Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Come camminare nella vita?

Inserito il 20 Febbraio 2019 alle ore 13:42 da Don Gianni Antoniazzi

La Bibbia ci suggerisce di usare saggezza nelle nostre scelte senza andare avanti da pecoroni
Per decidere non sempre conta il criterio “costi-benefici”. Il Vangelo indica la strada per orientarci

Prima di spendere ingenti cifre per la TAV “Torino – Lione”, il Governo ha pensato di valutare costi e benefici dell’opera. Si resta perplessi perché qualcuno parla di gravi perdite, altri di risultati opposti. Ma qui ci interessa un altro fatto, che cioè l’analisi “costi-benefici”, sconosciuta fino a poco fa, sembrerebbe ora diventare un criterio di scelta generale. Uno strumento da impiegare in ogni circostanza per non ragionare da pecoroni, ma per essere responsabili. Chi di noi, però, accetterebbe di diventare genitore se prendesse in considerazione i costi e i benefici? Un figlio, infatti, condiziona in modo definitivo l’esistenza.

Per fortuna le nostre scelte più vere si muovono secondo il criterio del dono e della speranza, mai secondo la logica di spese e guadagni. Così ogni vera scelta che dischiude all’avvenire sfugge alle valutazioni meramente economiche. Il Vangelo attesta che anche Gesù ha donato tutto e così ha acceso una speranza straordinaria nei discepoli. La politica è libera di scegliere in base ai criteri che preferisce. Se però un giorno dovessimo estendere ad ogni scelta umana il criterio di spesa e guadagno, allora temo che la vita sociale sarà ridotta e la speranza nel futuro del tutto spenta.

don Gianni

La Fede non arriva a caso

Inserito il 13 Febbraio 2019 alle ore 14:07 da Don Gianni Antoniazzi

Questa vignetta racconta con simpatia quanto sia faticoso diventare delle persone geniali
La riporto perché la fede personale segue la stessa logica

La riportiamo nella lingua originale perché molti fra noi conoscono perfettamente l’inglese e possono apprezzare la rima del linguaggio. Dice come nasce la genialità di ciascuno: 1% ispirazione casuale, 29% sudore (perspirazione), 5% improvvisazione; 8% aspirazione (desiderio); 7% contemplazione (dei fatti letti con attenzione); 15% esplorazione (ricerca); 13% frustrazione (delusioni superate); 11% imitazione (sviluppo della realtà); 10,9% disperazione (ricerca angosciata, pressante); 0,1% pura esaltazione (che significa boria, presunzione, alterigia).

Altrettanto vale per la fede di ciascuno. Alcuni mi dicono: “Beato te che hai fede, io non ce l’ho”. Confesso che comprendo poco. L’incontro personale con Gesù va cercato, desiderato, scrutato. È frutto non del caso o di una coincidenza fortuita ma prima ancora di sudore, delusioni di varia natura, ricerca del cuore e più ancora della mente. Non tutto è a portata di mano. Ci sono realtà splendide che domandano un po’ di fatica. Così come accade per il gioco e per gli affetti: se ci si ferma alla superficie si raccoglie poco. Chi è tenace apprezza molto di più la vita e trova anche la ricchezza della fede. L’incontro con Gesù è sempre un tesoro da scoprire.

don Gianni

Quanti malanni fa la legge

Inserito il 6 Febbraio 2019 alle ore 15:33 da Don Gianni Antoniazzi

Di nuovo mi sento spinto ad intervenire su un argomento che molti fra noi non vorrebbero venisse affrontato. La nostra povera Italia, e la Chiesa, non trovano vita nel mero adempimento della legge. Solo l’amore fa vivere

La Legge divina e quella dello Stato hanno valore: sono un riferimento certo, creano unità nel popolo e, quando succede, ci danno la consapevolezza di essere fuori strada, in disordine con noi stessi. Il mondo della legge, però, insieme alle sue strutture umane, non ha mai avuto la forza di darci vita, né mai l’avrà. Al contrario. Quando si va davanti al giudice e all’avvocato è semmai per infliggere una pena, per togliere vitalità a qualcuno. È una sconfitta, per tutti, per il vincitore e per il perdente. Una sconfitta visto il tempo perduto, le energie profuse per baruffare, ma più ancora per il clamore negativo che questi fatti portano con sé.

Mio padre e mia madre mi hanno raccomandato di evitare le vie legali. Per le questioni ordinarie meglio risultare perdenti che iniziare una causa. In tutto questo mi pare di essere in linea con San Paolo che più volte precisa come l’amore per la legge abbia dato la morte all’uomo, mentre la legge dell’amore sia fonte di vita.

Lascio a ciascuno la piena libertà di pensiero. Da parte mia, però ho sempre pensato che l’unica risposta credibile davanti alle accuse sia il lavoro assiduo, gioioso e sereno, quasi sorridente. Al posto di impiegare energie e soldi per baruffare a mezzo di avvocati e giudici, preferisco impiegare il tempo e la fantasia per costruire un po’ di vita, se ne sarò capace.

don Gianni

Settimo: non rubare

Inserito il 30 Gennaio 2019 alle ore 17:30 da Don Gianni Antoniazzi

A Carpenedo stanno accadendo diversi furti in appartamento. Anche in chiesa abbiamo avuto la nostra parte. Non ci rassegniamo a essere ostaggi dei malviventi. Anzi. C’è però da riflettere sul settimo comandamento

Il settimo Comandamento è sintetico quanto incisivo. In ebraico ci sono soltanto due parole, che tradotte in italiano suonano con una negazione e un verbo: non rubare. Il comando è usato da Israele in un tempo nel quale non c’era la tutela dei notai né quella delle forze dell’ordine. Ecco dunque l’intervento divino che vietava di toccare quello che apparteneva ad altri: le cose, gli animali, la donna.

In queste settimane a Carpenedo subiamo furti in gran numero. Sono una lesione alla persona oltre che alla proprietà. Per evitare reazioni private servirebbe maggiore attenzione da parte della forza pubblica, peraltro promessa in campagna elettorale. Non lasciamoci mettere in ostaggio da questo clima di insicurezza! La risposta migliore non è barricarsi in casa o vivere timorosi, ma far fiorire comunque quella vitalità che altrove ci invidiano.

Capiamo poi l’ampiezza del settimo comandamento. C’è il furto eclatante e c’è quello sottile, quando i ricchissimi continuamente sottraggono energie ai poveri. I profeti dell’Antico Testamento e Gesù hanno sempre condannato questa prevaricazione. Dio ha creato la terra per tutti e, indipendentemente dalle capacità di ciascuno, ogni uomo deve avere almeno le possibilità per una vita sufficiente. Il nostro stile di vita è talvolta un furto verso Paesi ove la mortalità infantile è elevatissima e la gente comune sopravvive con poco più di un euro al giorno. Pensiamoci. I ladri hanno tanti volti.

don Gianni

Serve più coraggio di un tempo

Inserito il 23 Gennaio 2019 alle ore 20:01 da Don Gianni Antoniazzi

Alla fine del ‘900 sembrava consolidato un progresso continuo. Oggi incontriamo sfide sempre più gravose. Serve coraggio, com’era quando si doveva andare in guerra, e sdegno per non accettare compromessi

Serve coraggio per essere felici. Da un mese ci annunciano una nuova crisi economica. Dovremo sostenere nuove fatiche umane e sociali. Soprattutto la generazione dei più giovani, “nativi digitali”, avrà bisogno di più audacia.

Nel IV secolo, Sant’Agostino scriveva che, nel futuro, servono “sdegno e coraggio”. Il primo per rifiutare compromessi, il secondo per rimediare agli sbagli. Oggi sono in voga forme contraffatte e a buon mercato: l’arroganza e l’incoscienza.

Il coraggio autentico, invece, è un desiderio di vita tanto forte da non aver paura di toccare il fondo del dolore. È una disponibilità a morire, a perdere tutto: per questo si riesce a vivere davvero. Non serve l’eroismo, ma imparare a dirci “no”.

Non dovremo abbracciare le armi ma ricominciare progetti, immaginare strade diverse, scrivere decisioni, diventare autonomi e, al contempo, vivere insieme, senza metterci al riparo dalle burrasche.

Potremo aver paura, ma senza restare paralizzati. Il coraggio ci porterà oltre i doveri contrattuali, fuori dalla soglia “di sicurezza”; ci impedirà di essere aridi.

A nostro conforto si sappia che “chi non osa osservare il sole in volto non sarà mai una stella” (W. Blake). M. L. King scriveva che “un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno”.

don Gianni

La preghiera personale

Inserito il 16 Gennaio 2019 alle ore 14:04 da Don Gianni Antoniazzi

Talvolta tendiamo a trascurare le belle abitudini che i nostri nonni e genitori ci hanno trasmesso. Raccogliersi in preghiera per qualche minuto al mattino e alla sera è un pilastro robusto per la vita

A poco a poco, con gli anni, ci si abitua a mettere da parte le buone abitudini di quando eravamo bambini. Ci pare infatti che diventare grandi significhi andare oltre a quello che i genitori ci hanno trasmesso.

Fra le usanze più comuni, imparate in tenera età, c’era quella di andare a letto la sera con un segno di croce e fare altrettanto il mattino con la sveglia. Si pregava con un Padre nostro, un’Ave Maria e un Gloria, poi si aggiungeva un Angelo di Dio e un L’eterno riposo per i defunti.

Cose puerili, ci pareva. Perché poi l’indipendenza, la libertà, le responsabilità gravose, le scadenze, l’affollarsi di preoccupazioni più urgenti han preso il sopravvento e il resto è andato in secondo piano.

Invece bisogna imparare daccapo, perché a mano a mano che si cresce ci si accorge che nella realtà si può far poco, sempre meno di quanto speravamo, che la vita non va come si pretende, che sono infinite le questioni incomprese e le paure. Quant’è importante, allora, per noi che vogliamo essere di Cristo Gesù, riabituarci a fissare lo sguardo sul Vangelo!

Basta un pensiero al mattino e alla sera, e tutto cambia, come cambia lo scorrere dei giorni e delle ore. Cambiamo anche noi.

don Gianni

Forza che arriva anche da fuori

Inserito il 9 Gennaio 2019 alle ore 19:38 da Don Gianni Antoniazzi

Nell’anno appena trascorso la nostra parrocchia ha registrato qualche prezioso segno di ripresa. I dati, però, evidenziano che i motivi di speranza vengono spesso anche dall’esterno: Carpenedo vive perché sa accogliere

Indichiamo i dati più significativi del 2018. I battesimi sono stati 45. Furono 31 nel 2017 e 44 l’anno precedente.

Le comunioni e le cresime hanno, invece, evidenziato una flessione: 48 comunioni rispetto alle 74 e 51 degli anni prima e 47 cresime mentre furono 64 e 71 nel biennio precedente. Questi ultimi dati, però non ci preoccupano oltre misura: sono due classi di fiacca. Già a maggio, per esempio, avremo 64 prime comunioni. Nel 2018 ci sono stati 13 matrimoni a fronte degli 11 e 9 nei precedenti due anni. Diminuiscono un poco i funerali: passiamo dai 75 del 2017 e 70 del 2016, ai 62 del 2018.

Fin qui i dati nudi e crudi, che però vanno interpretati. Propongo dunque due considerazioni. Facendo la benedizione delle famiglie, si scopre che la parrocchia è ulteriormente invecchiata. L’età media dei residenti è ora intorno ai 47 anni. I nati in parrocchia sono pochissimi: appena 17. Così pure la catechesi vede meno della metà di bambini presenti nelle nostre strade. Il resto viene da fuori. E questo accade non per stima verso il parroco, ma perché questa gente ha mantenuto qui le proprie radici: qui ci sono i nonni, qui vanno più comodi con la catechesi e qui sognano di tornare ad abitare. Quanto ai funerali, bisogna invece notare che aumenta il numero di coloro che domandano la liturgia direttamente in cimitero anche per ragioni di comodità e convenienza. È un fatto diffuso in tutte le città del Nord. Per esempio: a Bologna si celebrano oramai le esequie quasi solo al camposanto. Al numero dei nostri defunti andrebbero dunque aggiunte anche tutte le liturgie celebrate nella chiesa del cimitero.

In conclusione: come avviene in tutta Italia, anche Carpenedo sta facendo fatica e sarebbe una realtà triste se non fosse accogliente. La maggior parte della festa viene infatti dall’esterno, da chi in qualche modo ha qui il suo cuore.

don Gianni

E’ mancata la mamma di don Danilo

Inserito il 7 Gennaio 2019 alle ore 19:50 da Don Gianni Antoniazzi

Il parroco informa che è mancata la mamma di don Danilo.
la parrocchia tutta porge le condoglianze alla famiglia.

I funerali si svolgeranno martedì 8 gennaio alle ore 10 nella Parrocchia di San Giovanni Evangelista, a Mestre in via Rielta 37a.

Grazie Presidente!

Inserito il 4 Gennaio 2019 alle ore 13:23 da Don Gianni Antoniazzi

Il Capo dello Stato Mattarella suggerisce di togliere le “tasse sulla bontà” ed elogia il lavoro del volontariato che supplisce alle lacune del settore pubblico. Salvini & Di Maio applaudono, ma non si capisce perché.

Nel saluto di fine anno alla Nazione, il Presidente Sergio Mattarella ha ringraziato le “realtà del Terzo Settore e del no-profit che rappresentano una rete preziosa di solidarietà”. Ha aggiunto: “Si tratta di realtà che hanno ben chiara la pari dignità di ogni persona e che meritano maggiore sostegno da parte delle Istituzioni, anche perché, sovente, suppliscono a lacune o a ritardi dello Stato negli interventi in aiuto dei più deboli, degli emarginati, di anziani soli, di famiglie in difficoltà, di senzatetto. Anche per questo vanno evitate tasse sulla bontà”.

Le affermazioni del Presidente smentiscono in modo diretto le decisioni del Senato e del Parlamento sul Terzo Settore. Infatti, nella legge di bilancio 2019, già promulgata, viene raddoppiata l’Ires (imposta sul reddito delle società) per gli enti no-profit.

Non si capisce dunque come possano esultare i due vicepremier per l’affermazione del Presidente. Delle due l’una: o sono io una rapa che non capisce il linguaggio moderno, e chiedo scusa ai lettori, o ci troviamo nella pericolosa situazione di politici limitati che non riconoscono i dati più elementari della realtà.

don Gianni

Fine anno, tempo di bilanci

Inserito il 28 Dicembre 2018 alle ore 21:27 da Don Gianni Antoniazzi

In questi giorni è giusto concentrare l’attenzione sul tempo trascorso, dono di Dio. Accompagnati dalla luce della fede si tratta di capire dove ci siano stati segni di gioia e dove, invece, tante fragilità

Quasi per sfida, mi hanno chiesto di raccontare quali motivi di sconforto e quali soddisfazioni abbia avuto negli ultimi tempi. Qualcuno penserà a vicende scontate: la delusione di un monastero ancora abbandonato e il piacere di un patronato che fiorisce.

Non sono riflessioni sbagliate, ma prima c’è altro. Per esempio: pesa il continuo esodo di tanti che, ultimato il cammino dei Sacramenti, lasciano la comunità cristiana. Pesa la rabbia ormai entrata anche nelle vene della nostra amata Chiesa: porta con sé una povertà stabile. Dispiace essere stati solo spettatori di fronte ad alcune fatiche, ripetendo soluzioni del passato ormai sterili pur di non rischiare strade nuove. È, invece, un sollievo capire che nonostante questa aridità, il Signore sta al timone della barca, con la promessa di una pesca abbondante. C’è soddisfazione per alcune famiglie piene di entusiasmo. È splendido incontrare lo sguardo festoso dei piccoli e dei ragazzi cresciuti in fretta. E nonostante la vita di coppia sembri una proposta tramontata stupisce che 22 giovani siano già iscritti al corso fidanzati. Questi segni danno speranza, come piante fresche, in un bosco abbattuto dal vento gelido.

don Gianni

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