiamato il padre: era la prima telefonata su rete cellulare commerciale della storia. Era chiamato “trasportabile” perché la Compaq nello stesso anno vendeva un “portatile” (si fa per dire) da 13 chili. Il prezzo andava dalle 5000 sterline in su.
Ora tutto è cambiato. Il cellulare è un computer potente, impiegato solo talvolta per chiamare. In mano a gente esperta è capace di tutto.
Incombe sulla vita quotidiana come un’ombra costante. È fonte di tradimenti e spezza relazioni stabili. Permette di essere localizzati e ascoltati anche nei posti più solitari. Talora complica la vita. Per esempio: qui in parrocchia, per una frase su Facebook, un figlio ha portato i genitori sotto autorità civile per mesi. Fa di tutto: un prete ci trova il breviario, la bibbia, il messale intero e ogni tipo di preghiera e benedizione. Per molti è il vero “tesoro”, più di Cristo, e guai star senza.
In realtà non ha nulla di demoniaco. È uno strumento straordinario. Sta a noi farne buon uso. Certo: con tanta potenza e ampiezza di funzioni chiede saggezza. Non so quanto sia adatto ai giovanissimi. E qui forse di nuovo chiederei ai genitori almeno la prudenza di conservare i codici di impiego lontano dalla portata dei più piccoli.
don Gianni
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Inserito il 2 Gennaio 2015 alle ore 12:17 da Don Gianni Antoniazzi
Col sorriso, Papa Francesco ha elencato 15 malattie nella Curia romana. Valgono per ogni attività che si rispetti. Se si legge con umiltà c’è da imparare uno stile nuovo.
Papa Francesco il 22 dicembre, nel discorso per gli auguri natalizi alla Curia romana, ha elencato le quindici «malattie» della Curia stessa. Notiamo gli aspetti più ricchi. Primo: il Papa non tira fuori se stesso dai problemi: grande umiltà! Secondo: non si contrappone il periodo precedente a presunte «nuove ere»: lo sviluppo è in comunione col passato. Terzo: non si esclude che in Curia si possa anche perdere la fede. Quale concretezza! Se tutti fossimo altrettanto disposti a metterci in discussione, in Italia si starebbe davvero molto meglio. Ecco l’elenco delle malattie:
1) La malattia del sentirsi «immortale» o «indispensabile». I cimiteri sono pieni di persone che «pensavano di essere immortali, immuni e indispensabili!». Sarebbe bene visitarli. «Chi non fa autocritica e non si aggiorna è un corpo infermo».
2) L’eccessiva operosità. Gesù «ha chiamato i suoi discepoli a “riposarsi un po’”, perché trascurare il necessario riposo porta allo stress e all’agitazione».
3) L’impietrimento mentale e spirituale. Talora si diventa “macchine di pratiche” e non uomini di Dio, incapaci di «piangere con coloro che piangono e gioire con coloro che gioiscono!».
4) L’eccessiva pianificazione. Preparare tutto bene è necessario, ma senza mai rinchiudere la libertà dello Spirito Santo.
5) Il mal coordinamento. Se non si sa lavorare insieme si diventa «un’orchestra che produce solo chiasso perché le membra non collaborano».
6) La malattia dell’Alzheimer spirituale è di chi ha «perso la memoria» del Signore e resta legato alle proprie «passioni, capricci e manie». Si finisce prigionieri di se stessi e delle proprie abitudini.
7) La rivalità è un grave contagio e avviene quando le insegne di onorificenza diventano l’obiettivo primario della vita.
8) Altra malattia è la schizofrenia esistenziale. È «una doppia vita, frutto di vuoto spirituale che lauree o titoli accademici non possono colmare». Colpisce spesso coloro che «perdono il contatto con la realtà, con le persone».
9) Chiacchiere e pettegolezzi. La persona diventa «seminatrice di zizzania» (come satana) e in tanti casi «omicida a sangue freddo» della fama dei propri colleghi e confratelli.
10) «Divinizzare i capi» è la malattia di coloro che «corteggiano i superiori», vittime «del carrierismo e dell’opportunismo».
11) L’indifferenza verso gli altri. «Quando il più esperto non si mette al servizio dei colleghi. Quando si prova gioia nel vedere l’altro cadere invece di rialzarlo».
12) La malattia della faccia funerea. È delle persone «burbere e arcigne, le quali ritengono che per essere seri occorra dipingere il volto di malinconia». Sintomo di paura e di insicurezza.
13) La malattia dell’accumulare, «quando si cerca di colmare il vuoto esistenziale accumulando beni materiali, non per necessità, ma per sentirsi al sicuro».
14) Formare circoli chiusi. È la malattia di chi appartiene al gruppetto e non al Corpo di Cristo. Si inizia con buone intenzioni, ma il gruppetto diventa «un cancro».
15) Il profitto mondano, quando l’apostolo trasforma il suo servizio in potere e il suo potere in merce per ottenere profitti.
don Gianni
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Inserito il 24 Dicembre 2014 alle ore 07:45 da Don Gianni Antoniazzi
Gli eventi di questi mesi intristiscono. Non è il caso di dimenticarli, ma di scoprire una speranza che illumini l’orizzonte oltre le fatiche quotidiane.
La strage dei bambini in Pakistan, la durezza delle condanne operate dall’Isis, le persecuzioni religiose in Nigeria, Siria, ma anche Egitto, Kenya e Iraq, le difficoltà amministrative della nostra città di Roma e di Venezia, sono solo alcune testimonianze di un fatica estrema nel tempo presente. Per non citare poi anche le innumerevoli difficoltà della vita personale di ciascuno. E dunque: perché celebrare il Natale con gioia, perché accettare ancora lo spirito di servizio? Perché aprirci agli altri con fiducia, se tanto forte è poi la crudezza dell’esistenza?
Parto dalle parole pronunciate dal nostro seminarista, Davide Rioda, durante la celebrazione penitenziale: “Il freddo di novembre è diverso da quello di marzo”. Il primo prelude all’inverno, il secondo alla primavera e lo si sopporta meglio. In questo momento l’esistenza può sembrare gelida. Chi però oggi celebra il Natale con fede comprende che quì c’è la garanzia di una perpetua primavera. Abbiamo una ragione per sperare e per vivere nel servizio agli altri. Non dimentichiamo in questi giorni chi sta male, chi ha meno, chi è nel lutto e chi nella solitudine.
Dio abita nel nostro tempo e lo ama. Il male che vediamo è del tutto provvisorio e destinato alla sconfitta: a trionfare sarà ciò che di buono abbiamo avuto il coraggio di seminare. Questo è l’augurio che estendo a tutti, credenti o meno, anche a nome dei confratelli sacerdoti, delle suore del monastero e dei cristiani di questa comunità.
don Gianni
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Inserito il 19 Dicembre 2014 alle ore 18:58 da Don Gianni Antoniazzi
Da alcuni anni a questa parte, i segni del Natale creano scompiglio nelle scuole e negli ambienti pubblici. Qualcuno discute se togliere la festa. In Belgio un primo passo.
Un presepio nella scuola di Bergamo ha sollevato un vespaio di polemiche perché il 30% dei bambini non è cristiano.
In Belgio, da quest’anno, le autorità pubbliche dovranno sostituire gli auguri natalizi con quelli per le «Vacanze d’inverno», mentre a Pasqua ci saranno gli «Auguri per le Vacanze di primavera». Primo passo in un’Europa che probabilmente imporrà vincoli simili a tutti gli Stati membri. Un modo per esiliare le radici cristiane. Corsi e ricorsi storici, direbbe Giambattista Vico: nella rivoluzione francese i giacobini vietarono le feste religiose sostituendole con ridicole celebrazioni alla natura. La pagliacciata durò forse 20 anni, anche meno. Scrivo dunque alcune opinioni.
Primo: spero che il Natale fatto di sprechi, consumi esasperati, frivolezze, canzoncine vuote e regali nauseabondi venga dimenticato. Mi piacerebbe una celebrazione per cristiani credenti.
Secondo: tante volte è vecchio chi non ha più un padre. L’Europa si conferma vecchia, non solo nel commercio, ma più ancora nell’animo: non vuole un Padre con sé; e figli di nessuno si sta male che mai. Bella figura! Accanto ad un Papa così fresco viene da impallidire.
Terzo: laddove ci fossero differenze di religione, di valori, di regole, l’Europa preferisce il vuoto piuttosto che una ricca diversità. E da sempre il vuoto crea morte.
Quarto: in nome di una fede estremista alcuni paesi musulmani calpestano la libertà religiosa. E allo stesso modo, in nome di una tolleranza arrabbiata, l’Europa uccide i segni del cristianesimo. Sennonché, la stessa Europa sta nutrendo terroristi che, scappati in oriente, combattono contro i nostri cittadini. Siamo arrivati allo stesso clima inconsistente, futile e insulso da fine Impero. Da parte mia buon Natale a tutti, e con piena convinzione.
don Gianni
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Inserito il 12 Dicembre 2014 alle ore 17:47 da Don Gianni Antoniazzi
Senza sminuire professionalità e passione di altre scuole, plaudo al “Centro infanzia Germoglio” per i risultati ottenuti. Decisivi i fatti dell’ultima settimana.
Nel 2011 nessuno “toccava” volentieri la questione dell’asilo: neanche il Consiglio Pastorale. Soltanto Renzo Jester, conti alla mano, continuava a ripetere che serviva un intervento rapido ed energico.
Gianfranco Sperandio diede un aiuto per qualche tempo. La sua grave malattia lo arrestò rapidamente, ma rimase l’idea che qualcosa si potesse ancora fare. In quei mesi a Venezia mancava il Vescovo. Un paio di responsabili della Curia proposero con forza di accorpare il nostro asilo con un altro della zona. Insistevano parecchio, ma non abbiamo ceduto: l’altra struttura portava con sé un ulteriore debito di 230.000 euro (non me lo dicevano, ma queste erano le voci). Con la minaccia di chiudere anche la nostra realtà, ci lasciarono in pace.
Nel frattempo la “vecchia” direttrice, Lina Tavolin, accettò di tornare a darci una mano. Davanti non c’era solo lo scoglio amministrativo, ma anche un’ispezione regionale. Senza il punteggio adeguato avremmo perduto ogni contributo pubblico.
Cambiammo dunque la direttrice e tornò Lina. Insegnanti, educatrici e personale di servizio accettarono la sfida: la loro passione professionale e la loro stabilità tenace fu la molla per continuare spediti.
Primo obiettivo, già raggiunto, fu quello di mettere il bilancio in sicurezza. Ristabilito un Tfr, completo e per tutti, il bilancio fu portato in acque sicure. Ogni anno è stata anche accantonata una cifra per eventuali lavori di restauro sull’immobile.
Restava da affrontare l’ispezione regionale. L’appuntamento era per giovedì scorso. Cinque anni fa il Germoglio aveva ricevuto 65 punti su 100. Ebbene, grazie all’impegno straordinario di questi ultimi anni, la Regione ci ha dato ora 100 punti su 100, con menzione di lode ufficiale per il lavoro svolto. L’ispezione non ha controllato solo strutture, igiene e sicurezza, ma anche la qualità della cucina, la professionalità della proposta educativa, la formazione e i requisiti del personale, persino la possibilità di un parcheggio e la distanza da fonti inquinanti. Insomma tutto.
Commossi, dobbiamo dir grazie prima alle famiglie che ci hanno affidato i figli, poi a chi si è sacrificato per questo risultato e infine esprimere un plauso al personale che conduce quest’opera d’arte.
don Gianni
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