Inserito il 11 Dicembre 2019 alle ore 18:26 da Don Gianni Antoniazzi
Dio ci viene incontro in modo vero. Diventa allora importante imparare e riconoscere i suoi passi. Servono occhi puri e cuore grande. Ciò che occorre all’innamorato quando guarda alla persona cara
Il Natale rinnova la venuta del Signore. Per incontrarlo è necessario mettersi in cammino. I Magi hanno fatto il proprio. Per seguire i segni del cosmo hanno lasciato la propria terra; per ubbidire alla Scrittura sono usciti da Gerusalemme; prima ancora di incontrare Gesù avevano il cuore pieno di speranza: “Gioirono al rivedere la stella”. Non conoscevano il percorso: l’hanno compreso solo lungo il cammino. Non hanno mai perso la fiducia. Per incontrare Gesù che nasce serve lo stesso animo. È necessario un cammino, non sempre lineare. Ciascuno ha le proprie orme da seguire. C’è il rischio di sedersi accanto ai sacerdoti del tempio: gente pronta a dare risposte, ma incapace di muovere un passo nella vita. È una tentazione per tutti perché è facile restare seduti sulle proprie pre-comprensioni. Chi vive così a Natale celebra una festa vuota.
don Gianni
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Inserito il 4 Dicembre 2019 alle ore 16:46 da Don Gianni Antoniazzi
Il Natale ci ricorda la difficoltà anche di Maria e di Giuseppe nel trovare un posto adatto per il parto. Il Vangelo si esprime con delicatezza: non lo indica in una locanda, ma in un luogo più riservato, definito poi come grotta.
Negli ultimi anni le coppie con figli non trovano appartamenti in affitto. Succede così: una legge del lontano 1978 prevedeva che, per dare sfratto ad una famiglia con minori, fosse necessario attendere un alloggio sostitutivo. In caso di necessità, i servizi sociali del Comune di residenza avrebbero dovuto mettere a disposizione un locale di edilizia popolare. Negli ultimi tre anni, però, manca la disponibilità degli alloggi pubblici. A questo si aggiunge la lentezza della burocrazia e della legge.
È diventato quasi impossibile allontanare dalla propria casa una famiglia con figli piccoli. Bene, dirà qualcuno, una garanzia per i minori. No: il rovescio. Chi occupa l’alloggio se lo tiene stretto e può non pagare l’affitto ché tanto nessuno lo allontana. Rovina però il rapporto coi proprietari e inquina le scelte dell’intera città, perché chi ha un appartamento disponibile si guarda bene dal darlo a una famiglia con figli. Abbiamo decine di richieste da parte di genitori che non trovano un alloggio! O meglio, in affitto si potrebbe trovare, ma servono garanzie straordinarie, gente con referenze solide, due stipendi fissi, un elevato grado di istruzione e via dicendo: persone che potrebbero permettersi un mutuo.
Nel caso di famiglie normali, anche buone, la situazione è disastrosa e lo abbiamo verificato. Come trovare la soluzione? Chi vive in affitto deve imparare il rispetto delle regole altrimenti altri pagano per la sua pigrizia. Il Comune, che già fa abbastanza, dovrebbe premere di più sugli Enti preposti alle case popolari affinché siano compiuti con celerità i restauri di quelle disponibili. In via Ligabue, per esempio, l’Ater tiene chiuse otto abitazioni. Forse sarebbe anche il caso di rivedere la legge per riequilibrare il mercato, altrimenti i minori un tetto se lo possono sognare.
don Gianni
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Inserito il 27 Novembre 2019 alle ore 20:41 da Don Gianni Antoniazzi
L’Avvento è il tempo di preparazione alla nascita del Signore, festa oramai soffocata da un incredibile ciarpame di spese, regali, pranzi e auguri. Chi è di Cristo risalti in queste settimane il dono della fede.
Inutile cercare parole raffinate: il Natale è diventato un pretesto per alimentare l’economia, rivestito di sentimenti dolciastri fino alla nausea. Per fortuna, quest’anno, in Italia è cresciuta come un uragano la febbre del Black Friday, che di fatto anticipa di un mese la corsa ai regali. E tuttavia resta faticoso riportare il Natale nei binari del Vangelo. Pensiamo alla Pentecoste: in quel caso c’è da combattere la superficialità degli occidentali per sottrarre la Festa alla noncuranza. Per il Natale vale il rovescio: è importante liberarlo dall’attenzione mediatica che lo rende un appuntamento pagano.
Purtroppo, la nascita del Signore non è l’unica ad essere strumentalizzata. Qualcosa di analogo sta succedendo quando nascono i nostri figli. Si festeggia in modo sproporzionato. Già in anticipo ci sono ritrovi di amiche e parenti. Seguono valanghe di auguri alla nascita e feste e festicciole al compimento del mese, dei sei mesi e dell’anno. Sono sovrapposizioni che tolgono attenzione al bambino e al suo futuro.
L’Avvento è il cammino per vivere il Natale liberi dagli orpelli del mondo. Dio ha preso dimora fra noi e si compromette con la storia umana: da quel momento ogni fatica e sofferenza è salvata dalla sua presenza.
don Gianni
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Inserito il 20 Novembre 2019 alle ore 19:09 da Don Gianni Antoniazzi
Le difficoltà per le maree hanno messo tutti a dura prova: abbiamo il dovere di sostenere la nostra città Anche papa Francesco chiede ai discepoli di Cristo la piena responsabilità per le sorti della vita civile
Il Centro e le Isole di Venezia hanno sofferto a lungo l’acqua alta. Siamo partecipi del dramma: in laguna abbiamo parenti, affetti e memorie; molti fra noi vi lavorano regolarmente. Ai danni va unita la sfiducia che porterà altri residenti a lasciare le isole.
Per solito sono prudente nei complimenti. Questa volta li esprimo con convinzione. Prima al Sindaco. Brugnaro è sempre stato ripreso e fotografato in mezzo all’acqua, con stivali alti. Lavora con passione per la città. Serve una figura come questa, concreta e capace di organizzare gli interventi. Oltre ad essere Commissario, forse sarebbe la persona adatta a completare il Mose.
Un plauso ai veneziani: intervistati sui media hanno sempre ribadito la voglia di rialzarsi. Anche il Patriarca e i sacerdoti del centro lavorano senza sosta. È un onore sentire tanta energia. E poi grazie ai tanti, tantissimi volontari che, anche dalla parrocchia, hanno dato una mano come potevano. È un segno di fraternità prezioso che scalda più del sole.
Nei giorni scorsi abbiamo sperimentato la fragilità. Insieme ai drammi abbiamo visto anche segni di speranza che non saranno dimenticati.
don Gianni
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Inserito il 14 Novembre 2019 alle ore 10:02 da Don Gianni Antoniazzi
Registriamo segni di fragilità anche in parrocchia, nel territorio, a livello sociale e civile. Pregare Dio per la salute significa guardare con occhi diversi la realtà e trasformare le fragilità in punti di forza.
Certo: esistono debolezze fisiche e limiti umani, fragilità nella comunità cristiana, nell’ambiente di lavoro, della vita sociale e politica. Possiamo spaventarci per queste fatiche e cercare di nasconderle. La paura, però, somiglia a un cane: se scappi ti morde.
Non sempre è possibile e necessario eliminare le fragilità. Per esempio: ci sono genitori dispiaciuti se il figlio è timido. Si spera che il temperamento cambi. Ma chi ha detto che la timidezza sia una povertà o un peso? Di solito i timidi sono più sensibili. La timidezza allora diventa anche una risorsa. Così, ciò che consideriamo fragile spesso è un trampolino per crescere.
La Bibbia scrive: “La pietra scartata è diventata pietra angolare”. Le debolezze affrontate e superate diventano alla fine ricchezze personali. Il vero viaggio non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. Mentre supplichiamo il Signore per la salute, chiediamo che cambi il nostro sguardo sulle fragilità che ci circondano.
don Gianni
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Inserito il 9 Novembre 2019 alle ore 18:12 da Don Gianni Antoniazzi
La speranza è il bene più prezioso. È ultima a morire. Spesso chiediamo perdono per gli sbagli contro la fede e la carità e ci dimentichiamo delle nostre colpe contro la speranza, che sono le più importanti
I padri latini dicevano che la speranza è un sostegno permanente: “spes ultima dea”. I greci la consideravano una divinità che resta a consolare gli uomini anche quando le altre tornano all’Olimpo. Ecco quant’era preziosa per gli antichi la capacità di mantenere viva l’attesa per un futuro migliore. Si capisce quanto sia grave, oggi, tarpare le ali della speranza, soprattutto nei giovani.
Bisogna chiedere perdono al Signore per i peccati non solo contro la carità o contro la fede, ma più ancora contro la speranza. Sono i più gravi perché soffocano chi vuol realizzare sé stesso. Chi dice: “non cambia mai nulla”, segue il maligno. Se la gente cominciasse a pensare che un mondo nuovo è soltanto un sogno, allora il demonio avrebbe vinto.
Simeone, il vegliardo nel tempio di Israele, è riuscito a mantenere la speranza fino alla fine dei suoi giorni: “Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace perché ha visto la tua salvezza”. Così anche la profetessa Anna. Per questo hanno abbracciato il Messia.
Quant’è importante che le attese dei bambini trovino adulti e anziani che le sostengano con entusiasmo!
don Gianni
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Inserito il 31 Ottobre 2019 alle ore 08:00 da Don Gianni Antoniazzi
Giovedì 31 ottobre le nove parrocchie del Vicariato di Carpenedo si sono fuse con le altre di Mestre e Castellana. È nata una realtà più vasta. Nella fede interpretiamo questo cambiamento come dono di Dio.
Fin qui la parrocchia dei SS. Gervasio e Protasio ha fatto parte del vicariato di Carpenedo, insieme ad altre otto comunità cristiane. C’era una ragione in questa scelta: l’attuale Vicariato, di fatto, coincideva col territorio della vecchia parrocchia di Carpenedo che abbracciava le zone da Zelarino alla Favorita e da via Bissuola sino al confine con Favaro.
Da questa settimana le cose cambiano e nasce una realtà più vasta, insieme a Mestre e alla Castellana. Le parrocchie da nove diventano 25, i sacerdoti e i diaconi in servizio e quiescenti passano da 17 a 62 mentre gli abitanti, che prima erano circa 45.000, adesso saranno 128.000. Si tratta di una parte preponderante della diocesi di Venezia.
C’è un rischio: se già prima si faceva faticava a costruire rapporti stretti figuriamoci con una realtà così estesa. Tuttavia, esistono anche delle opportunità: se il Vicariato sarà ben condotto avrà più rilievo nelle realtà civili, sarà più stimolante nei confronti dei sacerdoti e capace di una maggiore organizzazione con più ricchezza di opinioni e varietà di figure umane.
L’esperienza ci dirà quale sarà il vero ruolo di questa struttura. Al momento tutto viene spiegato da alcuni documenti, ma non sempre la vita è figlia delle carte. Tutto da vedere dunque. Per la parrocchia non cambia molto se non la consapevolezza che intorno a noi la comunità ecclesiale sta cercando l’unità ad un livello più ampio di prima.
don Gianni
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Inserito il 23 Ottobre 2019 alle ore 13:52 da Don Gianni Antoniazzi
I nostri cari che hanno varcato la soglia del tempo non sono persi. Ci sono accanto nel cammino
di tutti i giorni. Bisogna capire in quale modo ci stanno vicini e come possiamo dialogare con loro.
Secondo il Vangelo, la morte non è la conclusione di tutto, ma il passaggio a un’esistenza completa. Saremo partecipi della vita del Risorto. Non andremo in un luogo fisico: spazio e tempo sono pur sempre limiti. Saremo compiuti e trasfigurati, in una situazione di affetto completo. Nessuno mancherà in quell’abbraccio. La comunione sarà piena anche fra vivi e defunti. Un genitore continuerà ad essere parte della vita dei figli e viceversa. Si tratta di un legame autentico, forte e maturo.
Questo rapporto però non si sviluppa secondo la causa e l’effetto, ma nell’intimità del bene. Vale a dire: non si può interrogare un defunto e aspettare la sua risposta. Le parole umane non sono sufficienti per chi vive di eternità. Coi defunti, però, si può stabilire una comunione vera nell’amore, come nel caso di due innamorati: si vogliono e si amano al punto da guardarsi negli occhi senza rompere il silenzio.
Più viviamo nell’amore fraterno come Cristo ci ha insegnato, più saremo uniti ai nostri cari. Questo annuncio che sgorga dal Vangelo non è razionale, cioè dimostrabile con esperimenti di laboratorio, ma è del tutto ragionevole, nel senso che corrisponde all’esperienza provata.
don Gianni
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Inserito il 17 Ottobre 2019 alle ore 18:30 da Don Gianni Antoniazzi
Col mese d’ottobre riprende per ogni ordine di studenti un impegno intenso. Perché fare tanta fatica? Non si vive solo per soddisfare bisogni ma con sapienza conoscenza e amore pienamente umano
In questo periodo dell’anno riprende l’attività dello studio. Non si compie tanta fatica soltanto per un lavoro o uno stipendio elevato. L’esercizio razionale e la ricerca culturale sono fondamentali per sviluppare le capacità umane e mantenere in allenamento la mente.
La società cambia. Fra 30 anni molti nostri figli svolgeranno un lavoro che ancora non esiste. È fondamentale far crescere la sapienza e la saggezza per affrontare le sfide future.
C’è di più. Non si può dividere la persona in anima e corpo, contemplazione e azione, studio e lavoro, cultura e azione. Sono categorie incomplete. L’uomo è un tutt’uno. La vita piena, ricca di gioia, fiorisce soltanto in chi si è sviluppato a 360 gradi.
Per esempio: vanno di moda gli spettacoli legati al cibo. Una sorta di bulimia sociale. Ma un popolo non si sazia solo col cibo, il cuore dell’uomo desidera la sapienza. Così il lavoro esige una mente vivace e sprona a una continua ricerca mentre l’attività culturale deve invece misurarsi con la concretezza di ogni giorno.
Vale anche per la nostra fede. Essa non è una questione soltanto spirituale o razionale. L’uomo saggio ascolta il Vangelo e poi lo mette in pratica. Chi si preoccupa soltanto di un aspetto della propria vita è come uno che costruisce la sua casa sulla sabbia. Davanti alle prove crolla e fallisce.
don Gianni
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Inserito il 9 Ottobre 2019 alle ore 21:04 da Don Gianni Antoniazzi
La struttura del Centro Infanzia Il Germoglio in via Ca’ Rossa è al livello più alto di sicurezza. Le verifiche sismiche in corso nell’edificio fin dall’inizio pare non evidenzino problemi di sorta.
Si presta sempre più attenzione alla solidità degli ambienti scolastici. In effetti, anche di recente, ci sono stati crolli con vittime fra gli alunni. Per fare un esempio, solo negli ultimi giorni, le scuole di Palmi, Caravaggio, Castelnuovo e Pozzo sono state chiuse per fragilità strutturale.
Uno studio di Cittadinanzattiva registra nelle aule un cedimento ogni 3 giorni. Il fanalino di coda spetta alla Calabria dove appena il 2% degli edifici è verificato mentre il Veneto primeggia in sicurezza. Tra l’altro, la nostra Regione ha stanziato altri 3,8 milioni per l’adeguamento sismico degli edifici scolastici. Si parte da situazioni anche pesanti, dal momento che in alcuni casi mancano i requisiti di base.
Al Germoglio stiamo verificando la resistenza statica. A prima vista, però, pare che tutto sia in estrema sicurezza. Il Centro Infanzia non si sviluppa in altezza ma in estensione. Le aule sono tutte al piano terra. Il loro solaio è solido e sormontato subito da un tetto leggero, debitamente coibentato ed isolato, sistemato di recente e costruito con tecniche robuste. Solo in un caso, sopra un’aula, è edificato un altro piano. Le porte di sicurezza sono state installate di recente, sono di numero elevato così che, in caso di incendio, l’uscita sia immediata. Il personale è istruito e ogni sistema di protezione è attivo. Anche per questo abbiamo ricevuto la massima lode nel rinnovo della convenzione. Appena fatta la verifica sismica, provvederemo a dare notizia esatta di tutto.
don Gianni
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