Il blog di Carpenedo

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La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Dove spendere le energie migliori

Inserito il 20 Luglio 2022 alle ore 13:48 da Don Gianni Antoniazzi

Non si può far tutto nella vita. Qualcuno sogna di provare ogni tipo di esperienza e progetta magari di viaggiare continuamente. è urgente invece puntare al centro, senza fermarsi e restare in superficie

Assistiamo ad un cambio d’epoca. Diventa evidente giorno dopo giorno. Le categorie che adoperavamo fino anche a 15 anni fa stanno crollando.

Vale, per esempio, per il Sacramento del matrimonio, ma anche per il riferimento alle criptovalute. Vale per i valori: 20 anni fa i giovani crescevano con un orizzonte italiano. Oggi guardano a tutto il pianeta, senza distinzioni.

Cosa c’è di urgente in questo momento? Fare ogni esperienza non è possibile. E neppure si può immaginare di adempiere a 1.000 iniziative per rimediare alla salvaguardia del pianeta, provvedere alla stabilità economica e politica, preservare la pace.

È urgente invece pensare alla formazione del pensiero umano. È necessario dedicare energie alla crescita personale e alla costituzione di una nuova immagine di uomo, adatta ai tempi anche futuri.

Bisogna andare alla radice delle questioni: il dramma vero non riguarda il pianeta, la politica o le armi. Queste difficoltà nascono per la fioritura dell’orgoglio, della cupidigia, della rabbia. Di fronte a questi problemi serve una “soluzione generatrice di soluzioni”, ossia la costruzione di un pensiero, che secondo la visione del Vangelo, si esprime nella persona di Gesù.

Chi offre un pesce toglie la fame per un giorno. Chi insegna a pescare risolve il problema nel tempo. Chi forma il pensiero genera un uomo che sa orientarsi. Chi trasmette la fede in Gesù offre l’energia della speranza.

Ecco il fatto più urgente: puntare sulla formazione che genera una conoscenza capace di intervenire sulla storia. Più le persone conoscono e più possono capire e più intervengono nella giusta direzione.

don Gianni

L’eterno dilemma dell’ospitalità

Inserito il 17 Luglio 2022 alle ore 10:03 da Plinio Borghi

L’eterno dilemma dell’ospitalità sta proprio nelle due ipotesi: è meglio cercare di soddisfare l’ospite con la nostra abilità culinaria oppure facendolo sentire a suo agio come fosse in famiglia e gradito, a prescindere da ogni tentativo di sorprenderlo con “effetti speciali”? È chiaro che la scelta sta nelle premesse dell’invito e del tipo di rapporto che esiste con il protagonista, non solo, ma anche nella nostra migliore tendenza: quella di abili intrattenitori e affabulatori, piuttosto che di provetti trasformatori d’ingredienti naturali. Le distinzioni e le alternative potrebbero proseguire all’infinito, a seconda delle diverse esperienze personali, ma io penso che in realtà la questione sia speciosa: ci vogliono entrambi gli atteggiamenti per far luogo ad un’ospitalità completa, senza tentativi maldestri di voler essere più di quello che siamo né superficialità nel disattendere le eventuali aspettative degli interlocutori. La liturgia di oggi ci offre uno spaccato interessante in merito. In prima lettura Abramo si dimostra d’una premura e di un’efficienza superlative nel voler soddisfare i tre ospiti che lo attendevano alle Querce di Mamre: pensa a rifocillarli a dovere, ma sa pure chi si nasconde dietro a quella triplice presenza e la sua deferenza è palpabile. Nel vangelo invece le protagoniste sono le sorelle Marta e Maria, che sembrano riproporre il dilemma di cui in premessa, ma che nella realtà si completano a vicenda, se non fosse che in questo caso è l’Ospite ad essere speciale, un Maestro dal quale pendere dalle labbra. Gesù, nell’affermare che Maria ha scelto la parte migliore, non voleva certamente svilire il ruolo utile di Marta, tutta indaffarata come Abramo nel predisporre la migliore accoglienza, segno che anche da parte sua c’è consapevolezza dell’autorevolezza dell’interlocutore. La mission del quale non è tanto dedicarsi al desco come ospite d’onore, anche, quanto di realizzare il progetto di salvezza, incardinato nell’ascolto e nella messa in pratica della sua parola. I tre di Mamre si congedano predicendo ad Abramo la nascita di un figlio da Sara; il nostro Redentore, che oggi peraltro a Venezia festeggiamo, più da Marta che da Maria a dire il vero, ci ha fatto rinascere come figli del Padre ed è andato a prepararci il posto per il banchetto senza fine. In entrambi si preannuncia un ritorno “verificatore”. A noi il compito di dar seguito a ogni prospettiva, annunziandolo al mondo e istruendo ogni uomo con ogni sapienza, come dice S. Paolo nella II lettura.

Lettera aperta del 17 luglio 2022

Inserito il 14 Luglio 2022 alle ore 16:38 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 17/7/2022. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

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Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

Redentore: tante strade di Fede

Inserito il 14 Luglio 2022 alle ore 15:48 da Don Gianni Antoniazzi

Alcuni sanno apprezzare soltanto la più elevata ricerca di Dio e rifiutano il resto. Il Vangelo ci presenta invece episodi nei quali Gesù “non spezza la canna incrinata” né “spegne lo stoppino dalla fiamma smorta”

Durante la festa del Redentore c’è di tutto: Messe solenni, pranzi, cene, fuochi e trasgressioni. C’è spazio anche per gli interessi economici. Al Lido, nei primi anni di sacerdozio, trovavo giovani malconci che all’alba si tenevano in piedi a fatica dopo una notte al limite.

La Chiesa non getta a mare il Redentore, ma profitta di ogni occasione per proporre la fede a chiunque cerchi di dare un senso alla vita. Scrivo perché talvolta viene la tentazione di mettere da parte quel che non è orientato a Gesù, o meglio, quel che non corrisponde alle nostre attese personali.

Eppure, il Vangelo apprezza qualunque fede, anche minima. La ricerca iniziale di Cristo può essere motivata da infinite ragioni. Gesù accoglie sempre chi ha davanti e legge la sincerità del cuore.

Accade, per esempio, col Centurione romano. È un uomo senza cultura biblica e distante dalla legge ebraica. Cerca Gesù solo perché spera nella guarigione del servo. Forse scambia il Figlio di Dio per uno sciamano. Gesù, però, non lo respinge. Anzi: parte da questi desideri e arriva a dire che in Israele non ha trovato altrettanta fede. Di più: la frase del centurione verrà introdotta nella celebrazione della Messa: “O Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa ma di’ soltanto una parola ed io sarò salvato”.

Mai respingere, dunque, chi cerca la fede, anche quando lo fa per strade diverse dalle nostre attese.

don Gianni

Perché meravigliarsi se è normale?

Inserito il 10 Luglio 2022 alle ore 10:07 da Plinio Borghi

Perché meravigliarsi se è normale? Quante volte ci viene posta all’attenzione la questione dell’amore per il prossimo! Naturalmente quella sollevata dal vangelo di oggi è la più classica e la più nota, il brano rifugio cui si ricorre per mettere in evidenza quello che è già lapalissiano: l’intensità del sentimento tende a essere inversamente proporzionale alla vicinanza dell’oggetto da amare. Se così non fosse, occorrerebbe insistere tanto sull’argomento? Perché porre bene in rilievo che la vittima dei briganti è stata scansata dal sacerdote e dal levita, mentre solo il samaritano, più estraneo degli altri due, se n’è preso cura? Perché è così da sempre, perché anche noi abbiamo tanto a cuore le sorti di tutti coloro che soffrono in giro per il mondo, siamo pronti anche ad adottarli se serve … a distanza, ma se poi si imbarcano per invadere le nostre coste cominciamo a mettere le mani davanti, o se ad avere disagi è il vicino di casa, lo stesso che magari ci sbatte le briciole della tovaglia sul davanzale, manco ce ne accorgiamo o giriamo volutamente la testa dall’altra parte. Non parliamo del collega che sgomita per fregarci il posto o del concorrente che fa carte false per sottrarci l’affare. Se poi analizziamo il rapporto con i parenti più stretti, specie se c’è di mezzo qualche residuo d’eredità da spartire, è meglio calare un velo pietoso sulle miriadi di incomprensioni e di rotture tragiche in atto. I risvolti anche sociali di questa impostazione sono stati ben sviscerati da papa Francesco sulla sua enciclica “Fratelli tutti”, che ha messo proprio la parabola di oggi come filo conduttore alla base delle sue considerazioni. Perché tanto impegno? Perché ne abbiamo di atteggiamenti, anche atavici, da rimuovere se vogliamo ottemperare all’invito che Gesù in chiusura rivolge al suo interlocutore: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”. Perché abbiamo poco da lavarci la bocca con solleciti alla pace nel mondo, se poi vogliamo un bene da matti solo ai “samaritani” che sono a casa loro e sono anni che teniamo il broncio col fratello. Se crediamo che ci sia un barlume di speranza di pace, dobbiamo cominciare a coltivarla a partire da noi stessi, da chi ci sta attorno e allargare progressivamente il cerchio. Così facendo ne avremo in abbondanza anche per i lontani e l’azione sarà più efficace, in quanto saremo più credibili. Agendo al contrario, contravveniamo in partenza all’unico comandamento: ama il prossimo tuo come te stesso. E allora il resto non serve ad alcunché.

Lettera aperta del 10 luglio 2022

Inserito il 7 Luglio 2022 alle ore 08:58 da Redazione Carpinetum

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La velocità doppia non funziona

Inserito il 7 Luglio 2022 alle ore 08:50 da Don Gianni Antoniazzi

Il mondo di internet e dei social ha reso l’informazione più veloce. Quasi non c’è spazio per riflettere sui contenuti. A velocità doppia non si scopre la bellezza; la vita si comprende passo dopo passo

Osservo un fatto: sempre più la gente usa messaggi vocali su Whatsapp e molti li ascoltano a velocità doppia. È comodo farlo ma è segno di una società troppo veloce. Una vecchia sigla televisiva parlava della “tartaruga”: un animale da principio rapidissimo… dopo un incidente avrebbe imparato ad apprezzare la vita.

Col “2 per” rischiamo di perdere qualcosa della nostra umanità. Chi aumenta la velocità presta meno attenzione per i dettagli. Chi poi pensa di capire al volo finisce per sbagliare decisioni. Per esempio: secondo i dati, su Facebook la gente guarda i video in media per soli 7 secondi e subito scrive il commento, frutto di pregiudizi più che di conoscenza. Veloci, superficiali e… privi di contenuti originali.

In una società dove fra poco si farà anche l’amore a “2 per” non c’è più un contenuto da trasmettere perché il cervello non ha tempo di elaborare. La fiamma ossidrica scalda rapidamente, ma per cuocere la carne va meglio un fuoco lento. Ogni giorno mi ripeto di dare più tempo al pensiero: le pause e i silenzi sono ossigeno per il cervello.

Ho visto intorno a me prendere decisioni veloci, senza conoscere i fatti. Il discernimento fatto a “2 per” non funziona. Prima di decidere serve capire a lungo la realtà. Non c’è niente da fare: neanche la bellezza a “2 per” esiste.

don Gianni

Ne vale la pena?

Inserito il 3 Luglio 2022 alle ore 10:07 da Plinio Borghi

Ne vale la pena? Quante volte ci saremo fatti questa domanda su un problema da affrontare in un certo modo o su una decisione piuttosto rischiosa da prendere! Tuttavia, non è posta sempre con il medesimo senso: dipende dal tono con cui lo diciamo e dalla volontà che si vuol esprimere ovvero dalle riserve mentali che nutriamo. Il più delle volte manifesta ritrosia e diffidenza, ma serve anche come stimolo per l’interlocutore, specie se in veste di educatori, per saggiare la sua sicurezza, perché valuti le opportunità. Spesso conta pure da richiamo, se il gioco non vale la candela. Certo che se tutte le grandi imprese che la storia ci tramanda avessero avuto a monte una frase del genere, saremmo qui a raccontarcene ben poche. Idem per il settore della ricerca, per il quale non è quasi mai possibile darsi una risposta: occorre andare avanti, costi quel che costi, anche se i risultati si fanno attendere, sennò addio scoperte e conseguente evoluzione. Guarda caso, il vangelo di oggi è sulla stessa lunghezza d’onda. Già domenica scorsa, quando Gesù andava verso Gerusalemme e mandava avanti i suoi “emissari” per le soste nei vari villaggi, alcuni di loro, respinti in malo modo, proposero di invocare un fuoco dal cielo per incenerire i riluttanti e lui li redarguì spingendoli a proseguire. Oggi siamo alle prove generali sulla missionarietà e, date le premesse, qualcuno potrebbe chiedersi se valga la pena. Il Maestro sa di mandarli come pecore in mezzo ai lupi, ma non mette nemmeno in conto titubanze del genere: si va e basta, e se c’è chi rifiuta la pace, la pace torni a voi; prima di tutto andare incontro ai bisogni della gente e accontentarsi di quello che si riceve in cambio; se qualche città vi rifiuta, avvertiteli comunque che il regno di Dio è vicino e che di quel luogo vi scuoterete anche la polvere dai vostri piedi. Insomma, non c’è motivo alcuno per demordere da quello che è il ruolo primario della Chiesa: annunciare il Vangelo a tutte le genti, far conoscere a tutti il Cristo redentore e risorto. Ovvio che si darà fastidio, ovvio che ci saranno porte sbattute in faccia, ma se trovassimo porte aperte e tappeti rossi ovunque che senso di missione sarebbe? Mentre scrivo, giunge la notizia della suora italiana uccisa a Haiti, dopo vent’anni che vi faceva del bene, in linea col mandato di cui oggi si parla. Verrebbe da dire se ne è valsa la pena, ma non è con questa domanda che si fanno bilanci. Altrimenti se lo poteva chiedere anche Gesù in croce.

Lettera aperta del 3 luglio 2022

Inserito il 29 Giugno 2022 alle ore 19:41 da Redazione Carpinetum

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L’estate di Carpenedo

Inserito il 29 Giugno 2022 alle ore 18:22 da Don Gianni Antoniazzi

È giusto riferire gli appuntamenti dell’estate che la parrocchia di Carpenedo intende portare a termine. Per questo lavoro bisogna rendere grazie al Signore e ai molti laici che si impegnano senza sosta

Le attività estive di questa parrocchia rendono conto della vita di fede e della disponibilità al servizio di molta gente che durante l’anno si forma alla scuola del Vangelo. Diamo notizie ordinate di queste iniziative perché ciascuno possa farsi anche un’idea personale.

Il 13 giugno è iniziato il Grest in patronato e ai 300 campi. Ha coinvolto mediamente circa 160 persone. Il Grest è durato per tre settimane fino al 1° luglio.

Il 15 giugno è iniziata la sagra che si è protratta per sei serate di seguito fino al 20 giugno compreso. I volontari sono stati una sessantina alla sera mentre vi hanno partecipato migliaia di persone della zona.

Dal 3 luglio iniziano i campi a Gosaldo. Il primo è per la quarta e quinta elementare, il secondo per la prima e seconda media, il terzo per la terza media, mentre il quarto è per le superiori. L’attività si conclude il 31 luglio. In media ogni campo è frequentato da circa 50 persone fra ragazzi, animatori, adulti e cuochi.

Durante il mese di luglio continua l’attività estiva anche in parrocchia. Presso il Centro Infanzia Il Germoglio di via Ca’ Rossa ci sarà infatti il centro estivo per i più piccoli.

Dagli ultimi due giorni di luglio fino al 13 agosto compreso c’è tutta l’attività scout in contemporanea. I due branchi, i due reparti, il noviziato e i due clan fanno insieme il campo di gruppo. Anche per questa attività è garantita, come per le altre, la presenza di un sacerdote.

A Ferragosto c’è una settimana libera da attività.

Dal 28 agosto al 4 settembre i chierichetti salgono a Gosaldo: al momento sono almeno 25. Di seguito ci sarà un gruppo di adulti e a conclusione dell’estate saliranno i Gruppi sposi.

Rendiamo grazie al Signore per questa vita che tuttavia comporta pesi, sacrifici e difficoltà non solo per il sacerdote, ma anche per tanti, tantissimi laici che gratis e per fede servono i più giovani.

don Gianni

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