Il blog di Carpenedo

Il blog di Carpenedo
La vita della Comunità parrocchiale dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo

Lettera aperta del 26 dicembre 2021

Inserito il 22 Dicembre 2021 alle ore 21:02 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 26/12/2021. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Lettera aperta e altre informazioni sulla parrocchia possono essere consultate anche tramite il nostro bot Telegram ufficiale:
https://t.me/ParrocchiaDiCarpenedoBot

Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

Il Natale ci fa uomini

Inserito il 22 Dicembre 2021 alle ore 20:36 da Don Gianni Antoniazzi

È un piccolo travaglio scrivere gli auguri di Natale. Le frasi tradizionali sono cosparse di zucchero e luoghi comuni. La fede cristiana guarda più in alto: la consolazione vera nasce dalla visita di Dio.

Purtroppo, anche questo Natale sarà vissuto in emergenza. In effetti si respira un po’ di tensione. Per esempio: questa mattina (lunedì 20 dicembre) due pensionati, in un istante, sono arrivati ad insultarsi pesantemente appena fuori da una banca di Mestre. Il dissapore è nato perché uno non avrebbe rispettato la precedenza dell’altro.

Ricordiamo allora i principi del Vangelo. In ogni persona c’è pur sempre una realtà animale, che svolge la sua parte. Nessuno nasce già compiuto. Chi incontra la rabbia diventa ostile, secondo il celebre “homo homini lupus” (T. Hobbes). Se però il Re della Pace viene a visitarci, e vediamo la sua presenza sulla nostra strada, la sua compagnia ci umanizza.

Il Natale celebra Gesù che cammina accanto a noi, assume le nostre fragilità. La sua voce ci rende persone autentiche, anzi, Figli del Padre. Non è un principio solo teologico. È un annuncio vero che rasserena, così come è stato per i due di Emmaus. Con Lui si vince la crisi, l’animale che portiamo dentro si ammansisce, camminiamo in letizia.

Questo è dunque l’augurio, pur umile, che la nascita di Cristo ci renda del tutto umani.

don Gianni

L’attesa per noi volge al termine

Inserito il 19 Dicembre 2021 alle ore 09:55 da Plinio Borghi

L’attesa per noi volge al termine, ma la liturgia ci propone un fatto che la precede: la visita di Maria alla cugina Elisabetta. Sembrerebbe un fatto distonico e che forse avrebbe potuto trovare la sua più consona collocazione subito dopo l’Immacolata, quando l’evangelista descriveva l’annunciazione. Invece, e credo non sia fortuito, è in perfetta sintonia con le conclusioni che abbiamo tratto domenica scorsa: la gioia della prospettiva si coglie attraverso l’apertura agli altri con generosità e solidarietà. Sono proprio le ragioni per cui la giovane Donna incinta, che il moderno buon senso indurrebbe alla calma e al riposo per agevolare il procedimento della sua gravidanza, allora si mise in moto e percorse con mezzi di fortuna la bellezza di oltre 150 chilometri per andare ad accudire la parente ormai al sesto mese di gravidanza e non certo tanto giovane, come le aveva rivelato l’Angelo. Non si può definire una passeggiata, peraltro fra le montagne di Giuda. Fu comunque il preludio di un ruolo che la Madre del Salvatore avrebbe poi mantenuto per sempre: quello di esserci “aiuto” nelle difficoltà e non solo materiali. È altresì la dimostrazione concreta che l’occhio di riguardo nei confronti del prossimo non richiede grandi azioni di protagonismo o di eroismo, ma solo gesti semplici e pratici di estrema efficacia. Per noi, oggi, l’occasione è buona anche per consolidare la fede sulle circostanze dell’incarnazione: l’incontro fra le due cugine è prorotto in quel dialogo che è alla base delle due preghiere più belle che rivolgiamo alla Madonna: l’Ave Maria (che inizia col saluto stesso dell’Angelo) ed il Magnificat, un inno all’enorme e stravolgente potere che scaturisce dalla disponibilità. Ed è appunto su tale atteggiamento che fa leva l’evento cui stiamo per assistere: la disponibilità rende fecondi e di conseguenza ricettivi. In questa domenica, cantando l’Antifona d’ingresso, noi sollecitiamo i cieli ad aprirsi e a far piovere il Giusto (rorate caeli desuper et nubes pluant justum), però sappiamo benissimo che se la pioggia trovasse il terreno arido non avrebbe modo di penetrare e di provocare l’effetto naturale che le compete e cioè di far germogliare. Nessun fenomeno può realizzarsi se noi non ci apriamo al progetto di salvezza (aperiatur terra et germinet Salvatorem) e Maria è la dimostrazione di questo intervento di scambio. Se ne deduce che non c’è Natale se non con la concomitanza attiva di entrambi gli atteggiamenti. Predisponiamoci all’accoglienza.

Lettera aperta del 19 dicembre 2021

Inserito il 15 Dicembre 2021 alle ore 17:03 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 19/12/2021. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Lettera aperta e altre informazioni sulla parrocchia possono essere consultate anche tramite il nostro bot Telegram ufficiale:
https://t.me/ParrocchiaDiCarpenedoBot

Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

Il Natale chiede la nostra Fede

Inserito il 15 Dicembre 2021 alle ore 16:51 da Don Gianni Antoniazzi

Si avvicina il Natale. La festa, nata nei primi secoli per una fede profonda, si sta trasformando in un appuntamento pagano. I credenti hanno la gioia di viverla come un incontro di Salvezza.

Quante cose sono cambiate sul Natale. Negli anni ’70, ad Eraclea, c’era l’usanza di fare il presepio in ogni casa. Le statue erano realizzate in modo fantasioso, con materiale umile o con sagome di carta; i piccoli rinnovavano il muschio; un adulto pensava alla grotta. La famiglia si raccoglieva per inaugurare l’opera e pregare insieme. Non c’era un pranzo particolare: la vigilia era di digiuno. La Messa nella Notte era per le famiglie “in centro”. Per tutti gli altri c’era quella del giorno dopo: chi non ci andava era additato. Si stava diffondendo allora la novità dell’albero con stelle filanti. I più ricchi vi mettevano luci. Il parroco non approvava queste usanze di sapore nordico. I regali si facevano per San Nicola (6 dicembre), Santa Lucia (13 dicembre) o per la Befana (sera del Pan e Vin 5 gennaio). La Nascita di Gesù era circondata di preghiera. In quell’occasione il volto di Dio era più Evangelico: spesso preti e laici (!) invocavano castighi sui peccatori. A Natale Dio diventava mite, ricco di misericordia, accogliente.

Da quel tempo lontano tutto è cambiato. Il Natale è una tappa laica e commerciale, svuotata di Cristo. La “minaccia” riguarda l’ambito dei regali: guai a dimenticarli. La fede è un corollario o uno scandalo, a seconda. Il mistero di Cristo che si fa uomo affinché ogni persona sia figlia di Dio è ignorato: semmai si parla di buoni sentimenti. L’Unione Europea non c’entra: siamo noi cristiani ad aver esiliato il Vangelo. Decidiamo se tornare a Cristo o volgere lo sguardo altrove.

don Gianni

Siamo ancora capaci di vera gioia?

Inserito il 12 Dicembre 2021 alle ore 10:00 da Plinio Borghi

Siamo ancora capaci di vera gioia? Sembra una domanda alla Marzullo. Qualcuno potrebbe dire che se ce n’è un valido motivo goderne è conseguente; qualche altro, più riflessivo, si chiederebbe: “Cos’è la vera gioia?”. A questo punto ognuno potrebbe sciorinare una serie di esempi e di tesi per sviluppare concetti a suffragio sia dell’uno che dell’altro aspetto della questione, che tuttavia, per il fatto stesso che si sia posta, rimane. Lo stravolgimento di tanti aspetti della nostra vita ordinaria ha alterato anche quelli che un tempo si potevano definire sentimenti spontanei, normali: l’esempio più banale di gioia che di norma si adduceva era quello di una madre in attesa del proprio bambino. Oggi si parla di stupore (se magari non era voluto), di disappunto (se il sesso è diverso da quello desiderato), di apprensione (per il dubbio di non essere in grado di farcela), di ansia (per un mondo che non piace), e così via, senza contare le reazioni di rifiuto. Allo stesso modo succede anche per gli altri fatti della vita meno importanti. Le gradite sorprese, poi, sono scemate del tutto perché si tende in linea di massima a programmare ogni cosa, per cui la gioia si trasforma al massimo in euforia temporanea se tutto va liscio o in soddisfazione se c’è una continuità. E qui è già insita una tesi sul secondo aspetto: salvo casi rari, non abbiamo più la capacità di provare la vera gioia, quella di accettare la vita per quella che è, di viverla giorno per giorno come un dono, affrontando le avversità come una sfida e di sorprenderci delle cose belle che ci riserva, a cominciare dalla più scontata come quella della salute. Oggi l’Avvento ci propone due “metodi” di gioia: quello di Maria Immacolata, che si affida totalmente al suo Signore che le stravolge l’esistenza (bene ha fatto il liturgista ad aprire la Messa con l’Antifona tratta da Isaia “Esulto e gioisco nel Signore, l’anima mia si allieta nel mio Dio..”), e quello di questa terza domenica, cosiddetta “Gaudete”, che ci invita a stare allegri nell’attesa, perché non c’è nulla di ansioso, in quanto la nostra speranza nella venuta del Messia è già certezza. Il messaggio arriva proprio da San Paolo nella seconda lettura, ma anche il vangelo non è da meno, quando suggerisce ai postulanti di Giovanni Battista una serie di atteggiamenti per sentirsi in pace con sé stessi e con Dio. In buona sostanza è aprendosi agli altri con generosità e solidarietà che ci creiamo quella tranquillità che sola può essere foriera di vera gioia.

Lettera aperta del 12 dicembre 2021

Inserito il 9 Dicembre 2021 alle ore 10:48 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 12/12/2021. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Lettera aperta e altre informazioni sulla parrocchia possono essere consultate anche tramite il nostro bot Telegram ufficiale:
https://t.me/ParrocchiaDiCarpenedoBot

Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

Natale, fra sentimento e ragione

Inserito il 9 Dicembre 2021 alle ore 10:42 da Don Gianni Antoniazzi

Il nuovo Rapporto Censis (55°) sulla situazione sociale dell’Italia nel 2021 indica fatti singolari Almeno tre milioni di Italiani non prestano attenzione alla ragione e preferiscono scelte emozionali.

È stato pubblicato il 55° rapporto Censis sul nostro Paese. Ci sono dati singolari che oramai conosciamo dai media: il 5,9% degli italiani (già così sono 3.000.000) sostiene che il Covid non esiste; il 10,9% pensa che il vaccino sia inutile; il 19,9% dice che il 5G è uno strumento per controllare le menti; il 10% ritiene che l’uomo non sia andato sulla Luna mentre il 5,8% è sicuro che la terra sia piatta. È un’ondata di irrazionalità.

Su questa strada ci sono anche alcuni laureati: il 5,8% ritiene che la scienza stia creando più danni che benefici; il 24,4% pensa che il vaccino sia una sperimentazione fatta sul nostro popolo; il 67,1% è convinto che esista uno “Stato profondo”, un potere concentrato nelle mani di pochi.

Eppure, non mancano i segnali di conforto nel valore della scienza: “ci sono vaccini per tutti, sussidi e ristori di Stato, un robusto rimbalzo dell’economia, un piano di rilancio finanziato dall’Unione Europea” (Censis): sono i frutti di un certo rigore logico.

Bisogna essere chiari: la fede cristiana professa che la storia è animata non dalla magia, dal caso o dal destino ma dal Logos, cioè dal senso. Giovanni (1,14) afferma: «il Verbo (= Logos) si è fatto carne». Vale a dire: la Sapienza di Dio abita la vita, dà senso alla storia, anche alle fragilità umane (= carne). Cristo trasmette fiducia nella bontà della ragione. La fede stessa non è figlia né di sentimentalismi o astrazioni. Essa è ragionevole (non razionale). La nascita di Gesù inonda dunque la realtà di una logica compiuta. A noi la fatica della ricerca. Il resto lasciamolo agli sciamani.

don Gianni

C’è conversione e conversione

Inserito il 5 Dicembre 2021 alle ore 10:04 da Plinio Borghi

C’è conversione e conversione. Spesso si tende a semplificare per capirsi. Non può certo chiamarsi tale quella effettuata dall’anzianotto ottantunenne (peraltro quasi mio coetaneo) che l’altro giorno in autostrada, dopo essersi accorto di aver sbagliato uscita, ha bloccato l’automobile ed è tornato indietro contromano per una quindicina di chilometri prima che riuscissero a fermarlo (e magari correndo avrà pensato: “Ma guarda quanta gente che va contromano!”). Né è pertinente definire conversione (industriale) qualche modifica alla catena produttiva: ci vuol ben altro per rientrare nel novero delle vere e proprie trasformazioni. Gli esempi potrebbero continuare, ma è certo che non basta nemmeno venire a patti o convincersi di aver perseguito tesi sbagliate, tipo il no-vax che decide di vaccinarsi, per ragionare in termini corretti. La conversione, per sua natura, è il cambiamento radicale di vita, l’annullamento totale di noi stessi per essere uomini diversi, il tutto in funzione di obiettivi che nulla hanno a che fare con quelli che ci prefiggevamo in precedenza. Di norma ciò accade quando si è stimolati da un evento scatenante, che non dev’essere per forza di cose una folgorazione, anzi, il più delle volte è un processo che richiede un approfondimento e un approccio graduale fino all’assimilazione definitiva: in questo modo acquista quella stabilità che nessun “amore a prima vista” ti può consentire, fatte salve ovviamente le eccezioni, che, appunto, confermano la regola. Per noi è il Natale a rappresentare questo evento, perché siamo chiamati a viverlo ogni anno e di conseguenza ad attendere la venuta del Salvatore con l’ansia adeguata e con la predisposizione a prepararne adeguatamente l’arrivo. L’Avvento è sempre il periodo della revisione del nostro motore spirituale, fatto di punti di riferimento precisi e di obiettivi chiari, che però nel corso del tempo la nostra fragilità umana potrebbe aver reso più opachi e instabili. Altre distrazioni potrebbero essersi frapposte come colline nel panorama e le disattenzioni averci avviato per sentieri impervi. Occorre porvi rimedio. Come? Ascoltando intanto la voce di Giovanni che grida dal deserto: spianare gli ostacoli, riempire gli avvallamenti, raddrizzare i sentieri per poter intanto ripristinare lo sguardo sul vero scopo della nostra vita di fede. Ciò consentirà di rinverdire i passaggi, di rigenerare le convinzioni, di rimettere i valori al loro posto. È questa allora la “conversione” che darà un senso al Natale.

Lettera aperta del 5 dicembre 2021

Inserito il 2 Dicembre 2021 alle ore 14:36 da Redazione Carpinetum

Abbiamo inserito nel sito lettera aperta del 5/12/2021. Aspettiamo i vostri commenti in email o direttamente sul blog.

Lettera aperta e altre informazioni sulla parrocchia possono essere consultate anche tramite il nostro bot Telegram ufficiale:
https://t.me/ParrocchiaDiCarpenedoBot

Ricordiamo che in coda al foglio vengono pubblicate le pagine dedicate alla parrocchia della Santissima Trinità di via Terraglio 74/C (Mestre – VE) guidata da mons. Fabio Longoni.

« Articoli precedenti Articoli successivi »